{"id":564364,"date":"2026-07-01T09:12:14","date_gmt":"2026-07-01T09:12:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/564364\/"},"modified":"2026-07-01T09:12:14","modified_gmt":"2026-07-01T09:12:14","slug":"oriente-occidente-di-rampini-la-russia-e-una-minaccia-anche-se-perde-in-ucraina-perche-i-successi-sul-campo-di-kiev-non-devono-illuderci","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/564364\/","title":{"rendered":"Oriente Occidente di Rampini | La Russia \u00e8 una minaccia anche se perde in Ucraina: perch\u00e9 i successi sul campo di Kiev non devono illuderci"},"content":{"rendered":"<p class=\"chapter-paragraph\">Gli exploit straordinari delle <b>forze armate ucraine e dell\u2019industria tecnologica di Kiev <\/b>hanno diffuso un\u2019euforia comprensibile. I guru filo-putiniani che da quattro anni e mezzo pronosticano (e auspicano) la rapida vittoria dell\u2019invasore russo, sono stati smentiti. Il Corriere ha stilato di recente un istruttivo elenco di questi \u201cesperti\u201d. Ma l\u2019eccesso di ottimismo sulle sorti di quel conflitto \u00e8 pericoloso. Una Russia sconfitta in Ucraina rester\u00e0 <b>la principale minaccia militare per l&#8217;Europa<\/b>. La Nato rischia di ripetere lo stesso errore commesso dopo <b>la guerra di Georgia del 2008<\/b> (sottovalutare Mosca) e quello opposto commesso dopo <b>la caduta di Assad<\/b> e la perdita della Siria (sopravvalutarla).\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Nel dibattito occidentale sulla guerra in Ucraina si \u00e8 affacciata un&#8217;idea rassicurante: qualunque sia l&#8217;esito del conflitto, <b>la Russia uscir\u00e0 cos\u00ec indebolita<\/b> da non poter pi\u00f9 rappresentare una minaccia per l&#8217;Europa. <b>Michael Kofman<\/b>, uno dei maggiori esperti americani delle forze armate russe, contesta questa conclusione in un saggio pubblicato dalla rivista di geopolitica Foreign Affairs. La sua tesi: anche se Mosca dovesse perdere la guerra, rester\u00e0 per molti anni <b>il principale problema strategico<\/b> del continente europeo.\u00a0    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">La domanda, sostiene Kofman, non \u00e8 se la Russia ricostruir\u00e0 il proprio apparato militare, ma quanto rapidamente riuscir\u00e0 a farlo. <b>La ricostruzione \u00e8 gi\u00e0 cominciata durante la guerra stessa<\/b>. La vera questione riguarda i tempi.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">L&#8217;autore invita anzitutto a distinguere tra l&#8217;andamento della guerra in Ucraina e il futuro equilibrio della sicurezza europea. <b>Le difficolt\u00e0 incontrate dall&#8217;esercito russo<\/b> sul campo di battaglia non cancellano il fatto che la Russia rimane l&#8217;unica potenza europea dotata della volont\u00e0 politica, delle dimensioni territoriali, dell&#8217;arsenale nucleare e delle capacit\u00e0 industriali necessarie per <b>mettere in discussione l&#8217;ordine di sicurezza<\/b> costruito dalla Nato dopo la Guerra fredda.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Gli analisti occidentali sono divisi. Alcuni ritengono che <b>Mosca impiegher\u00e0 oltre un decennio<\/b> per ricostituire il proprio esercito. Altri prevedono tempi molto pi\u00f9 brevi. Kofman propende per questa seconda interpretazione. Secondo lui, <b>nell&#8217;arco di cinque-sette anni<\/b> la Russia sar\u00e0 nuovamente in grado di rappresentare una seria minaccia militare convenzionale. Anche prima potrebbe disporre di forze sufficienti per esercitare pressioni o compiere operazioni limitate contro gli Stati baltici o altri membri della Nato.\u00a0<\/p>\n<p>APPROFONDISCI CON IL PODCAST<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">La Russia non torner\u00e0 identica a quella che invase l&#8217;Ucraina nel febbraio 2022. Sar\u00e0 diversa, sotto molti aspetti persino pi\u00f9 pericolosa. La guerra ha <b>trasformato il modo di combattere<\/b>. Se prima Mosca puntava soprattutto su grandi formazioni corazzate e artiglieria tradizionale, il nuovo esercito russo integrer\u00e0 questi strumenti con <b>enormi quantit\u00e0 di droni<\/b>, sistemi di guerra elettronica e capacit\u00e0 di colpire obiettivi lontani con missili di precisione. L&#8217;esperienza maturata sul campo di battaglia entra nella dottrina militare.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Molti commentatori occidentali continuano a misurare la forza russa contando i carri armati distrutti o le perdite umane. Sono <b>indicatori importanti ma incompleti<\/b>. Una forza armata non si valuta soltanto dal numero di mezzi disponibili. Occorre considerare anche la capacit\u00e0 di <b>apprendere, adattarsi e trasformarsi<\/b>.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Le perdite sono enormi. <b>I morti russi potrebbero superare i 400.000<\/b>, i feriti gravi oscillano tra 600.000 e 800.000. Sono cifre impressionanti. Eppure durante la guerra le <b>forze armate russe sono cresciute<\/b>. Prima dell&#8217;invasione disponevano di circa 850.000 uomini in servizio attivo; oggi superano il milione e trecentomila. Molte unit\u00e0 sono state ampliate. Accanto ai tradizionali reparti corazzati e motorizzati sono comparsi <b>battaglioni specializzati nei droni<\/b>, nella ricognizione elettronica e nella guerra informatica. \u00c8 nata una nuova arma dedicata esclusivamente ai <b>sistemi senza pilota<\/b>. Sul fronte dei materiali, le perdite sono state gigantesche. Migliaia di mezzi corazzati e pezzi d&#8217;artiglieria sono andati distrutti. Tuttavia la Russia ha continuato a produrre nuovi armamenti e a recuperare mezzi immagazzinati fin dall&#8217;epoca sovietica. Ha inoltre ricevuto <b>importanti forniture dalla Corea del Nord<\/b>.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Il risultato \u00e8 sorprendente. Pur avendo perso moltissimo, Mosca dispone oggi di un <b>numero di mezzi corazzati<\/b> paragonabile a quello posseduto all&#8217;inizio della guerra. Molti sono meno moderni, ma la produzione di nuovi modelli continua a crescere. <b>La fabbricazione dei carri T-90M<\/b>, i pi\u00f9 avanzati dell&#8217;arsenale russo, procede ormai a ritmi superiori alle duecento unit\u00e0 l&#8217;anno.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">La vera rivoluzione, per\u00f2, riguarda i droni. La Russia produce ormai <b>milioni di piccoli droni tattici<\/b> e decine di migliaia di droni kamikaze a lungo raggio. Nel solo 2025 ne avrebbe costruiti oltre 70.000, mentre per il 2026 sono gi\u00e0 stati ordinati almeno 100.000 esemplari aggiuntivi. La produzione di <b>missili da crociera e missili balistici<\/b> \u00e8 anch&#8217;essa aumentata rispetto ai livelli precedenti alla guerra.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Anche <b>la qualit\u00e0<\/b> \u00e8 migliorata. Le forze russe hanno ridotto i tempi tra individuazione del bersaglio e attacco, integrando meglio ricognizione, droni, artiglieria e missili. Hanno cio\u00e8 costruito un sistema nel quale <b>le informazioni raccolte sul campo<\/b> vengono trasformate quasi immediatamente in fuoco di precisione.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Questa \u00e8 una delle principali lezioni della guerra. Un&#8217;altra riguarda <b>la capacit\u00e0 di adattamento.<\/b> Molti osservatori descrivono l&#8217;esercito russo come<b> rigido e incapace di innovare<\/b>. Kofman riconosce che il processo di adattamento \u00e8 pi\u00f9 lento rispetto a quello ucraino, ma sottolinea che Mosca possiede una qualit\u00e0 diversa: quando individua una <b>soluzione efficace<\/b> riesce poi a diffonderla rapidamente su larga scala.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Universit\u00e0, industrie della difesa, centri di ricerca e reparti combattenti <b>collaborano pi\u00f9 strettamente<\/b> che in passato. Le innovazioni sperimentate sul fronte vengono trasformate in modifiche organizzative e industriali.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Non tutto funziona. L&#8217;autore dedica ampio spazio ai <b>limiti strutturali<\/b> dell&#8217;apparato militare russo. Molti ufficiali esperti sono morti in combattimento. La qualit\u00e0 media del personale \u00e8 diminuita. Le nuove reclute ricevono addestramenti molto brevi. Le operazioni offensive sono sempre pi\u00f9 affidate a piccoli gruppi di fanteria che avanzano lentamente pagando costi umani elevatissimi. In sostanza, la Russia ha imparato a combattere <b>una guerra di logoramento <\/b>ma ha perso buona parte della capacit\u00e0 di condurre grandi manovre offensive coordinate. Anche la cultura militare rimane problematica. Persistono <b>l&#8217;eccessiva centralizzazione delle decisioni<\/b>, la scarsa autonomia concessa agli ufficiali inferiori, la corruzione diffusa, la tendenza a falsificare rapporti operativi e la debolezza del corpo dei sottufficiali, elemento fondamentale negli eserciti occidentali. Sono <b>difetti profondi <\/b>che limitano l&#8217;efficienza dell&#8217;apparato militare.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Esistono poi <b>vincoli economici<\/b>. L&#8217;economia russa \u00e8 stata militarizzata, ma non completamente convertita in economia di guerra. Oggi Mosca destina circa<b> il 40% della spesa pubblica<\/b> alla difesa e alla sicurezza. \u00c8 uno sforzo enorme, doppio rispetto al periodo precedente l&#8217;invasione, ma inferiore ai livelli raggiunti dall&#8217;Unione Sovietica durante la guerra fredda. L&#8217;economia ristagna. La carenza di manodopera specializzata si aggrava. La popolazione in et\u00e0 lavorativa diminuisce. La guerra e la pandemia hanno peggiorato <b>una crisi demografica<\/b> gi\u00e0 esistente. Le industrie belliche competono con il settore civile per gli stessi lavoratori qualificati. Lo Stato deve <b>aumentare la spesa militare <\/b>mentre contemporaneamente cerca di contenere <b>inflazione e deficit<\/b>. Anche la produzione industriale presenta limiti evidenti. Le sanzioni occidentali continuano a rendere difficile l&#8217;acquisto di macchinari sofisticati e di alcune componenti tecnologiche. Buona parte dell&#8217;equipaggiamento oggi utilizzato deriva ancora dalle <b>immense riserve sovietiche<\/b>. Una volta esauriti quei depositi, sostituire tutto sar\u00e0 molto pi\u00f9 costoso. Eppure Kofman invita a <b>non sottovalutare gli investimenti<\/b> gi\u00e0 realizzati. Le fabbriche sono state ampliate. Centinaia di migliaia di lavoratori sono stati trasferiti verso il comparto della difesa. Le linee produttive funzionano ormai a pieno regime. Anche se la guerra finisse, difficilmente il Cremlino smantellerebbe questo apparato.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Nel 2026 la spesa militare russa raggiunger\u00e0 circa<b> 180 miliardi di dollari.<\/b> Se per\u00f2 si considera il diverso potere d&#8217;acquisto interno del rublo, l&#8217;equivalente reale sarebbe vicino ai 400-500 miliardi di dollari. \u00c8 questa disponibilit\u00e0 di risorse che ha consentito finora di mantenere il conflitto, aumentare la produzione bellica e reclutare ogni anno oltre quattrocentomila nuovi militari.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">L&#8217;errore pi\u00f9 pericoloso, secondo Kofman, sarebbe estrapolare dal conflitto ucraino il modo in cui si combatterebbe un&#8217;eventuale <b>guerra tra Russia e Nato.<\/b> L&#8217;Alleanza Atlantica dispone di <b>vantaggi enormi:<\/b> superiorit\u00e0 aerea, capacit\u00e0 navali, intelligence, sistemi di precisione, qualit\u00e0 media del personale. Ma presenta anche vulnerabilit\u00e0 importanti. Gli eserciti europei sono stati costruiti dando per scontata la <b>leadership americana<\/b>. Se Washington riduce il proprio impegno, molte capacit\u00e0 operative dell&#8217;Alleanza ne risentiranno. Soprattutto, la Nato non possiede ancora<b> un&#8217;esperienza paragonabile a quella accumulata da russi e ucrain<\/b>i sul nuovo campo di battaglia dominato dai droni. Le esercitazioni condotte insieme agli ucraini hanno evidenziato un ritardo preoccupante. Gli eserciti occidentali non sono preparati a operare in un ambiente dove <b>migliaia di droni<\/b> sorvegliano continuamente il campo di battaglia e possono colpire quasi in tempo reale uomini, mezzi e centri logistici. Non basta acquistare nuovi droni. Occorre <b>ripensare l&#8217;organizzazione delle forze armate<\/b>, rafforzare la difesa antiaerea a corto raggio, sviluppare sistemi di guerra elettronica, modificare le strutture di comando e perfino rinunciare ad alcune unit\u00e0 tradizionali per finanziare le nuove capacit\u00e0.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">La lezione finale del saggio \u00e8 importante. La Russia resta<b> una potenza in declino<\/b>. Lo era prima del 2022 e continuer\u00e0 a esserlo anche dopo la guerra. Il suo declino economico, demografico e politico \u00e8 reale. Tuttavia questo declino \u00e8 lento, non improvviso. La storia dimostra che Mosca \u00e8 spesso riuscita a <b>ricostruire le proprie forze armate<\/b> pi\u00f9 rapidamente di quanto i suoi avversari prevedessero. \u00c8 accaduto dopo sconfitte e periodi di crisi anche molto gravi. Per questo motivo, conclude Kofman,<b> l&#8217;Occidente non deve lasciarsi ingannare <\/b>dalle difficolt\u00e0 che oggi l&#8217;esercito russo incontra in Ucraina. Una vittoria di Kiev, pur fondamentale, non eliminer\u00e0 il problema strategico rappresentato dalla Russia. Washington e gli alleati europei dovrebbero prepararsi fin d&#8217;ora alla fase successiva della guerra. Non basta aiutare l&#8217;Ucraina a resistere. Occorre anche investire nella <b>deterrenza di lungo periodo<\/b>, adeguare le forze armate alle trasformazioni tecnologiche emerse sul campo di battaglia e prendere sul serio la possibilit\u00e0 che, entro pochi anni, <b>la Russia torni a essere un avversario<\/b> militare credibile. Una Russia sempre meno ricca, sempre meno popolosa e forse anche sconfitta resta comunque<b> una potenza nucleare <\/b>con una forte tradizione militare, un&#8217;industria bellica ormai riconvertita alla produzione di massa e una leadership che continua a considerare<b> il confronto con l&#8217;Occidente<\/b> come la propria principale ragione strategica.<\/p>\n<p class=\"is-last-update\" datetime=\"2026-07-01T09:33:39+02:00\" content=\"2026-07-01\">1 luglio 2026, 09:22  &#8211; modifica il 1 luglio 2026 | 09:33<\/p>\n<p class=\"is-copyright\">\u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Gli exploit straordinari delle forze armate ucraine e dell\u2019industria tecnologica di Kiev hanno diffuso un\u2019euforia comprensibile. 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