{"id":565153,"date":"2026-07-01T20:01:01","date_gmt":"2026-07-01T20:01:01","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/565153\/"},"modified":"2026-07-01T20:01:01","modified_gmt":"2026-07-01T20:01:01","slug":"rothko-il-colore-come-spazio-spirituale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/565153\/","title":{"rendered":"Rothko, il colore come spazio spirituale"},"content":{"rendered":"\n<p>Quella di \u201cRothko a Firenze\u201d non \u00e8 una normale retrospettiva, ma un\u2019indagine sul legame tra l\u2019artista e la citt\u00e0: oltre 70 opere, molte delle quali mai esposte prima in Italia. Mark Rothko (1903-1970), pseudonimo di Marcus Rotkovitch, \u00e8 un pittore difficile da classificare: lui stesso rifiutava molte delle etichette che gli venivano attribuite. Generalmente collocato nell\u2019Espressionismo Astratto americano &#8211; pi\u00f9 precisamente nella corrente detta Color Field Painting (pittura dei campi di colore) &#8211; la definizione descrive pi\u00f9 l\u2019aspetto esteriore delle opere che la loro intenzione. Nonostante le sue tele mature siano caratterizzate da grandi formati, rettangoli di colore sospesi e sovrapposti, contorni sfumati e assenza di figure riconoscibili o narrazione, Rothko insisteva sul fatto che non stava dipingendo forme astratte. Disse che era interessato soltanto a esprimere \u00able emozioni umane fondamentali: tragedia, estasi, destino\u00bb.<\/p>\n<p>  Sfumature sempre pi\u00f9 solenni <\/p>\n<p>Fino al 23 agosto a Palazzo Strozzi, l\u2019edificio del 1498 che ospita la mostra principale, si aprono al visitatore i suoi abissi di colore: macchie &#8211; ma sarebbe meglio dire forme &#8211; che nascondono il tema centrale, che si lascia scoprire attraverso una serie di sensazioni che investono lo spettatore disorientato. Per questo la pittura di Rothko pu\u00f2 essere letta come una ricerca contemplativa e spirituale, in cui il colore cessa di essere un elemento decorativo o formale per diventare veicolo di un\u2019esperienza emotiva profonda. Come il gigantesco, e senza titolo, del 1952 &#8211; gialli e rosso di oltre tre metri per quattro &#8211; solitamente ospitato al Guggenheim Museum di Bilbao, o il Gray, Orange, Maroon No. 8 (1960), caratterizzato da toni pi\u00f9 cupi. Guardando la successione cronologica delle opere, si nota bene il cambiamento di tono esistenziale della sua pittura. Le opere diventano progressivamente pi\u00f9 solenni, drammatiche e meditative. Un momento cruciale \u00e8 la commissione per il ristorante di lusso del Seagram Building a New York (1958): Rothko realizza una serie di grandi tele scure destinate al ristorante, ma a un certo punto si rende conto che sarebbero diventate semplici elementi decorativi di un ambiente mondano e ricco. <\/p>\n<p>La commissione entra in conflitto con la sua idea dell\u2019arte come esperienza quasi sacra e decide di restituire il compenso, tenendo le opere. Questo episodio segna una svolta: colori si fanno pi\u00f9 scuri e l\u2019atmosfera cambia radicalmente. Negli anni Sessanta la sua visione si fa sempre pi\u00f9 austera: compaiono grigi, neri e marroni. La questione non \u00e8 pi\u00f9 la trascendenza attraverso la luce, ma una meditazione sul limite, sul vuoto e sulla condizione umana.<\/p>\n<p>Lui, di origini lettoni, lasci\u00f2 la Russia (quando nacque la Lettonia faceva parte dell\u2019impero russo) all\u2019et\u00e0 di dieci anni con la famiglia per emigrare negli Stati Uniti, stabilendosi a Portland, in Oregon. Restio a lasciare il suo studio per mettersi a viaggiare, amava invece recarsi in Italia, che ne stimolava l\u2019immaginazione grazie alla sua immensa ricchezza architettonica, artistica e archeologica. Quella di Rothko per l\u2019Italia era una fissazione, per il Rinascimento e l\u2019antichit\u00e0, tanto da suscitargli \u00abnel profondo, un desiderio di emulazione\u00bb.Dei pittori come il Beato Angelico o Giotto aveva apprezzato i colori e la composizione; col primo c\u2019\u00e8 un forte legame con la mostra composta anche da due spazi minori. <\/p>\n<p>  Gli spazi minori dell\u2019esposizione <\/p>\n<p id=\"U11127604834868nMeC\" style=\"\">Il primo \u00e8 l\u2019ex convento di San Marco, dove cinque opere di piccolo formato realizzate dall\u2019artista statunitense con tecniche differenti e appartenenti a momenti diversi della sua produzione sono poste in dialogo con cinque affreschi del Beato Angelico (1395-1455), che affresc\u00f2 le celle del convento domenicano. I colori e i significati sembrano indicare un filo continuo, nemmeno non ci fossero i cinque secoli che dividono le immagini. Come nel confronto fra il \u201cNoli me tangere\u201d (1439-41) e un \u201cSenza titolo\u201d vergato 1958, o ancora fra il \u201cCristo deriso\u201d (1439-41) e il \u201cNo. 21\u201d (1947). Durante la sua visita del 1950 a Firenze, Rothko pass\u00f2 ore in contemplazione di queste opere: una cinquantina, una per ciascuna delle celle dei frati. Il secondo spazio \u00e8 il vestibolo della Biblioteca Laurenziana, progettata da Michelangelo nel XVI secolo, un luogo che ha molto influenzato Rothko. Davanti alla scalinata ci sono due piccoli studi su carta.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Quella di \u201cRothko a Firenze\u201d non \u00e8 una normale retrospettiva, ma un\u2019indagine sul legame tra l\u2019artista e la&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":565154,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_share_on_mastodon":"0"},"categories":[1446],"tags":[1615,1613,1614,1611,1610,1644,1612,203,20537,204,39663,1537,90,89,311544,168715,102603,16756],"class_list":["post-565153","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-arte-e-design","tag-arte","tag-arte-e-design","tag-arteedesign","tag-arts","tag-arts-and-design","tag-cultura","tag-design","tag-entertainment","tag-gesu","tag-intrattenimento","tag-intrattenimento-generico","tag-it","tag-italia","tag-italy","tag-marcus-rotkovitch","tag-mark-rothko","tag-michelangelo-buonarroti","tag-pittura"],"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/565153","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=565153"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/565153\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/565154"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=565153"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=565153"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=565153"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}