{"id":565688,"date":"2026-07-02T06:50:14","date_gmt":"2026-07-02T06:50:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/565688\/"},"modified":"2026-07-02T06:50:14","modified_gmt":"2026-07-02T06:50:14","slug":"prudhomme-20-anni-alla-guida-del-tour-e-lemozione-che-non-cambia-mai","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/565688\/","title":{"rendered":"PRUDHOMME, 20 ANNI ALLA GUIDA DEL TOUR E L&#8217;EMOZIONE CHE&#8230; NON CAMBIA MAI"},"content":{"rendered":"<p><strong>Ci sono uomini che dirigono un evento. E poi ci sono uomini che finiscono per incarnarlo<\/strong>. Christian Prudhomme appartiene senza dubbio alla seconda categoria. <strong>Da vent&#8217;anni \u00e8 il volto del Tour de France,<\/strong> il direttore che ogni luglio apre la corsa con il tradizionale sventolio della bandiera, ma soprattutto l&#8217;uomo che <strong>continua a emozionarsi davanti alla magia della Grande Boucle come se fosse il primo giorno.<\/strong> Lui \u00e8 l\u2019uomo che, in modo perfetto, ha unito la tradizione alla modernit\u00e0, senza che una prendesse il sopravvento sull\u2019altra, continuando a far crescere questa corsa, tanto da renderla il terzo evento sportivo pi\u00f9 seguito al mondo, posizionandosi dietro a Olimpiadi e Mondiali di calcio, a differenza dei quali per\u00f2 va in scena ogni anno e non ogni quattro.\n            <\/p>\n<p><strong>A 65 anni, Prudhomme si appresta a vivere il suo ventesimo Tour de France da direttore generale<\/strong>, un traguardo che lo colloca nella storia della corsa accanto a due giganti come <strong>Henri Desgrange e Jacques Goddet<\/strong>, che guidarono il Tour rispettivamente per trentacinque e cinquanta anni.\n            <\/p>\n<p>Ex giornalista radiofonico e televisivo, <strong>Prudhomme non ha mai perso quella curiosit\u00e0 e quella sensibilit\u00e0 che lo hanno accompagnato nei suoi primi anni di carriera<\/strong>. Chi lo incontra al Tour sa di trovare una persona che stringe la mano a tutti, che non nega mai un sorriso e che riesce ancora a commuoversi parlando della corsa pi\u00f9 importante del mondo.<\/p>\n<p>Per lui il Tour non \u00e8 soltanto una competizione sportiva. \u00c8 <strong>un patrimonio nazionale, una tradizione che appartiene ai francesi<\/strong> e che attraversa generazioni. Ama ricordare che ogni francese, almeno una volta nella vita, ha visto passare il Tour davanti a casa, e considera un privilegio assoluto per citt\u00e0 e territori poter ospitare una partenza o un arrivo di tappa.<\/p>\n<p><strong>Dietro ogni edizione c&#8217;\u00e8 un lavoro immenso<\/strong>. Prudhomme \u00e8 il regista della Grande Boucle: insieme ai tecnici studia i percorsi, valuta partenze e arrivi, ricerca il giusto equilibrio tra spettacolo, sicurezza e valorizzazione del territorio. Nulla viene lasciato al caso, perch\u00e9 ogni tappa deve raccontare una parte della Francia e, quando il Tour parte dall&#8217;estero, anche dell&#8217;Europa.<\/p>\n<p>Venti anni di Tour sono tanti, ma<strong> ci sono ricordi che non lo ha mai lasciato.<\/strong> Tra i tanti momenti vissuti nel ciclismo, ce n&#8217;\u00e8 uno che continua ad accompagnarlo dopo oltre trent&#8217;anni.\u00a0<strong>Era il Tour del 1995 e Prudhomme seguiva la corsa come giornalista quando Fabio Casartelli perse la vita<\/strong> durante la discesa del Col de Portet d&#8217;Aspet.<\/p>\n<p>\u00ab\u00c8 stato il primo Tour che ho seguito come giornalista e quelle immagini mi resteranno impresse per sempre &#8211; ha raccontato &#8211; Il suo corpo, il sangue e lo sguardo del medico G\u00e9rard Porte, che aveva gi\u00e0 capito che non c&#8217;era pi\u00f9 nulla da fare. Mio padre era medico e vidi lo stesso sguardo nei suoi occhi quando intervenne in un incidente stradale durante la mia infanzia\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Sono ricordi che spiegano quanto il Tour, per Prudhomme, sia prima di tutto una vicenda umana.\u00a0<\/strong>In vent&#8217;anni di direzione non sono mancati i momenti complessi. <strong>Ha affrontato gli anni pi\u00f9 duri degli scandali legati al doping<\/strong>, ha guidato la corsa durante<strong> la pandemia di Covid<\/strong>, ha dovuto prendere decisioni delicate quando la sua vita privata veniva segnata dalla perdita della sorella, scomparsa a causa di un tumore.<\/p>\n<p>Sono esperienze che hanno reso <strong>ancora pi\u00f9 profondo il suo legame con il Tour<\/strong> e con le persone che ne fanno parte. Tra queste c&#8217;\u00e8 anche<strong> Bernard Hinault,<\/strong> con il quale nel tempo ha costruito un rapporto speciale, fatto di rispetto reciproco e di amore per una corsa che continua a rappresentare l&#8217;identit\u00e0 sportiva della Francia.<\/p>\n<p>Essere direttore del Tour significa<strong> vivere dodici mesi all&#8217;anno pensando alla corsa<\/strong>. Prudhomme ama raccontare anche gli aspetti pi\u00f9 curiosi del suo lavoro, come la disciplina personale che si impone ogni inverno. \u00ab<strong>Dal 15 dicembre al 15 gennaio non bevo una goccia di alcol<\/strong>. Perch\u00e9 se bevessi a casa come bevo durante i ricevimenti di lavoro, diventerei un vecchio brontolone\u00bb.<\/p>\n<p>I suoi viaggi in tutto il mondo assomigliano spesso a quelli di un capo di Stato. <strong>Ovunque il Tour venga presentato, viene accolto da autorit\u00e0 locali, amministratori e rappresentanti istituzionali<\/strong> che vogliono vivere almeno per un giorno il fascino della corsa. Ricorda ancora con un sorriso una consigliera regionale che, seduta sull&#8217;auto della direzione di corsa, salutava con entusiasmo il pubblico lungo le strade. Poi, improvvisamente, smise di agitare la mano.\u00a0\u00abLe chiesi se avesse freddo &#8211; racconta Prudhomme &#8211; Mi rispose: &#8220;No&#8230; \u00e8 che abbiamo ormai lasciato il mio collegio elettorale&#8221;\u00bb.<\/p>\n<p>Forse il segreto della longevit\u00e0 di Christian Prudhomme al comando\u00a0 ella corsa gialla \u00e8 proprio questo: non ha mai smesso di essere un appassionato. <strong>Ogni anno osserva lo stupore negli occhi degli spettatori assiepati<\/strong> lungo le strade e riconosce in quello sguardo la stessa emozione che prova lui ogni volta che il Tour prende il via.<\/p>\n<p><strong>\u00abNon potrei mai criticare il Tour de France \u2013 confessa &#8211; Lo amo con tutto il cuore.\u00bb\u00a0<\/strong>Una frase semplice che racchiude il senso di una vita dedicata alla corsa pi\u00f9 famosa del mondo.<\/p>\n<p>Per milioni di tifosi il Tour \u00e8 fatto di campioni, montagne leggendarie e volate spettacolari. Per chi lavora dietro le quinte, invece, il volto della Grande Boucle ha quello sorridente di Christian Prudhomme: un uomo che, dopo vent&#8217;anni alla guida dell&#8217;evento sportivo pi\u00f9 importante di Francia, continua a emozionarsi come il primo giorno,<strong> custodendo con passione una delle tradizioni pi\u00f9 amate dello sport mondiale.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Ci sono uomini che dirigono un evento. E poi ci sono uomini che finiscono per incarnarlo. 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