{"id":568873,"date":"2026-07-04T06:05:28","date_gmt":"2026-07-04T06:05:28","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/568873\/"},"modified":"2026-07-04T06:05:28","modified_gmt":"2026-07-04T06:05:28","slug":"oriente-occidente-di-rampini-sorpresa-anche-la-sinistra-usa-celebra-il-250esimo-anniversario","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/568873\/","title":{"rendered":"Oriente Occidente di Rampini | Sorpresa, anche la sinistra Usa celebra il 250esimo anniversario"},"content":{"rendered":"<p class=\"chapter-paragraph\">\u00c8 facile ironizzare sul modo becero e volgare con cui Donald Trump organizza la scenografia del<a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/esteri\/26_luglio_03\/4-luglio-fantasmi-trump-1c828975-2a6d-497e-b538-23a54a56exlk.shtml\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"> \u00absuo\u00bb duecentocinquantesimo anniversario degli Stati Uniti<\/a>. Ma le polemiche sulle celebrazioni trumpiane, o sull\u2019Independence Day di questo 4 luglio boicottato in vari modi, rischiano di far perdere di vista un pericolo. Il pericolo vero \u00e8 che l\u2019orgoglio di essere americani diventi un valore della destra. Non \u00e8 un tema nuovo. Gi\u00e0 negli anni Sessanta la sinistra americana che bruciava nelle piazze le bandiere a stelle e strisce regal\u00f2 il patriottismo alla destra, col risultato di regalare la Casa Bianca a Richard Nixon (1968).<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Qualcuno a sinistra comincia ad avvertire il pericolo. Lo si vede nel modo in cui il <b>New York Times, capofila dei media progressisti e dell\u2019opposizione a Trump<\/b>, celebra il 250\u00b0 anniversario con un inserto speciale della sua sezione Opinioni. Per molti anni una parte importante della cultura progressista americana \u2013 New York Times incluso \u2013 ha guardato alla storia nazionale solo come a una sequenza di colpe: la schiavit\u00f9, il genocidio degli indiani, il razzismo, l\u2019imperialismo, le discriminazioni. Con Trump quella vena autocritica \u00e8 sfociata in una diffidenza verso qualsiasi richiamo patriottico, giudicato sospetto perch\u00e9 associato al nazionalismo della destra: al punto da tifare apertamente per la <b>Cina di Xi Jinping<\/b>, o da auspicare in modo abbastanza esplicito una vittoria del regime iraniano. Ora, proprio alla vigilia del quarto di millennio dell\u2019indipendenza, molti editorialisti del quotidiano liberal pi\u00f9 influente d\u2019America sembrano avvertire il bisogno di recuperare una narrazione positiva del Paese. Non \u00e8 un\u2019adesione al patriottismo trumpiano. \u00c8 il tentativo di dimostrare che si pu\u00f2 amare l\u2019America senza ignorarne gli errori. Ne emerge un patriottismo critico, autoconsapevole, inquieto, ma pur sempre patriottismo. L\u2019impressione complessiva \u00e8 che gli autori coinvolti condividano una convinzione: l\u2019America ha commesso errori enormi, ma sarebbe altrettanto sbagliato ridurla soltanto ai suoi fallimenti. I suoi successi sono stati reali e hanno cambiato il mondo.    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>David Brooks<\/b> esprime questa idea nella forma pi\u00f9 esplicita. Sostiene che una nazione non sopravvive soltanto grazie alle istituzioni o alla prosperit\u00e0 economica. Ha bisogno di una storia condivisa, di una memoria comune, di una fiducia reciproca. L\u2019America attraversa una crisi di coesione perch\u00e9 quella trama morale si \u00e8 logorata. Ricostruirla non significa cancellare le ingiustizie del passato, ma ricordare anche le virt\u00f9 civiche che hanno permesso agli Stati Uniti di superare guerre civili, depressioni economiche e conflitti sociali. Il suo patriottismo \u00e8 lontano tanto dal nazionalismo aggressivo quanto dal cosmopolitismo che considera irrilevanti le identit\u00e0 nazionali. Una democrazia liberale, osserva Brooks, non pu\u00f2 funzionare senza cittadini che si sentano parte di una stessa comunit\u00e0 politica.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>David Wallace-Wells<\/b> affronta il tema da una prospettiva diversa: la capacit\u00e0 americana di innovare. Il protagonista del suo saggio \u00e8 Norman Borlaug, l\u2019agronomo che svilupp\u00f2 le variet\u00e0 di grano ad alta resa e diede impulso alla cosiddetta Rivoluzione Verde. Le sue innovazioni contribuirono a salvare dalla fame circa un miliardo di persone. Wallace-Wells non ignora le critiche rivolte alla Rivoluzione Verde: l\u2019uso di fertilizzanti e pesticidi, gli effetti ambientali, le trasformazioni radicali dell\u2019agricoltura tradizionale. Ma invita a non perdere di vista il risultato fondamentale. In Paesi come India e Pakistan, dove le carestie sembravano un destino inevitabile, la produttivit\u00e0 agricola raddoppi\u00f2 in pochi anni. La storia del Novecento sarebbe stata molto diversa senza quel salto tecnologico. L\u2019aspetto che pi\u00f9 interessa Wallace-Wells non \u00e8 soltanto l\u2019invenzione scientifica. \u00c8 il carattere del protagonista. Borlaug non incarnava il genio individualista celebrato dalla retorica americana. Era un ricercatore metodico, inserito in grandi organizzazioni, capace di lavorare insieme a fondazioni, universit\u00e0, governi. L\u2019ambizione americana, suggerisce l\u2019autore, non consiste soltanto nel fare grandi scoperte, ma nel trasformarle in benefici diffusi.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Da qui nasce una riflessione pi\u00f9 ampia sulla cultura degli Stati Uniti. Gli stessi decenni della <b>Guerra fredda<\/b> che produssero la corsa agli armamenti generarono anche il vaccino antipolio di Jonas Salk, la scoperta della struttura del DNA, i grandi investimenti nella ricerca scientifica. Sarebbe un errore giudicare quell\u2019epoca soltanto attraverso le sue ombre. Wallace-Wells recupera un tratto tipico della storia americana: la fiducia che la conoscenza e l\u2019innovazione possano migliorare la condizione umana. \u00c8 una fiducia oggi meno di moda, spesso sostituita da una visione pessimistica della tecnologia. Ma rinunciarvi significherebbe rinnegare una delle qualit\u00e0 che hanno reso gli Stati Uniti una potenza creativa senza precedenti.<br \/>Un altro articolo affronta il tema dell\u2019immigrazione, uno dei pi\u00f9 divisivi dell\u2019America contemporanea. L\u2019autore parte da una storia personale: quella della propria famiglia, rifugiata europea salvata dalle leggi approvate durante la presidenza Truman dopo la Seconda guerra mondiale. La vicenda serve a ricordare che gli Stati Uniti non sono sempre stati una terra accogliente. Al contrario, la loro storia \u00e8 costellata di pagine vergognose: il Chinese Exclusion Act dell\u2019Ottocento, il rifiuto di accogliere molti ebrei in fuga dal nazismo, le discriminazioni contro numerose comunit\u00e0 di immigrati.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Ma proprio qui emerge il messaggio centrale. L\u2019America ha spesso sbagliato; tuttavia ha dimostrato un<b>a straordinaria capacit\u00e0 di correggere i propri errori<\/b>. Harry Truman defin\u00ec discriminatorie le restrizioni all\u2019ingresso dei rifugiati e riusc\u00ec ad ampliarne l\u2019accoglienza. Milioni di immigrati, da Alexander Hamilton a Enrico Fermi, da Henry Kissinger a Madeleine Albright, hanno poi contribuito in modo decisivo alla grandezza del Paese.<br \/>L\u2019autore non propone quindi una lettura idilliaca dell\u2019immigrazione americana. Propone piuttosto una distinzione importante tra gli errori commessi e la capacit\u00e0 della societ\u00e0 americana di rimettersi in discussione. \u00c8 questa disponibilit\u00e0 all\u2019autocorrezione che, ai suoi occhi, costituisce uno dei tratti pi\u00f9 preziosi dell\u2019esperienza americana.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Lydia Polgreen<\/b> sceglie una metafora potente: <b>lo spazio<\/b>. Confessa di essersi lasciata coinvolgere dall\u2019entusiasmo per la recente missione Artemis e per l\u2019imminente ritorno dell\u2019uomo sulla Luna. Quel sentimento la riporta al ricordo dello Shuttle Challenger, esploso nel 1986 davanti agli occhi di milioni di telespettatori americani, inclusi quelli che all\u2019epoca erano sui banchi di scuola come lei. La tragedia del Challenger insegn\u00f2 alla sua generazione una lezione diversa da quella dell\u2019ottimismo senza limiti. Insegn\u00f2 che anche i grandi progetti possono fallire, che l\u2019ambizione comporta rischi, che il progresso non \u00e8 una marcia trionfale. Eppure la conclusione non \u00e8 pessimistica. Al contrario. La forza dell\u2019America consiste proprio nella capacit\u00e0 di riprovare dopo una sconfitta. Riconoscere i propri limiti non significa rinunciare all\u2019ambizione. Significa renderla pi\u00f9 matura. Polgreen collega questa riflessione alla storia della frontiera. La conquista dell\u2019Ovest produsse straordinarie energie creative, e insieme violenze, espulsioni e tragedie.\u00a0Oggi gli Stati Uniti possono affrontare nuove frontiere \u2014 scientifiche, tecnologiche e spaziali \u2014 se sanno ricordare entrambe le facce della loro storia. \u00c8 un patriottismo che rinuncia alla retorica dell\u2019eccezionalismo americano. Ma non rinuncia all\u2019idea che l\u2019America continui a rappresentare una forza di innovazione e di speranza.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Letti insieme, questi articoli raccontano qualcosa che va oltre il 250\u00b0 anniversario. Raccontano una <b>trasformazione culturale all\u2019interno della \u00e9lite liberal americana.<\/b> Negli ultimi vent\u2019anni il racconto progressista degli Stati Uniti si \u00e8 concentrato sulle colpe storiche. L\u2019influenza del 1619 Project promosso dallo stesso New York Times (una pseudo-ricostruzione della storia dello schiavismo infarcita di falsi, che ha alimentato la Critical Race Theory), la critica del colonialismo, la dottrina del razzismo sistemico dei bianchi, hanno contribuito a censurare tutti gli aspetti positivi della storia nazionale.<br \/>Questa raccolta di saggi suggerisce invece che una parte dell\u2019intellighenzia progressista sente il bisogno di un riequilibrio. Nessuno degli autori propone una celebrazione acritica. Nessuno minimizza schiavit\u00f9, discriminazioni o guerre sbagliate. Ma tutti sembrano convinti che una nazione incapace di riconoscere anche i propri meriti finisca per distruggere ogni fiducia in s\u00e9 stessa. Dopo aver \u00abregalato\u00bb a lungo il patriottismo alla destra, una parte della sinistra americana sembra aver capito che limitarsi alla denuncia permanente consegna l\u2019idea stessa di America agli avversari politici. Il risultato \u00e8 un <b>patriottismo problematico, venato di dubbi<\/b>. Ma pur sempre un patriottismo. E forse \u00e8 proprio questa la novit\u00e0 pi\u00f9 interessante del dibattito americano alla vigilia del suo duecentocinquantesimo compleanno.<\/p>\n<p class=\"is-last-update\" datetime=\"2026-07-03T17:22:16+02:00\" content=\"2026-07-03\">3 luglio 2026<\/p>\n<p class=\"is-copyright\">\u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"\u00c8 facile ironizzare sul modo becero e volgare con cui Donald Trump organizza la scenografia del \u00absuo\u00bb duecentocinquantesimo&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":475960,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_share_on_mastodon":"0"},"categories":[6],"tags":[30909,195098,19070,2032,4717,2017,536,30826,8809,7461,72724,37,313404,50606,1039,3961,313405,30778,59440,47282,931,75812,5372,4202,14,1644,24276,313406,313407,12418,3177,88266,2729,313408,29114,3452,5362,313409,3593,1251,77,8330,8,128,313410,49227,13095,48,4909,44184,955,313411,313412,1537,90,89,36806,313413,20616,12614,313414,9447,5796,11040,11041,16859,7,15,82,9,83,10,1890,489,40889,313415,8013,15979,2972,313416,313417,2170,3522,46304,79133,8834,655,4804,313418,37633,12589,6811,10334,315,1567,2453,6504,13,379,11,80,84,12,81,85,3414,285454,313403,33540,16860,16861],"class_list":["post-568873","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-ultime-notizie","tag-affronta","tag-affronta-tema","tag-ambizione","tag-america","tag-americana","tag-americani","tag-americano","tag-anniversario","tag-autore","tag-autori","tag-avvertire","tag-bisogno","tag-borlaug","tag-brooks","tag-capacita","tag-celebra","tag-celebra-anniversario","tag-challenger","tag-colpe","tag-commessi","tag-comunita","tag-consiste","tag-contrario","tag-contribuito","tag-cronaca","tag-cultura","tag-culturale","tag-culturale-interno","tag-culturale-interno-elite","tag-david","tag-destra","tag-discriminazioni","tag-diversa","tag-duecentocinquantesimo","tag-emerge","tag-epoca","tag-errori","tag-errori-commessi","tag-fiducia","tag-grandi","tag-guerra","tag-guerre","tag-headlines","tag-idea","tag-idea-america","tag-immigrati","tag-immigrazione","tag-importante","tag-innovazione","tag-insegno","tag-interno","tag-interno-elite","tag-interno-elite-liberal","tag-it","tag-italia","tag-italy","tag-liberal","tag-liberal-americana","tag-limiti","tag-narrazione","tag-narrazione-positiva","tag-nazionalismo","tag-nazione","tag-new","tag-new-york","tag-new-york-times","tag-news","tag-notizie","tag-notizie-di-cronaca","tag-notizie-principali","tag-notiziedicronaca","tag-notizieprincipali","tag-occhi","tag-passato","tag-patriottismo","tag-patriottismo-destra","tag-perdere","tag-perdere-vista","tag-pericolo","tag-pessimistica","tag-polgreen","tag-positiva","tag-possono","tag-progressista","tag-propone","tag-propri","tag-protagonista","tag-pur","tag-pur-patriottismo","tag-raccontano","tag-ricordare","tag-risultato","tag-significa","tag-sinistra","tag-storia","tag-tema","tag-times","tag-titoli","tag-trump","tag-ultime-notizie","tag-ultime-notizie-di-cronaca","tag-ultime-notizie-e-news-di-oggi","tag-ultimenotizie","tag-ultimenotiziedicronaca","tag-ultimenotizieenewsdioggi","tag-uniti","tag-wallace","tag-wallace-wells","tag-wells","tag-york","tag-york-times"],"share_on_mastodon":{"url":"","error":"Validation failed: Text character limit of 500 exceeded"},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/568873","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=568873"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/568873\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/475960"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=568873"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=568873"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=568873"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}