{"id":569421,"date":"2026-07-04T14:12:16","date_gmt":"2026-07-04T14:12:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/569421\/"},"modified":"2026-07-04T14:12:16","modified_gmt":"2026-07-04T14:12:16","slug":"oriente-occidente-di-rampini-la-crisi-della-germania-condiziona-leuropa-ecco-come-e-il-fantasma-di-merkel-non-aiuta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/569421\/","title":{"rendered":"Oriente Occidente di Rampini | La crisi della Germania condiziona l&#8217;Europa, ecco come (e il fantasma di Merkel non aiuta)"},"content":{"rendered":"<p class=\"chapter-paragraph\">L&#8217;eliminazione dai Mondiali di calcio \u00e8 solo l&#8217;ultimo dei problemi che affligge la Germania oggi. Aldo Cazzullo ha legato<a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/sport\/calcio\/mondiali\/26_giugno_30\/germania-locomotiva-europa-non-esiste-piu-fa54d29f-cbb6-4297-b53a-1dea7f852xlk.shtml\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"> l&#8217;umiliazione calcistica al \u00abmorbo tedesco\u00bb di cui si parla in altri campi<\/a>: la crisi dell&#8217;economia e l&#8217;instabilit\u00e0 politica della nazione-guida per l&#8217;Europa. S\u00ec, <b>che ci piaccia o no il destino dell&#8217;Europa si gioca a Berlino<\/b>, e da secoli. Oggi la demografia e l&#8217;economia dicono che la Germania \u00e8 il numero uno dell&#8217;Unione. Con una Francia in coma e un Regno Unito fuori dall&#8217;UE, il ruolo tedesco \u00e8 pi\u00f9 importante che mai.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Le menzogne che ci raccontiamo su noi stessi sono spesso l&#8217;ostacolo principale che ci impedisce di risolvere i nostri problemi. <b>Di recente Angela Merkel &#8211; e i suoi tanti ammiratori &#8211; hanno fornito una conferma della nostra capacit\u00e0 di autoinganno<\/b>. L&#8217;illusione che la Merkel sia stata una grande cancelliera impedisce di fare i conti con gli errori strategici di cui la Germania e l&#8217;Europa intera continuano a pagare le conseguenze. Russofilia, apertura scriteriata a flussi migratori incontrollati, politiche ambientaliste distruttive, incapacit\u00e0 di comprendere la vera natura della Cina: tutto questo fa parte dell&#8217;<a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/sette\/26_giugno_21\/germania-anno-zero-le-tre-ragioni-di-una-crisi-3b14b1ef-243f-4fd4-ae81-49bf31002xlk.shtml\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">eredit\u00e0 della Merkel<\/a>.\u00a0    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Sono quattro fattori chiave che spiegano la crisi del modello tedesco: economica e politica. Solo facendo i conti con la \u00abvera\u00bb Merkel, una pessima leader, Germania e Unione europea possono sperare di voltare pagina. Ma la cecit\u00e0 persiste e un aneddoto recente l&#8217;ha confermata.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Il 30 giugno, al Bode Museum di Berlino, Angela Merkel ha inaugurato <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/esteri\/26_luglio_01\/ritratto-angela-merkel-4937b857-7db4-4491-a5d2-7b139f2e9xlk.shtml\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">il proprio ritratto ufficiale per la Cancelleria<\/a><\/b>, opera di un artista ventottenne, J\u00e9r\u00e9mie Queyras. Sulla carta \u00e8 un evento minore \u2014 un rito che tocca a ogni cancelliere uscente \u2014 ma il modo in cui \u00e8 stato costruito e comunicato racconta pi\u00f9 di quanto dica il quadro in s\u00e9. La genesi mediatica dell&#8217;operazione rivela l&#8217;astuzia dell&#8217;ex cancelliera, ancora capace di manipolare un pezzo di \u00e9lite tedesca ed europea.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">La frase pi\u00f9 ripresa della Merkel \u2014 \u00ab\u00c8 strano quando si diventa lentamente storia\u00bb \u2014 ha dato il tono alla vicenda: quello di una Merkel \u00abpacificata\u00bb con il proprio passato ma tutt&#8217;altro che assente dal dibattito, proprio mentre l&#8217;AfD di Alice Weidel domina i sondaggi e la sua eredit\u00e0 (l&#8217;apertura ai migranti nel 2015, la dipendenza energetica dalla Russia, l&#8217;austerit\u00e0 verso il Sud Europa) torna periodicamente sotto processo.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">In questo senso il ritratto funziona da specchio del Paese: <b>la Germania guarda la propria storia recente attraverso un&#8217;immagine artificiale<\/b>, controllata, costruita con cura, mentre la politica reale \u2014 un cancelliere Friedrich Merz in affanno, una coalizione instabile \u2014 si tiene sullo sfondo. Merkel dimostra ancora una volta di saper gestire la propria immagine pubblica con lo stesso pragmatismo silenzioso che ha caratterizzato i suoi sedici anni al potere. Ma i nodi vengono al pettine.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Per quanto l&#8217;ex-cancelliera riesca ancora a ingannare se stessa e alcuni media<\/b>, per quanto abbia dei seguaci nostalgici in alcune capitali europee e soprattutto nella burocrazia di Bruxelles, la Merkel \u00e8 stata una leader fra le pi\u00f9 disastrose della storia: per la Germania e per l&#8217;Europa.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Al confronto si pu\u00f2 perfino riabilitare &#8211; in parte &#8211; il socialdemocratico <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/esteri\/26_maggio_10\/gerhard-schroeder-l-ex-cancelliere-passato-al-servizio-di-putin-per-lui-lo-zar-e-l-unico-uomo-che-puo-porre-fine-alla-guerra-fb90fb55-1dee-4a4b-9d48-68716d06axlk.shtml\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Gerhard Schroeder<\/a>: colpevole di essersi venduto a Putin, certo, ragion per cui ha finito nell&#8217;infamia la sua carriera politica; per\u00f2 prima aveva realizzato importanti riforme del welfare tedesco, dando un contributo decisivo a risolvere l&#8217;altro \u00abmorbo\u00bb della Germania, quando all&#8217;inizio degli anni Novanta fu definita il malato d&#8217;Europa. La Merkel invece ha dato il contributo decisivo a far ricadere la Germania nel \u00abmorbo\u00bb della stagnazione. E ora tocca al suo successore e compagno di partito tentare di rimediare l&#8217;eredit\u00e0 pesantissima che lei ha lasciato.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Gioved\u00ec scorso<b> il cancelliere Merz ha presentato a Berlino un pacchetto di 34 misure<\/b> che dovrebbe, nelle sue intenzioni, risvegliare un&#8217;economia ormai da tre anni in coma e, non meno urgente, risollevare i consensi di un governo che rischia di non arrivare vivo alle urne d&#8217;autunno. <b>\u00abCapisco la nostalgia per il passato, ma non possiamo nasconderci nella storia che fu\u00bb<\/b>, ha detto Merz annunciando le riforme. \u00abDobbiamo tornare a desiderare il futuro\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Parole impegnative, per un Paese che fino a pochi anni fa si considerava la locomotiva d&#8217;Europa e che oggi si scopre invece il malato del continente. Non \u00e8 la prima volta che si parla di \u00abmorbo tedesco\u00bb: lo si diceva appunto negli anni Novanta, ai tempi della riunificazione, prima che le riforme Schroeder-Hartz di inizio Duemila rimettessero in moto il motore economico. Questa volta, per\u00f2, le cause sono pi\u00f9 profonde e pi\u00f9 difficili da estirpare con un pacchetto di norme, per quanto ambizioso.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Il piano di Merz tocca quattro grandi capitoli<\/b>.\u00a0<br \/><b>Sul fisco, taglia le tasse per i redditi bassi e medi<\/b> per un valore di dieci miliardi di euro l&#8217;anno, finanziando l&#8217;operazione con un aumento della pressione fiscale per chi guadagna pi\u00f9 di 250 mila euro e con la sforbiciata a diverse agevolazioni. Sul welfare, l&#8217;et\u00e0 pensionabile salir\u00e0 gradualmente da 67 a 70 anni, mentre spariranno gli incentivi al pensionamento anticipato.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Sul mercato del lavoro, le imprese potranno licenziare pi\u00f9 facilmente i dipendenti con gli stipendi pi\u00f9 alti e assumere pi\u00f9 lavoratori a tempo determinato<\/b>, una richiesta di lunga data del mondo delle start-up. Contestualmente, il governo introduce incentivi fiscali per chi perde il lavoro e lo ritrova in tempi rapidi, e annuncia una stretta sulle assenze per malattia, il cui tasso in Germania \u00e8 salito vertiginosamente negli ultimi anni. I settori pi\u00f9 esposti alla crisi \u2014 auto, siderurgia, chimica, macchinari \u2014 e le aziende tecnologiche potranno essere esentati da parte delle regole sul lavoro.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Ma \u00e8 forse <b>sul fronte della burocrazia che il governo ha osato di pi\u00f9, con una vera deregulation<\/b>: cadranno molti degli obblighi a carico delle imprese, si allenteranno le norme sulla privacy per le piccole aziende. Gli oneri amministrativi \u2014 permessi di costruzione, licenze commerciali \u2014 funzioneranno in base al principio automatico del silenzio-assenso se le domande delle imprese rimangono senza risposta per oltre quattro mesi: un piccolo terremoto per una macchina statale abituata a procedere con lentezza proverbiale.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Sul commercio, infine, Berlino spinger\u00e0 gli strumenti antidumping e anti-sussidio di Bruxelles<\/b> contro l&#8217;ondata di prodotti cinesi a basso costo.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Se il pacchetto di Merz spera di affrontare alcune cause immediate della stagnazione, l&#8217;ultimo rapporto del Fondo monetario internazionale ne scava le radici pi\u00f9 profonde, e il quadro che ne emerge \u00e8 tutt&#8217;altro che consolante. Tra il 2023 e il 2024 la Germania ha attraversato una recessione, con il prodotto interno lordo in contrazione e una crescita rimasta ben al di sotto della media dell&#8217;eurozona. Secondo l&#8217;analisi del Fondo, circa il 60 per cento di questo divario rispetto agli altri Paesi dell&#8217;area euro \u00e8 riconducibile a un calo strutturale della crescita potenziale \u2014 non un semplice ciclo negativo, dunque, ma un logoramento delle fondamenta del sistema \u2014 mentre il restante 40 per cento \u00e8 di natura congiunturale.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>La crisi ha investito quasi tutte le componenti della domanda<\/b>, con investimenti ed esportazioni a fare da traino negativo, mentre sul lato dell&#8217;offerta a soffrire di pi\u00f9 sono stati soprattutto il manifatturiero e l&#8217;edilizia, i due settori che da soli spiegano la maggior parte del divario di crescita accumulato dalla Germania. Un dato colpisce in particolare: il crollo della produttivit\u00e0, specialmente nell&#8217;industria e nelle costruzioni. Gli economisti del Fondo lo attribuiscono a labour hoarding: le aziende, temendo di non trovare pi\u00f9 personale qualificato quando la domanda ripartir\u00e0, preferiscono trattenere i lavoratori anche quando la produzione cala, invece di licenziarli.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Ma dietro il ciclo, avverte l&#8217;FMI, ci sono problemi strutturali che vengono da lontano<\/b>: una crescita della produttivit\u00e0 debole ormai da anni, alimentata dal cronico sottoinvestimento in infrastrutture pubbliche, formazione del capitale umano e innovazione, oltre che da un eccesso di burocrazia; gli effetti duraturi dello shock energetico seguito alla crisi del 2022, quando Berlino ha dovuto tagliare di colpo il cordone ombelicale con il gas russo; un deterioramento della competitivit\u00e0 internazionale dell&#8217;industria tedesca, che pure \u2014 \u00e8 la nota pi\u00f9 paradossale del rapporto \u2014 continua a registrare un avanzo delle partite correnti tuttora robusto.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>La Germania continua a incassare dall&#8217;estero pi\u00f9 di quanto spende<\/b>, pur perdendo terreno rispetto ai concorrenti: un campanello d&#8217;allarme pi\u00f9 che un segnale di salute.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Se sul piano economico Merz gioca la carta delle riforme strutturali, sul piano politico il cancelliere naviga in acque sempre pi\u00f9 agitate. La sua \u00abgrande coalizione\u00bb tra cristiano-democratici della CDU-CSU e socialdemocratici della SPD, nata poco pi\u00f9 di un anno fa dopo un avvio gi\u00e0 claudicante \u2014<b> Merz fu eletto solo al secondo turno di votazioni, un fatto mai accaduto prima nella storia della Repubblica Federale<\/b> \u2014, <b>non \u00e8 mai riuscita a conquistare la fiducia dell&#8217;opinione pubblica<\/b>. Nei sondaggi degli ultimi mesi la destra dell&#8217;Alternative f\u00fcr Deutschland di Alice Weidel viaggia stabilmente davanti alla CDU-CSU, mentre la SPD arranca appaiata o addirittura superata dai Verdi. Oltre due terzi dei tedeschi si dicono insoddisfatti dell&#8217;operato del governo, e pi\u00f9 della met\u00e0 degli intervistati dubita che l&#8217;esecutivo arriver\u00e0 in fondo alla legislatura, prevista per il 2029.<br \/>Dentro la CDU serpeggia da settimane il nome di un possibile successore di Merz, il governatore del Nord Reno-Vestfalia Hendrik W\u00fcst, anche se i big del partito si sono affrettati a smentire ogni ipotesi di resa dei conti interna.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Pi\u00f9 fragile ancora appare l&#8217;alleanza con l&#8217;SPD<\/b>, dove circolano voci di un possibile ritorno a un governo di minoranza, sul modello svedese, capace di reggersi solo con l&#8217;appoggio esterno \u2014 magari proprio dell&#8217;AfD, il partito che il cosiddetto Brandmauer, il muro di fuoco anti-estrema destra, dovrebbe tenere isolato. (Va ricordato che un tribunale amministrativo ha bloccato la classificazione dell&#8217;AfD come di \u00abestrema destra\u00bb).<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>\u00c8 il paradosso di Berlino nell&#8217;estate 2026: un cancelliere che promette rilancio economico mentre la sua stessa maggioranza rischia di sfaldarsi<\/b>, schiacciata tra le attese deluse dell&#8217;elettorato e l&#8217;ascesa inarrestabile della destra. Non una destra fascista n\u00e9 tantomeno eversiva, che tuttavia pone due problemi geopolitici di portata europea: l&#8217;Afd \u00e8 profondamente antiamericana e russofila.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Se in politica interna Berlino appare indebolita, sul tavolo di Bruxelles la Germania resta comunque la potenza leader che decide gli equilibri<\/b>, e negli ultimi mesi ha usato questo peso per orientare l&#8217;Unione su due fronti cruciali. Il primo \u00e8 la Cina. Per anni la Germania \u00e8 stata il grande freno di Bruxelles nei confronti di Pechino, timorosa delle ritorsioni commerciali cinesi pi\u00f9 che convinta della necessit\u00e0 di difendersi dalla sovraccapacit\u00e0 industriale del gigante asiatico.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Ma <b>la crisi dell&#8217;auto, della chimica, della siderurgia, dell&#8217;industria dei macchinari<\/b>, hanno fatto virare anche Berlino verso un protezionismo selettivo. Il governo Merz chiede ora regole pi\u00f9 severe contro la concorrenza sleale e vincoli pi\u00f9 stretti sugli investimenti esteri nei settori strategici, mentre la Commissione lavora a un meccanismo che estenda la difesa commerciale a interi comparti industriali \u2014 chimica, metallurgia, tecnologie pulite \u2014 invece che a singoli prodotti.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Resta, per\u00f2, l&#8217;ambiguit\u00e0 di fondo che ha sempre caratterizzato l&#8217;approccio tedesco: mentre all&#8217;UE Berlino chiede pugno duro, il governo continua a coltivare canali diretti con Pechino<\/b>, dal viaggio dello stesso Merz in Cina in primavera ai colloqui della ministra dell&#8217;Economia Katherina Reiche sulle forniture di terre rare, indispensabili per l&#8217;industria tedesca. Pi\u00f9 di cinquemila aziende tedesche operano oggi in Cina, e Berlino teme le ritorsioni di breve periodo pi\u00f9 di quanto tema, sul lungo periodo, l&#8217;erosione della propria base industriale.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Il secondo fronte su cui la Germania ha piegato l&#8217;agenda europea \u00e8 quello ambientale<\/b>, in particolare la messa al bando dei motori endotermici (a combustione) prevista dal 2035. Dopo mesi di pressioni dell&#8217;industria automobilistica tedesca \u2014 da Volkswagen a Mercedes fino a Bmw, appoggiate dal sindacato IG Metall \u2014 e una lettera diretta di Merz alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen, Bruxelles ha ammorbidito la norma: l&#8217;obiettivo di riduzione delle emissioni per le nuove immatricolazioni dal 2035 scende dal 100 al 90 per cento, aprendo di fatto la porta a una quota di veicoli ibridi plug-in, elettrici con range extender e motori a combustione ad alta efficienza anche oltre quella data. Una svolta salutata dal leader del Partito popolare europeo Manfred Weber come garanzia di \u00abneutralit\u00e0 tecnologica\u00bb e di decine di migliaia di posti di lavoro industriali.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Non \u00e8 un caso isolato: sul fronte energetico, il ministero dell&#8217;Economia tedesco ha messo a punto sussidi per l&#8217;elettricit\u00e0 industriale destinati ai settori a pi\u00f9 alta intensit\u00e0 energetica<\/b>, e Berlino continua a fare pressione su Bruxelles per allentare i vincoli sugli aiuti di Stato. \u00c8 la stessa logica che guida l&#8217;intero pacchetto di riforme presentato da Merz: di fronte a un modello di crescita che non funziona pi\u00f9 \u2014 schiacciato tra la concorrenza cinese, i dazi di Trump e il costo dell&#8217;energia post-sanzioni alla Russia \u2014 la Germania prova a comprare tempo, in casa con sgravi fiscali e tagli alla burocrazia, in Europa con pi\u00f9 protezionismo e meno vincoli ambientali. Fermare l&#8217;emorragia di consensi verso l&#8217;AfD, e rimettere in moto l&#8217;economia: \u00e8 la scommessa \u2014 probabilmente l&#8217;ultima a disposizione \u2014 di un cancelliere sempre pi\u00f9 solo.<\/p>\n<p class=\"is-last-update\" datetime=\"2026-07-04T12:21:53+02:00\" content=\"2026-07-04\">4 luglio 2026<\/p>\n<p class=\"is-copyright\">\u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"L&#8217;eliminazione dai Mondiali di calcio \u00e8 solo l&#8217;ultimo dei problemi che affligge la Germania oggi. 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