{"id":571422,"date":"2026-07-05T23:16:21","date_gmt":"2026-07-05T23:16:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/571422\/"},"modified":"2026-07-05T23:16:21","modified_gmt":"2026-07-05T23:16:21","slug":"elle-e-il-prequel-che-non-aveva-senso-di-esistere-e-non-gliene-importa-niente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/571422\/","title":{"rendered":"\u2018Elle\u2019 \u00e8 il prequel che non aveva senso di esistere, e non gliene importa niente"},"content":{"rendered":"<p>C\u2019era bisogno di una teen comedy su Elle Woods adolescente? No, ma guardandola ho pensato la stessa cosa che mi ronzava in testa quando ho visto Love Story: John F. Kennedy Jr. &amp; Carolyn Bessette, e cio\u00e8: quanto sembrano belli, da fuori (o, in questo caso, da West LA), gli anni \u201990 (ci torniamo). Parto da qui perch\u00e9 \u00e8 esattamente il patto che Elle, la serie prequel (su Prime Video) della Rivincita delle bionde creata da Laura Kittrell (e liberamente ispirata al romanzo di Laura Brown, con Reese Witherspoon executive producer e ancora innamoratissima della sua creatura del 2001), chiede allo spettatore fin dal primo minuto: lasciare a casa la coerenza e scatenare la nostalgia.<\/p>\n<p>Se pensiamo a Elle Woods come persona vera dentro una continuity vera, Elle non sta in piedi. La matricola che arriva a Harvard nel film era una principessa di Bel-Air ignara di tutto ci\u00f2 che non fosse rossetto e sorority; scoprire ora che a sedici anni ha vissuto in mezzo ai rocker grunge e agli attivisti di Seattle \u00e8 un buco di caratterizzazione che richiederebbe un\u2019amnesia da soap opera per essere tappato. Non a caso, per com\u2019\u00e8 scritta, la protagonista sembra pi\u00f9 imparentata con Cher Horowitz di Ragazze a Beverly Hills (che nel film ha, guarda caso, la stessa et\u00e0) che con la vera Elle Woods, e Ragazze a Beverly Hills usciva proprio nel 1995, l\u2019anno in cui \u00e8 ambientato questo prequel. Un caso?!?!. Il \u201cproblemino\u201d di sceneggiatura, comunque, alla serie non sembra importare. Perch\u00e9 se pensiamo a Elle Woods come IP infinitamente riavviabile alla Bond, allora ha perfettamente senso. Almeno commerciale, se non narrativo.<\/p>\n<p>Siamo appunto nel 1995, la nostra miss Woods sedicenne (Lexi Minetree, che imita Witherspoon con una precisione quasi inquietante, meglio lei della vera figlia di Reese, si \u00e8 detto in giro) viene sbattuta dalla sua California rosa shocking a una Seattle grigia e piovosa dove tutti vestono uguale pur di sembrare individualisti. La notizia le arriva proprio la sera del suo sedicesimo compleanno: suo padre, chirurgo plastico a Beverly Hills, ha rovinato il naso di una star di Hollywood, scandalo, esilio da L.A., e quindi addio mansion, ma soprattutto addio gruppetto di amiche coordinate col cane in fuxia. I genitori, Wyatt (Tom Everett Scott) ed Eva (June Diane Raphael), reagiscono come reagirebbero due americani di mezza et\u00e0 a met\u00e0 di quel decennio: lui suona l\u2019instant classic Wonderwall (!), lei tira fuori il Rolodex (quella specie di rubrica telefonica\/da scrivania, con schedine rotanti in ordine alfabetico: so Nineties!) per chiedere favori ogni volta che la figlia ha bisogno di qualcosa, per mamm\u00e0 Woods il metodo educativo pi\u00f9 naturale del mondo.<\/p>\n<p>Ah, la sigla \u00e8 I\u2019m Only Happy When It Rains dei Garbage, 1995, e da l\u00ec la serie non fa che infilare needle drop uno dietro l\u2019altro: Radiohead, Soundgarden, gli INXS di New Sensation mentre Elle indossa una maglietta dei Nirvana pimpata con glitter e cuori e la sua BFF a 2mila chilometri di distanza va al Cinerama a vedere Seven. A un certo punto, qualcuno discute se Eddie Vedder sia meglio di Kurt Cobain, \u201cbe\u2019, se avessi detto Chris Cornell\u2026\u201d, e capisci che siamo ufficialmente a Seattle, non in una cartolina di Seattle (pure qui, ci arriviamo).<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1033687\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Prime-Video_Elle_10-1148x765.jpg\" alt=\"\" width=\"1148\" height=\"765\" class=\"size-large wp-image-1033687\"  \/><\/p>\n<p id=\"caption-attachment-1033687\" class=\"wp-caption-text\">Tom Everett Scott (Wyatt), Lexi Minetree (Elle) e June Diane Raphael (Eva). Foto: Prime Video<\/p>\n<p>Un rischio c\u2019\u00e8, ed \u00e8, ovviamente (l\u2019avrete immaginato a questo punto), il catalogo. Xena, Buffy, L\u2019attimo fuggente, Madonna in bianco e nero come in Truth or Dare: sono riferimenti cos\u00ec fitti che a tratti Elle sembra una sorta di moodboard che urla \u201csono ambientato negli anni \u201990\u201d pi\u00f9 che un prequel. Persino l\u2019amica lesbica di turno, Liz, inserita con la disinvoltura di chi scrive nel 2026 un episodio ambientato trent\u2019anni prima, tradisce pi\u00f9 il presente che il passato. Eppure il tono ironico, la protagonista che si presenta con \u201csono Elle, mi piacciono i caff\u00e8 freddi, luglio, e la gente che si veste come se giocasse a tennis anche se non gioca a tennis\u201d con l\u2019armatura fatta di un rossetto L\u2019Or\u00e9al, tiene tutto insieme meglio di quanto dovrebbe.<\/p>\n<p>E poi, certo, si parla di femminismo con la stessa disinvoltura con cui parla di Brad e Gwyneth, la it-couple dell\u2019epoca. \u201cSono femminista, il che significa che sostengo i diritti delle donne, e anche i loro torti\u201d, dice convintamente Shannon (Danielle Chand) a un certo punto, la ragazza \u201cmodaiola\u201d del nuovo liceo che Elle vuole farsi amica, ed \u00e8 probabilmente la battuta pi\u00f9 Rolling di tutta la stagione. Ma pure quella in assoluto pi\u00f9 anacronistica. Elle pare scritta un po\u2019 da chi conosce gli anni \u201990 per sentito dire, non tanto per esperienza e non decide mai se prendere in giro il fervore grunge o restituirlo con affetto sincero. La superficie \u00e8 filologicamente onesta; la texture sociale invece \u00e8 pi\u00f9 fantasia del presente travestita da passato che ricostruzione. C\u2019\u00e8 anche qualcosa che la serie, come quasi tutta la nostalgia anni \u201990 di oggi appiattita su un\u2019estetica pop middlebrow (per dirla con Dwight Macdonald), non nomina mai, perch\u00e9 a interessare gli autori \u00e8 l\u2019opposizione estetica con la soleggiata California, non certo il lascito. La stessa Seattle \u00e8, nel 1995, una citt\u00e0 che da un anno piange Kurt Cobain, morto suicida nell\u2019aprile del \u201994, e che nel luglio del \u201993 aveva gi\u00e0 perso Mia Zapata dei Gits, violentata e uccisa mentre tornava a piedi dal Comet Tavern, un omicidio rimasto irrisolto per quasi un decennio, che spinge la scena punk locale a organizzarsi nei corsi di autodifesa collettiva di Home Alive, fondato dalle sue amiche musiciste. Altro che flanella coordinata: nella vera Seattle, quella che miss Woods attraversa con la sua positivit\u00e0 da cheerleader e il suo ottimismo a prova di pioggia, la gente moriva per davvero. Ma Elle non \u00e8 quel tipo di show e, anzi, vende l\u2019estetica di un decennio molto pi\u00f9 duro di quanto la nostalgia di oggi sia disposta a raccontare. \u2028<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1033688\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Prime-Video_Elle_6-1148x765.jpg\" alt=\"\" width=\"710\" class=\"size-large wp-image-1033688\"  \/><\/p>\n<p id=\"caption-attachment-1033688\" class=\"wp-caption-text\">Lexi Minetree (Elle) e Liz (Gabrielle Policano). Foto: Prime Video<\/p>\n<p>E cos\u00ec la Seattle della serie \u00e8 tanto stereotipata quanto quella patinata di Frasier: la queen bee locale, Kimberly (Chandler Kinney), la liquida con un \u201cpink isn\u2019t a personality\u201d che \u00e8 la riga pi\u00f9 tagliente della prima stagione, salvo poi essere lei stessa il prodotto di un unico, monolitico canone grunge-conformista. La contraddizione, tutti ribelli allo stesso modo tranne la bionda vestita di rosa colpevole del crimine di \u201cconformismo\u201d, sfiora pericolosamente la retorica reazionaria per cui la ragazza bianca, etero e femminile \u00e8 la pi\u00f9 oppressa della stanza. Per fortuna la scrittura se ne accorge abbastanza in fretta da correggere il tiro, quando i personaggi di contorno, Dustin (Zac Looker), skater-stoner-attivista che all\u2019inizio fa da finto love interest, o Liz (Gabrielle Policano), la Lizbian (cit.) di cui sopra, escono dal clich\u00e9 e iniziano a somigliare a persone reali.<\/p>\n<p>Nel terzo episodio, tra i titoli di coda, compare una dedica a James Van Der Beek, che interpreta il sovrintendente scolastico Dean Wilson, candidato sindaco: s\u00ec, \u00e8 la sua ultima performance. L\u2019attore \u00e8 morto a febbraio, a 48 anni, per un cancro colorettale, dopo aver finito le riprese ma prima che Elle arrivasse in streaming. Guardarlo oggi, con quella faccia da eterno Dawson invecchiato dentro il costume di un politico di provincia anni \u201990, fa uno strano effetto: la nostalgia della serie, che fino a quel momento era solo estetica, la playlist azzeccata, i vestiti giusti, diventa per un attimo concreta, con tutto il peso che la parola \u201cultima volta\u201d porta con s\u00e9.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1033689\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Prime-Video_Elle_7-1148x765.jpg\" alt=\"\" width=\"710\" class=\"size-large wp-image-1033689\"  \/><\/p>\n<p id=\"caption-attachment-1033689\" class=\"wp-caption-text\">Lexi Minetree (Elle) e Dustin (Zac Looker). Foto: Prime Video<\/p>\n<p>Il resto \u00e8 meccanica da franchise, gestita con pi\u00f9 cura che ispirazione: un tirocinio a Cosmopolitan da guadagnarsi, raccolte fondi per il personale scolastico sottopagato, una segretaria licenziata ingiustamente, una cospirazione che arriva fino al preside. E gli easter egg obbligati, l\u2019adozione del chihuahua Bruiser abbandonato dai vicini di casa perch\u00e9 \u201ci colori della terra non stavano pi\u00f9 bene con il loro nuovo arredamento\u201d, una battuta buttata l\u00ec su \u201chai mai pensato di fare l\u2019avvocato\u201d, oscillano tra il delizioso e l\u2019imbarazzante, ma va detto: capitalizzare sull\u2019affetto per La rivincita delle bionde \u00e8 l\u2019unica ragione per cui questa serie esiste.<\/p>\n<p>Alla fine rimane Elle, puntino rosa shocking nell\u2019oscurit\u00e0 atmosferica e un po\u2019 fittizia di Seattle, un personaggio che, esattamente come lo show che la contiene, sembra bloccato a met\u00e0 tra quello che pensava di dover essere e quello che potrebbe davvero diventare. Che poi, a pensarci, \u00e8 la storia di ogni sedicenne trapiantata in una citt\u00e0 che non la capisce. Solo che questa, almeno, sa gi\u00e0 come andr\u00e0 a finire: Harvard, un\u2019aula di tribunale, e un bend and snap che la storia del cinema non ha pi\u00f9 smesso di citare. \u201cWhat, like it\u2019s hard?\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"C\u2019era bisogno di una teen comedy su Elle Woods adolescente? 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