{"id":572359,"date":"2026-07-06T15:14:16","date_gmt":"2026-07-06T15:14:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/572359\/"},"modified":"2026-07-06T15:14:16","modified_gmt":"2026-07-06T15:14:16","slug":"licenziamenti-tagli-agli-stipendi-dimissioni-a-sorpresa-le-24-ore-che-hanno-cambiato-lauto-tedesca","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/572359\/","title":{"rendered":"Licenziamenti, tagli agli stipendi, dimissioni a sorpresa: le 24 ore che hanno cambiato l\u2019auto tedesca"},"content":{"rendered":"<p>    di<br \/>\n    Francesco Bertolino<\/p>\n<p class=\"summary-art is-line-h-12 is-mr-t-20\">Volkswagen, Bmw e Mercedes hanno perso 2,6 milioni di vendite nel giro di cinque anni e ora preparano piani drastici di riduzione dei costi che colpiscono dipendenti e fabbriche. Ma i sindacati fanno muro<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Venerd\u00ec 26 giugno potrebbe passare alla storia come il giorno che ha cambiato l\u2019industria dell\u2019auto tedesca.<\/b> La mattinata si \u00e8 aperta con le azioni Bmw ai minimi da cinque anni dopo l\u2019inatteso taglio delle stime di profitto per l\u2019anno. Poco dopo sono arrivate <b>le indiscrezioni sul prossimo, drastico, ridimensionamento di Volkswagen: oltre 100 mila posti di lavoro in meno,<\/b> quattro fabbriche da chiudere in Germania, scorporo del marchio VW, ipotesi di valorizzazione dei \u00abgioielli\u00bb italiani Ducati e Lamborghini. \u00c8 proseguita con<b> la lettera del ceo di Mercedes, Ola Kallenius, a circa 90 mila dipendenti: rinvio del pagamento del bonus straordinario all\u2019anno prossimo e aumento della settimana lavorativa da 35 a 40 ore a parit\u00e0 di salario.<\/b> Si \u00e8 conclusa con l\u2019annuncio delle <b>dimissioni a sorpresa dell\u2019amministratore delegato di Bosch, Stefan Hartung,<\/b> autore di un piano di taglio costi che ha portato a circa 18.500 uscite anticipate.<\/p>\n<p>    Le vendite sparite<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Nel giro di poche ore si \u00e8 materializzata una crisi che covava da anni. <b>Nel 2019 Volkswagen, Mercedes e Bmw vendevano 6,9 milioni di veicoli in Europa e 5,6 milioni in Cina; nel 2025 il totale \u00e8 sceso, rispettivamente, a 6 milioni e 3,9 milioni. <\/b>Negli Stati Uniti le consegne sono rimaste sostanzialmente stabili sul milione, ma ora sono minacciate dai dazi di  Trump. <b>Oggi, cos\u00ec, mancano all\u2019appello 2,6 milioni di vendite, l\u2019equivalente di una decina di fabbriche di medie dimensioni<\/b>. E le prospettive di mercato per i prossimi anni sono fosche.    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p>    La disaffezione<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Complice la stagnazione delle immatricolazioni in Europa, i protezionismi cinesi e americani stanno mettendo in ginocchio l\u2019industria dell\u2019auto tedesca<\/b> che per decenni ha prosperato con l\u2019esportazione di auto made in Europe. A ci\u00f2 si aggiungono i ritardi accumulati nell\u2019elettrico e nel software, nonch\u00e9 la svolta culturale della clientela pi\u00f9 giovane.<b> In  un sondaggio  di  Alixpartners, il 36% dei  consumatori tedeschi fra i 18 e i 34 anni dice di non volere acquistare un\u2019auto prodotta in Germania.<\/b> Un dato choccante per un\u2019industria che per anni \u00e8 stata il fiore all\u2019occhiello  del Paese.<\/p>\n<p>    La produzione<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00abSinora i costruttori hanno cercato di proteggere gli impianti in Germania\u00bb, spiega Dario Duse, responsabile europeo per l\u2019automotive di Alix Partners. <b>Fra il 2019 e il 2025, cos\u00ec, la produzione d\u2019auto in Germania \u00e8 scesa da 4,9 a 4,2 milioni di unit\u00e0<\/b>: un calo significativo in valore assoluto (700 mila unit\u00e0), ma inferiore in termini relativi al crollo registrato, per esempio, in Italia e in Francia.    \u00abAdesso, per\u00f2, i nodi vengono al pettine con la continua stagnazione dei volumi, barriere doganali verso gli Usa e la Cina servita da <b>produttori cinesi, che erodono anche rapidamente quote in Europa: in pochi anni sono arrivati al 10% e riteniamo saliranno al 16% entro il 2030\u00bb<\/b>, prosegue Duse. \u00abAlcune case tedesche si stanno muovendo con ritardo per scelte o tentativi di recupero che non hanno dato i frutti sperati e devono ora affrontare con pi\u00f9 incisivit\u00e0 la situazione. <b>Non sono le sole, per\u00f2, che dovranno passare da un reset netto\u00bb.<\/b><\/p>\n<p>    Il tab\u00f9 fabbriche<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Mediamente, infatti, le fabbriche europee di auto stanno lavorando a circa il 55% delle loro possibilit\u00e0;<\/b> in Germania, tuttavia, ci sono diversi stabilimenti sfruttati per meno di un terzo. <b>Da qui la volont\u00e0 di Volkswagen di chiudere pi\u00f9 impianti nel Paese. Si infrangerebbe cos\u00ec un tab\u00f9 che durava dalla fondazione della casa nel 1937.<\/b><\/p>\n<p>    Gli allarmi<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>L\u2019annuncio di Volkswagen ha causato sconcerto in Germania e il timore che possa fare scuola,<\/b> sconvolgendo un\u2019intera filiera che, oltre a Bosch, include anche molte aziende della componentistica italiane. Fra gli addetti ai lavori \u00e8 infatti diffusa la convinzione che anche gli altri due giganti dell\u2019auto tedeschi si apprestino a varare drastici piani di tagli costi, solo in parte anticipati dalla lettera del ceo di Mercedes ai dipendenti e della revisione al ribasso degli utili di Bmw. D\u2019altronde, <b>i tre costruttori non hanno certo lesinato sugli allarmi, forse per preparare il terreno al confronto sindacale.<\/b> Per il ceo di Volkswagen, Oliver Blume, la strategia di produrre in Germania per vendere nel mondo \u00abnon funziona pi\u00f9\u00bb. Per Mercedes urge \u00abtagliare i costi per restare competitivi nei prezzi\u00bb e \u00abla situazione in Germania \u00e8 critica\u00bb. Il nuovo numero uno di Bmw, Milan Nedeljkovic, ha anticipato che il gruppo \u00e8 a caccia di risparmi in tutte le strutture e i processi produttivi.<\/p>\n<p>    Il nein dei sindacati<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Si preannuncia cos\u00ec un autunno caldo per le relazioni industriali in Germania<\/b>, con impatti imprevedibili sugli equilibri politici. I sindacati sono sul piede di guerra. D\u2019altronde, mentre parlano di crisi e preparano tagli draconiani,<b> le tre case hanno distribuito ai loro azionisti circa 13 miliardi nel 2025 fra dividendi e buyback. E pagato quasi 27 milioni di compensi ai loro ceo. <\/b>Le organizzazioni dei lavoratori sono perci\u00f2 pronte a opporsi strenuamente ai progetti dei tre manager dell\u2019auto tedesca, con cui si preannuncia un braccio di ferro.<\/p>\n<p>    Qui Volkswagen<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Il primo e principale banco di prova sar\u00e0 la gestione della crisi Volkswagen, il maggior datore di lavoro in Germania<\/b> e il simbolo dell\u2019industria teutonica. Gioved\u00ec 9 luglio il ceo Blume illustrer\u00e0 la sua nuova strategia per una Volkswagen \u00abpi\u00f9 piccola\u00bb al consiglio di sorveglianza del gruppo, dove i rappresentanti dei dipendenti hanno dieci seggi su 20.  <b>In base alla cosiddetta \u00abLegge Volkswagen\u00bb, una previsione statutaria risalente al 1960, \u00e8 necessaria una maggioranza dei due terzi del consiglio per approvare la chiusura di una fabbrica del gruppo<\/b> (diverso discorso per le controllate). Improbabile che possa esser raggiunta nella prossima riunione.<\/p>\n<p>    Il braccio di ferro<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Secondo i media locali, per\u00f2, Blume \u00e8 deciso ad andare sino in fondo.  <b>Se il consiglio dovesse bocciare il suo piano, il manager sarebbe pronto a convocare un\u2019assemblea straordinaria per farlo approvare direttamente dai soci<\/b>. Scontato il via libera della famiglia Porsch-Piech e probabilmente del Qatar, azionisti con diritti di voto rispettivamente pari al 53,3 e al 17% e con ogni probabilit\u00e0 pronti a sostenere i progetti del management.  <b>Da capire quale sarebbe invece l\u2019orientamento del Land della Bassa Sassonia, socio al 20% e dotato di una sorta di potere di veto <\/b>sulle decisioni di rilevanza strategica. A essere in discussione la prossima settimana nel grattacielo di Wolfsburg, insomma, non sar\u00e0 solo n\u00e9 tanto il piano industriale al 2030 di Volkswagen. Quanto <b>lo stesso modello di cogestione delle aziende tedesche fra azionisti e lavoratori, che per decenni ha garantito la pace sociale.<\/b><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/app-economia\/?intcmp=DL-app_nd_011024_corriere_ss_conomia\" target=\"_blank\" class=\"bck-app-banner\" rel=\"nofollow noopener\"><img decoding=\"async\" class=\"bck-app-img\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/1756449670_863_app.png\"\/><\/p>\n<p>Nuova app <strong>L&#8217;Economia<\/strong>. News, approfondimenti e l&#8217;assistente virtuale al tuo servizio.<\/p>\n<p>SCARICA L&#8217; APP<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/eco.png\"\/><\/a><\/p>\n<p>Iscriviti alle <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/newsletter\/?theme=4\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">newsletter de L&#8217;Economia<\/a>. 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