{"id":57501,"date":"2025-08-20T04:45:13","date_gmt":"2025-08-20T04:45:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/57501\/"},"modified":"2025-08-20T04:45:13","modified_gmt":"2025-08-20T04:45:13","slug":"ai-parioli-con-goliarda-sapienza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/57501\/","title":{"rendered":"Ai Parioli con Goliarda Sapienza"},"content":{"rendered":"<p>Gita estiva sui luoghi e le architetture di &#8220;Fuori&#8221; insieme al regista Mario Martone (in Smart)\u00a0<\/p>\n<p>&#8220;Fuori\u201d, l\u2019ultimo film di Mario Martone, \u00e8 la storia di Goliarda Sapienza, interpretata da Valeria Golino, delle sue scorribande dentro e fuori il carcere di Rebibbia, ma \u00e8 anche una grande ricognizione della Roma estiva \u201cche si dilata, che diventa un\u2019altra citt\u00e0\u201d, dice il regista al Foglio. Lo incontro all\u2019arena di Piazza Vittorio, in questa strana estate romana \u00a0piena di gente in citt\u00e0 (la citt\u00e0 che diventa uno stabilimento balneare) e dunque solo posti in piedi per la proiezione del suo bel film.\u00a0<\/p>\n<p>Anche Martone abita qui, ma du c\u00f4t\u00e9 del Colle Oppio, \u201cquelli che un altro amato residente, Goffredo Fofi, chiamava \u2018i Parioli dell\u2019Esquilino\u2019. E prima ancora a Monti. La mia prima casa me la dettero in affitto solo per un anno. Non aveva riscaldamenti ma era stupenda. Passavano Paolo Virz\u00ec appena arrivato da Livorno, Iaia Forte, la mia fidanzata di allora Anna Bonaiuto. Quando me ne dovetti andare ero talmente disperato che mi attaccai a una bottiglia di whisky, mi ubriacai cos\u00ec tanto il giorno dello sfratto che i traslocatori mi passavano davanti, guardandomi e scuotendo la testa, tipo \u2018anvedi questo\u2019. Una parentesi fuori citt\u00e0, a Campagnano di Roma, poi di nuovo in centro\u201d. Reincontro Martone il giorno dopo, e mi parla appunto dei Parioli, che compaiono molto nel film, e mi dice: ma perch\u00e9 non li andiamo a vedere, scusi? Partiamo dunque per un imprevisto viaggio tra palazzine e strade l\u00ec deserte, solo qualche badante solitaria tra gli oleandri, di una citt\u00e0 che d\u2019estate cambia faccia.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>La Roma che sta in \u201cFuori\u201d \u00e8 una Roma quasi filologica, \u201cnon abbiamo cambiato quasi niente, del resto cerco sempre di non modificare i luoghi, se possibile. Perch\u00e9 basta guardare meglio e si trovano posti impensati\u201d, dice il regista. Come una stazione Termini che tutti pensano ricostruita in digitale, invece vera, verissima, con degli arredi in legno originali, ed \u00e8 \u201cuna parte dell\u2019edificio che d\u00e0 su via Marsala\u201d dice Martone, coadiuvato nel film dallo scenografo Carmine Guarino. Passiamo davanti alle ricostruzioni giubilari, coi banchi dei bouquiniste di piazza dei Cinquecento rifatti. La stazione immaginaria ma vera si vede anche nel bar-caffetteria Dagnino, storico bar surreale dalle parti di piazza della Repubblica, dove pare che il tempo si sia fermato, in una galleria che potresti essere a Torino o a Napoli ma non certo a Roma. L\u00ec, Golino e Matilda De Angelis, che interpreta la sua amica Roberta, fanno una litigata che si conclude con un bacio. Fendiamo il traffico slabbrato di Ferragosto con la Smart di Martone \u2013 ma non avrei mai pensato che lei Martone avesse una Smart. \u201cE come si fa senza?\u201d.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Diamo la caccia alle palazzine e ai villini che cominciano a spuntare da via Piemonte e dal Pinciano, raggiungiamo via Aldrovandi. Al leggendario omonimo residence, dove visse gli ultimi anni Dino Risi, \u201cabbiamo abitato durante le riprese, perch\u00e9 in casa nostra c\u2019erano lavori in corso. E dal tetto del residence c\u2019\u00e8 anche una lunga panoramica all\u2019alba sulle protagoniste che girano con una macchina rubata. Non facile, alla ricerca del momento perfetto, alle quattro e mezza del mattino\u201d. Dino Risi porta naturalmente al \u201cSorpasso\u201d, il pi\u00f9 grande film che sia stato fatto sulla Roma estiva, \u201ce anche \u2018Fuori\u2019 vuole essere un piccolo road movie sulla Roma del 1980\u201d. Girato l\u2019estate scorsa, perch\u00e9 \u201ca girare d\u2019estate c\u2019\u00e8 questa rarefazione\u201d, dice Martone, e \u201cgirare\u201d sembra valere sia per un film che per una gita come quella che stiamo facendo adesso. Giriamo ancora, dunque, per i Parioli, \u201cun quartiere che non conoscevo per niente prima del film\u201d, eppure ne realizza quasi un monumento e pellegrinaggio, c\u2019\u00e8 pure il \u201cbuco di San Filippo\u201d, cio\u00e8 il pertugio segreto che porta dentro Villa Ada, rito misterico del pi\u00f9 puro pariolismo.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Passiamo davanti a qualche abitante dall\u2019aria sospettosa e non cin\u00e9phile, chi saranno mai questi due tizi in Smart che si sbracciano indicando palazzine e villini? Gli mostro quella che secondo me \u00e8 la palazzina pi\u00f9 bella di Roma, sede dell\u2019ambasciata di Monaco presso la Santa Sede, opera di Ugo Luccichenti. \u201cE\u2019 vero, guardi le finestre, \u00e8 una questione di ritmo, di musica, nell\u2019alternarsi degli infissi\u201d. Passiamo davanti al Cannocchiale, villino costruito nel \u201936 da Giovan Battista Bianchini in via Barnaba Oriani 103, con la caratteristica facciata a due cilindri, che compare come una fortezza nella fotografia polverosa-vintage del film (per chi disponesse di un milione e seicentomila euro c\u2019\u00e8 l\u00ec in vendita un bellissimo appartamento). E poi ci fermiamo a piazza Euclide, dove si svolgono molte scene. Nella fermata del treno metropolitano Roma-Viterbo, \u201canche l\u00ec, ci hanno chiesto come abbiamo ricostruito, ma non abbiamo ricostruito nulla\u201d, e infatti, posteggiata la Smart in doppia fila, scendiamo nella stazioncina (curiosa, perch\u00e9 forse l\u2019unica a Roma non monumentale-moderna ma nascosta in un palazzo, tipo quella della linea verde Lanza a Milano). E l\u00ec, cartelli puri anni Sessanta, ma bisogna far presto, perch\u00e9 c\u2019\u00e8 un cantiere del Giubileo e stanno per scassare, cio\u00e8 rimodernare, tutto. Perch\u00e9 fino a qualche tempo fa soprattutto le metropolitane a Roma erano una pacchia per chi voleva girare un \u201cperiod\u201d, un film in costume, non essendo mai state cambiate da cinquant\u2019anni, probabilmente neanche fatta la manutenzione, anche con macchie originali d\u2019umidit\u00e0. Sotto un portico, accanto al cantiere, sono stati, questi s\u00ec, ricostruiti, i due bar, l\u2019Euclide (\u201cche esiste veramente, ma quando dovevamo girare noi era chiuso\u201d); e quello della metropolitana dove Valeria-Goliarda d\u00e0 appuntamento all\u2019amica Matilda-Roberta.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Talvolta indicando la chiesa davanti, \u201cva che brutta\u201d. La chiesa del Sacro Cuore Immacolato di Maria l\u00ec, senza cupola, \u00e8 uno dei tanti incompiuti di Armando Brasini, l\u2019Albert Speer italiano, l\u2019architetto barocchetto che voleva essere il preferito del Duce ma non ci riusc\u00ec mai (la chiesa non si fin\u00ec perch\u00e9 erano finiti invece i soldi, e la madre superiora si suicid\u00f2). Di Brasini anche il ponte Flaminio che compare nel film. Martone, lei ha sempre avuto la passione per l\u2019architettura? \u201cSempre, anche se non l\u2019ho mai davvero studiata. Ma il cinema \u00e8 stato un modo per farlo. Gi\u00e0 dai miei primi film e lavori teatrali e lirici lo spazio \u00e8 stato fondamentale. \u2018Morte di un matematico napoletano\u2019, il mio primo lungometraggio, era anche quella una ricognizione estiva di una citt\u00e0, per\u00f2 Napoli\u201d. Martone accosta la macchina, fa foto, ci fermiamo a guardare palazzine di Bauhaus marinaro, che sembrano Tel Aviv. E scale. \u201cCi sono molte scale ai Parioli\u201d.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Raggiungiamo finalmente la casa dove viveva davvero Goliarda Sapienza, in via Denza, sopra un concessionario di macchine. \u201cArredata da lei, piccola, piena di libri, e con una balconata che si slancia sui pini di Villa Glori\u201d, dice Martone. \u201cVolevo girare qui perch\u00e9 questa casa era molto importante per lei. La prima volta che si vede, all\u2019inizio del film, quando \u00a0prende il caff\u00e8 e guarda la pineta davanti, c\u2019\u00e8 il rumore del mare, come nel suo romanzo. Questa pineta per lei era come il mare\u201d. Entriamo nel palazzo-nave anni Cinquanta, con l\u2019androne di mattoni bicolori. Progetto di un altro Luccichenti, Amedeo, 1957. C\u2019\u00e8 il portiere: \u201cCome state dott\u00f2?\u201d, ma il marito di Goliarda, l\u2019attore Angelo Pellegrino, \u00e8 via, e noi visitatori agostani ce ne andiamo. La casa si vede anche in \u201cLettera aperta a un giornale della sera\u201d, il film di Citto Maselli che qui stava con Goliarda, ricorda Martone. Sempre a questa casa ha dedicato il suo spettacolo teatrale \u201cIl filo di mezzogiorno\u201d basato sull\u2019omonimo libro della Sapienza e adattato da Ippolita Di Majo, che \u00e8 anche sceneggiatrice di \u201cFuori\u201d e moglie del regista. \u201cIl titolo si riferisce alle sedute di psicanalisi che Goliarda riceveva, ogni giorno, a domicilio\u201d. Grande privilegio, \u00a0in un quartiere tra l\u2019altro di studi di strizzacervelli. \u00a0\u201cLa terapia and\u00f2 in modo rocambolesco, alla maniera di Goliarda\u201d.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u201cNello spettacolo teatrale la casa non era fissa, si muoveva, per rappresentare la scrittura di Goliarda, che \u00e8 magmatica, procede per spostamenti anche bruschi\u201d, dice Martone. Nel film si muove anche un altro ambiente non pariolino, la profumeria di Elodie-Barbara, compagna di carcere di Goliarda, che apre un negozio in via dell\u2019Acqua Bullicante, simmetrico geografico e antropologico dei Parioli. Anche in periferia \u00a0siete stati filologici? \u201cBe\u2019, nel libro sono indicati una via e un civico, mi \u00e8 sembrato logico cominciare da l\u00ec per gli esterni. Poi per\u00f2 il civico non esisteva, e allora abbiamo guardato l\u00ec vicino. Gli interni invece li abbiamo girati in studio, e anche quelli si muovono\u201d. Anche noi per\u00f2 adesso ci dobbiamo muovere, \u00e8 ora di tornare; passiamo davanti al tristo teatro dell\u2019Opera piacentiniano: che differenza c\u2019\u00e8 tra cinema e teatro per quanto riguarda l\u2019architettura? \u201cE\u2019 un po\u2019 lo stesso. Io sono attratto dalle geometrie, e dai dettagli. Parto sempre dallo spazio. A volte firmo anche le scenografie, altre no. Per\u00f2 l\u2019idea dello spazio devo averla io, altrimenti la regia no, non riesco proprio a farla\u201d. Intanto con la Smart continuiamo la navigazione nella Roma estiva, tra i \u00a0bagnanti-abitanti rimasti. \u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<ul class=\"about-author\">\n<li>\n<p>            <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/img-prod.ilfoglio.it\/2020\/10\/07\/130527737-4fe64819-d5bc-4910-8916-6a61e2a66e95.jpg\" class=\"lazy\" bad-src=\"\/assets\/2020\/images\/placeholder_verticale.jpg\"\/><\/p>\n<\/li>\n<li class=\"author-data\">\n\t\t<a href=\"https:\/\/www.ilfoglio.it\/autori\/michele-masneri\/\" class=\"name\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Michele Masneri<\/a><br \/>\n\t\t<a href=\"https:\/\/www.ilfoglio.it\/autori\/michele-masneri\/\" class=\"position\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">\n\t\t<\/li>\n<li>\n<p>Michele Masneri (1974) \u00e8 nato a Brescia e vive prevalentemente a Roma. Scrive di cultura, design e altro sul Foglio. I suoi ultimi libri sono \u201cSteve Jobs non abita pi\u00f9 qui\u201d, una raccolta di reportage dalla Silicon Valley e dalla California nell\u2019\u00e8ra Trump (Adelphi, 2020) e il saggio-biografia \u201cStile Alberto\u201d, attorno alla figura di Alberto Arbasino, per Quodlibet (2021).<\/p>\n<\/li>\n<\/ul>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Gita estiva sui luoghi e le architetture di &#8220;Fuori&#8221; insieme al regista Mario Martone (in Smart)\u00a0 &#8220;Fuori\u201d, l\u2019ultimo&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":57502,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1442],"tags":[203,454,204,1537,90,89,1521],"class_list":{"0":"post-57501","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-film","8":"tag-entertainment","9":"tag-film","10":"tag-intrattenimento","11":"tag-it","12":"tag-italia","13":"tag-italy","14":"tag-movies"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/57501","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=57501"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/57501\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/57502"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=57501"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=57501"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=57501"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}