{"id":57832,"date":"2025-08-20T08:45:23","date_gmt":"2025-08-20T08:45:23","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/57832\/"},"modified":"2025-08-20T08:45:23","modified_gmt":"2025-08-20T08:45:23","slug":"il-fotografo-e-la-rivoluzione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/57832\/","title":{"rendered":"Il fotografo e la rivoluzione"},"content":{"rendered":"<p>Un altro libro sul Settantasette? Se ne sentiva il bisogno? Diciamo subito di s\u00ec, perch\u00e9 l\u2019autore \u00e8 Tano D\u2019Amico, uno dei maestri della fotografia italiana, le cui opere sono esempio di potenza etica e forza poetica. Si intitola I nostri anni (Settanta\/Milieu, pp. 120, euro 14,90) e non \u00e8 un libro di fotografie. Ci sono, nelle ultime pagine, alcune delle storiche foto di Tano che raccontano l\u2019anno che di fatto chiuse il Novecento, ma questo libro \u00e8 fatto di testi. O meglio \u00e8 una sequenza di testi che si richiamano a vicenda, che incedono a spirale, e che a loro volta evocano e precipitano in immagini.<\/p>\n<p><strong>TANO HA UN\u2019IDEA<\/strong> molto radicale del rapporto tra parola scritta e immagini: queste ultime vengono sempre prima, esprimono una forma di libert\u00e0 e sentimento che il testo, dice lui, pu\u00f2 soltanto accompagnare. Ecco perch\u00e9 questo libro di immagini raccontate e di parole che disegnano avventure, non \u00e8 (soltanto) un libro sul Settantasette: \u00e8 un trattato sul rapporto tra comunicazione e rivoluzione, sullo scontro delle immagini col potere. Quando gli proponiamo di parlarne, pone la condizione che gli \u00e8 solita: il contesto sia conviviale. \u00abDobbiamo mangiare insieme\u00bb. Dunque, ci ritroviamo tra le mura amiche del Rouge, osteria di San Lorenzo: il locandiere Danilo ogni giorno mette sul bancone il men\u00f9 e una copia del manifesto.<\/p>\n<p><strong>PRIMO PARADOSSO<\/strong>: le foto di Tano sul Settantasette sono famose, documenti imprescindibili per raccontare quell\u2019anno. Eppure, pochissime uscirono sui giornali in diretta, durante quei giorni. Questa contraddizione contiene la prima lezione: \u00abNelle immagini cercate dai giornali \u2013 racconta Tano \u2013 i giovani dovevano sembrare una strana specie di scimmie assetate di violenza e di sangue, le donne che scendevano in strada dovevano essere di una bellezza esposta e consumabile\u00bb. I movimenti delle donne sono imprescindibili per cogliere questo scarto tra rappresentazione e realt\u00e0, tra potere e vita: \u00abLa bellezza femminile fu splendida e luminosa quell\u2019anno \u2013 prosegue \u2013 Una bellezza nuova che non voleva compiacere nessuno. Cambi\u00f2 il sorriso, lo sguardo, il gioco. Anche il pianto e il lutto, che vennero presto\u00bb. Il riferimento \u00e8 alla terribile giornata del 12 maggio, quando venne uccisa Giorgiana Masi. Tano scatta la celebre immagine del poliziotto travestito da manifestante con pistola. Nel libro racconta di come venne a sapere cosa accadde: un agente lo rintracci\u00f2 per raccontargli il retroscena. E traccia un suggestivo parallelismo tra la sua vicenda e le sorti di Francesco Cossiga, ministro dell\u2019interno nell\u2019anno fatidico poi destinato alla pi\u00f9 alta carica ma per sempre malinconicamente segnato dalla scia di morte seminata in quegli anni. Il fotografo (nel racconto si definisce cos\u00ec, non per enfatizzare il suo ruolo ma per sottolineare il senso generale; in questo libro non esistono, o quasi, nomi propri n\u00e9 riferimenti temporali) quel giorno rese immortali anche le scene strazianti del dolore delle compagne di Giorgiana: \u00abLe donne non urlarono, aprirono la bocca ma le grida non uscivano. Due ragazze con la maschera della tragedia, la bocca spalancata, senza suono, senza voce, senza grida andarono verso il fotografo\u00bb.<\/p>\n<p><strong>IL POTERE<\/strong>, si sa, non agisce solo per sottrazione: esiste anche la pi\u00f9 subdola azione manipolatrice della produzione in serie di immagini innocue. In quei mesi, dice Tano, fiumi di denaro si riversarono sulla stampa per produrre inserti, supplementi e riviste: era una superfetazione di segni che serviva anche a nascondere e pervertire. \u00abNei giornali si incoraggiava la presenza e la collaborazione di fotografi senza cultura, senza reale curiosit\u00e0, senza scrupoli, senza alcun interesse che non fosse il danaro e il loro ego gonfio di niente \u2013 sostiene \u2013 Dovevano contrastare le poche immagini di movimento che riuscivano a farsi vedere e si abbarbicavano subito al cuore dei lettori, degli spettatori\u00bb.<\/p>\n<p><strong>L\u2019ESEMPIO<\/strong> pi\u00f9 clamoroso di questa vera e propria restaurazione fotografica avviene a soli tre giorni dall\u2019assassinio di Giorgiana Masi. I fatti sono tristemente noti. A Milano, in via De Amicis, un gruppetto si stacca dal corteo del movimento per puntare le pistole ai cordoni di polizia. Qualcuno scatta la foto iconica dell\u2019uomo in passamontagna che spara, subito adottata come simbolo del decennio. \u00abQuei ragazzi, tutti, sparatori e fotografi, finirono per essere il tragico esempio, i precursori, della futura \u2018Milano da bere\u2019\u00bb, rammenta Tano. Che disegna un altro parallelismo, tra chi ha scelto di far scattare il grilletto e chi ha scattato quelle foto. Da una parte, \u00abi giovani sparatori tentarono, con incoscienza, di risolvere una situazione che voleva metterli con le spalle al muro. In una mattinata, con qualche colpo di pistola e di canne mozze\u00bb. Dall\u2019altra, \u00abai fotografi non sembrava nemmeno vero che con cos\u00ec poca fatica fosse servita l\u2019opportunit\u00e0 di cogliere e commercializzare qualcosa che sarebbe costato molto ad altri. Costato molto ad altri e pagato a loro. Si trattava della vita e della morte altrui\u00bb.<\/p>\n<p><strong>QUESTA \u00c8 ANCHE UNA<\/strong> storia d\u2019amore: \u00abIl fotografo non avrebbe potuto fare il lavoro che ha fatto, non avrebbe potuto dare vita alle immagini che sono uscite dai suoi occhi e dalle sue mani, se non fosse stato amato dai suoi compagni e dalle sue compagne. Se non avesse amato in modo assoluto i suoi compagni e le sue compagne. Fu come se lo aspettassero e, per lui, come se li avesse sempre cercati\u00bb. In una delle scene pi\u00f9 commoventi, racconta di quando nel girovagare solitario, macchina fotografica alla mano, per le strade di una citt\u00e0 abbandonata dai giornalisti e lasciata in preda alle truppe che si occupano di sbaraccare i sogni, finisce in mezzo a un branco di uomini in divisa. Lo salva un dirigente, che gli fa scudo col suo corpo ma gli urla che \u00abla guerra \u00e8 finita\u00bb, dunque \u00e8 tempo che anche lui torni a casa, come gi\u00e0 avevano fatto in tanti. Il fotografo non \u00e8 d\u2019accordo. \u00abPer chi non si arrende la guerra continua \u2013 afferma \u2013 Per la giustizia, per la verit\u00e0, per la dignit\u00e0. Contro la tortura, l\u2019assassinio, contro le stragi, contro la morte\u00bb. Attendiamo un secondo volume con le foto calabresi complice Marcello Walter Bruno, le avventure palestinesi, le divagazioni cinematografiche, le foto per il manifesto sulla terrazza assolata di Officina 99 a Napoli per il primo convegno nazionale dei centri sociali, i movimenti globali.<\/p>\n<p><strong>MENTRE ARRIVA<\/strong> l\u2019ammazzacaff\u00e8, Tano la chiude con un aneddoto. Si era a una delle udienze del processo 7 aprile, nell\u2019aula bunker di Roma. Il circo mediatico si era gi\u00e0 diradato, nelle gabbie restavano centinaia di compagne e compagni e tra il pubblico resistevano solerti Rossana Rossanda con Carla Mosca, e il fotografo che provava in tutti i modi a rifornire i carcerati di caff\u00e8 e quotidiani da leggere. Si fece avanti un colonnello dei carabinieri. Tano ebbe un momento di debolezza, si sollev\u00f2 quasi a volersi costituire: visto il clima da inquisizione, si vide anche lui seppellito in galera da faldoni di accuse terribili e deliranti. Il graduato gli disse: \u00abIl giudice vorrebbe vederla\u00bb. Era Severino Santiapichi, presiedente della corte. Lo accolse e gli disse: \u00abSenta, domani vengono a trovarmi i miei tre figli. Non \u00e8 che scatterebbe loro delle foto belle come ha fatto per quelli l\u00ec imprigionati?\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Un altro libro sul Settantasette? Se ne sentiva il bisogno? Diciamo subito di s\u00ec, perch\u00e9 l\u2019autore \u00e8 Tano&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":57833,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1445],"tags":[1608,203,204,1537,90,89,1609],"class_list":{"0":"post-57832","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-libri","8":"tag-books","9":"tag-entertainment","10":"tag-intrattenimento","11":"tag-it","12":"tag-italia","13":"tag-italy","14":"tag-libri"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/57832","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=57832"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/57832\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/57833"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=57832"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=57832"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=57832"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}