{"id":578711,"date":"2026-07-10T16:02:15","date_gmt":"2026-07-10T16:02:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/578711\/"},"modified":"2026-07-10T16:02:15","modified_gmt":"2026-07-10T16:02:15","slug":"ma-chi-vuole-davvero-che-si-torni-alla-guerra-in-iran","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/578711\/","title":{"rendered":"Ma chi vuole (davvero) che si torni alla guerra in Iran?"},"content":{"rendered":"<p>    di<br \/>\n    Greta Privitera<\/p>\n<p class=\"summary-art is-line-h-12\">Non la vogliono gli iraniani e le iraniane, nemmeno gli americani. Non la vogliono i negoziatori.  A spingere davvero verso lo scontro sono altre mani, altri calcoli<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Le iraniane e gli iraniani l<b>a <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/esteri\/diretta-live\/26_luglio_10\/iran-usa-news-diretta.shtml\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">guerra <\/a>non la vogliono<\/b>. Nemmeno la maggioranza degli americani la vuole. Non i negoziatori, non i Paesi del Golfo. A spingere davvero verso lo scontro sono altre mani, altri calcoli.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Il<b> pi\u00f9 grande sostenitore, oggi, \u00e8 Benjamin Netanyahu.<\/b> In questo secondo round con Teheran, il premier israeliano e i falchi che lo circondano avevano un obiettivo chiaro, diverso da quello di Donald Trump: fi<b>nire il regime degli ayatollah<\/b>. Per mesi hanno provato a convincere la Casa Bianca che i raid mirati avrebbero aperto crepe irreparabili nella Repubblica islamica, che qualche attacco ben assestato avrebbe innescato la rivolta giusta nel momento giusto. <b>Hanno pensato &#8211; con una certa ingenuit\u00e0 &#8211; che le bombe potessero sostituire la politica.<\/b><br \/>\u00c8 successo il contrario. La campagna militare ha irrigidito il sistema, non l\u2019ha incrinato. I missili iraniani sono ancora l\u00ec, il programma nucleare anche, e in pi\u00f9 Teheran si \u00e8 ritrovata in mano una leva nuova e formidabile: Hormuz. Chiudere o minacciare di chiudere lo Stretto, alzare il prezzo del petrolio, tenere il commercio mondiale per la gola. Un regalo insperato a un regime che vive di assedio. Eppure, nella narrativa di Netanyahu, il \u00ablavoro\u00bb resta incompiuto.<br \/><b><br \/>Trump, che guerrafondaio lo \u00e8 stato volentieri, oggi non desidera davvero il ritorno a un conflitto aperto.<\/b> Ha visto &#8211; o qualcuno gli ha spiegato meglio &#8211; che la forza non ha piegato il sistema iraniano, anzi. Ogni missile ha reso pi\u00f9 forti i duri e pi\u00f9 diffidenti i moderati. E poi c\u2019\u00e8 la \u00absua\u00bb America, un elettorato, anche Maga, che non capisce perch\u00e9 si debba rischiare un altro pantano mediorientale, sondaggi che mostrano quanto quella politica estera sia impopolare, un midterm in arrivo che non perdona.    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Dall\u2019altra parte del tavolo, ci sono i negoziatori iraniani. Mohammad Bagher Ghalibaf, ex comandante dei pasdaran e oggi presidente del Parlamento, il presidente Masoud Pezeshkian e Abbas Araghchi, diplomatico di lungo corso e ministro degli Esteri, non sono pacifisti: sono uomini del sistema. Ma vedono con lucidit\u00e0 che tornare in guerra con gli Stati Uniti rischia di travolgerli. Sanno che la priorit\u00e0 \u00e8 salvare l&#8217;economia iraniana, a pezzi. Quindi, nonostante i toni, pensano alle sanzioni e al petrolio, pi\u00f9 che ai raid. <b><br \/>A volere la guerra, dentro l\u2019Iran, sono altri: i falchi. Una galassia di comandanti dei pasdaran, predicatori di piazza, ideologi che si sono sentiti traditi dal memorandum con Washington.<\/b> Spingono e strattonano Pezeshkian, lo insultano gridando \u00abmorte all\u2019appeasement\u00bb, lanciano pietre contro Araghchi. Per loro la tregua \u00e8 un tradimento. Nella loro lettura, gli Stati Uniti non vogliono la pace: vogliono tempo. Tempo per disarmare Hezbollah in Libano, per aggirare la \u00abautorit\u00e0\u00bb iraniana su Hormuz, per svuotare una a una tutte le leve di Teheran e poi riprendere a colpire da una posizione pi\u00f9 comoda. <br \/>Sono in minoranza, ma sono rumorosi.<\/p>\n<p>APPROFONDISCI CON IL PODCAST<\/p>\n<p class=\"is-last-update\" datetime=\"2026-07-10T16:08:12+02:00\">10 luglio 2026 ( modifica il 10 luglio 2026 | 16:08)<\/p>\n<p class=\"is-copyright\">\n            \u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA\n        <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"di Greta Privitera Non la vogliono gli iraniani e le iraniane, nemmeno gli americani. 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