{"id":580790,"date":"2026-07-12T03:08:57","date_gmt":"2026-07-12T03:08:57","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/580790\/"},"modified":"2026-07-12T03:08:57","modified_gmt":"2026-07-12T03:08:57","slug":"lincredibile-storia-dei-fratelli-luigi-e-alfonso-pantisano-italiani-ai-vertici-della-politica-tedesca-mamma-diceva-dobbiamo-sempre-dare-un-po-di-piu-qui-nessuno-ci-regala-nulla","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/580790\/","title":{"rendered":"L&#8217;incredibile storia dei fratelli Luigi e Alfonso Pantisano, italiani ai vertici della politica tedesca. \u00abMamma diceva: &#8220;Dobbiamo sempre dare un po\u2019 di pi\u00f9, qui nessuno ci regala nulla&#8221;\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>    di<br \/>\n    Elena Tebano<\/p>\n<p class=\"summary-art is-line-h-12\">Figli di immigrati italiani in Germania, Luigi e Alfondo Pantisano sono oggi ai vertici della politica tedesca: il primo \u00e8 co-leader della Linke; il secondo, della Spd, \u00e8 il referente di Berlino per le questioni Lgbtq+. Questa \u00e8 la loro storia: fatta di radici, futuro, fatica &#8211; e rabbia<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">(Questo articolo \u00e8 apparso sulla Rassegna, la newsletter che il Corriere riserva ai suoi abbonati. Per riceverla occorre iscriversi a Il Punto: lo si pu\u00f2 fare <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/newsletter\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">qui<\/a>)\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Ai vertici della politica tedesca ci sono due fratelli di origine italiana con una storia che oggi sembra incredibile, ma mostra quanto sia complessa e sfaccettata l&#8217;esperienza dei migranti. <b>Luigi Pantisano<\/b>, 46 anni, figlio di genitori calabresi, il 20 giugno \u00e8 diventato il primo italo-tedesco leader di un partito in Germania, la <b>Linke<\/b>. Suo fratello <b>Alfonso Pantisano<\/b>, 51, della <b>Spd<\/b>, \u00e8 invece <b>il referente di Berlino per le questioni lgbtq+<\/b>.    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Alla vigilia della sua nomina a<b> co-leader della Linke<\/b> &#8211;  il partito di sinistra radicale che oggi nei sondaggi \u00e8 dato al 12%, al pari della Spd, lo storico partito socialdemocratico tedesco -, Luigi Pantisano <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/esteri\/26_giugno_19\/luigi-pantisano-linke-germania-25343581-c9ee-49f4-9e0c-e55290c2dxlk.shtml?refresh_ce\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">ha detto a Mara Gergolet<\/a> che <b>il fatto di essere figlio di immigrati \u00e8 \u00aball\u2019origine\u00bb della sua scelta di fare politica<\/b>. \u00abSono cresciuto con tre fratelli nei pressi di Stoccarda. I nostri genitori sono venuti dalla Calabria. Mia madre ha frequentato la scuola fino alla seconda elementare, mio padre fino alla quinta: poi hanno dovuto lavorare. Dividevamo una stanza tra quattro fratelli. Non siamo mai stati poveri, perch\u00e9 i miei lavoravano sempre: mattina, pomeriggio, sera, weekend. <b>Ma le discriminazioni che ho visto da bambino, contro gli italiani e contro gli stranieri in generale, e contro le persone che lavorano duramente, non le dimentico<\/b>: sono all\u2019origine del mio impegno politico\u00bb ha spiegato nell&#8217;intervista al Corriere.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Lo ha ripetuto anche nel discorso che ha preceduto la sua nomina, al congresso della Linke, dove ha ricevuto il 53% dei voti dei delegati, contro l&#8217;86% ottenuto da <b>Ines Schwerdtner<\/b>, confermata alla copresidenza nello stesso giorno. \u00abSono figlio di &#8220;Gastarbeiter&#8221; di famiglia italiana\u00bb ha scandito Pantisano. Gastarbeiter, o \u00ablavoratori ospiti\u00bb, era il termine con cui venivano chiamati tra gli anni 60 e 80 gli immigrati, soprattutto quelli italiani, greci e turchi: <b>un modo per dire che dopo aver lavorato in Germania dovevano tornarsene \u00aba casa loro\u00bb<\/b>.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00abI miei genitori hanno lavorato duramente per permettere a me e ai miei fratelli un futuro migliore. Ho imparato da loro a combattere\u00bb ha detto Pantisano. \u00c8 un&#8217;eccezione nella sinistra europea e in generale occidentale, dominate da quella che un tempo si sarebbe definita la \u00abclasse borghese\u00bb: <b>un leader che viene dalla classe operaia <\/b>e dalle fasce pi\u00f9 povere della popolazione e che pu\u00f2 portare la sua esperienza personale nel rappresentare le loro istanze.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">E infatti al congresso della Linke ha spiegato che capisce bene come si sentono oggi <b>i migranti e i lavoratori impoveriti<\/b>, ricordando di aver provato in passato sulla propria pelle il sentimento di \u00abdisprezzo\u00bb di chi guardava persone come lui \u00abdall&#8217;alto in basso\u00bb. \u00abIl problema non sono quelli che arrivano in Europa su un gommone, ma il disprezzo di quelli che volano sulle nostre teste con i jet privati\u00bb, ha detto riferendosi al cancelliere <b>Friedrich Merz<\/b>, un ex avvocato d&#8217;affari milionario che ha il brevetto da pilota e un aereo privato.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Pantisano rappresenta anche un utile rovesciamento. Oggi in Italia non siamo pi\u00f9 abituati a parlare di immigrazione in questi termini, perch\u00e9 siamo diventati un Paese di destinazione dei migranti. <b>Ma per la maggior parte della nostra storia recente siamo stati emigranti<\/b>. Quanti di noi non hanno almeno un avo che \u00e8 andato all&#8217;estero a cercare fortuna? Per fare un esempio personale, il mio bisnonno paterno, che era campano, ha contribuito a costruire le ferrovie degli Stati Uniti. Il mio nonno materno, che era toscano, le strade dell&#8217;Argentina. Poi sono entrambi tornati in Italia.<b> I fratelli Pantisano sono immigrati di seconda generazione<\/b>, hanno ancora la cittadinanza italiana e hanno vissuto per dei periodi in Italia.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Il modo in cui Luigi parla dell&#8217;eredit\u00e0 ideale ricevuta dai genitori immigrati \u00e8 commovente<\/b>. Ma, come per tutti i migranti, <b>la storia dei Pantisano \u00e8 molto pi\u00f9 complessa dei clich\u00e9<\/b> in cui siamo abituati (e tentati) di rinchiuderla.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Per capirlo bisogna andare a guardare come <b>il fratello Alfonso<\/b> ha parlato della stessa famiglia e della stessa storia di immigrazione. \u00abDa quando ho memoria, avr\u00f2 avuto cinque o sei anni, la gente continuava a dire che ero troppo sensibile per essere un ragazzo. \u201cNon puoi dire nulla al ragazzo o inizia subito a piangere. Peggio di una ragazza!\u201d. Mi domando ancora oggi perch\u00e9 i miei genitori non mi abbiano protetto, perch\u00e9 non mi abbiano detto che andavo bene cos\u00ec com\u2019ero. Sebbene avessero lasciato il loro villaggio di pescatori nel 1966 e si fossero trasferiti a Stoccarda per lavoro, erano ancora intrappolati nella mentalit\u00e0 dei loro antenati. Erano influenzati dalla Chiesa ma non penso che abbiano mai letto la Bibbia, nonostante fossero stati per anni dei rilegatori e avessero spesso stampato Bibbie in tutte le lingue\u00bb aveva raccontato Alfonso, che \u00e8 <b>gay<\/b>, quando \u00e8 stato nominato referente berlinese per le questioni lgbtq+, in un&#8217;intervista a Pasquale Quaranta, <a href=\"https:\/\/www.lastampa.it\/esteri\/2023\/07\/11\/news\/alfonso_pantisano_commissario_queer_berlino-12935106\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">della Stampa<\/a>.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00abSe uno dei miei figli dovesse diventare frocio, mi butto sotto una macchina\u00bb gli aveva detto un giorno sua madre. \u00abVissi quelle parole un po\u2019 come un ricatto, un po\u2019 come una minaccia. Ero terrorizzato che potesse togliersi la vita per colpa mia\u00bb ha spiegato Alfonso Pantisano. Ma alla fine ha fatto comunque coming out. Ed \u00e8 stato allora che \u00e8 arrivato il peggio: \u00ab<b>Quando ho rivelato ai miei genitori di amare ragazzi, sono stato cacciato di casa<\/b>. Avevo 19 anni quando mi sono ritrovato senza un tetto sulla testa. Ho passato due settimane dormendo sul pavimento della stazione centrale di D\u00fcsseldorf. Tuttavia, anche senza un diploma, ho iniziato pian piano a ricostruire la mia vita\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Il suo racconto potrebbe essere quello di molti ragazzi o ragazze italiani di seconda generazione, costretti a confrontarsi con una cultura d&#8217;origine che ha meno spazi di libert\u00e0 rispetto a quella in cui sono cresciuti. Per fortuna la resilienza non gli mancava. Alfonso ha fatto il cameriere, poi il fotografo, il modello, il coreografo, il presentatore, infine ha iniziato a occuparsi di marketing e vendite, facendo carriera in azienda. Nel frattempo ha sempre fatto attivismo e alla fine \u00e8 entrato in politica, con la Spd. <b>Per ricominciare a parlare con i suoi genitori gli ci sono voluti 17 anni<\/b>. Questo non gli ha impedito di amarli, n\u00e9 di capirli.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">A dicembre Alfonso Pantisano ha raccontato la vicenda della sua famiglia in un bellissimo e doloroso articolo <a href=\"https:\/\/www.tagesspiegel.de\/gesellschaft\/das-leid-italienischer-gastarbeiter-kinder-meine-eltern-schickten-mich-ins-internat-um-in-deutschland-ans-fliessband-zu-gehen-15052560.html\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">sul quotidiano tedesco Tagesspiegel<\/a>. Ha spiegato che lui e i suoi fratelli sono cresciuti come \u00abestranei\u00bb, <b>perch\u00e9 la politica dei Gastarbeiter non prevedeva che i lavoratori immigrati avessero figli. Solo che lavorassero<\/b>. I genitori gli hanno parlato spesso dei cartelli sulle porte di birrerie e ristoranti negli anni 60, che vietavano l&#8217;ingresso \u00abai cani e agli italiani\u00bb. Eppure sono rimasti, perch\u00e9 comunque la Germania offriva possibilit\u00e0 che in Italia non avevano.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00abSempre un po\u2019 di pi\u00f9. Dobbiamo sempre dare un po\u2019 di pi\u00f9, Alfonso. Perch\u00e9 qui nessuno ci regala nulla\u00bb gli diceva sua madre, che aveva 19 anni quando \u00e8 nato suo fratello Cataldo, nel 1967. Ha dovuto mandarlo in Calabria quando aveva solo 7 mesi, e Cataldo ha passato i primi 12 anni della sua vita con la nonna. Poi altri cinque in collegio. \u00ab<b>Non perch\u00e9 non lo amassero, ma perch\u00e9 credevano di non avere scelta<\/b>. Qui si veniva per lavorare: allattare e cambiare i pannolini disturbava il regolare svolgimento del lavoro. Amare disturbava il regolare svolgimento del lavoro\u00bb. Solo Luigi, il pi\u00f9 piccolo, \u00e8 potuto crescere con i genitori. Alfonso e il secondogenito, Leonardo, hanno fatto su e gi\u00f9 con l&#8217;Italia.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Alfonso aveva 7 anni quando \u00e8 stato mandato in collegio a Trento, agli inizi degli anni 80<\/b>. \u00abPer i miei genitori il messaggio era chiaro: se qui i nostri figli vengono visti solo come un problema, dobbiamo &#8220;salvarli&#8221;. Il consolato italiano a Stoccarda, su indicazione del Ministero degli Esteri a Roma, li inform\u00f2 dell\u2019esistenza di <b>collegi speciali in Italia<\/b>, che in seguito furono definiti i cosiddetti &#8220;<b>orfanotrofi di confine<\/b>&#8221; per i figli di italiani che lavoravano in Germania o in Svizzera. Lo Stato italiano versava piccole indennit\u00e0 giornaliere alle congregazioni religiose affinch\u00e9 si &#8220;prendessero cura&#8221; di noi bambini orfani di confine: a Trento, Domodossola, Intra, Varese, Osimo e in altre localit\u00e0 lungo la frontiera settentrionale italiana\u00bb ha raccontato.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">I genitori ce li hanno portati promettendo una gita, e lasciandoli l\u00e0 senza preavviso, pensando che senza addii espliciti avrebbero sofferto meno. Per lui \u00e8 stato un abbandono. Alfonso e il fratello erano in classi diverse e non si vedevano mai, gli incontri con i genitori &#8211; per chi poteva &#8211; avvenivano solo a Natale, a Pasqua e durante le vacanze estive. \u00abC\u2019era molta violenza, anche sessuale. Ma di questo noi, <b>bambini di confine<\/b>, di solito non parliamo. Il dolore \u00e8 insopportabile, e guardare indietro riapre continuamente quelle cicatrici incrostate. Chi lo farebbe mai volentieri?\u00bb ha scritto Pantisano. \u00abLa nostra infanzia era la merce di scambio di un accordo che nessuno aveva mai firmato pubblicamente: <b>la Germania otteneva manodopera, l\u2019Italia otteneva valuta estera \u2013 noi bambini pagavamo con la nostra infanzia\u00bb<\/b>.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Dalla sua storia Pantisano ha ricavato la capacit\u00e0 di dare \u00absempre un po&#8217; di pi\u00f9\u00bb, come il padre e la madre. <b>Ma anche tanta rabbia<\/b>. \u00abUna rabbia che ogni mattina si svegliava con noi e la sera si coricava di nuovo al nostro fianco. Non la vedevo solo nel mio riflesso allo specchio, la vedevo negli occhi dei ragazzi turchi agli angoli delle strade, nei pugni degli uomini arabi che di notte resistevano nei bar con i narghil\u00e8, perch\u00e9 la giornata non aveva portato loro altro che rifiuti e umiliazioni. La vedevo nei volti degli operai edili polacchi che costruivano il futuro della Germania e la sera scomparivano come fantasmi nei loro container-alloggio. Nei volti dei ragazzi che mi assomigliavano e che, dopo ore di fila davanti ai locali, venivano respinti con un &#8220;Oggi no!&#8221; \u2013 come se domani le cose potessero andare meglio\u00bb ha raccontato. Ogni tanto quella rabbia esplodeva in violenza, e allora i tedeschi dicevano che gli immigrati erano \u00abaggressivi\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Pantisano ha avuto bisogno di molti anni per riuscire a rielaborarla. <b>Ora la sua rabbia \u00e8 la stessa di tanti ragazzi italiani di seconda generazione<\/b>. Mentre noi italiani di prima generazione continuiamo a ignorare la storia dei fratelli Pantisano e degli altri italiani come loro, che \u00e8 anche la nostra Storia.<\/p>\n<p class=\"is-last-update\" datetime=\"2026-07-11T16:44:10+02:00\">11 luglio 2026 ( modifica il 11 luglio 2026 | 16:44)<\/p>\n<p class=\"is-copyright\">\n            \u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA\n        <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"di Elena Tebano Figli di immigrati italiani in Germania, Luigi e Alfondo Pantisano sono oggi ai vertici della&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":580791,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_share_on_mastodon":"0"},"categories":[79],"tags":[48121,15726,319817,27244,32,3749,788,6475,319823,319824,6185,114681,631,3155,29641,1066,8561,13104,319825,4864,49642,14,93,94,2276,14839,26711,319826,319827,319828,2149,243466,1907,33194,4876,1909,2731,2716,2611,322,319829,3688,319830,319818,1597,2753,3044,25936,49227,13095,4302,5345,6990,1282,1537,90,4945,627,318244,318245,1599,89,3776,8427,9324,130868,381,319831,273082,300831,10096,300833,4045,4557,2092,319832,7,26673,15,1694,319833,3608,300832,319834,5775,66,29,489,858,477,319819,1885,4570,319820,5892,2301,1699,5402,33161,319835,2521,191141,13287,15229,11268,33546,1567,3729,8233,11,84,91,12,85,92,139079,9262,319821,319822],"class_list":["post-580790","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-italia","tag-abituati","tag-alfonso","tag-alfonso-pantisano","tag-amare","tag-andare","tag-articolo","tag-bambini","tag-berlino","tag-berlino-questioni","tag-berlino-questioni-lgbtq","tag-calabria","tag-cataldo","tag-cinque","tag-classe","tag-collegio","tag-complessa","tag-confine","tag-congresso","tag-congresso-linke","tag-corriere","tag-cresciuti","tag-cronaca","tag-cronaca-italiana","tag-cronacaitaliana","tag-dare","tag-diceva","tag-disprezzo","tag-disturbava","tag-disturbava-regolare","tag-disturbava-regolare-svolgimento","tag-dobbiamo","tag-dobbiamo-dare","tag-dovuto","tag-duramente","tag-esperienza","tag-famiglia","tag-figli","tag-figlio","tag-fortuna","tag-fratelli","tag-fratelli-pantisano","tag-fratello","tag-fratello-alfonso","tag-gastarbeiter","tag-generazione","tag-genitori","tag-germania","tag-guardare","tag-immigrati","tag-immigrazione","tag-incredibile","tag-infanzia","tag-iniziato","tag-intervista","tag-it","tag-italia","tag-italiana","tag-italiani","tag-italiani-seconda","tag-italiani-seconda-generazione","tag-italiano","tag-italy","tag-lavorare","tag-lavorato","tag-lavoratori","tag-lavoravano","tag-leader","tag-leader-linke","tag-lgbtq","tag-linke","tag-luigi","tag-luigi-pantisano","tag-madre","tag-mattina","tag-migranti","tag-migranti-storia","tag-news","tag-nomina","tag-notizie","tag-origine","tag-otteneva","tag-padre","tag-pantisano","tag-pantisano-italiani","tag-parlare","tag-parlato","tag-partito","tag-passato","tag-personale","tag-politica","tag-politica-tedesca","tag-problema","tag-questioni","tag-questioni-lgbtq","tag-rabbia","tag-raccontato","tag-ragazzi","tag-ragazzo","tag-referente","tag-referente-berlino","tag-seconda","tag-seconda-generazione","tag-sera","tag-spd","tag-spiegato","tag-stoccarda","tag-storia","tag-tedesca","tag-tedesco","tag-ultime-notizie","tag-ultime-notizie-e-news-di-oggi","tag-ultime-notizie-italia","tag-ultimenotizie","tag-ultimenotizieenewsdioggi","tag-ultimenotizieitalia","tag-vedevo","tag-vertici","tag-vertici-politica","tag-vertici-politica-tedesca"],"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/580790","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=580790"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/580790\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/580791"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=580790"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=580790"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=580790"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}