{"id":58249,"date":"2025-08-20T13:15:07","date_gmt":"2025-08-20T13:15:07","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/58249\/"},"modified":"2025-08-20T13:15:07","modified_gmt":"2025-08-20T13:15:07","slug":"un-libro-al-giorno-la-fabbrica-dei-mondi-di-matteo-meschiari","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/58249\/","title":{"rendered":"Un libro al giorno. La fabbrica dei mondi di Matteo Meschiari"},"content":{"rendered":"\n<p>La fine del mondo non avviene all\u2019improvviso, con boati e catastrofi spettacolari. Si svolge lentamente nei gesti, nei paesaggi, nel linguaggio. La fabbrica dei mondi di <strong>Matteo Meschiari<\/strong> (edito da Piano B, 2024) si svincola dall\u2019alveo dei numerosi e millenaristici libri che si limitano a osservare una fine, per essere una riflessione sull\u2019arte di abitare le rovine. Un atlante dissonante di forme brevi, frasi-oracolo, racconti-saggio, in cui l\u2019immaginazione non serve a evadere dal presente, piuttosto a scandagliarlo e metterlo a nudo. Meschiari aggira l\u2019Apocalisse per osservarla da dentro, interrogandosi su cosa resta da fare quando le cosmologie si spezzano. Alla base di questa riflessione c\u2019\u00e8 una percezione incarnata del paesaggio, una consapevolezza profonda che lega la specie umana alla terra come a una matrice sensibile e formativa. Per Meschiari, questa relazione, tutt\u2019altro che allegorica, costituisce una condizione strutturale e primaria che ha contribuito a modellare la coscienza, l\u2019immaginazione, i modi di abitare e raccontare il mondo. Nelle crepe del suolo, come nelle venature epiteliali di un corpo terrestre, si apre una possibilit\u00e0 di lettura. Una fessura geologica e sensibile, linea di contatto tra l\u2019umano e ci\u00f2 che lo attraversa. In queste fratture rintraccia una parola nuova: territ\u00e0.<\/p>\n<p>Un\u2019attitudine sedimentata nel tempo, forse da cercare tra le tracce di una memoria paleolitica, una propensione a pensare insieme alla Terra, dentro le sue forme e i suoi ritmi.<br \/>La territ\u00e0 non si esaurisce nella suggestione concettuale: si muove oltre le categorie di natura, cultura, ambiente, ecosistemi. Propone una postura che accoglie la complessit\u00e0, scarta ogni tentativo di separazione o sintesi e lascia aperto lo spazio per una relazione con il vivente, fatta di ascolto e presenza. Il gesto di Meschiari prende congedo dal canto luttuoso del collasso ecologico e dai suoi apparati simbolici, per abitare una soglia pi\u00f9 operativa: quella dell\u2019immaginazione. L\u00ec si attiva la geofiction: pratica e visione, tecnica e trance. Inventare paesaggi, costruire cartografie immaginarie diventa modo per restare nel presente, con uno sguardo che ne scava le profondit\u00e0. La fabbrica dei mondi si compone di esplorazioni minime di un altrove, che parlano esattamente del presente. Il pensiero si mescola al desiderio, la critica alla visionariet\u00e0.<\/p>\n<p>Una scrittura che fa delle fenditure lo spazio del possibile.<br \/>In questo territorio, Meschiari chiama a raccolta i suoi compagni di mappa: Tolkien, Calvino, Pasolini, McCarthy, Shepard, Vollmann, Pugno, Pariani. Autori che, da punti diversi, hanno intuito che il mondo \u00e8 leggibile solo se lo si reinventa. Il volume si configura, quindi, anche come un gesto filologico e politico: traccia una genealogia sotterranea di scritture che, nel momento stesso in cui il mondo si spezza, provano a rifondarlo. Perch\u00e9 il racconto \u2013 quando tutto crolla \u2013 diventa rifugio, rito, infrastruttura spirituale.<br \/>Il paesaggio in Meschiari \u00e8 ci\u00f2 che ci resta quando tutto \u00e8 perduto. E la scrittura \u00e8 una forma di archeologia del futuro: non profezia, ma ascolto delle crepe. Non si tratta di sognare un domani verde, ma di riconoscere ci\u00f2 che \u00e8 gi\u00e0 stato perduto, e da l\u00ec \u2013 forse \u2013 costruire nuove cosmologie. Con la consapevolezza che non c\u2019\u00e8 salvezza senza immaginazione, e che immaginare non \u00e8 un lusso da letterati, ma un\u2019urgenza antropologica. \u201cN\u00e9 madre n\u00e9 matrigna, n\u00e9 massa inerte n\u00e9 Gaia senziente, la Terra \u00e8 come un grande animale del Tempo di cui restano solo le ossa.\u201d<br \/>Sono proprio le ossa della Terra, che Meschiari mostra, a indicare i frammenti e le tracce da cui ripartire. E lo fa con una lingua precisa, tagliente, lirica e asciutta: capace di stare nella complessit\u00e0 senza appesantirla. In un presente in cui la realt\u00e0 si \u00e8 fatta allucinata, l\u2019unico realismo possibile \u00e8 quello visionario. Perch\u00e9 solo chi sa fabbricare mondi pu\u00f2 ancora, forse, salvarne uno.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"La fine del mondo non avviene all\u2019improvviso, con boati e catastrofi spettacolari. 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