{"id":582647,"date":"2026-07-13T11:11:16","date_gmt":"2026-07-13T11:11:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/582647\/"},"modified":"2026-07-13T11:11:16","modified_gmt":"2026-07-13T11:11:16","slug":"oriente-occidente-di-rampini-perche-i-cinesi-sono-diventati-pessimisti-oriente-occidente-di-federico-rampini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/582647\/","title":{"rendered":"Oriente Occidente di Rampini | Perch\u00e9 i cinesi sono diventati pessimisti? | Oriente Occidente, di Federico Rampini"},"content":{"rendered":"<p class=\"chapter-paragraph\">C\u2019\u00e8 un paradosso che vale pi\u00f9 delle statistiche (di dubbia affidabilit\u00e0) per capire lo stato dell\u2019economia cinese: <b>un autorevole economista di regime sente il bisogno di scrivere un lungo intervento pubblico per attaccare le tesi pessimiste che circolano tra i suoi stessi colleghi<\/b>. Se il pessimismo fosse un fenomeno marginale, non meriterebbe tanta attenzione da parte di chi occupa la cattedra pi\u00f9 prestigiosa dell\u2019establishment accademico della Repubblica Popolare. Il fatto che se ne occupi, e con tale dovizia di dettagli, <b>rivela molto sulle ansie dei dirigenti e sulle preoccupazioni dello stesso <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/oriente-occidente-federico-rampini\/26_maggio_14\/il-tucidide-di-xi-jinping-e-un-americano-di-harvard-ecco-cosa-dice-davvero-b9e4190f-ebe8-4667-8fa5-332c022e3xlk.shtml\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Xi Jinping<\/a><\/b>.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">L\u2019economista in questione \u00e8 Justin Yifu Lin, classe 1952, oggi decano dell\u2019Istituto di Nuova Economia Strutturale e dell\u2019Istituto per la Cooperazione Sud-Sud, entrambi alla Universit\u00e0 di Pechino, dopo essere stato per anni chief economist della Banca Mondiale.<b> \u00c8 la figura che meglio incarna il pensiero economico ufficiale cinese<\/b>. La sua dottrina sulla \u00abnuova economia strutturale\u00bb sostiene che lo Stato deve orientare la politica industriale seguendo il vantaggio comparato del paese via via che questo cambia nel tempo: manodopera a basso costo nelle fasi iniziali dello sviluppo, capitale investito in tecnologie e capitale umano pi\u00f9 avanzato nelle fasi successive. <b>Una teoria elegante, che gli \u00e8 valsa una visibilit\u00e0 enorme e un ruolo di portavoce della fiducia nella crescita cinese<\/b>, spesso citato dai media di Stato come voce credibile a sostegno del governo.    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">A presentare il testo di Lin per i lettori occidentali \u00e8 il sinologo James Farquharson, curatore della newsletter Sinification, che intanto segnala un limite di fondo nella sua teoria: <b>tace sul fatto che la politica industriale favorisce certi attori economici a scapito di altri<\/b>. Lin occulta il ruolo attivo e distorsivo dello Stato, presentandolo come un assecondamento \u00abnaturale\u00bb delle condizioni di mercato.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Ma l\u2019intervento di Lin \u00e8 interessante perch\u00e9 si addentra in profondit\u00e0 nelle tesi che vuole confutare \u2014 segno che quelle tesi non sono marginali nel dibattito cinese, <b>ma al contrario molto diffuse tra gli economisti del paese, anche ortodossi e ascoltati dal regime<\/b>. Lin individua tre narrazioni pessimiste oggi dominanti all\u2019interno della Repubblica Popolare, e le affronta una per una.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">La prima \u00e8 quella di un sopravvento del settore statale sull\u2019iniziativa privata: l\u2019idea, cio\u00e8, che negli ultimi anni si sia consumato un trasferimento di ricchezza che ha sottratto risorse alle famiglie per dirottarle a vantaggio dell\u2019industria di Stato. <b>Lin ribatte che il rallentamento cinese \u00e8 dovuto a shock esterni e alla debolezza della crescita e del commercio globali <\/b>dopo la crisi finanziaria del 2008 \u2014 non a scelte di politica interna. \u00c8 quello shock esterno, sostiene, ad aver spinto Pechino verso il grande investimento infrastrutturale a guida statale nel dopo-2008, un investimento che a suo dire ha finito per avvantaggiare anche le imprese private, generando domanda e occupazione lungo tutta la catena. A riprova che il settore privato non sia stato schiacciato, <b>Lin cita le eccellenti performance ottenute dalle aziende private cinesi nei veicoli elettrici<\/b>, nel fotovoltaico e nelle batterie al litio.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">La seconda narrazione pessimista riguarda l\u2019invecchiamento demografico. Qui Lin oppone un argomento classico ma efficace:<b> la crescita non dipende solo dalla dimensione della forza lavoro, ma anche dalla sua qualit\u00e0<\/b>; questa pu\u00f2 continuare a salire attraverso l\u2019innalzamento dei livelli di istruzione, compensando il calo numerico della popolazione attiva.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">La terza narrazione contestata da Lin \u00e8 sul rischio che la Cina sia colpita dalla \u00absindrome giapponese\u00bb, con riferimento alla lunga stagnazione di Tokyo dopo lo scoppio della bolla immobiliare degli anni Novanta. <b>Oggi quel precedente viene applicato da molti osservatori al caso cinese<\/b>. Lin nega che il paradigma valga per la Cina: a suo avviso la stagnazione giapponese fu causata soprattutto dall\u2019abbandono, da parte di Tokyo, della politica industriale attiva, il che limit\u00f2 le opportunit\u00e0 di investimento \u2014 non fu causata dal peso del debito privato. Applicato alla Cina, l\u2019argomento della \u00abrecessione da problemi di bilancio\u00bb si concentra sull\u2019onere del debito, elevatissimo in Cina se si sommano quello dello Stato centrale, quelli delle amministrazioni provinciali, e quelli delle imprese. Secondo Lin i depositi delle famiglie cinesi testimoniano che il risparmio abbonda.<b> L\u2019estrema debolezza dei consumi, dunque, deriverebbe non da una scarsit\u00e0 di potere d\u2019acquisto, ma da aspettative deboli. E qui Lin chiude il cerchio<\/b>. Una delle cause principali di queste aspettative deboli, sostiene, \u00e8 proprio l\u2019influenza esercitata sull\u2019opinione pubblica dalle narrazioni pessimiste che tanti economisti \u2014 suoi colleghi \u2014 continuano a diffondere. Il pessimismo, insomma, sarebbe fabbricato in modo artificiale.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">La ricetta di Lin per uscire dall\u2019impasse attuale \u00e8 coerente con la sua impostazione teorica, tutta centrata sulla politica industriale. <b>Per lui la Repubblica Popolare deve continuare a cumulare i vantaggi da \u00abritardatario\u00bb nei settori tradizionali<\/b> \u2014 quelli in cui l\u2019industria locale imita modelli gi\u00e0 collaudati altrove \u2014 con i vantaggi del pioniere in certi settori emergenti, dove pu\u00f2 competere alla pari o guidare l\u2019innovazione globale.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Lin individua nella diffusione delle tesi pessimiste tra gli economisti pi\u00f9 influenti una sorta di \u00absvantaggio strutturale\u00bb per la Cina.<b> \u00c8 un\u2019ammissione di quanto il clima psicologico<\/b> \u2014 le aspettative, la fiducia, il racconto pubblico che l\u2019economia fa di s\u00e9 stessa \u2014 <b>preoccupi i vertici della nomenclatura comunista<\/b>. In un sistema che ha fatto della pianificazione e del controllo del discorso pubblico uno strumento di governo, il pessimismo diffuso \u00e8 l\u2019indizio di una crisi di fiducia cinese percepita, nelle stanze che contano, come un problema serio.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Quanto sono solide le confutazioni di Lin nel merito? Non ha torto quando liquida l\u2019invecchiamento demografico come falso problema, a condizione che si realizzi il suo scenario virtuoso: <b>che l\u2019innalzamento della qualit\u00e0 del capitale umano compensi il calo della forza lavoro<\/b>. Su questo la Cina segue il modello del Giappone, ancora una volta: anzich\u00e9 seguire la moda occidentale dell\u2019Apocalisse demografica, punta su intelligenza artificiale e robotica per \u00abaccompagnare\u00bb la transizione verso la longevit\u00e0. Invece non convince la sua lettura della stagnazione giapponese come conseguenza dell\u2019abbandono della politica industriale, pi\u00f9 che del sovraindebitamento privato. <b>Il suo intervento resta una testimonianza preziosa<\/b>: non tanto per quello che dimostra sulla salute dell\u2019economia cinese, quanto perch\u00e9 rivela, involontariamente, lo stato d\u2019animo di chi la osserva da dentro.<\/p>\n<p class=\"is-last-update\" datetime=\"2026-07-13T12:04:40+02:00\" content=\"2026-07-13\">13 luglio 2026, 12:01  &#8211; modifica il 13 luglio 2026 | 12:04<\/p>\n<p class=\"is-copyright\">\u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"C\u2019\u00e8 un paradosso che vale pi\u00f9 delle statistiche (di dubbia affidabilit\u00e0) per capire lo stato dell\u2019economia cinese: un&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":475960,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_share_on_mastodon":"0"},"categories":[172],"tags":[19997,178,108100,15237,666,9707,321102,26857,321103,321104,2110,1963,177,723,392,30153,25554,356,384,4081,180941,321105,2865,1365,1307,7714,6008,10175,37886,9336,184,35193,321106,33352,321107,5965,943,41527,3593,5945,3709,321108,3738,6939,86288,327,107821,321109,9340,321110,16265,1196,1537,90,89,24548,321111,204976,321100,477,108870,13121,6894,179,4309,981,57564,8971,3799,55389,8972,321101],"class_list":["post-582647","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-affari","tag-abbandono","tag-affari","tag-applicato","tag-argomento","tag-artificiale","tag-aspettative","tag-aspettative-deboli","tag-attaccare","tag-attaccare-tesi","tag-attaccare-tesi-pessimiste","tag-attiva","tag-attuale","tag-business","tag-calo","tag-capitale","tag-capitale-umano","tag-causata","tag-cina","tag-cinese","tag-cinesi","tag-circolano","tag-circolano-colleghi","tag-colleghi","tag-continuare","tag-crescita","tag-crisi","tag-debito","tag-debolezza","tag-deboli","tag-demografico","tag-economia","tag-economia-cinese","tag-economia-strutturale","tag-economista","tag-economista-regime","tag-economisti","tag-famiglie","tag-fasi","tag-fiducia","tag-giapponese","tag-imprese","tag-individua","tag-industria","tag-industriale","tag-innalzamento","tag-intervento","tag-intervento-pubblico","tag-intervento-pubblico-attaccare","tag-invecchiamento","tag-invecchiamento-demografico","tag-investimento","tag-istituto","tag-it","tag-italia","tag-italy","tag-lin","tag-lin-individua","tag-pessimismo","tag-pessimiste","tag-politica","tag-politica-industriale","tag-popolare","tag-privato","tag-pubblico","tag-regime","tag-repubblica","tag-repubblica-popolare","tag-sostiene","tag-stagnazione","tag-strutturale","tag-tesi","tag-tesi-pessimiste"],"share_on_mastodon":{"url":"","error":"Validation failed: Text character limit of 500 exceeded"},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/582647","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=582647"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/582647\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/475960"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=582647"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=582647"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=582647"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}