{"id":584489,"date":"2026-07-14T15:27:39","date_gmt":"2026-07-14T15:27:39","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/584489\/"},"modified":"2026-07-14T15:27:39","modified_gmt":"2026-07-14T15:27:39","slug":"le-parole-cancellate-di-jean-michel-basquiat","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/584489\/","title":{"rendered":"Le parole cancellate di Jean-Michel Basquiat"},"content":{"rendered":"<p>        di <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/2859p_federica-schneck.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Federica Schneck<\/a>, pubblicato il 13\/07\/2026        <br \/>Categorie:<\/p>\n<p>        <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/12c_opere-e-artisti.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><br \/>\n            Opere e artisti        <\/a><\/p>\n<p>         \/ Argomenti: <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/tag\/espressionismo.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Espressionismo<\/a> &#8211; <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/tag\/graffitismo.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Graffitismo<\/a> &#8211; <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/tag\/jean-michel-basquiat.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Jean-Michel Basquiat<\/a> <\/p>\n<p>Nei dipinti di Jean-Michel Basquiat (New York, 1960 &#8211; 1988) il linguaggio non descrive n\u00e9 chiarisce: si frammenta, si ripete, viene barrato e trasformato in immagine. Un viaggio nella sua pittura per capire come parole, memoria e ritmo ridefiniscano l\u2019esperienza dello sguardo. L\u2019articolo di Federica Schneck.<\/p>\n<p>Davanti a un dipinto di <strong>Jean-Michel Basquiat<\/strong> accade spesso qualcosa di preciso, quasi automatico: <strong>lo sguardo prova a leggere<\/strong>. Non guarda soltanto, ma si comporta come farebbe davanti a una pagina. Si avvicina, cerca parole riconoscibili, nomi, appigli verbali. Per un attimo sembra possibile orientarsi, poi qualcosa si inceppa. <strong>Le parole si interrompono<\/strong>, si ripetono, si sovrappongono. Alcune sono barrate con una linea netta che non le cancella, ma le espone ancora di pi\u00f9. La <strong>lettura<\/strong> si trasforma allora in un\u2019esperienza fisica, irregolare, quasi frustrante. \u00c8 in questo scarto che si intuisce una delle operazioni pi\u00f9 radicali della sua pittura: <strong>usare il linguaggio contro se stesso<\/strong>. A quel punto lo sguardo, quasi naturalmente, si sposta altrove, come se cercasse un\u2019origine, un luogo da cui quella tensione possa essere partita.<\/p>\n<p>Basquiat entra nella scena artistica newyorkese all\u2019inizio degli anni Ottanta come una figura difficilmente assimilabile. Nato a Brooklyn nel 1960, figlio di un padre haitiano e di una madre portoricana, cresce attraversando lingue, immagini e codici culturali diversi, in una citt\u00e0 in cui la <strong>scrittura vive gi<\/strong><strong>\u00e0 <\/strong><strong>sui muri<\/strong>, nei quaderni, negli spazi urbani. Prima ancora delle gallerie, c\u2019\u00e8 la pratica di <strong>SAMO<\/strong>, c\u2019\u00e8 un uso della parola che \u00e8 immediato, frammentario, visivo. Quando questo linguaggio approda nel sistema dell\u2019arte, si confronta con un ambiente dominato da codici opposti: <strong>un mondo in gran parte bianco<\/strong>, costruito su un\u2019idea di arte colta, controllata, teoricamente mediata. In questo contesto, le parole di Basquiat appaiono instabili, difficili da disciplinare. Portano con s\u00e9 un peso che non \u00e8 solo formale, ma storico e culturale. Per un artista nero in quegli anni, essere nominato significa spesso essere ridotto a categoria, incasellato in definizioni che semplificano e limitano.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Jean-Michel Basquiat, Untitled (Skull) (1981; acrilico e olio su tela, 205,74 x 175,9 cm; Los Angeles, The Broad)\" title=\"Jean-Michel Basquiat, Untitled (Skull) (1981; acrilico e olio su tela, 205,74 x 175,9 cm; Los Angeles, The Broad)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/jean-michel-basquiat-untitled-skull.jpg\" width=\"750\" height=\"879\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nJean-Michel Basquiat, Untitled (Skull) (1981; acrilico e olio su tela, 205,74 x 175,9 cm; Los Angeles, The Broad) \u00a9 The Estate of Jean-Michel Basquiat&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Jean-Michel Basquiat, Charles the First (1982; acrilico e olio su tela, 198 x 158 cm; Collezione privata)\" title=\"Jean-Michel Basquiat, Charles the First (1982; acrilico e olio su tela, 198 x 158 cm; Collezione privata)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/jean-michel-basquiat-charles-the-first.jpg\" width=\"750\" height=\"958\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nJean-Michel Basquiat, Charles the First (1982; acrilico e olio su tela, 198 x 158 cm; Collezione privata) \u00a9 The Estate of Jean-Michel Basquiat&#13;<\/p>\n<p>\u00c8 proprio in questo attrito che la sua pittura trova una delle sue urgenze pi\u00f9 profonde: <strong>assorbire il linguaggio e metterlo in crisi dall<\/strong><strong>\u2019<\/strong><strong>interno<\/strong>. Le parole non scompaiono, ma smettono di funzionare come strumenti stabili. Si spezzano, si contraddicono, restano sospese tra ci\u00f2 che dicono e ci\u00f2 che non riescono pi\u00f9 a contenere. Il gesto di barrare una parola diventa allora centrale: la linea che attraversa il testo non lo elimina, lo rende pi\u00f9 visibile. \u00c8 un atto di tensione, non di cancellazione. La parola resta leggibile, ma perde equilibrio. Esiste in una condizione ambigua, sospesa tra presenza e negazione. Basquiat stesso sottolineava questo paradosso: <strong>cancellare significa evidenziare<\/strong>. La pittura interviene proprio l\u00ec, nel punto in cui il linguaggio vacilla.<\/p>\n<p>Accanto a questa dimensione visiva, ne emerge un\u2019altra, pi\u00f9 sottile, legata al<strong> suono<\/strong>. Molti dei testi presenti nei suoi quadri sembrano costruiti pi\u00f9 per essere ascoltati che letti. Ripetizioni, liste, nomi propri generano un ritmo interno che avvicina la pittura alla musica. Il<strong> jazz<\/strong>, il nascente <strong>hip-hop<\/strong>, la spoken word non sono semplici riferimenti culturali, ma strutture profonde. Le parole funzionano come campionamenti visivi: frammenti che si accumulano e producono variazioni.<\/p>\n<p>Questa tensione \u00e8 particolarmente evidente in opere come Untitled (Skull) (1981), dove il volto sembra emergere e dissolversi nello stesso momento, attraversato da segni, parole e tracce che non costruiscono un\u2019identit\u00e0 stabile ma la mettono continuamente in discussione. Anche qui il linguaggio intensifica l\u2019instabilit\u00e0 dell\u2019immagine. In questo senso, il lavoro di Basquiat si inserisce in una linea del Novecento che ha utilizzato <strong>la parola come immagine<\/strong>, si potrebbe pensare a Cy Twombly o a certe pratiche concettuali, ma con una differenza decisiva. Nei suoi quadri il linguaggio non \u00e8 mai neutro, n\u00e9 distaccato. \u00c8 carico, stratificato, attraversato da tensioni culturali, da memoria, da urgenza.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Jean-Michel Basquiat, Hollywood Africans (1983; acrilico e olio su tela, 213,5 \u00d7 213,4 cm; New York, Whitney Museum of American Art, New York) \u00a9 The Estate of Jean-Michel Basquiat. Concesso in licenza da Artestar, New York. Foto: \u00a9 Whitney Museum of American Art\/Licensed by Scala\/Art Resource, New York\" title=\"Jean-Michel Basquiat, Hollywood Africans (1983; acrilico e olio su tela, 213,5 \u00d7 213,4 cm; New York, Whitney Museum of American Art, New York) \u00a9 The Estate of Jean-Michel Basquiat. Concesso in licenza da Artestar, New York. Foto: \u00a9 Whitney Museum of American Art\/Licensed by Scala\/Art Resource, New York\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/jean-michel-basquiat-hollywood-africans.jpg\" width=\"750\" height=\"748\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nJean-Michel Basquiat, Hollywood Africans (1983; acrilico e olio su tela, 213,5 \u00d7 213,4 cm; New York, Whitney Museum of American Art, New York) \u00a9 The Estate of Jean-Michel Basquiat. Concesso in licenza da Artestar, New York. Foto: \u00a9 Whitney Museum of American Art\/Licensed by Scala\/Art Resource, New York&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Jean-Michel Basquiat, Museum Security (Broadway Meltdown) (1983; acrilico, olio e collage di carta su tela, 212,7 x 212,7 cm) \u00a9 The Estate of Jean-Michel Basquiat. Concesso in licenza da Artestar, New York\" title=\"Jean-Michel Basquiat, Museum Security (Broadway Meltdown) (1983; acrilico, olio e collage di carta su tela, 212,7 x 212,7 cm) \u00a9 The Estate of Jean-Michel Basquiat. Concesso in licenza da Artestar, New York\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/jean-michel-basquiat-museum-security.jpg\" width=\"750\" height=\"760\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nJean-Michel Basquiat, Museum Security (Broadway Meltdown) (1983; acrilico, olio e collage di carta su tela, 212,7 x 212,7 cm) \u00a9 The Estate of Jean-Michel Basquiat. Concesso in licenza da Artestar, New York&#13;<\/p>\n<p>Tornando alla superficie dei suoi dipinti, si comprende come tutto questo si traduca in una <strong>forma precisa di esperienza<\/strong>. Il visitatore si trova davanti a un corto circuito. L\u2019abitudine a cercare un messaggio chiaro si scontra con una superficie che parla e si sottrae allo stesso tempo. Le parole non guidano, non rassicurano. Aprono vuoti, creano deviazioni, interrompono il flusso. Nelle sue tele il testo non occupa una posizione secondaria. Non accompagna l\u2019immagine, non la chiarisce. \u00c8 parte integrante della superficie pittorica, ha lo stesso peso dei segni grafici, dei colori, delle figure. In opere come Charles the First (1982) o Hollywood Africans (1983) le parole invadono lo spazio con una presenza insistente: nomi di pugili e musicisti jazz, termini anatomici, sigle, elenchi, frammenti di frasi. Non sono didascalie, n\u00e9 spiegazioni. Sono materia visiva, ritmo, accumulo.<\/p>\n<p>Basquiat sembra suggerire che il <strong>linguaggio<\/strong>, da solo, non \u00e8 sufficiente a contenere l\u2019esperienza. C\u2019\u00e8 sempre un eccesso, qualcosa che sfugge, che non pu\u00f2 essere completamente detto. La pittura si colloca proprio in questo scarto: tra ci\u00f2 che si pu\u00f2 nominare e ci\u00f2 che resta fuori dalla parola. E forse \u00e8 per questo che, davanti ai suoi quadri, lo sguardo continua a tornare sulle stesse parole, sugli stessi segni, senza mai esaurirli. Non perch\u00e9 siano indecifrabili, ma perch\u00e9 non si lasciano chiudere. Restano aperti, instabili, vivi.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/viterbotuscia2033.it\/\" target=\"_blank\" data-etichetta=\"Banner 3 - Viterbo33\" onclick=\"ga(&#039;send&#039;, &#039;event&#039;, &#039;Click&#039;, &#039;Banner 3 - Viterbo33&#039;, 1);\" rel=\"nofollow noopener\"><br \/>\n\t\t\t<img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/banner_finestrearte_finestrearte_600x200.jpg\" alt=\"Viterbo Tuscia 2033 - Festa di candidatura - 12 luglio 2026\" onmouseover=\"ga('send', 'event', 'Dwell', 'Banner 3 - Viterbo33', 1);\" title=\"Viterbo Tuscia 2033 - Festa di candidatura - 12 luglio 2026\" class=\"banner_fsa\" fetchpriority=\"high\" id=\"banner_3\" width=\"728\" height=\"90\" style=\"width:728px\"\/><br \/>\n\t\t\t<\/a>\t<\/p>\n<p>\t\t\t\t<img decoding=\"async\" class=\"immagineautoreimg\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/federica-schneck.jpg\" title=\"Federica Schneck\" alt=\"Federica Schneck\"\/><\/p>\n<p style=\"font-size:16px\">L&#8217;autrice di questo articolo: <strong>Federica Schneck<\/strong><\/p>\n<p>Federica Schneck, classe 1996, \u00e8 una giornalista specializzata in arte contemporanea.<br \/>\nLaureata in Storia dell&#8217;arte contemporanea presso l&#8217;Universit\u00e0 di Pisa, il suo lavoro nasce da una profonda fascinazione per il modo in cui le pratiche artistiche operano all\u2019interno, e in contrapposizione, alle strutture sociali e politiche del nostro tempo.<br \/>\nSi occupa delle trasformazioni del sistema dell&#8217;arte contemporanea, del dialogo tra ricerche emergenti e patrimonio culturale, del mercato, delle istituzioni e delle fiere internazionali.<br \/>\nAlla scrittura giornalistica affianca quella critica, con testi per artisti, gallerie e collezioni private.\t\t<\/p>\n<p>Se ti \u00e8 piaciuto questo articolo abbonati a Finestre sull&#8217;Arte.<br \/>\n\t\t\t\t\t\tal prezzo di 12,00 euro all&#8217;anno avrai accesso illimitato agli articoli pubblicati sul sito di Finestre sull&#8217;Arte e ci aiuterai a crescere e<br \/>\n\t\t\t\t\t\ta<br \/>\n\t\t\t\t\t\tmantenere la nostra informazione libera e indipendente.<br \/>\n\t\t\t\t\t\t<a href=\"https:\/\/shop.finestresullarte.info\/carrello\/?add-to-cart=8971\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">ABBONATI&#13;<br \/>\n\t\t\t\t\t\tA <br \/>FINESTRE SULL&#8217;ARTE<\/a><br \/>\n    <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"di Federica Schneck, pubblicato il 13\/07\/2026 Categorie: Opere e artisti \/ Argomenti: Espressionismo &#8211; Graffitismo &#8211; Jean-Michel Basquiat&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":584490,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_share_on_mastodon":"0"},"categories":[1446],"tags":[1615,1613,1614,1611,1610,1612,203,118637,49279,204,1537,90,89,42524],"class_list":["post-584489","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-arte-e-design","tag-arte","tag-arte-e-design","tag-arteedesign","tag-arts","tag-arts-and-design","tag-design","tag-entertainment","tag-espressionismo","tag-graffitismo","tag-intrattenimento","tag-it","tag-italia","tag-italy","tag-jean-michel-basquiat"],"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/116919039550127997","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/584489","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=584489"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/584489\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/584490"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=584489"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=584489"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=584489"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}