{"id":586955,"date":"2026-07-16T03:40:37","date_gmt":"2026-07-16T03:40:37","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/586955\/"},"modified":"2026-07-16T03:40:37","modified_gmt":"2026-07-16T03:40:37","slug":"stardust-pink-floyd-quando-waters-e-compagni-fecero-suonare-unaltra-band-al-posto-loro-gli-speciali-di-ondarock","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/586955\/","title":{"rendered":"Stardust &#8211; Pink Floyd &#8211; Quando Waters e compagni fecero suonare un\u2019altra band al posto loro :: Gli Speciali di OndaRock"},"content":{"rendered":"<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando i <a href=\"https:\/\/www.ondarock.it\/monografie\/pinkfloyd\/\" data-type=\"post\" data-id=\"111221\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Pink Floyd<\/a> inaugurarono il tour di \u201c<a href=\"https:\/\/www.ondarock.it\/recensioni\/pietremiliari\/pinkfloyd_thewall\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">The Wall<\/a>\u201d il 7 febbraio 1980 alla Memorial Sports Arena di Los Angeles, era gi\u00e0 chiaro che non si sarebbe trattato di un normale concerto. Del resto, \u201cThe Wall\u201d, pubblicato pochi mesi prima, non era un semplice album, ma un\u2019opera monumentale in cui <a href=\"https:\/\/www.ondarock.it\/monografie\/rogerwaters\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Roger Waters<\/a> aveva trasformato le proprie ossessioni \u2013 l\u2019alienazione, il peso della fama, il rapporto sempre pi\u00f9 conflittuale con il pubblico e il trauma dell\u2019assenza di <a href=\"https:\/\/www.ondarock.it\/monografie\/sydbarrett\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Syd Barrett<\/a> \u2013 in una delle narrazioni pi\u00f9 ambiziose della storia del rock.<br \/>Anche il tour, dunque, doveva spazzare via ogni convenzione. Pi\u00f9 che una serie di concerti, fu un gigantesco spettacolo teatrale, un\u2019esperienza immersiva destinata a cambiare per sempre il linguaggio dei live. Davanti agli spettatori prendeva forma un vero muro, costruito mattone dopo mattone nel corso dello spettacolo fino a separare completamente la band dal pubblico, materializzando fisicamente il tema centrale dell\u2019opera: l\u2019isolamento di Pink, la rockstar protagonista del racconto. Luci, effetti speciali, animazioni di Gerald Scarfe, un gigantesco aereo da guerra Stuka che si schiantava vicino al palco e una scenografia colossale trasformavano ogni serata in una rappresentazione totale.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La visione di Waters nacque dalla frustrazione maturata durante il tour di \u201c<a href=\"https:\/\/www.ondarock.it\/recensioni\/2022-pinkfloyd-animalsremix\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Animals<\/a>\u201d del 1977, culminata nel celebre episodio di Montr\u00e9al, quando arriv\u00f2 a sputare contro uno spettatore. \u201cLa spinta creativa di \u2018The Wall\u2019 nasceva dalla mia crescente inquietudine e disillusione nei confronti dei concerti rock\u201d, avrebbe raccontato anni dopo. Da quella sensazione gli venne l\u2019idea estrema di costruire un muro tra artista e pubblico. Inizialmente immagin\u00f2 perfino di \u201cbombardare\u201d simbolicamente gli spettatori per renderli parte della rappresentazione, salvo rinunciare al progetto dopo le obiezioni del manager Steve O\u2019Rourke e della casa discografica. Al suo posto entr\u00f2 in scena il celebre Stuka, destinato a diventare uno dei simboli dello spettacolo. \u201cIl rock stava diventando avidit\u00e0 camuffata da intrattenimento, cos\u00ec come la guerra \u00e8 diventata avidit\u00e0 camuffata da politica\u201d, spieg\u00f2 Waters.<br \/>Da un punto di vista economico il tour era in perdita ancora prima di partire. La costruzione del muro richiedeva centinaia di mattoni di cartone, mentre scenografie, effetti speciali e l\u2019imponente impianto di illuminazione progettato da Marc Brickman facevano lievitare i costi a livelli mai visti. Eppure proprio quello sforzo produttivo trasform\u00f2 \u201cThe Wall Live\u201d in uno spartiacque nella storia dello spettacolo dal vivo. Per la prima volta un concerto rock assumeva la forma di un\u2019opera teatrale totale, in cui musica, scenografia, narrazione e tecnologia erano parte di un unico racconto. Molti dei grandi show negli stadi degli anni successivi, dagli <a href=\"https:\/\/www.ondarock.it\/monografie\/u2\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">U2<\/a> ai <a href=\"https:\/\/www.ondarock.it\/monografie\/muse\/\" data-type=\"post\" data-id=\"110824\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Muse<\/a>, devono qualcosa a quella rivoluzione.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Quando sul palco salirono dei finti Pink Floyd<\/strong><\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La provocazione pi\u00f9 sorprendente, per\u00f2, arrivava ancora prima che il muro iniziasse a crescere. Quando il pubblico ascoltava le prime note di \u201cIn The Flesh?\u201d, sul palco non comparivano <a href=\"https:\/\/www.ondarock.it\/monografie\/rogerwaters\/\" data-type=\"post\" data-id=\"108690\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Roger Waters<\/a>, <a href=\"https:\/\/www.ondarock.it\/artista\/david-gilmour\/\" data-type=\"artista\" data-id=\"910\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">David Gilmour<\/a>, Richard Wright e Nick Mason, bens\u00ec quattro musicisti sconosciuti, vestiti come loro e con inquietanti maschere che riproducevano i volti dei Pink Floyd. Erano una sorta di \u201cPink Floyd surrogati\u201d, chiamati a impersonare la band davanti agli spettatori. Solo con il brano successivo, \u201cThe Thin Ice\u201d, entravano finalmente in scena i veri Pink Floyd.<br \/>L\u2019effetto era volutamente spiazzante: Waters voleva costringere il pubblico a domandarsi cosa fosse autentico e cosa fosse finzione, mettendo immediatamente in discussione il concetto stesso di celebrit\u00e0. Quei musicisti anonimi rappresentavano il lato pi\u00f9 superficiale dell\u2019industria dello spettacolo: il meccanismo per cui il marchio, l\u2019immagine e il mito rischiano di contare pi\u00f9 delle persone reali che li incarnano. Lo stesso Waters scherz\u00f2 in seguito dicendo che avrebbe preferito lasciare ogni sera il palco alla band surrogata mentre lui se ne andava in vacanza. Dietro la battuta, per\u00f2, si nascondeva una riflessione molto pi\u00f9 profonda: anche se un artista d\u00e0 tutto s\u00e9 stesso sul palco, il pubblico potrebbe reagire allo stesso modo davanti a qualcuno che semplicemente gli assomiglia. Era una critica feroce alla trasformazione del rock in spettacolo di massa e alla progressiva spersonalizzazione delle star.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Molti dei musicisti coinvolti in quella trovata avrebbero poi continuato a collaborare con i Pink Floyd e con lo stesso Waters. Tra loro anche Snowy White, destinato a diventare uno dei chitarristi di supporto della band e successivamente presenza fissa nei tour solisti del bassista.<br \/>L\u2019idea sarebbe tornata a manifestarsi dieci anni dopo nel monumentale concerto di \u201cThe Wall \u2013 Live In Berlin\u201d, organizzato da Waters il 21 luglio 1990 per celebrare la caduta del Muro di Berlino. In quell\u2019occasione i \u201cfinti Pink Floyd\u201d furono interpretati dagli <a href=\"https:\/\/www.ondarock.it\/monografie\/scorpions\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Scorpions<\/a>, mentre il cast comprendeva <a href=\"https:\/\/www.ondarock.it\/monografie\/vanmorrison\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Van Morrison<\/a>, <a href=\"https:\/\/www.ondarock.it\/monografie\/sineadoconnor\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Sin\u00e9ad O\u2019Connor<\/a>, <a href=\"https:\/\/www.ondarock.it\/monografie\/bryanadams\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Bryan Adams<\/a>, <a href=\"https:\/\/www.ondarock.it\/artista\/marianne-faithfull\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Marianne Faithfull<\/a>, <a href=\"https:\/\/www.ondarock.it\/artista\/cyndi-lauper\/\" data-type=\"artista\" data-id=\"14922\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Cyndi Lauper<\/a>, Tim Curry, Albert Finney e Ute Lemper. \u201cSe questo concerto vuole celebrare qualcosa, \u00e8 che il crollo del Muro di Berlino \u00e8 una liberazione dell\u2019animo umano\u201d, spieg\u00f2 Waters.<\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>L\u2019attualit\u00e0 di quel gesto al tempo degli avatar e dell\u2019IA<\/strong><\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A pi\u00f9 di quarant\u2019anni di distanza, quella trovata appare persino pi\u00f9 moderna di quanto fosse nel 1980. All\u2019epoca appariva soltanto come una satira del divismo rock e dell\u2019industria musicale. Oggi, nell\u2019epoca degli avatar digitali, degli artisti virtuali, degli ologrammi e dell\u2019intelligenza artificiale capace di ricreare voci, volti e performance, quella provocazione assume un significato ancor pi\u00f9 distopico. Ponendo interrogativi assai attuali: che cosa rende davvero autentico un concerto? Conta ancora la presenza fisica dell\u2019artista oppure basta una sua perfetta simulazione? Senza poterlo immaginare, Waters aveva anticipato un dibattito che oggi attraversa tutta l\u2019industria dell\u2019intrattenimento. La band surrogata non era soltanto un espediente teatrale: era una riflessione sull\u2019identit\u00e0, sulla sostituibilit\u00e0 dell\u2019artista e sul rischio che il personaggio finisse per contare pi\u00f9 della persona. <\/p>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il tour di \u201cThe Wall\u201d si concluse il 17 giugno 1981 all\u2019Earls Court di Londra dopo appena 31 spettacoli, distribuiti tra Los Angeles, New York, Dortmund e la capitale britannica. Rimase un evento irripetibile, tanto costoso quanto rivoluzionario, e rappresent\u00f2 il punto pi\u00f9 alto della visione artistica di Roger Waters e l\u2019ultimo grande trionfo della formazione classica dei Pink Floyd degli <a href=\"https:\/\/www.ondarock.it\/classifiche\/anni70\/\" data-type=\"post\" data-id=\"116193\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">anni Settanta<\/a>.<br \/>Dietro quella grandiosit\u00e0, per\u00f2, le crepe erano ormai profonde. Durante la lavorazione di \u201cThe Wall\u201d i rapporti tra Waters, Gilmour, Wright e Mason si erano gi\u00e0 deteriorati, e con il successivo \u201cThe Final Cut\u201d (1983), concepito sempre pi\u00f9 come un\u2019opera personale di Waters, le tensioni esplosero definitivamente, al punto da impedire alla band di promuoverlo in tour. Di l\u00ec a poco il bassista avrebbe lasciato la band, convinto che i <a href=\"https:\/\/www.ondarock.it\/monografie\/pinkfloyd\/\" data-type=\"post\" data-id=\"111221\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Pink Floyd<\/a> avessero ormai concluso il proprio percorso. Il gruppo \u2013 come \u00e8 noto \u2013 avrebbe invece continuato senza di lui, tra le polemiche e i veleni incrociati. Il tour di \u201c<a href=\"https:\/\/www.ondarock.it\/recensioni\/pietremiliari\/pinkfloyd_thewall\/\" data-type=\"post\" data-id=\"96623\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">The Wall<\/a>\u201d cos\u00ec resta ancora oggi l\u2019ultimo straordinario capitolo della formazione che negli anni Settanta aveva cambiato per sempre il volto del rock.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Quando i Pink Floyd inaugurarono il tour di \u201cThe Wall\u201d il 7 febbraio 1980 alla Memorial Sports Arena&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":586956,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_share_on_mastodon":"0"},"categories":[1443],"tags":[323473,203,204,1537,90,89,1538,1539,2298,323474,9387,111209,3555],"class_list":["post-586955","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-musica","tag-band-surrogata","tag-entertainment","tag-intrattenimento","tag-it","tag-italia","tag-italy","tag-music","tag-musica","tag-palco","tag-pnk-floyd","tag-roger-waters","tag-the-wall","tag-tour"],"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/116927583023683511","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/586955","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=586955"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/586955\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/586956"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=586955"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=586955"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=586955"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}