{"id":58751,"date":"2025-08-20T18:39:13","date_gmt":"2025-08-20T18:39:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/58751\/"},"modified":"2025-08-20T18:39:13","modified_gmt":"2025-08-20T18:39:13","slug":"associated-press-le-taglia-soccomberemo-allo-storytelling","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/58751\/","title":{"rendered":"Associated Press le taglia, soccomberemo allo storytelling?"},"content":{"rendered":"<p>                        di<br \/>\n\t\t\t\t                    <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/178p_federico-giannini.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><br \/>\n                    Federico Giannini<\/a><br \/>\n\t\t\t\t\t (Instagram: <a href=\"https:\/\/instagram.com\/federicogiannini1\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">@federicogiannini1<\/a>), scritto il 20\/08\/2025<br \/>\n\t\t<br \/>Categorie:                 <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/4c_opinioni.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Opinioni<\/a> \t\t\t\t\t<\/p>\n<p>\n\t\t\t\tL\u2019internet generato dagli utenti ha prodotto il singolare paradosso delle recensioni: leggiamo recensioni su qualsiasi cosa, ma le recensioni professionali scompaiono e lasciano il posto a quelle amatoriali o allo storytelling. Una riflessione di Federico Giannini a partire dal caso della Associated Press che, dal 1\u00b0 settembre, chiuder\u00e0 le recensioni dei libri.\u00a0            <\/p>\n<p>L\u2019internet generato dagli utenti ha prodotto uno dei pi\u00f9 singolari paradossi culturali del nostro tempo: il declino delle recensioni professionali a fronte della dilagante pervasivit\u00e0 delle recensioni amatoriali, rese su qualunque prodotto o servizio possa essere acquistato oggi da un essere umano. \u00c8 noto a tutti che, oggi, piattaforme e social ci offrono la possibilit\u00e0 di pubblicare, senza grossi filtri, la nostra opinione su qualsiasi cosa, dall\u2019annaffiatoio comperato per bagnare i gerani sul terrazzo fino all\u2019hotel in cui abbiamo prenotato le nostre vacanze, tanto che ormai molti basano i loro acquisti sulla qualit\u00e0 delle recensioni user-generated e decidono di comperare qualcosa dopo aver letto le opinioni di chi \u00e8 gi\u00e0 in possesso di quel prodotto oppure ha gi\u00e0 usufruito di quel servizio. Il rovescio, apparentemente paradossale, \u00e8 che sono quasi del tutto scomparse le recensioni scritte da chi scrive recensioni per mestiere. Ci pensavo mentre leggevo una notizia che ha sollevato qualche discussione negli Stati Uniti e che in Italia \u00e8 passata quasi del tutto sotto traccia: a partire dal 1\u00b0 settembre, la Associated Press smetter\u00e0 di pubblicare recensioni di libri. L\u2019agenzia di stampa ne ha dato comunicazione ai suoi collaboratori attraverso una circolare che Dan Kennedy di Media Nation ha pubblicato sul suo sito personale: \u201cPurtroppo\u201d, si legge nella circolare, \u201cil pubblico delle recensioni di libri \u00e8 relativamente basso e non possiamo pi\u00f9 sostenere il tempo necessario per pianificare, coordinare, scrivere e revisionare le recensioni\u201d. E poi, traduco letterale: \u201cLa AP continuer\u00e0 a occuparsi di libri come storie, ma al momento queste saranno gestite esclusivamente dal personale interno\u201d.<\/p>\n<p>\u00c8 una decisione che sorprende pi\u00f9 per la sua brutale onest\u00e0 che per il fatto in s\u00e9: in sostanza, il pubblico sembra non abbia pi\u00f9 la voglia o l\u2019interesse di leggere recensioni scritte da professionisti. Perch\u00e9 allora sprecare tempo e soldi per commissionare a un collaboratore esterno una recensione professionale che, quando va bene, sulla pi\u00f9 parte dei lettori avr\u00e0 lo stesso effetto di un riassunto della trama, e quando va male sar\u00e0 semplicemente ignorata? Perch\u00e9 dover spendere denaro per chiedere a qualcuno di leggere il libro, farsi un\u2019idea, valutarlo e condividere la sua valutazione col pubblico, se il pubblico ormai s\u2019accontenta delle stories (adopero lo stesso termine della circolare) che si limitano a riscrivere la descrizione in quarta di copertina, o tutt\u2019al pi\u00f9 un comunicato? Si fa prima a somministrare ai lettori una risciacquatura di una nota stampa, nella migliore delle ipotesi. Nella peggiore baster\u00e0 un reel di trenta secondi su Instagram.<\/p>\n<p>Fin qui, niente di strano per chi lavora nell\u2019editoria culturale: la novit\u00e0, semmai, \u00e8 che c\u2019\u00e8 qualcuno che ha il coraggio di giocare a carte scoperte e di ammettere, seppur implicitamente, che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 interesse a far uscire recensioni di libri perch\u00e9 il pubblico desideroso d\u2019informarsi sulle uscite editoriali si sta orientando verso altri tipi di contenuti. Quali? Chi voglia farsi un\u2019idea piuttosto precisa pu\u00f2 recuperare un <a href=\"https:\/\/mowmag.com\/attualita\/perche-in-italia-non-si-leggono-piu-libri-la-nostra-esperienza-a-pagamento-con-un-agenzia-di-marketing-editoriale-e-i-bookinfluencer-che-sponsorizzano-ma-non-leggono-cosi-sono-scomparsi-i-critici-letterari-e-i-lettori\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">articolo uscito qualche settimana fa<\/a> su Mow Mag, a firma di Alessia Kant, che offre a grandi linee una qualche spiegazione su quello che sta accadendo in Italia, terra in cui il paesaggio della critica culturale \u00e8 ancor pi\u00f9 desertificato di quello degli Stati Uniti dove pure le agenzie di stampa chiudono le recensioni dei libri. Il processo non \u00e8 nuovo: gi\u00e0 tra la fine degli anni Ottanta e l\u2019inizio degli anni Novanta c\u2019era chi lamentava la scomparsa della critica, e le ragioni profonde sono quelle che ci tiriamo dietro da decenni: da una parte l\u2019istituzionalizzazione della critica, dall\u2019altra i nuovi modelli organizzativi dell\u2019industria culturale che ha sempre pi\u00f9 bisogno di buona stampa (o, ancor pi\u00f9 banalmente, di buona comunicazione), sempre meno necessit\u00e0 di critica. \u00c8 un circolo vizioso: riassumendo brevemente e semplificando con una certa violenza, le case editrici, per ovviare all\u2019imprevedibilit\u00e0 che caratterizza il mercato in cui operano, pubblicano sempre pi\u00f9 libri, un po\u2019 perch\u00e9 spinte dalla necessit\u00e0 di vendere di pi\u00f9 in un settore dove c\u2019\u00e8 una sovrabbondanza d\u2019offerta, un po\u2019 perch\u00e9 mosse dalla speranza d\u2019ottenere maggiore visibilit\u00e0 sulle piattaforme online da cui passa ormai una porzione consistente delle vendite, un po\u2019 perch\u00e9 le librerie rinnovano gli scaffali alla velocit\u00e0 della luce, un po\u2019 perch\u00e9 la concorrenza s\u2019\u00e8 intensificata. Dentro un simile contesto di sovrapproduzione, la critica si trova sempre pi\u00f9 marginalizzata perch\u00e9, da un lato, non riuscendo pi\u00f9 a esercitare la propria azione di mediazione sul pubblico, diventa irrilevante, e dall\u2019altro perch\u00e9, essendo oggi i tempi di obsolescenza di un libro molto pi\u00f9 rapidi rispetto a quelli di anche soltanto cinque o dieci anni fa, la funzione del marketing diventa pi\u00f9 utile in quanto pi\u00f9 veloce rispetto alla critica e pertanto in grado di garantire un impatto immediato sulle vendite. A tutto questo vanno poi aggiunti altri fenomeni, come l\u2019erosione dell\u2019autorit\u00e0 culturale della critica (detta altrimenti: oggi una recensione di un critico professionista non determina pi\u00f9 il destino di un libro), la legittimazione dal basso (buona parte del pubblico oggi tende a dar pi\u00f9 ascolto alle cosiddette community e agli influencer che alla critica) e le sempre pi\u00f9 strette interrelazioni tra coloro che producono e coloro che valutano (ovvero quel fenomeno da alcuni causticamente detto \u201camichettismo\u201d). \u00c8 un processo simile a quello che ha interessato anche l\u2019arte, un pantano di cui <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/opinioni\/perche-non-si-scrivono-praticamente-piu-recensioni-di-mostre\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">s\u2019\u00e8 gi\u00e0 abbondantemente scritto su queste pagine<\/a>, ma dal quale l\u2019arte riesce forse a salvarsi un po\u2019 meglio, per ragioni che si diranno poco pi\u00f9 sotto.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Foto: Sixteen Miles Out\" title=\"Foto: Sixteen Miles Out\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/foto-sixteen-miles-out.jpg\" class=\"lazy\" width=\"750\" height=\"499\"\/>&#13;<br \/>\nFoto: Sixteen Miles Out&#13;<\/p>\n<p>Per guardare pi\u00f9 da vicino alla questione sollevata da Associated Press, lo storytelling che si mangia la critica appare pi\u00f9 come una conseguenza che come una causa, esattamente come i bookinfluencer di cui si parla nell\u2019articolo di Mow Mag, che difficilmente verrebbe da additare come i responsabili della crisi della lettura: sono semmai una conseguenza che rischia d\u2019aggravare il declino. Lo storytelling s\u2019\u00e8 inserito nel vuoto di mediazione che la critica e il giornalismo culturale hanno cominciato a lasciare ancor prima ch\u2019esistessero i social e ha consentito la proliferazione di influencer e creator che, favoriti da algoritmi che premiano la sintesi estrema e la rapidit\u00e0, hanno offerto quello che mancava: immediatezza, coinvolgimento degli utenti, presunta vicinanza, senso di far parte d\u2019una comunit\u00e0. E pure una certa gradevolezza: oggi basta puntarsi in faccia un telefono da poche centinaia di euro e utilizzare un programma di editing anche basilare per avere un video accattivante da somministrare alla propria base (e per molti, l\u2019influencer che suggerisce libri sulla base del colore della copertina in un video di una trentina di secondi \u00e8 pi\u00f9 interessante e soprattutto pi\u00f9 piacevole rispetto alla recensione di chi fa critica per mestiere). La loro affermazione rischia per\u00f2, come anticipato, di trasformarsi in un fattore di rinforzo della crisi della critica e della crisi della lettura, da un lato perch\u00e9 molte case editrici preferiscono investire su queste figure, e dall\u2019altro perch\u00e9 una parte consistente di quello che gli influencer suggeriscono alla loro utenza non \u00e8 frutto d\u2019una valutazione critica e imparziale resa ai lettori secondo criteri professionali, ma pi\u00f9 semplicemente deriva da accordi di sponsorizzazione che l\u2019influencer di turno ha stretto con l\u2019editore, che gli ha passato il titolo da raccontare ai suoi follower, o da inserire in una lista dei \u201cdieci libri da leggere durante l\u2019estate\u201d o simili.<\/p>\n<p>L\u2019arte, dicevamo, \u00e8 riuscita in parte a salvarsi dal dominio dei suggeritori amatoriali che nell\u2019editoria si sono ritagliati un ruolo sempre pi\u00f9 consistente, per una serie di ragioni. Intanto, perch\u00e9 parlare di mostre e musei \u00e8 logisticamente pi\u00f9 impegnativo che parlare di libri: non puoi parlare di una mostra dalla cameretta di casa tua, devi andarla a visitare, con tutto quel che comporta in termini di tempo e spesa (ragione per la quale il grosso degli influencer e dei creator del nostro settore si limitano a offrire al pubblico forme pi\u00f9 o meno superficiali di divulgazione e raramente vanno in giro per mostre: se le visitano, solitamente \u00e8 perch\u00e9 sono vicine a dove hanno la base, oppure perch\u00e9 l\u2019organizzazione li invita, e trovare un influencer o un creator con numeri significativi che faccia critica \u00e8 quasi impossibile, <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/opinioni\/perche-sui-social-e-quasi-impossibile-trovare-critica-arte\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">per ragioni di cui s\u2019\u00e8 gi\u00e0 detto<\/a>). Poi, perch\u00e9 l\u2019arte viene percepita come una nicchia pi\u00f9 della letteratura. Per fare un paragone sportivo: l\u2019arte sta alla scherma come la letteratura sta al calcio. Ovvero, \u00e8 uno sport che guardiamo con ammirazione, e magari ci piace, ma che non valutiamo perch\u00e9 riteniamo che per valutarlo serva conoscerlo bene. Dall\u2019altra parte c\u2019\u00e8 invece uno sport su cui chiunque si sente legittimato a esprimere un parere, malgrado richieda non meno competenze rispetto all\u2019altro. E, ancora, perch\u00e9 nel settore dell\u2019arte, nonostante tutto, in Italia esiste ancora una rete di testate specializzate molto seguite e dinamiche che, seppur interessate dalla crisi, fanno nel complesso numeri molto alti e costituiscono un\u2019eccellenza di cui c\u2019\u00e8 poca contezza fuori dal comparto e che, almeno in Europa, non ha eguali.<\/p>\n<p>Naturalmente questo non significa che il settore dell\u2019arte soffra meno il problema della progressiva scomparsa della critica. Anzi: anche nell\u2019arte \u00e8 lo storytelling che comanda. C\u2019\u00e8 dunque da rassegnarsi? Le recensioni verranno definitivamente soppiantate dalle stories? Altri seguiranno l\u2019esempio della Associated Press? Sarebbe bello poter dire di no e offrire una prospettiva rassicurante, ma se una delle principali agenzie di stampa del mondo ritiene antieconomica la produzione di recensioni di libri, riesce veramente difficile sostenere che basterebbe semplicemente invertire la rotta e basterebbe che i giornali tornassero a fare critica. Al momento non s\u2019intravedono possibilit\u00e0 per un miglioramento dello status quo. Non posso parlare per gli Stati Uniti conoscendo poco il pubblico e il sistema editoriale di quelle latitudini. Per l\u2019Italia, si pu\u00f2 dire che le recensioni, con tutta probabilit\u00e0, caleranno in maniera sempre pi\u00f9 consistente sulle testate generaliste e riusciranno a sopravvivere nelle testate specializzate, per il semplice fatto che, tolta la parte sempre pi\u00f9 risicata di pubblico che legge quotidiani e riviste su carta, i comportamenti degli utenti digitali (ricerche, frequentazione dei social network, utilizzo di app e via dicendo) tendono a premiare la specializzazione. Non \u00e8 detto per\u00f2 che anche le testate specializzate riescano a reggere bene i contraccolpi di un\u2019infodemia sempre pi\u00f9 grave (non sappiamo, per esempio, che impatto potr\u00e0 avere l\u2019intelligenza artificiale). Si potrebbe, certo, sottolineare che la critica dovrebbe evolversi e trovare altre forme: video di lunga durata, Substack, podcast e altri formati percepiti come pi\u00f9 freschi dal pubblico. Il problema per\u00f2 non sembra essere il formato: un critico costa X sia che scriva un articolo, sia che s\u2019accenda una telecamera in faccia. Il problema, dunque, \u00e8 che fare critica \u00e8 un mestiere oneroso. E allora, se non vogliamo veder definitivamente morta la nostra critica, che di certo non soffre meno rispetto a quella degli Stati Uniti (s\u2019\u00e8 detto sopra), servirebbero misure utili, da un lato, a garantire l\u2019indipendenza dell\u2019editoria, e dall\u2019altro a incentivare la lettura. In questo senso bene ha fatto il ministro Alessandro Giuli che nel Piano Olivetti nella Cultura ha messo sul piatto dieci milioni di euro per rafforzare l\u2019offerta culturale dei quotidiani cartacei e quarantaquattro per il sostegno alle biblioteche, alle librerie e all\u2019editoria. Ovvio per\u00f2 che non basta, anche perch\u00e9 il Piano Olivetti non tiene conto delle testate che lavorano col digitale, e il grosso dei fondi per l\u2019editoria riguarda l\u2019acquisto di libri (per tanti, una stroncatura o una recensione negativa equivalgono a un affronto, a un insulto: \u00e8 la pi\u00f9 evidente e immediata conseguenza della disabitudine alla critica): servirebbero, dunque, azioni di promozione della cultura critica che partano dalle scuole, premi e riconoscimenti, campagne di sensibilizzazione che valorizzino il ruolo della critica come strumento di conoscenza e mediazione culturale per far capire al pubblico che leggere recensioni o saggi critici \u00e8 un valore aggiunto per una consuetudine consapevole con la cultura, sostegno all\u2019editoria digitale. E il pubblico dovrebbe riconoscere che se la crisi continuer\u00e0 ad aggravarsi e se la critica scomparir\u00e0 dagli orizzonti di un pubblico sempre meno abituato alla critica, a mancare non saranno i libri. I libri continueranno a esserci. Mancheranno i lettori.<\/p>\n<p><\/p>\n<p>\t\t\t\tSe ti \u00e8 piaciuto questo articolo abbonati a Finestre sull&#8217;Arte.<br \/>\n\t\t\t\t\t\tal prezzo di 12,00 euro all&#8217;anno avrai accesso illimitato agli articoli pubblicati sul sito di Finestre sull&#8217;Arte e ci aiuterai a crescere e<br \/>\n\t\t\t\t\t\ta<br \/>\n\t\t\t\t\t\tmantenere la nostra informazione libera e indipendente.<br \/>\n\t\t\t\t\t\t<a href=\"https:\/\/shop.finestresullarte.info\/carrello\/?add-to-cart=8971\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">ABBONATI&#13;<br \/>\n\t\t\t\t\t\tA <br \/>FINESTRE SULL&#8217;ARTE<\/a><br \/>\n\t\t\t        <\/p>\n<p>                        <img decoding=\"async\" class=\"immagineautoreimg\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/federico-giannini.jpg\" title=\"Federico Giannini\" alt=\"Federico Giannini\"\/><\/p>\n<p style=\"font-size:16px\">L&#8217;autore di questo articolo: <strong>Federico Giannini<\/strong><\/p>\n<p>Nato a Massa nel 1986, si \u00e8 laureato nel 2010 in Informatica Umanistica all\u2019Universit\u00e0 di Pisa. Nel 2009 ha iniziato a lavorare nel settore della comunicazione su web, con particolare riferimento alla comunicazione per i beni culturali. Nel 2017 ha fondato con Ilaria Baratta la rivista Finestre sull\u2019Arte. Dalla fondazione \u00e8 direttore responsabile della rivista. Collabora e ha collaborato con diverse riviste, tra cui Art e Dossier e Left, e per la televisione \u00e8 stato autore del documentario Le mani dell\u2019arte (Rai 5) ed \u00e8 stato tra i presentatori del programma Dorian \u2013 L\u2019arte non invecchia (Rai 5). Al suo attivo anche docenze in materia di giornalismo culturale (presso Universit\u00e0 di Genova e Ordine dei Giornalisti), inoltre partecipa regolarmente come relatore e moderatore su temi di arte e cultura a numerosi convegni (tra gli altri: Lu.Bec. Lucca Beni Culturali, Ro.Me Exhibition, Con-Vivere Festival, TTG Travel Experience).<\/p>\n<p>    <script async src=\"\/\/www.instagram.com\/embed.js\"><\/script><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"di Federico Giannini (Instagram: @federicogiannini1), scritto il 20\/08\/2025 Categorie: Opinioni L\u2019internet generato dagli utenti ha prodotto il singolare&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":58752,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1445],"tags":[1608,203,204,1537,90,89,1609],"class_list":{"0":"post-58751","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-libri","8":"tag-books","9":"tag-entertainment","10":"tag-intrattenimento","11":"tag-it","12":"tag-italia","13":"tag-italy","14":"tag-libri"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/58751","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=58751"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/58751\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/58752"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=58751"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=58751"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=58751"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}