{"id":587904,"date":"2026-07-16T17:02:15","date_gmt":"2026-07-16T17:02:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/587904\/"},"modified":"2026-07-16T17:02:15","modified_gmt":"2026-07-16T17:02:15","slug":"tour-le-tappe-per-velocisti-piu-in-certe-delle-tappe-di-montagna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/587904\/","title":{"rendered":"Tour, le tappe per velocisti pi\u00f9 in certe delle tappe di montagna"},"content":{"rendered":"<p>                                Il dominio di Pogacar sul\u00a0Tourmalet ha di fatto chiuso i giochi gi\u00e0 alla sesta tappa. Solo le volate sono incerte, anche se Merlier&#8230;<\/p>\n<p>            <a class=\"image is-50x50\" href=\"https:\/\/www.gazzetta.it\/collaboratori\/alessandra-giardini\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><br \/>\n                <img decoding=\"async\" class=\"is-rounded\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/alessandra-giardini_avatar.png\" alt=\"Alessandra Giardini\"\/><br \/>\n            <\/a><\/p>\n<p>Collaboratore<\/p>\n<p>                    16 luglio 2026 (modifica alle 19:01)  &#8211; MILANO<\/p>\n<p class=\"paragraph\" spellcheck=\"true\">I fine settimana erano fatti per attirare il grande pubblico: quindi montagne, montagne e montagne. Perch\u00e9 si dava per scontato che le grandi salite fossero una promessa di felicit\u00e0, o comunque di spettacolo. Ma da quando c\u2019\u00e8 Tadej Pogacar le certezze sono venute meno. Una su tutte: nel ciclismo pi\u00f9 spesso si perde, l\u2019eccezione \u00e8 quando vinci. Ma lui no: soltanto quest\u2019anno lo sloveno ha corso 27 giorni e in 16 occasioni \u00e8 arrivato davanti lui. E allora ecco che cambiano anche le corse. Fateci caso: nello scorso fine settimana il Tour de France ha proposto due tappe per velocisti (venerd\u00ec la Hagetmau-Bordeaux, sabato la P\u00e9rigueux-Bergerac) e una per Mathieu van der Poel, la Malemort-Ussel di domenica. Non fate quella faccia, i prossimi due weekend tornano alla tradizione: montagne, montagne e montagne. Ma siamo sicuri che siano pi\u00f9 divertenti delle tappe adatte agli sprinter? Bini Girmay \u00e8 certo del contrario. &#8220;Capisco chi dice che le tappe piatte siano meno interessanti&#8221;, ha spiegato il velocista eritreo a Feltet. &#8220;Dipende dai gusti. A volte trovo noioso anche io guardare qualcuno che va solo per 40 km in una frazione di montagna&#8221;. Chiaro riferimento all\u2019unico corridore che negli ultimi anni ha macinato salite in solitaria: proprio lui, Pogacar.\u00a0<\/p>\n<p>        dominio sul Tourmalet\u2014 \u00a0<\/p>\n<p class=\"paragraph\" spellcheck=\"true\">Il Tourmalet ha rimescolato gli animi. Gli organizzatori lo avevano piazzato (dopo l\u2019Aspin) nella sesta tappa: risalendo dalla Spagna i Pirenei arrivano presto, era inevitabile. Per\u00f2 avevano cercato di sdrammatizzarlo un po\u2019 (per evitare di chiudere la corsa troppo presto) con uno stratagemma: dalla vetta del Tourmalet hanno messo altri 40 km fino al traguardo, con 20 km di discesa e una leggera salita di 20 km fino al traguardo. Un tracciato che avrebbe dovuto scoraggiare qualsiasi tentativo di minare la corsa. Con 40 km al vento a nessuno verrebbe in mente di andarsene da solo. Tutti ragionamenti fatti per corridori normali, ma Pogacar tanto normale non \u00e8. In cima al Tourmalet aveva mezzo minuto di vantaggio su Jonas Vingegaard. Al traguardo il vantaggio era salito a 2 minuti e 38 secondi. E mettiamoci anche l\u2019abbuono. Voil\u00e0. Ancora Girmay: &#8220;Dipende da cosa piace alla gente. Io preferisco guardare le tappe per sprinter perch\u00e9 non sai mai chi vincer\u00e0&#8221;. E poi il colmo. &#8220;\u00c8 pi\u00f9 divertente guardare la lotta per la maglia verde che quella per la maglia gialla&#8221;. Addirittura.\u00a0<\/p>\n<p>        il precedente\u2014 \u00a0<\/p>\n<p class=\"paragraph\" spellcheck=\"true\">L\u2019uomo che ha disegnato il percorso della Boucle, Thierry Gouvenou, ha ammesso che quando hanno ideato la sesta tappa non avevano previsto distacchi cos\u00ec ampi. &#8220;Sapevamo benissimo che il Tourmalet sarebbe stato un momento decisivo. Ma non ci aspettavamo un distacco cos\u00ec grande, pensavamo che le differenze al traguardo sarebbero state molto pi\u00f9 contenute&#8221;. Sulla base di quale calcolo non ci \u00e8 dato saperlo. Soltanto due anni fa, quando \u00e8 partito da Firenze, il Tour de France ha vissuto qualcosa di molto simile. Arrivare dall\u2019Italia voleva dire affrontare le Alpi assai presto, e il percorso nella quarta tappa prevedeva il Galibier e una lunga discesa verso Valloire. Quel giorno Pogacar attacc\u00f2 vicino alla cima, guadagnando 8 secondi su Vingegaard. Sempre loro, s\u00ec. Al traguardo, il distacco era salito a 37 secondi. Stesso copione. Eppure Gouvenou \u00e8 stupito, non ci aveva pensato. &#8220;Per quanto riguarda la suspense, si potrebbe dire che sia stata una delusione&#8221;, ha ammesso Gouvenou. &#8220;Ma anche questo fa parte del ciclismo. Pogacar \u00e8 fatto cos\u00ec. \u00c8 talmente forte che qualsiasi percorso gli si addice&#8221;. Il disegnatore del Tour ci sta dicendo che ha provato a disinnescare Pogacar, o quanto meno il Tourmalet: ma cos\u00ec facendo ha ottenuto l\u2019effetto contrario. La tappa, scardinata dalla UAE e poi presa di petto da Tadej, \u00e8 diventata proibitiva per gli altri. Chiudendo di fatto il Tour dopo appena sei giorni.\u00a0<\/p>\n<p>        ma quale suspance\u2014 \u00a0<\/p>\n<p class=\"paragraph\" spellcheck=\"true\">E allora? Meglio una tappa dura, in cui puoi giusto chiederti se Pogacar saluter\u00e0 la compagnia sulla prima, sulla seconda o sull\u2019ultima salita? O meglio un piattone lungo tutto il pomeriggio in cui sai che alla fine avrai quella magnifica scarica di adrenalina che si chiama volata? Quelle tappe veloci in cui non sai chi vincer\u00e0 fino all\u2019ultimo centimetro, e a volte \u00e8 necessario addirittura il fotofinish? Quando \u00e8 stata l\u2019ultima volta in cui una tappa di montagna ti ha lasciato a bocca aperta come uno sprint di gruppo?\u00a0Presentando questo Tour, il direttore Christian Prudhomme aveva osato uno slogan che adesso non sarebbe carino rinfacciargli: &#8220;Suspense fino alla fine&#8221; era il refrain. E tutti annuivano. &#8220;Fino all&#8217;ultima tappa di montagna, tutto \u00e8 possibile&#8221;. Invece siamo qui, dopo dodici tappe, con una voragine di 3 minuti e 36 secondi tra il primo in classifica (Pogacar) e il secondo (Vingegaard). Gli altri sono a oltre 4 minuti. Certo, pu\u00f2 sempre succedere di tutto. Ma nessuno si augura questo. Non \u00e8 il tipo di suspense che chiediamo al Tour. Nell\u2019undicesima tappa, gi\u00e0 passata alla storia come la pi\u00f9 veloce di sempre, Pogacar ha raccontato della borraccia finita sotto la sua ruota a oltre 55 km\/h. &#8220;Mi sono spaventato, se fossi caduto il Tour poteva finire l\u00ec&#8221;. Ha ragione. Ma sono goffi i suoi tentativi di tenere accesa la corsa dopo che l\u2019ha uccisa in salita. Gli organizzatori hanno scelto di disegnare un gran finale sulle Alpi, con la doppia salita dell\u2019Alpe d\u2019Huez come scenografia indimenticabile. Il problema \u00e8 che sai gi\u00e0 chi vincer\u00e0. L\u2019incertezza garantita dalle tappe per velocisti &#8211; la formazione dei treni, gli ingranaggi perfetti, la velocit\u00e0 pura, l\u2019ingenuit\u00e0 dell\u2019Alpecin che si ostina a seguire sempre lo stesso schema, il brivido del corridore mago che sbuca dal nulla &#8211; sui tornanti dell\u2019Alpe d\u2019Huez \u00e8 difficile da immaginare.<\/p>\n<p>        il piano c\u2014 \u00a0<\/p>\n<p class=\"paragraph\" spellcheck=\"true\">E poi c\u2019\u00e8 sempre il piano C. Uno come Baptiste Veistroffer per esempio, un ex triatleta che prima di dedicarsi al ciclismo lavorava come ingegnere navale per la Marina. Appena pu\u00f2 esce dal gruppo per inseguire il suo sogno di felicit\u00e0: non la vittoria, ma correre da solo, sentire il vento in faccia, immaginarsi libero. Come quando va in vacanza con la sua bici gravel: due anni fa \u00e8 partito con un amico per gli Stati Uniti e hanno viaggiato per 2.290 chilometri. Da Los Angeles a Los Angeles, passando per Nevada, Las Vegas, Arizona, il confine messicano e San Diego. L\u2019anno scorso ha pedalato per tre settimane in Thailandia. Quando il Tour gli sembra noioso, Baptiste parte e va in fuga. Per adesso lo hanno sempre preso, ma nel ciclismo non si sa mai.<\/p>\n<p class=\"is-copyright\">\u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Il dominio di Pogacar sul\u00a0Tourmalet ha di fatto chiuso i giochi gi\u00e0 alla sesta tappa. 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