{"id":591896,"date":"2026-07-19T06:41:18","date_gmt":"2026-07-19T06:41:18","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/591896\/"},"modified":"2026-07-19T06:41:18","modified_gmt":"2026-07-19T06:41:18","slug":"dormire-in-coppia-fa-bene-oppure-no-leffetto-bagno-caldo-e-quello-prima-notte-cosa-ce-da-sapere-per-decidere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/591896\/","title":{"rendered":"Dormire, in coppia fa bene oppure no? L&#8217;\u00abeffetto bagno caldo\u00bb e quello \u00abprima notte\u00bb: cosa c&#8217;\u00e8 da sapere (per decidere)"},"content":{"rendered":"<p>    di<br \/>\n    Danilo di Diodoro<\/p>\n<p class=\"summary-art is-line-h-12\">In coppia si riducono le fasi Rem, aumentano quelle non-Rem, si modifica il calore sotto le lenzuola (\u00abeffetto bagno caldo\u00bb), si inibiscono i meccanismi primitivi di allerta (\u00abeffetto prima notte\u00bb). Ma se uno \u00e8 \u00abgufo\u00bb e l&#8217;altro \u00aballodola\u00bb il riposo ne risente<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">La maggioranza delle coppie condivide il letto durante le ore di sonno, con percentuali che raggiungono quasi il 90 per cento, ma con differenze significative a seconda delle varie culture. In Giappone, ad esempio, come indica una survey della <b>National Sleep Foundation<\/b>, questa percentuale scende al 63 per cento. Dormire insieme pu\u00f2 contribuire a dare un senso di sicurezza reciproca, facilitare il senso di intimit\u00e0, non solo fisica. <br \/>Il termine inglese \u00abpillow talks\u00bb, le \u00abchiacchiere del cuscino\u00bb, indica quegli scambi verbali che molte coppie riservano proprio al momento di andare a letto, magari sottovoce, quando vengono condivisi pensieri, riflessioni, pareri, che durante la giornata, specie quando in famiglia ci sono ancora i figli, non \u00e8 stato possibile affrontare.<\/p>\n<p><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Ma la condivisione del letto pu\u00f2 anche essere fonte di disturbo per quanto riguarda la qualit\u00e0 del sonno, fino a <b>generare forme di <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/salute\/dizionario\/insonnia\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">insonnia<\/a><\/b>, come ben sa chi ha un partner che russa. Diverse ricerche hanno esplorato da un punto di vista comportamentale e neurofisiologico l\u2019effetto della condivisione del letto sulla qualit\u00e0 del sonno, e hanno rilevato che questi effetti possono essere molto significativi. Una revisione sistematica su come il letto condiviso interferisce con struttura e qualit\u00e0 del sonno, pubblicata su<b> Sleep Health &#8211; Journal of the National Sleep Foundation<\/b>, mostra come i partner che dormono insieme si influenzino reciprocamente, anche quando questa influenza non diventa un vero e proprio disturbo. Sentire il proprio partner muoversi e rigirarsi nel letto pu\u00f2 rassicurare e segnalare che tutto va bene, ma allo stesso tempo anche indurre un\u2019alterazione in quella complessa architettura del sonno fatta di stadi diversi e successivi.    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p>    \u00a0\u00abEffetto bagno caldo\u00bb<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Avete mai avuto la sensazione che il vostro partner di letto abbia la tendenza a muoversi e a cambiare posizione subito dopo che anche voi lo avete fatto, come se ci fosse un filo che lega i due sonni? Ebbene, non \u00e8 solo una sensazione ma un dato che \u00e8 stato scientificamente provato, come indica la revisione sistematica pubblicata su <b>Sleep Health &#8211; Journal of the National Sleep Foundation<\/b>, primo autore Lionel Rayward del Sealy Centre for Biomechanics and Sleep Research di Brisbane. Circa il<b> 40 per cento dei movimenti notturni nel letto condiviso avvengono in completa sincronia<\/b>, anche quando non arrivano a causare il risveglio di uno dei due partner. L\u2019influenza reciproca risulta evidente anche andando a studiare la struttura del sonno, che in genere,<b> in chi dorme in coppia, mostra una tendenza alla riduzione delle fasi non-Rem e all\u2019aumento delle fasi Rem &#8211; Rapid Eyes Movements <\/b>\u2013 quel tipo di sonno durante il quale dietro le palpebre chiuse gli occhi si muovono velocemente e che in genere viene considerato quello in cui maggiormente si sogna. Ma oltre a modificare la struttura del sonno, il letto condiviso, rispetto al letto singolo, <b>comporta anche una diversa distribuzione del calore sotto le lenzuola<\/b>. Normalmente, all\u2019inizio del sonno c\u2019\u00e8 una vasodilatazione che consente alla pelle di disperdere calore garantendo una temperatura interna ideale. \u00c8 <b>l\u2019effetto \u00abbagno caldo\u00bb<\/b>, e nelle notti fredde a questo effetto positivo sull\u2019avvio dell\u2019addormentamento pu\u00f2 contribuire proprio la presenza del corpo del partner. Un effetto che ovviamente si inverte nelle notti troppo calde. Una via di mezzo molto bilanciata pu\u00f2 essere raggiunta con il cosiddetto <b>\u00abmetodo scandinavo\u00bb<\/b>: un letto matrimoniale, ma con lenzuola e coperte separate, <b>in modo da garantire un comfort termico individualizzato<\/b>, una riduzione degli strappi da parte di chi pi\u00f9 o meno inconsapevolmente \u00abtira\u00bb le coperte, e una minore percezione dei movimenti dell\u2019altro.<\/p>\n<p>    \u00abEffetto prima notte\u00bb<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Oltre a influire sulla termoregolazione, la presenza del partner nel letto agisce come un <b>potente inibitore della cosiddetta sorveglianza notturna<\/b>: senza rendercene del tutto conto, almeno durante alcune fasi di sonno, il <b><a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/salute\/dizionario\/cervello\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">cervello<\/a> mantiene attivi meccanismi primitivi di allerta<\/b> che servono a risvegliare in caso di percezione di un potenziale pericolo che potrebbe sorgere nell\u2019ambiente circostante. Sono meccanismi ancestrali, sviluppatisi nel corso dell\u2019evoluzione, che risultano particolarmente attivi quando ci si ritrova a dormire in ambienti molto isolati, non familiari, o comunque nuovi. Quello che viene in genere definito come <b>\u00abeffetto prima notte\u00bb<\/b>: quando per la prima volta si dorme in un albergo o comunque non nel proprio letto. Ma se si dorme con un partner con il quale si \u00e8 abituati a dormire, <b>questo meccanismo di sentinella interiore tende a essere meno allertato<\/b>, e il sonno \u00e8 pi\u00f9 continuativo.<\/p>\n<p>    Gufo vs allodola\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Inoltre, c\u2019\u00e8 da considerare l\u2019effetto reciproco che la differenza di <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/argomenti\/cronotipo\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">cronotipo<\/a> &#8211; quelli che sono stati definiti <b>\u00abgufi e allodole\u00bb<\/b> &#8211; pu\u00f2 avere sul partner di letto: i gufi vanno a letto molto tardi e le allodole si alzano molto presto, quindi il gufo disturber\u00e0 l\u2019allodola quando andr\u00e0 a dormire e viceversa l\u2019allodola disturber\u00e0 il gufo quando si alzer\u00e0, e magari poi risulter\u00e0 difficile riaddormentarsi.\u00a0<\/p>\n<p>    Risorsa o disturbo\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">C\u2019\u00e8 poi la questione dell\u2019attivit\u00e0 sessuale.\u00a0 Un recente studio pubblicato su Sleep Health conferma scientificamente quello che \u00e8 un luogo comune, ossia il fatto che dopo un rapporto sessuale la qualit\u00e0 del sonno migliora, si dorme pi\u00f9 profondamente e con maggiore continuit\u00e0. Oltre a rappresentare una variabile che incide sulla qualit\u00e0 del sonno, il partner di letto <b>pu\u00f2 diventare anche una risorsa per il trattamento non farmacologico dell\u2019insonnia<\/b>. Una ricerca pubblicata sulla rivista Sleep Medicine, primo autore Aislinn Lalor del Department of <b>Occupational Therapy della Monash University di Frankston<\/b>, in Australia, riporta i risultati di un forma di terapia cognitivo-comportamentale contro l\u2019insonnia che coinvolge anche il partner.\u00a0<br \/>I presupposti di questa forma di terapia risiedono proprio nella consapevolezza della forte integrazione e interdipendenza della qualit\u00e0 del sonno dei componenti la coppia. \u00abStudi recenti dimostrano che i <b>risvegli notturni di un membro della coppia che condivide il letto possono essere trasmessi all\u2019altro membro<\/b>, e questo risulta particolarmente vero nel caso in cui uno dei due partner soffra di insonnia o di ansia\u00bb dicono gli autori dello studio. \u00abMa i problemi possono estendersi anche al di l\u00e0 del momento del sonno, e nella coppia si pu\u00f2 arrivare ad avere delle discussioni diurne connesse al tema del sonno e dei risvegli, con aumento dei livelli di conflitto anche dopo una singola notte di deprivazione di sonno\u00bb.\u00a0<\/p>\n<p>    Partner come medicina\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">In generale, la<b> terapia cognitivo-comportamentale<\/b> \u00e8 considerata il punto di riferimento iniziale e pi\u00f9 importante per il trattamento dell\u2019insonnia, ma richiede notevoli cambiamenti comportamentali e spesso anche di stile di vita, non sempre facili da raggiungere. Talora un possibile ostacolo finisce per essere rappresentato proprio dal partner, che pu\u00f2 vivere con insofferenza i cambiamenti comportamentali richiesti dalla terapia, fino al punto di diventare oppositivo nei confronti del trattamento. <br \/>\u00abPer superare queste difficolt\u00e0 si sta sviluppando un una nuova generazione di trattamenti psicologici, denominati<b> \u201cinterventi assistiti dal partner\u201d<\/b>, dal momento che lo coinvolgono come fonte secondaria di supporto morale ma anche strumentale\u00bb, dicono gli autori dello studio. \u00abLa finalit\u00e0 del coinvolgimento \u00e8 arrivare a migliorare il risultato finale. In realt\u00e0 trattamenti supportati dal partner sono gi\u00e0 stati sperimentati in altri disturbi, come quello ossessivo-compulsivo e i disturbi alimentari. Rispetto ai trattamenti convenzionali, <b>quelli con il coinvolgimento del partner danno risultati migliori <\/b>per quanto riguarda l\u2019aderenza al trattamento, il rischio di ricaduta, la stabilizzazione nel tempo dei risultati ottenuti. Senza contare alcuni effetti positivi secondari, come il miglioramento della soddisfazione reciproca della coppia e del livello di comunicazione interpersonale\u00bb.<\/p>\n<p>    L&#8217;analisi\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Lo studio pubblicato su <b>Sleep Medicine<\/b> ha coinvolto 30 coppie abituate a dormire insieme 15 delle quali sono state assegnate a una terapia cognitivo-comportamentale del singolo componente che soffriva di insonnia, mentre le altre 15 sono state assegnate a una terapia cognitivo comportamentale che ha coinvolto in maniera attiva anche il partner. Nella terapia con partecipazione del partner, quest\u2019ultimo <b>ha assunto ruolo di co-terapeuta e ha aiutato il paziente fornendogli promemoria sulle prescrizioni comportamentali e supporto emotivo<\/b>. In tal modo anche il livello di comunicazione all\u2019interno della coppia \u00e8 migliorato, ed entrambi i componenti hanno sviluppato migliori competenze scientifiche sull\u2019insonnia. I risultati dello studio mostrano nel complesso che il coinvolgimento del partner nel trattamento dell\u2019insonnia pu\u00f2 migliorare sia i risultati clinici sia la qualit\u00e0 della relazione. Nell\u2019articolo sono riportate anche le voci di alcuni dei partecipanti alla terapia congiunta: una delle partner coinvolte ha affermato che \u00abavendo ricevuto corrette informazioni scientifiche sulle caratteristiche dell\u2019insonnia dell\u2019altro, finalmente ho potuto averne una migliore comprensione. Prima sembrava essere un problema grande e un po\u2019 misterioso, qualcosa che sapevo esistere ma che non capivo esattamente\u00bb.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/images2.corriereobjects.it\/images\/salute\/logo-medico-risponde.svg?v=2\" alt=\"ilMedicoRisponde\"\/><\/p>\n<p class=\"bck-box-paragraph\">Il servizio esclusivo del Corriere della Sera con medici e specialisti d&#8217;eccellenza che rispondono gratuitamente ai quesiti sulla tua salute<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/medico-risponde.png\" alt=\"ilMedicoRisponde\"\/><\/p>\n<p class=\"is-last-update\" datetime=\"2026-07-19T08:12:52+02:00\">18 luglio 2026 ( modifica il 19 luglio 2026 | 08:12)<\/p>\n<p class=\"is-copyright\">\n            \u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA\n        <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"di Danilo di Diodoro In coppia si riducono le fasi Rem, aumentano quelle non-Rem, si modifica il calore&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":591897,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_share_on_mastodon":"0"},"categories":[175],"tags":[4167,326243,210363,36,308001,326258,326259,2135,737,8809,7461,304789,1240,326244,1534,15085,326260,7402,326261,12592,326245,9066,326262,17518,3857,241569,66191,11693,104908,326263,15958,326264,10900,13819,34227,2235,6758,11795,326265,326266,326267,20533,23177,62464,7088,2096,3880,326246,326247,326251,41527,326252,6394,2498,257833,1136,2437,115539,243756,239,326268,326269,9202,7944,38623,1537,90,89,208185,3599,326253,6249,1703,326254,326255,4476,633,16864,326248,3522,113175,494,4963,111330,205016,76896,5389,240,132091,326256,326257,1718,7877,2128,610,326249,326250,25147,20133],"class_list":["post-591896","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-salute","tag-allerta","tag-allodola","tag-allodole","tag-arrivare","tag-assegnate","tag-assegnate-terapia","tag-assegnate-terapia-cognitivo","tag-attivi","tag-aumento","tag-autore","tag-autori","tag-autori-studio","tag-bagno","tag-bagno-caldo","tag-caldo","tag-calore","tag-calore-lenzuola","tag-cambiamenti","tag-cambiamenti-comportamentali","tag-cognitivo","tag-cognitivo-comportamentale","tag-coinvolgimento","tag-coinvolgimento-partner","tag-coinvolto","tag-componenti","tag-comportamentale","tag-comportamentali","tag-comunicazione","tag-condivide","tag-condivide-letto","tag-condivisione","tag-condivisione-letto","tag-condiviso","tag-contribuire","tag-coperte","tag-coppia","tag-coppie","tag-dicono","tag-dicono-autori","tag-dicono-autori-studio","tag-disturbera","tag-disturbi","tag-disturbo","tag-dorme","tag-dormire","tag-effetti","tag-effetto","tag-effetto-bagno","tag-effetto-bagno-caldo","tag-effetto-notte","tag-fasi","tag-fasi-rem","tag-fonte","tag-forma","tag-forma-terapia","tag-foundation","tag-genere","tag-gufi","tag-gufo","tag-health","tag-health-journal","tag-health-journal-of","tag-indica","tag-influenza","tag-insonnia","tag-it","tag-italia","tag-italy","tag-lenzuola","tag-letto","tag-letto-condiviso","tag-meccanismi","tag-national","tag-national-sleep","tag-national-sleep-foundation","tag-notte","tag-of","tag-partner","tag-partner-letto","tag-possono","tag-pubblicata","tag-punto","tag-qualita","tag-qualita-sonno","tag-reciproca","tag-rem","tag-risultati","tag-salute","tag-sleep","tag-sleep-foundation","tag-sleep-health","tag-sonno","tag-struttura","tag-studio","tag-terapia","tag-terapia-cognitivo","tag-terapia-cognitivo-comportamentale","tag-trattamenti","tag-trattamento"],"share_on_mastodon":{"url":"","error":"Validation failed: Text character limit of 500 exceeded"},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/591896","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=591896"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/591896\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/591897"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=591896"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=591896"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=591896"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}