{"id":59460,"date":"2025-08-21T03:47:26","date_gmt":"2025-08-21T03:47:26","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/59460\/"},"modified":"2025-08-21T03:47:26","modified_gmt":"2025-08-21T03:47:26","slug":"la-polemica-si-risolve-con-la-politica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/59460\/","title":{"rendered":"La polemica si risolve con la politica"},"content":{"rendered":"<p>\n\t\tN<\/p>\n<p>\tegli ultimi mesi si sono sviluppati due dibattiti che hanno saturato la bolla del mondo di chi si occupa, a vario titolo, di scrittura. Il 10 aprile Grazia Verasani pubblica un post su Facebook, che poi viene ripreso sul Resto del Carlino e poi da diversi giornali, in cui lamenta il fatto che le presentazioni di libri sono uno sforzo notevole per chi scrive e per chi le organizza ma forse servono sempre meno:<\/p>\n<blockquote class=\"blockquote blockquote--small\"><p> La domanda \u00e8: perch\u00e9 ci ostiniamo a presentare, o a cercare recensioni, quando \u00e8 diventato quasi umiliante, e non parlo tanto o solo di me, ma in generale: ho assistito a troppe presentazioni di scrittori anche piuttosto noti vuote di gente. E ogni volta che gli scrittori vedono una platea semideserta assumono espressioni da ego ferito che fanno male al cuore. Dobbiamo accettare di essere un\u2019elite e stare a casa con i nostri animali da compagnia? Accettare che non legge quasi pi\u00f9 nessuno? Chi ce lo fa fare di macinare chilometri per toccare la triste realt\u00e0 con mano? Eh, me lo chiedo sempre pi\u00f9 seriamente\u2026 <\/p><\/blockquote>\n<p>Le reazioni che seguono e che continuano anche oggi sono state letteralmente migliaia, segno che al di l\u00e0 dello sfogo estemporaneo, c\u2019\u00e8 un nodo che \u00e8 stato scoperto. Di che si tratta, per\u00f2?<\/p>\n<p>Il 16 giugno scorso su Substack e poi su che Instagram, su Tik Tok e sul suo blog, una donna con il nickname di Kants Exhibition scrive un <a href=\"https:\/\/www.instagram.com\/p\/DK9zYiQo2R6\/?img_index=1\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">post critico nei confronti della scuola Holden<\/a>. Si chiede se la frequentazione della scuola \u2013 lei \u00e8 un\u2019ex allieva del triennio 2018-21 \u2013 e i 20.000 euro di spesa per il corso principale siano davvero utili ad apprendere le tecniche di scrittura o servano invece a conferire uno status e a favorire delle relazioni sociali che si potrebbero acquisire anche in altri modi meno costosi. Anche qui ovviamente ci sono state molte reazioni, compresa quella della scuola Holden stessa, che <a href=\"https:\/\/torino.repubblica.it\/cronaca\/2025\/06\/27\/news\/scuola_holden_torino_costo_20mila_euro_kants_exhibition-424696481\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">ha pubblicato un reel<\/a> che aveva realizzato qualche tempo prima, in cui provava a ironizzare sulla critica, soprattutto riguardo al costo economico. Il video \u00e8 stato poi rimosso perch\u00e9 le reazioni ancora pi\u00f9 urticate hanno investito anche questa difesa d\u2019ufficio.<\/p>\n<p>I post sollevano due questioni importanti: la sostenibilit\u00e0 di due pezzi fondamentali della filiera dell\u2019industria editoriale, la formazione degli scrittori e la promozione dei libri. Ma al di l\u00e0 del merito, le due questioni sono soprattutto sintomatiche di un\u2019altra questione, grande quanto un elefante sempre pi\u00f9 imponente in una stanza sempre pi\u00f9 stretta. In Italia si leggono sempre meno libri, un pezzo consistente del settore editoriale \u00e8 in crisi e una parte non piccola rischia di chiudere. Ma non \u00e8 questa la notizia peggiore. La notizia peggiore \u00e8 che una societ\u00e0 che legge di meno peggiora da tanti punti di vista.<\/p>\n<p>I dati degli ultimi mesi sono agghiaccianti. Nelle prime 24 settimane del 2025 sono stati comprati due milioni netti di libri in meno, un calo di fatturato di 31 milioni: un dato che equivale al 5% di lettori persi, uno su venti. Le statistiche sul lettorato del 2024 ci davano gi\u00e0 conto di una condizione rovinosa. L\u2019Istat rilevava che solo il 40% legge almeno un libro l\u2019anno. Altre statistiche \u2013 Eurostat \u2013 mostravano che l\u2019Italia \u00e8 il Paese in Europa dove si legge meno dopo Cipro e la Romania. La percentuale di chi legge almeno un libro l\u2019anno, <a href=\"https:\/\/pagellapolitica.it\/articoli\/italia-paese-europa-meno-lettori\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">secondo Eurostat<\/a>, \u00e8 del 35%, a confronto di una media europea del 53%. Nel Nord Europa si arriva almeno al 70%, in Francia, Germania e Spagna siamo abbondantemente sopra il 50. Anche nelle rilevazioni dell\u2019AIE (Associazione italiana editori), che sono pi\u00f9 confortanti (anche a fronte di una diversa concezione della lettura e di una diversa selezione del campione), restano per\u00f2 alcuni indici significativi, come quello del tempo medio usato per la lettura: quello settimanale si riduce, secondo i dati AIE del 2024 a 2 ore e 47 minuti contro le 3 ore e 16 minuti del 2023 e le 3 e 32 minuti del 2022.<\/p>\n<blockquote class=\"blockquote \"><p><strong>In Italia si leggono sempre meno libri, un pezzo consistente del settore editoriale \u00e8 in crisi e una parte non piccola rischia di chiudere. Ma non \u00e8 questa la notizia peggiore. La notizia peggiore \u00e8 che una societ\u00e0 che legge di meno peggiora da tanti punti di vista.<\/strong> <\/p><\/blockquote>\n<p>Perch\u00e9 si legge meno? Come invertire questa tendenza? Pu\u00f2 diventare comprensibile, alla luce di questi dati, come la questione della formazione degli scrittori e la promozione dei libri siano degli epifenomeni, rispetto a problemi sistemici e di lunga durata. Ma la sintomatologia non \u00e8 da sottovalutare. \u00c8 chiaro che la vulgata per cui l\u2019editoria, nella sua accezione pi\u00f9 ampia \u2013 la creazione e la confezione di contenuti \u2013 sia un luogo in cui \u00e8 bello lavorare, che accoglie progetti, desideri, e fa da volano all\u2019emancipazione individuale e collettiva, \u00e8 una narrazione con sempre pi\u00f9 passaggi difettosi e illusori. I social in questo hanno esasperato una tendenza di lunga durata. Descrivere il mondo dei libri, della lettura e della scrittura, come un universo felicemente esperienziale, ha eliminato in buona parte l\u2019idea che i libri siano un prodotto diverso dagli altri. I mondi che contengono possono essere complessi, problematici, conflittuali, inutili, difformi, respingenti, contraddittori. La delusione per una scuola di scrittura che promette una realizzazione delle proprie aspirazioni e richieste e che poi invece non mantiene, o per delle presentazioni che al posto di essere una festa della relazione con i lettori sono solitarie e frustranti, non sono tanto segreti di Pulcinella (di una comunit\u00e0 che fa finta di non essere aspirazionale, in cui il proprio successo dipende tanto dall\u2019impegno prestazionale quanto dall\u2019insuccesso dei propri colleghi, in un mercato che non solo non si allarga ma si restringe); ma \u00e8 piuttosto l\u2019esito della trasformazione dell\u2019industria culturale dagli anni Novanta in poi.<\/p>\n<p>La scuola Holden nasce nel 1994. \u00c8 lo stesso anno dell\u2019inizio della pi\u00f9 grande narrazione politica italiana contemporanea, il berlusconismo: il video con la calza sulla camera, \u201cquesto \u00e8 il Paese che amo, qui ho le mie radici, le mie speranze, i miei orizzonti\u201d. Caduto il muro di Berlino, indebolite le Grandi interpretazioni del mondo, basta un bauscia che si spaccia per self made man per rendere credibile politicamente una svolta regressiva spacciata per rivoluzione liberale. Ma il berlusconismo rende chiaro un bisogno: la smania di uscire dal Novecento della seriet\u00e0 e del rigore. Il nuovo miracolo italiano \u00e8 una grande fiera dell\u2019autoincantamento. Come era accaduto per la televisione commerciale, il modello pubblicitario pu\u00f2 costituire uno standard di verit\u00e0 collettivo con il quale identificarsi facilmente, mentre crollano i regimi, i partiti, le ideologie.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/alessandro-baricco\/?search=Baricco%2C%20Alessandro%2F\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Alessandro Baricco<\/a> nel 1994 ha 36 anni, e ha studiato filosofia a Torino. \u00c8 l\u2019universit\u00e0 di <a href=\"https:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/luigi-pareyson\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Luigi Pareyson<\/a>, di <a href=\"https:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/umberto-eco\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Umberto Eco<\/a>, di <a href=\"https:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/gianni-vattimo\/?search=V%C3%A0ttimo%2C%20Gianni%2F\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Gianni Vattimo<\/a>, la culla del pensiero ermeneutico italiano. Gli anni Settanta sono stati gli anni della svolta ermeneutica. Il conflitto delle interpretazioni (come si intitolava il libro di <a href=\"https:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/paul-ricoeur\/?search=Ricoeur%2C%20Paul%2F\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Paul Ricoeur<\/a> del 1969) \u00e8 diventato un conflitto a tutto campo, di massimalismi delle critiche, di ideologie contrapposte, un conflitto anche aspro e persino sanguinario, in cui gli intellettuali hanno pensato che non fosse possibile essere disimpegnati, che ha determinato grandi trasformazioni, ma anche lasciato sul campo morti, feriti, e infine riflusso, e fraintendimenti spacciati per rovesciamenti interpretativi. Il desiderio di demistificazione, ironia, alleggerimento, laicit\u00e0, sembra emergere di pari passo con la risoluzione emergenziale del contrasto alla lotta armata e alle rivoluzioni postcolonialiste, la repressione delle lotte operaie. Il thatcherismo e il reaganismo per la prima volta rendono suadente la narrazione del potere esaltando i desideri individuali e non le istanze collettive.<\/p>\n<blockquote class=\"blockquote \"><p><strong>Negli anni Novanta il nuovo miracolo italiano \u00e8 una grande fiera dell\u2019autoincantamento. Come era accaduto per la televisione commerciale, il modello pubblicitario pu\u00f2 costituire uno standard di verit\u00e0 collettivo con il quale identificarsi facilmente, mentre crollano i regimi, i partiti, le ideologie.<\/strong> <\/p><\/blockquote>\n<p>Decretata la sconfitta della classe operaia, la fine dei gloriosi Trenta, la fede nella narrativa ingloba il disincanto per la politica. Per dire, nel numero di Granta dei best younger novelist del 1983 ci sono scrittori che, di fronte alla degenerazione thatcheriana, mostreranno cosa vuol dire diventare esemplari maestri di questa capacit\u00e0 di trasfigurazione del romanzo politico e sociale in altri generi (romanzo storico, thriller, fantascienza, noir\u2026): <a href=\"https:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/salman-rushdie\/?search=Rushdie%2C%20Salman%2F\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Salman Rushdie<\/a>, <a href=\"https:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/ian-mcewan\/?search=McEwan%2C%20Ian%2F\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Ian McEwan<\/a>, <a href=\"https:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/kazuo-ishiguro\/?search=Ishiguro%2C%20Kazuo%2F\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Kazuo Ishiguro<\/a>, <a href=\"https:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/martin-amis\/?search=Amis%2C%20Martin%2F\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Martin Amis<\/a>.<\/p>\n<p>Anche per l\u2019Italia la fine del decennio dei Settanta ha un che di funesto. Il 1980 arriva dopo il sequestro e l\u2019omicidio <a href=\"https:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/aldo-moro\/?search=M%C3%B2ro%2C%20Aldo%2F\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Moro<\/a>, \u00e8 il momento in cui le Brigate Rosse si alleano con la Nuova camorra organizzata, \u00e8 l\u2019anno della marcia dei 40.000. A mettere un punto a quel decennio arriva la pubblicazione del pi\u00f9 venduto romanzo italiano del Novecento, Il nome della rosa, 55 milioni di copie in tutto il mondo: una messa in pratica delle idee narratologiche sviluppate da Eco negli anni Settanta in Opera aperta, nel Superuomo di massa o in Lector in fabula, e riprese con precisione nelle Postille al Nome della rosa del 1983, con la consapevolezza che nel giro di vent\u2019anni si \u00e8 passati dalle idiosincrasie del Gruppo \u201963 alla autolegittimazione del postmoderno.<\/p>\n<p>Il famoso passaggio:<\/p>\n<blockquote class=\"blockquote blockquote--small\"><p> Ma arriva il momento che l\u2019avanguardia (il moderno) non pu\u00f2 pi\u00f9 andare oltre, perch\u00e9 ha ormai prodotto un metalinguaggio che parla dei suoi impossibili testi (l\u2019arte concettuale). La risposta post-moderna al moderno consiste nel riconoscere che il passato, visto che non pu\u00f2 essere distrutto, perch\u00e9 la sua distruzione porta al silenzio, deve essere rivisitato: con ironia, in modo non innocente. Penso all\u2019atteggiamento post-moderno come a quello di chi ami una donna, molto colta, e che sappia che non pu\u00f2 dirle \u201cti amo disperatamente\u201d, perch\u00e9 lui sa che lei sa (e che lei sa che lui sa) che queste frasi le ha gi\u00e0 scritte Liala. Tuttavia c\u2019\u00e8 una soluzione. Potr\u00e0 dire: \u201cCome direbbe Liala, ti amo disperatamente\u201d. A questo punto, avendo evitata la falsa innocenza, avendo detto chiaramente che non si pu\u00f2 pi\u00f9 parlare in modo innocente, costui avr\u00e0 per\u00f2 detto alla donna ci\u00f2 che voleva dirle: che la ama, ma che la ama in un\u2019epoca di innocenza perduta. Se la donna sta al gioco, avr\u00e0 ricevuto una dichiarazione d\u2019amore, ugualmente. Nessuno dei due interlocutori si sentir\u00e0 innocente, entrambi avranno accettato la sfida del passato, del gi\u00e0 detto che non si pu\u00f2 eliminare, entrambi giocheranno coscientemente e con piacere al gioco dell\u2019ironia\u2026 Ma entrambi saranno riusciti ancora una volta a parlare d\u2019amore. <\/p><\/blockquote>\n<p>Comunque, quello che \u00e8 accaduto \u00e8 che il pi\u00f9 importante intellettuale italiano si \u00e8 trasformato in un romanziere popolare, il quale confessa come ogni decostruzione faccia venir voglia di costruzione, soprattutto quando la realt\u00e0 viene sequestrata dalle narrazioni complottarde come era accaduto con il racconto della stagione del terrorismo italiano. Il dispositivo pi\u00f9 efficace \u00e8 quello di inglobare gli scetticismi e cimentarsi con una letteratura che riesca a mantenere un orizzonte demistificatorio nella mistificazione, stabilendo con il lettore un patto pi\u00f9 laico, democratico, aperto, in cui si mescolano ironia e credulit\u00e0, mosse dell\u2019autore e contromosse del lettore. Nel Pendolo di Foucault (1988) questo intento sar\u00e0 ancora pi\u00f9 manifesto.<\/p>\n<p>Con il senno di poi, ma forse anche di allora, poteva essere il modo di uscire dal cul-de-sac di chi aveva creduto nelle utopie politiche e ora si trovava ad avere a che fare pi\u00f9 che con il sol dell\u2019avvenire con le rovine ridicole di regimi al collasso. Ma anche una mossa del cavallo generativa dopo la morte dell\u2019autore decretata dai vari Paul De Man, <a href=\"https:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/roland-barthes\/?search=Barthes%2C%20Roland%2F\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Roland Barthes<\/a>, <a href=\"https:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/michel-foucault\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Michel Foucault<\/a>. A prendere la parola all\u2019inizio degli anni Ottanta sono nuovi autori, che si riconoscono gi\u00e0 in una generazione disincantata, escapista, che diserta, che ama viaggi, naufragi, deragliamenti, digressioni, narrazioni picaresche: Enrico Palandri, <a href=\"https:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/pier-vittorio-tondelli\/?search=Tond%C3%A8lli%2C%20Pier%20Vittorio%2F\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Pier Vittorio Tondelli<\/a>, <a href=\"https:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/andrea-de-carlo\/?search=De%20Carlo%2C%20Andrea%2F\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Andrea De Carlo<\/a>, <a href=\"https:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/aldo-busi\/?search=Busi%2C%20Aldo%2F\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Aldo Busi<\/a>, <a href=\"https:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/daniele-del-giudice\/?search=Del%20Gi%C3%B9dice%2C%20Daniele%2F\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Daniele Del Giudice<\/a>\u2026<\/p>\n<blockquote class=\"blockquote \"><p><strong>Non si sa se Baricco abbia letto La filosofia dopo la filosofia o l\u2019ancora pi\u00f9 radicale Verit\u00e0 e progresso di Rorty. Ma condivide questa visione che, in nome della laicit\u00e0 e del postmoderno, sostituisce la narrazione all\u2019interpretazione come modello principale per aver a che fare con il mondo.<\/strong> <\/p><\/blockquote>\n<p>\nNel 1989, mentre prende forma questa mutazione, viene pubblicato Contingency, irony and solidarity, un libro di <a href=\"https:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/richard-rorty\/?search=Rorty%2C%20Richard%2F\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Richard Rorty<\/a> che verr\u00e0 tradotto in italiano come <a href=\"https:\/\/www.laterza.it\/scheda-libro\/?isbn=9788842062370\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">La filosofia dopo la filosofia<\/a>. Dentro appare l\u2019esito prevedibile della ricerca della filosofia ermeneutica. La ricerca della verit\u00e0 viene spogliata di ogni orizzonte fondazionalistico. Non c\u2019\u00e8 alcun motivo, dice Rorty di privilegiare l\u2019epistemologia rispetto, poniamo, all\u2019estetica o alla teoria della letteratura una volta introdotto il concetto di ineffabilit\u00e0 della verit\u00e0. La filosofia come critica per la ricerca della verit\u00e0, quel modello che nel bene e nel male, abbiamo fatto nostro dall\u2019illuminismo in poi, qui viene invece sostituito da una prospettiva scettica che vede la verit\u00e0 come successo.<\/p>\n<p>Non si sa se Baricco abbia letto La filosofia dopo la filosofia o l\u2019ancora pi\u00f9 radicale Verit\u00e0 e progresso di Rorty. Ma sappiamo dalle cose che scriver\u00e0 di l\u00ec a poco che condivide questa visione che, in nome della laicit\u00e0 e del postmoderno, sostituisce la narrazione all\u2019interpretazione come modello principale per aver a che fare con il mondo. <a href=\"https:\/\/www.giorgiobianchiphotojournalist.com\/blog\/la-cometa-passa-quando-lo-diciamo-noi\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">\u00c8 lui stesso a raccontare anni dopo questa sua svolta<\/a>, e indica come data finalmente periodizzante il 1997, quando si autocommissiona per Repubblica un articolo sul passaggio della cometa Hale-Bopp. Il direttore di Repubblica \u00e8 <a href=\"https:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/ezio-mauro\/?search=Mauro%2C%20Ezio%2F\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Ezio Mauro<\/a>, con cui Baricco ha gi\u00e0 cominciato a collaborare alla Stampa e con cui condivide un\u2019idea di giornalismo narrativo. Lo storytelling.<\/p>\n<blockquote class=\"blockquote blockquote--small\"><p> [\u2026] Hale-Bopp, sembra un nome inventato e invece erano i due astronomi semidilettanti che avvistarono per primi questa cometa che ad un certo punto, nel 1997, pass\u00f2 molto vicina alla terra [\u2026]<br \/>Al tempo lavoravo, ma anche adesso, per un giornale, italiano, quotidiano, Repubblica, [\u2026] Non il tipo di giornalismo che si faceva quando io ero piccolo\u2026 Quando io ero piccolo i giornali erano di una noia sconfortante. Questo \u00e8 un giornalismo creato negli anni \u201990 e uno di quelli che lo hanno inventato, non il solo, ma uno di quelli che lo hanno inventato era il mio direttore del giornale in quel momento. Quindi era uno che c\u2019aveva l\u2019istinto, c\u2019aveva la velocit\u00e0, proprio il senso, proprio il sentimento per l\u2019aspetto narrativo del mondo. \u00c8 lui con gli altri che hanno tirato fuori dalla cronaca del mondo il potere dello storytelling e delle storie\u2026 Un genio, a suo modo. E difatti quando sent\u00ec che alla gente piaceva questa storia della cometa [\u2026] tir\u00f2 su il telefono e telefon\u00f2 a me, e mi disse [\u2026]potresti andarla a vedere e fare un bel pezzo, di quelli tuoi, cos\u00ec un po\u2019\u2026 da scrittore, cos\u00ec no\u2026 Erano gli anni \u201990, adesso siamo pi\u00f9 smaliziati, allora questo era ancora abbastanza\u2026non dico rivoluzionario, ma era nuovo in un certo modo.<br \/>E l\u00ec era praticamente 4\/5 giorni prima del giorno fatidico, che era il 24 marzo che era il giorno della massima vicinanza della cometa. L\u2019attesa per questa cometa era stata tale che alcune citt\u00e0 pi\u00f9 New Age di altre, avevano perfino deciso quel venerd\u00ec 24 Marzo, di spegnere una parte delle luci della citt\u00e0 di modo che la gente con lo sguardo su vedesse in cielo passare senza troppo inquinamento di luci questa cometa.<br \/>Intere citt\u00e0 che si oscuravano per la bellezza di vederla passare, il 24 marzo.<br \/>Cosi quando il direttore mi disse \u2018valla a vedere, scrivi un pezzo\u2019, gli dissi \u2018s\u00ec volentieri\u2019 [\u2026] ok vado venerd\u00ec poi ti faccio il pezzo il giorno dopo, d\u2019accordo [\u2026]<br \/>E sentii un lungo silenzio dall\u2019altra parte del telefono\u2026 Ero anche stupito perch\u00e9 avevo detto di s\u00ec una volta tanto, perch\u00e9 spesso dicevo di no, ma avevo detto di s\u00ec\u2026 Di solito lui era entusiasta [\u2026] e poi sento lui che dice \u2018beh un po\u2019 tardino per\u00f2\u2019 [\u2026] \u2018no io pensavo che potevi andare stasera a vederla\u2019 erano tipo quattro giorni prima.<br \/>[\u2026] Io gli dico \u2018ma insomma la cometa passa il 24 Marzo\u2019. Ed ecco cosa mi rispose lui, un genio\u2026 Mi rispose \u2018la cometa passa quando lo diciamo noi\u2019.<br \/>Adesso detto cos\u00ec voi dite \u2018ma chi \u00e8 questo essere immondo\u2019\u2026 No guarda, invece aveva capito esattamente. [\u2026] La sera alle 11 ero in collina fuori Torino a vedere questa roba piccolissima che si vedeva anche male ero nel nulla non c\u2019era nessuno che la guardava, la gente pensava ad altro, c\u2019era una macchina con una lucina, una stradina\u2026<br \/>[\u2026] Scrivo il pezzo e Repubblica esce effettivamente in anticipo sul giorno della cometa, cio\u00e8 il giorno prima del giorno della cometa, ed esce con queste paginate bellissime in cui c\u2019era anche il mio pezzo [\u2026] E quel giorno dato che poi i media si ispirano l\u2019uno con l\u2019altro, tu non potevi aprire il giornale che c\u2019erano paginate sulla cometa, la cometa, la cometa\u2026 Quella sera tutti col naso su, a guardare la cometa.<br \/>Il giorno dopo, 24, giorno della cometa le citt\u00e0 spengono la luce\u2026 La gente sacramenta dice ma cos\u2019\u00e8 \u2019sta storia che avete spento le luci, perch\u00e9 la cometa non esisteva gi\u00e0 pi\u00f9 se l\u2019erano vista il giorno prima \u2018la cometa passa quando lo diciamo noi\u2019. Fatti senza storytelling non esistono. Se sai gestire lo storytelling puoi anche anticipare un fatto di un paio di giorni, ma anche di una settimana. Se sei molto bravo un mesetto prima guarderanno la cometa che non c\u2019\u00e8 neanche ma \u00e8 come se la vedessero. Ma non perch\u00e9 sono scemi. No. Perch\u00e9 tu sei bravo in quella circostanza l\u00ec. <\/p><\/blockquote>\n<p>\nMa il passaggio che Baricco descrive e che contribuisce a produrre non \u00e8 solo un cambiamento di tipo sociale e culturale, ma vuol essere anche un turn teorico. Questa consapevolezza Baricco la spiega nelle pagine di curatela del testo di <a href=\"https:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/walter-benjamin\/?search=Benjamin%2C%20Walter%2F\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Walter Benjamin<\/a>, <a href=\"https:\/\/www.einaudi.it\/catalogo-libri\/critica-letteraria-e-linguistica\/filologia-e-critica-letteraria\/il-narratore-walter-benjamin-9788806206529\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Il narratore. Considerazioni sull\u2019opera di Nikolaj Leskov<\/a>. Si tratta di un saggio del 1936 che Einaudi ripubblica nel 2010 con note e commento di Baricco, che \u00e8 \u2013 a suo stesso dire \u2013 una sorta di manifesto politico letterario di Baricco e della scuola Holden.<\/p>\n<blockquote class=\"blockquote blockquote--small\"><p> Anni fa, quando la Scuola Holden era appena nata, questo testo ne era per cos\u00ed dire la Bibbia. Lo si studiava con grande lentezza e cura, in un lettorato che durava l\u2019intero primo anno di studi e che era tenuto dal preside, cio\u00e8 da me. La ragione era semplice: la Holden \u00e8 una scuola di narrazione, e Benjamin \u00e8 colui che meglio di ogni altro ti pu\u00f2 introdurre a riflettere su cosa mai voglia dire, veramente, quel termine. <\/p><\/blockquote>\n<p>\nCos\u2019ha di sacro questo testo di Benjamin \u00e8 presto detto: \u00e8 un antidoto al Novecento della Crisi, delle Avanguardie, della dialettica dell\u2019illuminismo, delle Grandi Interpretazioni. Sempre Baricco:<\/p>\n<blockquote class=\"blockquote blockquote--small\"><p> La prima cosa che va detta \u00e8 che Benjamin ha il merito di riportare la narrazione al posto che le spetta, dandole una centralit\u00e0, nell\u2019umano pellegrinaggio, che non \u00e8 scontata. Oggi noi ci troviamo a vivere in una societ\u00e0 fortemente segnata dalle narrazioni, ma bisogna ricordare che non sempre \u00e8 stato cos\u00ed. Se vogliamo essere pi\u00fa precisi, non ci deve sfuggire che dall\u2019inizio del Novecento fino almeno a tutti gli anni Ottanta del secolo, narrare \u00e8 stato, in Occidente, un gesto minore, e spesso misconosciuto. Tutta l\u2019esperienza delle avanguardie (a cui proprio l\u2019entourage intellettuale di Benjamin aveva dato un fortissimo sostegno ideologico), aveva in qualche modo imposto una sostanziale equazione tra valore dell\u2019opera e suo mutismo narrativo. L\u2019Ulisse di Joyce, i quadri di Mondrian, la musica di Sch\u00f6nberg, per fare degli esempi, determinavano una concreta eclisse del narrare, indicando come direzione della ricerca obiettivi completamente differenti. Nello scrivere letterario si \u00e8 arrivati a un estremismo antinarrativo che fino agli anni Ottanta ha preteso, e a volte ottenuto, di confinare a pratica kitsch qualsiasi desiderio, semplice, di raccontare storie. E nello stesso cinema, che per le sue radici plebee da luna park aveva una sorta di lasciapassare per la volgare pratica del narrare, \u00e8 rimasta comunque a lungo una linea di demarcazione tra prodotto commerciale e film d\u2019arte dove l\u2019accesso all\u2019arte era spesso fatto risalire al rattrappirsi dell\u2019enfasi narrativa. Nel cuore di un simile processo, nel 1936, Benjamin innalza il narratore nella cerchia dei maestri e dei saggi. Di pi\u00fa, lo ricostruisce come forza originaria, come mito di fondazione, come pietra angolare nell\u2019architettura dell\u2019umano. <\/p><\/blockquote>\n<p>\nIn realt\u00e0 ridurre, come fa Baricco, il Novecento a un secolo di mutismo narrativo e fare di Benjamin un militante contro le avanguardie \u00e8 una semplificazione se non una forzatura. Nel 1936 Benjamin reagiva a <a href=\"https:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/gyorgy-lukacs\/?search=Luk%C3%A1cs%2C%20Gy%C3%B6rgy%2F\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Gy\u00f6rgy Luk\u00e1cs<\/a> e alla sua Teoria del romanzo, in cui veniva contrapposta la scrittura epica a quella romanzesca. Leskov \u00e8 per Benjamin un esempio della permanenza della possibilit\u00e0 del racconto originario, l\u2019epica, il racconto collettivo, dentro e contro le pastoie del romanzo borghese dell\u2019Ottocento. Insomma Leskov per Benjamin non \u00e8 contro le avanguardie, ma \u00e8 avanguardia.<\/p>\n<p>Nel 2009 esce, sempre per Einaudi, il saggio-manifesto sulla letteratura italiana a firma di <a href=\"https:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/wu-ming\/?search=Wu%20Ming%2F\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Wu Ming<\/a>, intitolato <a href=\"https:\/\/www.einaudi.it\/catalogo-libri\/critica-letteraria-e-linguistica\/filologia-e-critica-letteraria\/new-italian-epic-wu-ming-9788806196783\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">New Italian Epic<\/a>. Anche tra i numi tutelari di Wu Ming c\u2019\u00e8 Walter Benjamin e in particolare Il dramma barocco tedesco (che Baricco liquida come testo incomprensibile in una nota del Narratore). Wu Ming scrive:<\/p>\n<blockquote class=\"blockquote blockquote--small\"><p> Portando il discorso alla sua inevitabile conseguenza, si puo\u0300 dire che tutte le opere narrative siano ambientate nel passato. Anche quando il tempo verbale e\u0300 il presente, si tratta di una forma di presente storico: il lettore legge di cose gia\u0300 pensate, gia\u0300 scritte, gia\u0300 oggettivate nel libro che ha in mano. Dunque tutte le narrazioni sono allegorie del presente, per quanto indefinite. La loro indeterminatezza non e\u0300 assenza: le allegorie sono \u00abbombe a tempo\u00bb, letture potenziali che passano all\u2019atto quando il tempo giunge. La definizione dell\u2019allegoria come \u00abespediente retorico\u00bb si mostra del tutto inadeguata, e infatti Walter Benjamin, nel suo Il dramma barocco tedesco (1928), descrisse l\u2019allegoria come una serie di rimbalzi imprevedibili, triangolazione fra quello che si vede nell\u2019opera, le intenzioni di chi l\u2019ha creata e i significati che l\u2019opera assume a prescindere dalle intenzioni.\u00a0 Questo livello dell\u2019allegoria e\u0300 privo di una \u201cchiave\u201d da trovare una volta per tutte. E\u0300 l\u2019allegoria metastorica [\u2026] cio\u0300 che diverse narrazioni hanno in comune sotto le apparenze, e sotto i livelli piu\u0300 vicini alla superficie. <\/p><\/blockquote>\n<p>\nPer Baricco e per Wu Ming la lezione di Eco sull\u2019opera aperta e la rilettura di Benjamin come precursore di questioni contemporanee porta a esiti differenti ma avvicinabili, con una convinzione comune: le storie hanno un potere. Un potere di liberazione estetica, per Baricco; un potere di emancipazione politica per Wu Ming. Quello che ovviamente non era stato preso in considerazione era che la consapevolezza del potere delle storie viene incamerata presto dal capitalismo pi\u00f9 aggressivo. \u00c8 Baricco stesso che citando Christian Salmon, nel 2008 sul Corriere della sera, ha gi\u00e0 risposto in un\u2019intervista sul dilagare dello storytelling che lui stesso aveva sdoganato soltanto dieci anni prima.<\/p>\n<blockquote class=\"blockquote blockquote--small\"><p> Adesso tutto e\u0300 narrativo: vai in una macelleria e il modo di esporre le carni e\u0300 narrativo. Ormai e\u0300 impossibile sentir parlare uno scienziato normalmente: anche lui narra. Lo stesso vale per i giornali, che hanno sostituito al settanta per cento l\u2019informazione con la narrazione. E poi c\u2019e\u0300 la contaminazione con il marketing. Li\u0300 comincia il pericolo, cosi\u0300 come quando lo storytelling entra nella comunicazione politica. Adesso sono diventati cosi\u0300 bravi da riuscire a vendere quello che vogliono se riescono ad azzeccare la storia giusta. <\/p><\/blockquote>\n<p>\nSiamo alla fine degli anni zero, e i social network sono appena nati. La pervasivit\u00e0 e la violenza del capitalismo digitale non \u00e8 ancora cos\u00ec evidente. La crisi delle ermeneutiche che si pensava potesse essere attraversata da una nuova considerazione della narrazione ha invece portato a un esito pi\u00f9 problematico e allarmante: una palmare crisi epistemica. Il paradigma del senso, scientifico, logico, narrativo, rischia di venire sostituito dalla frammentazione, la ricerca della verit\u00e0 dalla nonverit\u00e0, la critica dall\u2019eristica, il senso dal nonsenso. Sicuramente Rorty non l\u2019aveva immaginato, quando difendeva la figura dell\u2019ironico liberale come nuovo modello dell\u2019intellettuale. Quell\u2019ironico liberale si \u00e8 trasformato in un pagliaccesco imbonitore mistificatore autoritario. Quale \u00e8 il posto per la letteratura al tempo della narrativa che diventa marketing o propaganda?<\/p>\n<blockquote class=\"blockquote \"><p><strong>Le storie hanno un potere. Un potere di liberazione estetica, per Baricco; un potere di emancipazione politica per Wu Ming. Quello che ovviamente non era stato preso in considerazione era che la consapevolezza del potere delle storie viene incamerata presto dal capitalismo pi\u00f9 aggressivo.<\/strong> <\/p><\/blockquote>\n<p>\nBaricco scrive <a href=\"https:\/\/www.einaudi.it\/catalogo-libri\/problemi-contemporanei\/the-game-alessandro-baricco-9788806235550\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">The game<\/a> nel 2018, Wu Ming1 scrive <a href=\"https:\/\/edizionialegre.it\/product\/la-q-di-qomplotto\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">La Q di Qomplotto<\/a> nel 2021. Anche questi saggi sono accostabili. Complessi e articolati. Il primo, semplificando molto, invita a una mutazione antropologica. La rivoluzione del web \u00e8 inaggirabile, occorre riconoscerne i codici e provare a farli interagire con quelli che abbiamo imparato dalle pratiche artistiche e estetiche precedenti. Il secondo \u00e8 una ricognizione meno pacificata. Riconosce una enshittificazione ormai avvenuta della rete, e di fatto invita a una critica e un\u2019analisi che \u00e8 al tempo stesso sottrazione. Nel 2019 Wu Ming aveva gi\u00e0 pubblicato in rete un lungo saggio in due puntate in cui annunciava l\u2019abbandono dei social, <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2019\/12\/lamore-e-fortissimo-il-corpo-no-1-twitter-addio\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">L\u2019amore \u00e8 fortissimo. Il corpo no. Dieci anni di esplorazione tra Giap e Twitter (2009-2019)<\/a>.<\/p>\n<p>Arriviamo a oggi. Questa lunga, disomogeneissima, escursione nel passato prossimo della riflessione sulla narrativa italiana, pu\u00f2 concludersi con le due polemiche da cui eravamo partiti: la manifestazione d\u2019insofferenza e delusione di un\u2019ex allieva della scuola Holden per la formazione allo storytelling, a cui sono seguite molte reazioni dello stesso segno o di segno contrario; la manifestazione di insofferenza e delusione di una scrittrice per le presentazioni, a cui sono seguite molte reazioni dello stesso segno o di segno contrario. Le due lamentele sembrano il segnale di una questione sistemica, come dicevamo all\u2019inizio. La bolla dei lettori si \u00e8 ristretta. Le infrastrutture culturali che pensavamo solide, la scuola, l\u2019universit\u00e0, il sistema bibliotecario, il sistema istituzionale di sostegno all\u2019editoria, vengono costantemente indebolite attraverso definanziamenti e cattiva gestione, mancano di norme che guidino un cambiamento radicale. In altri Paesi, come la Spagna per esempio, \u00e8 accaduto, gi\u00e0 negli anni zero. Un disfacimento che si \u00e8 mostrato anche in momenti grotteschi e avvilenti come l\u2019ultima fiera di Francoforte dove l\u2019Italia come Paese ospite \u00e8 riuscita a presentarsi senza un progetto di sistema, con uno status immiserito dall\u2019arroganza del potere, perdendo del tutto un\u2019occasione di esposizione e riflessione internazionale.<\/p>\n<blockquote class=\"blockquote \"><p><strong>Le infrastrutture culturali che pensavamo solide, la scuola, l\u2019universit\u00e0, il sistema bibliotecario, il sistema istituzionale di sostegno all\u2019editoria, vengono costantemente indebolite attraverso definanziamenti e cattiva gestione, mancano di norme che guidino un cambiamento radicale.<\/strong> <\/p><\/blockquote>\n<p>Il mondo di chi scrive e legge e produce e compra e d\u00e0 importanza ai libri \u00e8 in umiliante contrazione. E quindi, che si fa? Le reazioni sono spesso pavloviane e controproducenti. Solidificare delle posizioni di rendita, come spesso fanno le case editrici, le societ\u00e0 di distribuzione o di vendita, non risolve ma amplifica il problema pi\u00f9 urgente: come arrivare ai nonlettori, ai lettori deboli, a chi non pu\u00f2 permettersi consumi culturali. Sembra significativo che la risposta di Baricco e della Holden a questione sistemica sia, nel piccolo, esemplarmente, di ripensare la dimensione live dell\u2019esperienza estetica. L\u2019ultima iniziativa della scuola Holden, ideata da Baricco con Enrico Melozzi, \u00e8 la Traviata da cortile, che prevede la trasformazione della scuola Holden in uno spazio scenico. Wu Ming \u00e8 pi\u00f9 esplicito nel programma che segue e che propone per ripensare e rinnovare la relazione con la comunit\u00e0 dei lettori. <a href=\"https:\/\/lucysullacultura.com\/come-salvare-leditoria-italiana-wu-ming-1-ha-unidea\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Nell\u2019intervista che Wu Ming 1 ha rilasciato a Loredana Lipperini per Lucy<\/a>, c\u2019\u00e8 una importante considerazione di sistema che risponde alla manifestazione d\u2019insofferenza e prova a politicizzarla:<\/p>\n<blockquote class=\"blockquote blockquote--small\"><p> Allora il problema \u00e8 a monte: \u00e8 quello delle vite logoranti, della fatica mentale, dei lavori di merda. Senza queste premesse, l\u2019attivit\u00e0 predatoria delle piattaforme di Big Tech, il loro estrattivismo, sarebbe molto pi\u00f9 difficile.\u00a0Aggiungiamoci i salari bassi, le pensioni da fame\u2026 Molte persone i libri non riescono pi\u00f9 a comprarli. <\/p><\/blockquote>\n<p>\nLe presentazioni dei libri per Wu Ming sono il pretesto per fare delle assemblee, per avere dei momenti di confronto politico in senso lato, allora:<\/p>\n<blockquote class=\"blockquote blockquote--small\"><p> Presentare \u00e8 ci\u00f2 che pi\u00f9 fa vivere un libro, e nei casi migliori lo trasforma proprio in un utensile, tipo coltellino svizzero, a disposizione di chi vive i territori. In questi mesi Gli uomini pesce \u2013 certo, per i temi che tocca e per come lo fa, ma anche perch\u00e9 lo sto portando in giro a pi\u00f9 non posso \u2013 \u00e8 diventato un dispositivo per catalizzare energie e far convergere soggetti diversi. Alle presentazioni di questo libro sono nate collaborazioni, alleanze e amicizie. E questo non \u00e8 esclusivo dei libri di Wu Ming: mutatis mutandis, pu\u00f2 accadere con altri libri, \u00e8 accaduto, accade.<br \/>[\u2026] Incontrare lettrici e lettori \u00e8 gi\u00e0 politico, mi spingo a dire che \u00e8 gi\u00e0 lotta. La letteratura non \u00e8 politica tanto per il suo contenuto, quanto per i legami che pu\u00f2 stabilire. I colleghi e le colleghe che pensano di sostituire questo con una presenza \u2013 e una vanvera tuttologica \u2013 a getto continuo sui social si stanno consegnando all\u2019irrilevanza. Irrilevanza non a livello mediatico: irrilevanza nella vita delle persone in carne e ossa. <\/p><\/blockquote>\n<p>\nLa rivendicazione e la riscoperta di momenti di confronto pubblico, della dimensione dal vivo, come la crescita pur con tutte le difficolt\u00e0 dei festival letterari, \u00e8 anche l\u2019indice per\u00f2 di un vuoto che si aperto altrove. Esattamente quella crisi del welfare culturale pubblico italiano. Sono le scuole, le biblioteche, e soprattutto le universit\u00e0 i luoghi dove questa dimensione pubblica, e questo confronto collettivo sui testi, a partire dai testi, pu\u00f2 avvenire in modo continuo, aperto a tutti, approfondito. Quello che queste strategie di resistenza, pi\u00f9 o meno efficaci, pi\u00f9 o meno politiche, cercano di fare \u00e8 un lavoro \u2013 spesso strenuo \u2013 di supplenza rispetto allo svuotamento di quei luoghi.<\/p>\n<p>A met\u00e0 degli anni Novanta, facevo filosofia all\u2019universit\u00e0, mi ritrovai a frequentare tutti i venerd\u00ec pomeriggio gli incontri di una rivista. Uno studente di lettere Emiliano Caprio aveva partecipato a un bando dell\u2019Universit\u00e0 La Sapienza di Roma ed era riuscito a farsi finanziarsi una rivista che aveva chiamato Liberatura, rivista di libera scrittura. Per tre anni dal 1995 al 1999, ci riunimmo nelle stanze del dipartimento di filologia romanza, per leggere e discutere di testi che scrivevamo. Una microscopica selezione di questi testi poi veniva raccolta nel numero annuale che veniva pubblicato; pubblicare non era il primo dei nostri interessi. Vederci e discutere erano un\u2019esperienza gi\u00e0 coinvolgente di per s\u00e9. Questi incontri settimanali erano lunghi, popolati, e ogni volta diversi: piano piano venne fuori un gruppo che era una composita redazione allargata di studenti e ex studenti, narratori, poeti, drammaturghi, di cui quasi nessuno aveva pubblicato nemmeno in fanzine. Alcuni che animavano questi incontri sarebbero diventati poi degli autori pubblicati, professionisti, anche un po\u2019 noti, in campi della scrittura molto diversi, dalla saggistica alla poesia al teatro alla narrativa al fumetto. Giordano Tedoldi, <a href=\"https:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/eol-pecere-paolo\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Paolo Pecere<\/a>, Marco Mantello, Simone Consorti, <a href=\"https:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/veronica-raimo\/?search=Raimo%2C%20Veronica%2F\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Veronica Raimo<\/a>, Francesco Longo, Sara Ventroni, Fabio La Piana, Angela Maria Rucco alias Veronika Bekkabunga, Laura Cingolani, Adriano Marenco, Lucio Del Corso, Paolo Pagnoncelli\u2026 Altri, con un talento cristallino, avrebbero smesso di scrivere, Leonardo Pafi, Francesco Russo. C\u2019era anche chi, come Martina Testa, si sarebbe messa a lavorare come traduttrice e editor nell\u2019editoria. Sicuramente me ne dimentico molti altri.<\/p>\n<blockquote class=\"blockquote \"><p><strong>La buona battaglia per gli intellettuali o per chi riconosce le ingiustizie e le storture dell\u2019industria culturale \u00e8 di lottare per la scuola pubblica e l\u2019universit\u00e0 pubblica libera e di qualit\u00e0 prima di tutto. \u00c8 l\u00ec che si impara a essere una comunit\u00e0 di lettori, e anche di artisti.<\/strong> <\/p><\/blockquote>\n<p>\nQuello che non dimentico \u00e8 la libert\u00e0 che l\u2019universit\u00e0 pubblica diede a dei poco pi\u00f9 che ventenni per cos\u00ec tanto tempo, finanziando poco ma intelligentemente e soprattutto concedendo spazi, per dare vita e inventare una rivista indipendente. Una rivista indipendente voleva dire soprattutto una scuola di formazione letteraria: imparammo sul campo, consigliandoci libri da leggere, scambiandoci bibliografie, e soprattutto facendo un lavoro militante di lettura e revisione dei testi degli altri.<\/p>\n<p>Allora immaginavo fosse quello che accadeva normalmente nelle universit\u00e0 pubbliche. Di l\u00ec a poco mi resi conto che invece ero stato fortunato, perch\u00e9 avevo vissuto quella che era una parentesi temporale che sarebbe terminata a breve: l\u2019universit\u00e0 sarebbe rimasta vittima di definanziamenti e della involuzione neoliberista. Lo realizzai bene proprio quando cominciai a leggere Mark Fisher che raccontava come l\u2019universit\u00e0 \u2013 nel suo caso Warwick \u2013 era stata la fucina di laboratori di riflessione teorica e pratiche artistiche d\u2019avanguardia. Nel 1995 Sadie Plant a Warwick aveva fondato la CCRU, la Cybernetic Culture Research Unit, un leggendario gruppo matrice di molte delle cose pi\u00f9 interessanti della cultura cosiddetta alternativa inglese dei decenni successivi. Fisher partiva dalla sua esperienza per ragionare di come il capitalismo neoliberista avesse attaccato proprio questo tipo di funzione dell\u2019universit\u00e0, rendendole dei luoghi di competizione e conformismo.<\/p>\n<p>Per questo la buona battaglia per gli intellettuali o per chi riconosce le ingiustizie e le storture dell\u2019industria culturale \u00e8 di lottare per la scuola pubblica e l\u2019universit\u00e0 pubblica libera e di qualit\u00e0 prima di tutto. \u00c8 l\u00ec che si impara a essere una comunit\u00e0 di lettori, e anche di artisti. E a pensare che questo porti anche a un miglioramento della vita democratica.<\/p>\n<p>\t\t<script async src=\"\/\/www.instagram.com\/embed.js\"><\/script><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"N egli ultimi mesi si sono sviluppati due dibattiti che hanno saturato la bolla del mondo di chi&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":59461,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1445],"tags":[1608,203,204,1537,90,89,1609],"class_list":{"0":"post-59460","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-libri","8":"tag-books","9":"tag-entertainment","10":"tag-intrattenimento","11":"tag-it","12":"tag-italia","13":"tag-italy","14":"tag-libri"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/59460","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=59460"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/59460\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/59461"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=59460"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=59460"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=59460"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}