{"id":596374,"date":"2026-07-22T03:42:19","date_gmt":"2026-07-22T03:42:19","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/596374\/"},"modified":"2026-07-22T03:42:19","modified_gmt":"2026-07-22T03:42:19","slug":"oriente-occidente-di-rampini-il-crepuscolo-dello-zar-e-la-potenza-russa-declassata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/596374\/","title":{"rendered":"Oriente Occidente di Rampini | Il crepuscolo dello Zar e la potenza russa declassata"},"content":{"rendered":"<p class=\"chapter-paragraph\">Alla stazione Kazanskij di Mosca, in un luglio che dovrebbe essere quello delle partenze verso il mare, i binari verso sud sono spettralmente vuoti. Lo racconta l\u2019inviato di The Economist in quella localit\u00e0. Non ci sono pi\u00f9 le famiglie stipate di valigie dirette in Crimea, ci sono divise mimetiche e un&#8217;ansia diffusa che si respira nell&#8217;aria calda della capitale. \u00c8 un dettaglio minuscolo, ma dice pi\u00f9 di mille comunicati del Cremlino: la Russia di Vladimir Putin, quella che dal 2022 racconta a s\u00e9 stessa la favola di un impero in marcia inarrestabile verso la vittoria, <b>sta scoprendo il prezzo della guerra sulla propria pelle<\/b>, non pi\u00f9 soltanto su quella ucraina.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">The Economist, che ha inviati sul terreno da Rostov a Nizhnij Novgorod, ha raccolto voci che raccontano <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/esteri\/26_luglio_21\/russia-si-paga-in-contanti-momento-preoccupante-40811137-6b6e-4feb-9723-371953079xlk.shtml\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">un Paese logorato<\/a>: code di due o tre ore ai distributori per il razionamento della benzina, blackout di Internet, prezzi delle patate saliti del 4,5% in un mese, <b>agricoltori che temono di non riuscire a raccogliere il grano per mancanza di carburante<\/b>. Un sondaggio del Fondo per l&#8217;Opinione Pubblica (FOM), istituto vicino al Cremlino e quindi difficilmente sospettabile di simpatie ucraine, certifica che il 55% dei russi percepisce ansia diffusa tra colleghi e familiari, contro il 40% di un anno fa. Il patto sociale su cui Putin ha costruito un quarto di secolo di potere \u2014 i cittadini restano fuori dalla politica, il potere non si intromette nelle loro vite \u2014 si \u00e8 rotto. La guerra \u00e8 arrivata a casa.    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Walter Russell Mead, editorialista del Wall Street Journal e tra le voci pi\u00f9 lucide della scuola realista americana, pone la domanda che nessuno a Mosca osa formulare ad alta voce: <b>la Russia sta perdendo lo status di grande potenza faticosamente riconquistato dopo la fine della guerra fredda?<\/b> La sua analisi non si limita alla cronaca delle difficolt\u00e0 militari, la inserisce in una cornice storica di lungo periodo. Mead individua nel Mar Nero il punto di rottura simbolico: Mosca vi esercita un&#8217;egemonia che risale al Settecento di Caterina la Grande. Eppure, davanti agli attacchi missilistici e ai droni ucraini, la flotta russa \u00e8 stata costretta a evacuare Sebastopoli. Un impero che non controlla pi\u00f9 il Mar Nero, osserva Mead, \u00e8 un impero che ha smarrito il cuore stesso della propria narrazione.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">A questo si somma l&#8217;erosione dell&#8217;influenza russa nelle periferie ex sovietiche. Stati Uniti, Cina e Turchia stanno tessendo legami economici e militari nel Caucaso e in Asia centrale. Perfino l&#8217;alleato pi\u00f9 fedele di Mosca, il bielorusso Aleksandr <b>Lukashenko, comincia a temere le ritorsioni ucraine<\/b> pi\u00f9 di quanto tema le pressioni del Cremlino.<\/p>\n<p>APPROFONDISCI CON IL PODCAST<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Mead ha la cautela dello studioso dei tempi lunghi \u2014 \u00ab\u00e8 troppo presto per liquidare Putin\u00bb \u2014 ma la sua conclusione ha il tono sobrio di chi osserva una legge di gravit\u00e0 storica: <b>la Russia non sparir\u00e0, ma il suo declassamento al rango di potenza media appare sempre pi\u00f9 probabile<\/b>.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">La tesi di Mead trova una conferma impietosa nei fatti raccolti dal giornalista Edward Lucas per EUobserver, che ricostruisce l\u2019isolamento diplomatico ed economico di Mosca. La Cina, alleato \u00absenza limiti\u00bb secondo la retorica ufficiale sino-russa, ha rifiutato di fornire i sistemi di propulsione marina necessari alle navi russe per la rotta artica settentrionale. Il colpo pi\u00f9 duro riguarda l&#8217;energia: il progetto del gasdotto Power of Siberia 2, da 50 miliardi di metri cubi l&#8217;anno, <b>\u00e8 di fatto arenato perch\u00e9 Pechino pretende di pagare il gas russo a un quinto del prezzo offerto dal Cremlino<\/b> \u2014 che gi\u00e0 proponeva un forte sconto. \u00c8 la logica spietata del rapporto tra creditore e debitore: la Russia, privata delle vendite di gas via gasdotto all&#8217;Unione Europea che cesseranno l&#8217;anno prossimo, non ha alternative di mercato, mentre la Cina ne ha diverse. Il paradosso \u00e8 umiliante per l&#8217;orgoglio imperiale moscovita: a causa degli attacchi ucraini alle raffinerie, <b>la Russia \u00e8 ormai costretta a importare prodotti petroliferi raffinati proprio dalla Cina<\/b>.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Non \u00e8 solo Pechino a prendere le distanze. <b>Il Kazakistan ha vietato la maggior parte delle importazioni di grano russo<\/b>. L&#8217;Azerbaigian di Ilham Aliyev ha espresso pubblico sostegno all&#8217;integrit\u00e0 territoriale ucraina, un gesto politico che pochi anni fa sarebbe stato impensabile per un Paese ex sovietico nell&#8217;orbita moscovita. L&#8217;Armenia procede al ripristino dei collegamenti ferroviari con Turchia e Azerbaigian, aggirando i ritardi di una Russia che formalmente controlla ancora quella ferrovia ma che di fatto non riesce pi\u00f9 a imporre la propria agenda. Dal Baltico al Caucaso, dall&#8217;Asia centrale al Mar Nero, <b>gli spazi lasciati vuoti dal ripiegamento russo vengono occupati da altri<\/b>, inclusa quella Cina che dovrebbe essere l&#8217;alleata di Mosca.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">C&#8217;\u00e8 un terzo fronte, che il New York Times ha documentato attraverso un reportage da Kyiv firmato da Carlotta Gall e Oleksandr Chubko. <b>L&#8217;Ucraina, pioniera mondiale nella guerra dei droni, sta ora investendo nella battaglia delle menti<\/b>. Maria Berlinska, la volontaria che nel 2014 convinse i comandanti ucraini a usare i droni e che oggi \u00e8 considerata una figura quasi leggendaria nel Paese, ha fondato una nuova organizzazione, Victory Neurones, dedicata alla guerra cognitiva: <b>comunicazione strategica, guerra cibernetica, operazioni psicologiche<\/b>.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Il ragionamento di Berlinska \u00e8 questo: i droni ucraini hanno permesso di uccidere tre o quattro soldati russi per ogni caduto ucraino, un rapporto sostenibile finch\u00e9 la Russia non decide una mobilitazione generale; in quel caso, servirebbe un rapporto di otto o dieci a uno, insostenibile. Da qui la scelta di<b> spostare il fronte dalla tecnologia alla propaganda, cercando di minare dall&#8217;interno la capacit\u00e0 russa di sostenere una mobilitazione di massa<\/b>. Il ministro della difesa ucraino Mykhailo Fedorov ha rivendicato che Kyiv sta ormai insidiando il primato russo nella guerra elettronica e nei droni, e che l&#8217;ultimo terreno da conquistare \u00e8 proprio quello dell&#8217;informazione, dove \u2014 ha ammesso \u2014 Mosca resta ancora la potenza dominante al mondo.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00c8 un&#8217;ammissione interessante, perch\u00e9 rovescia uno stereotipo consolidato in Occidente: quello di <b>una Russia militarmente arretrata ma psicologicamente invincibile<\/b>, erede diretta delle tecniche sovietiche di disinformazione. Gli stessi esperti ucraini, come Serhii Demediuk, fondatore del dipartimento di cyberpolizia ucraino, riconoscono che<b> contrastare la narrazione russa \u00e8 arduo<\/b>: il tentativo di smentire una menzogna spesso finisce per amplificarla, un paradosso noto a chiunque si occupi di comunicazione politica.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Se si tengono insieme questi tre livelli di analisi \u2014<b> il logoramento interno certificato dall&#8217;Economist, l&#8217;isolamento diplomatico documentato da Lucas, e il nuovo fronte cognitivo raccontato dal New York Times<\/b> \u2014 la cornice interpretativa di Mead acquista un rilievo ancora maggiore. Non si tratta di una crisi congiunturale, ma della convergenza di pi\u00f9 traiettorie di lungo periodo: il declino demografico russo, il fallimento nel raggiungere l&#8217;eccellenza tecnologica, le difficolt\u00e0 economiche strutturali post-sovietiche, l&#8217;ascesa cinese a Est, il nazionalismo persistente nelle ex repubbliche sovietiche.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Il Cremlino non \u00e8 ancora al capolinea<\/b>. Putin conserva l&#8217;arsenale nucleare, mantiene capacit\u00e0 cyber e di guerra ibrida non trascurabili, e la storia recente insegna a non sottovalutare la sua capacit\u00e0 di trovare vie d&#8217;uscita diplomatiche inattese anche nei momenti di massima difficolt\u00e0. Ma le leggi della gravit\u00e0 storica prima o poi si fanno sentire. La domanda che dovrebbe occupare le cancellerie occidentali e quelle asiatiche,<b> non \u00e8 pi\u00f9 se la Russia vincer\u00e0 o perder\u00e0 la guerra in Ucraina, ma quale tipo di potenza<\/b> \u2014 regionale, sussidiaria, forse persino cliente di Pechino \u2014 <b>emerger\u00e0 da questo logoramento<\/b>. Se il ridimensionamento di Mosca al rango di potenza media si concretizza, l&#8217;intero assetto geopolitico eurasiatico ne uscir\u00e0 trasformato: la Cina sar\u00e0 tentata di riproporre rivendicazioni territoriali risalenti all&#8217;epoca degli zar, l&#8217;Asia centrale verr\u00e0 attratta nell&#8217;orbita di Pechino, la Turchia sar\u00e0 libera di espandere la propria influenza nei Balcani e in Medio Oriente. <b>Questa guerra, iniziata da Putin per restaurare la grandezza imperiale russa, finir\u00e0 per accelerarne il tramonto<\/b>.<\/p>\n<p class=\"is-last-update\" datetime=\"2026-07-21T14:40:07+02:00\" content=\"2026-07-21\">21 luglio 2026, 12:05  &#8211; modifica il 21 luglio 2026 | 14:40<\/p>\n<p class=\"is-copyright\">\u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Alla stazione Kazanskij di Mosca, in un luglio che dovrebbe essere quello delle partenze verso il mare, i&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":475960,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_share_on_mastodon":"0"},"categories":[160],"tags":[3819,5143,1391,328693,1420,328694,528,121851,787,30541,328695,1039,83534,328696,328697,925,356,11693,32153,28992,12410,395,14,164,165,328698,328699,328700,5376,9723,4542,25785,2341,6018,4467,4543,78546,1346,6316,49520,101799,44427,328701,77,3576,54949,11203,7944,955,46635,328702,7697,24765,8332,6357,76352,3192,793,328703,328704,888,14037,166,382,328705,12614,7244,11040,11041,16859,7,15,29578,386,6715,328690,9608,383,95900,328691,328692,899,4152,171,388,328689,8406,530,170,4485,4472,11,167,12,168,161,162,163],"class_list":["post-596374","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-mondo","tag-alleato","tag-analisi","tag-ansia","tag-ansia-diffusa","tag-appare","tag-appare-probabile","tag-asia","tag-asia-centrale","tag-attacchi","tag-azerbaigian","tag-berlinska","tag-capacita","tag-caucaso","tag-caucaso-asia","tag-caucaso-asia-centrale","tag-centrale","tag-cina","tag-comunicazione","tag-controlla","tag-cornice","tag-costretta","tag-cremlino","tag-cronaca","tag-dal-mondo","tag-dalmondo","tag-declassamento","tag-declassamento-rango","tag-declassamento-rango-potenza","tag-difficolta","tag-diffusa","tag-diplomatico","tag-documentato","tag-domanda","tag-dovrebbe","tag-droni","tag-droni-ucraini","tag-economist","tag-fronte","tag-gas","tag-gasdotto","tag-grano","tag-gravita","tag-gravita-storica","tag-guerra","tag-guerra-ucraina","tag-imperiale","tag-impero","tag-influenza","tag-interno","tag-isolamento","tag-isolamento-diplomatico","tag-kyiv","tag-logoramento","tag-lucas","tag-mar","tag-mar-nero","tag-mead","tag-media","tag-media-appare","tag-media-appare-probabile","tag-militari","tag-mobilitazione","tag-mondo","tag-mosca","tag-moscovita","tag-narrazione","tag-nero","tag-new","tag-new-york","tag-new-york-times","tag-news","tag-notizie","tag-orbita","tag-pechino","tag-potenza","tag-potenza-media","tag-propria","tag-putin","tag-rango","tag-rango-potenza","tag-rango-potenza-media","tag-rapporto","tag-russa","tag-russia","tag-russo","tag-sovietiche","tag-storica","tag-turchia","tag-ucraina","tag-ucraini","tag-ucraino","tag-ultime-notizie","tag-ultime-notizie-di-mondo","tag-ultimenotizie","tag-ultimenotiziedimondo","tag-world","tag-world-news","tag-worldnews"],"share_on_mastodon":{"url":"","error":"Validation failed: Text character limit of 500 exceeded"},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/596374","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=596374"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/596374\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/475960"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=596374"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=596374"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=596374"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}