{"id":596536,"date":"2026-07-22T06:50:13","date_gmt":"2026-07-22T06:50:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/596536\/"},"modified":"2026-07-22T06:50:13","modified_gmt":"2026-07-22T06:50:13","slug":"raffinerie-sotto-tiro-lo-spread-del-petrolio-su-mercati-e-governi-fattore-delle-guerre-in-corso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/596536\/","title":{"rendered":"Raffinerie sotto tiro, lo \u00abspread del petrolio\u00bb su mercati e governi (fattore delle guerre in corso)"},"content":{"rendered":"<p>    di<br \/>\n    Federico Fubini<\/p>\n<p class=\"summary-art is-line-h-12\">Questo spread si sta imponendo come un fattore delle grandi guerre in corso. Aumenta la differenza di prezzo tra greggio e benzina<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">C\u2019\u00e8 una discrepanza nel <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/economia\/opinioni\/26_luglio_17\/il-petrolio-senza-l-opec-con-i-droni-e-senza-cartelli-ecco-cosa-sta-cambiando-723c71c0-cf18-45ff-9b27-3e93276c0xlk.shtml\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">mercato mondiale del petrolio<\/a> ed \u00e8 destinata a diventare uno dei fattori geopolitici rilevanti nei prossimi mesi. <b>Essa viene rappresentata, nei grafici, come uno spread<\/b>: uno scarto fra prezzi diversi sui mercati finanziari, simile a quello fra bond sovrani di Italia e Germania.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Questa volta per\u00f2, dietro la differenza fra titoli scambiabili, ci sono valori molto materiali. Da un lato il greggio cos\u00ec come viene estratto dal suolo, dall\u2019altro i prodotti derivati da questo che entrano nei serbatoi di veicoli, navi, aerei. <b>Questo spread si sta imponendo come un fattore delle grandi guerre in corso<\/b> &#8211; nel Golfo come nel conflitto russo-ucraino &#8211; ed esse a loro volta portano alla luce vulnerabilit\u00e0 dei mercati mondiali dell\u2019energia che pochi avevano notato. Perch\u00e9 lo scarto \u00e8 vistoso, e crescente.\u00a0    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Ieri il barile di Brent ha chiuso in Europa a 90,9 dollari, <b>il livello al quale si trovava il 6 marzo scorso dopo una settimana di guerra<\/b>. Invece la benzina, il carburante pi\u00f9 pregiato prodotto dal greggio, ha continuato a viaggiare a una velocit\u00e0 diversa.\u00a0<\/p>\n<p>        <img decoding=\"async\" class=\"is_full_image\" loading=\"lazy\" alt=\"Raffinerie sotto tiro, lo \u00abspread del petrolio\u00bb su mercati e governi\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/6a5fdc3d6d94c.png\" data-full-src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/6a5fdc3d6d94c.png\"\/><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Negli Stati Uniti il prezzo del gallone trattato al Nymex, <b>la borsa merci di New York, ieri sera si aggirava su livelli del 30% superiori a quelli del 6 marzo scorso<\/b>. In Italia alla rilevazione settimanale del ministero delle Imprese quotava invece a un prezzo del 18% superiore a quello del 6 marzo.     In sostanza, i carburanti sono rincarati molto pi\u00f9 della materia prima da cui sono fatti. Significa che<b> in tutto il mondo le raffinerie hanno visto salire i loro guadagni, <\/b>cio\u00e8 la differenza fra il prezzo a cui comprano il greggio e quello a cui vendono benzina, diesel, jet fuel o gasolio marino.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Questo aumento \u00e8 lo spread che oggi conta, perch\u00e9 esso negli ultimi giorni ha superato anche il suo record storico di 64 dollari al barile registrato nelle fasi iniziali della guerra russo-ucraina. <b>Ora il cosiddetto \u00ab3-2-1 Crack Spread\u00bb viaggia per la prima volta sopra i 69 dollari da almeno una settimana<\/b>. Gli addetti ai lavori lo chiamano cos\u00ec perch\u00e9 la raffinazione implica la \u00abrottura\u00bb della molecola dell\u2019idrocarburo, mentre la formula del prezzo si basa su tre barili di greggio, due di benzina e uno di diesel. <b>E il sovrapprezzo non si spiega solo con i soliti comportamenti opportunistici<\/b> <b>dei raffinatori e dei distributori<\/b> (che pure non mancano). Ci sono anche cause sostanziali, legate alle guerre.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Nel Golfo &#8211; nota Massimo Nicolazzi, docente dell\u2019Universit\u00e0 di Torino e uomo dell\u2019industria petrolifera &#8211; non una sola raffineria ormai \u00e8 indenne ai colpi di missili o dei droni: <b>la capacit\u00e0 di produzione di carburante dell\u2019area \u00e8 scesa da dieci a sette milioni di barili al giorno, con una perdita del 5% dell\u2019offerta mondiale<\/b>. In Russia la risposta dell\u2019Ucraina ai continui bombardamenti sui suoi civili ha messo fuori uso circa il 30% del potenziale di raffinazione, un taglio di un ulteriore 2% dell\u2019offerta mondiale. Ci\u00f2 tra l\u2019altro espone Kiev alle recriminazioni di alcuni dei suoi alleati pi\u00f9 riluttanti.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Inoltre la Russia stessa, l\u2019India e soprattutto la Cina, primo produttore mondiale, limitano ormai l\u2019export di diesel. I grandi produttori industriali che ne hanno a sufficienza, non vogliono condividerlo.<b> Infine c\u2019\u00e8 il caso degli Stati Uniti, nota l\u2019ex capo del trading dell\u2019Eni Salvatore Carollo<\/b>: il pi\u00f9 grande produttore mondiale di greggio consuma quasi 21 milioni di prodotti petroliferi di qualit\u00e0 al giorno, ma ne produce appena 13; e pu\u00f2 importare solo dall\u2019Europa &#8211; nota Carollo &#8211; perch\u00e9 i Paesi emergenti non producono benzina con criteri ambientali sufficienti. <b>In questo l\u2019America di Donald Trump dipende disperatamente dal vecchi continente<\/b>. E ora le guerre in corso mettono a nudo tutte queste vulnerabilit\u00e0 e squilibri, esacerbando la crisi.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">C\u2019\u00e8 dunque un insieme di fattori dietro l\u2019esplosione del \u00abcrack spread\u00bb, che pesa sulle tasche alla stazione di servizio pi\u00f9 di quanto non dica il prezzo del Brent.<b> Il problema non andr\u00e0 via tanto presto, prevede l\u2019analista Giovanni Staunovo di Ubs<\/b>. \u00abA giugno l\u2019offerta di carburanti era di circa sei milioni di barili al di sotto di un anno fa, poi la situazione aveva iniziato a migliorare &#8211; nota -. Ma sicuramente nelle ultime settimane \u00e8 tornata a deteriorarsi\u00bb.<\/p>\n<p class=\"is-last-update\" datetime=\"2026-07-21T22:33:50+02:00\">22 luglio 2026<\/p>\n<p class=\"is-copyright\">\n            \u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA\n        <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"di Federico Fubini Questo spread si sta imponendo come un fattore delle grandi guerre in corso. 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