{"id":596573,"date":"2026-07-22T07:17:16","date_gmt":"2026-07-22T07:17:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/596573\/"},"modified":"2026-07-22T07:17:16","modified_gmt":"2026-07-22T07:17:16","slug":"piu-occupati-ma-stipendi-reali-sempre-piu-poveri-dove-ti-collochi-nella-piramide-salariale-calcola-il-tuo-stipendio-giusto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/596573\/","title":{"rendered":"Pi\u00f9 occupati, ma stipendi (reali) sempre pi\u00f9 poveri: dove ti collochi nella piramide salariale? Calcola il tuo stipendio \u00abgiusto\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>    di<br \/>\n    Fabio Savelli<\/p>\n<p class=\"summary-art is-line-h-12 is-mr-t-20\">In Italia gli stipendi reali sono arretrati da 25 anni e dal 2021 hanno perso il 6,1% del potere d\u2019acquisto: il calcolatore per capire se la tua retribuzione \u00e8 commisurata al lavoro che fai<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">L&#8217;Italia crea pi\u00f9 posti di lavoro, ma non riesce a trasformare questa crescita in un aumento duraturo dei salari. \u00c8 il paradosso che emerge dagli ultimi dati sul mercato del lavoro e che diventa ancora pi\u00f9 evidente se si allarga lo sguardo agli ultimi 25 anni. <b>La perdita di potere d&#8217;acquisto degli stipendi non \u00e8 soltanto il risultato dell&#8217;inflazione esplosa dopo la pandemia: affonda le radici in una stagnazione che dura da decenni<\/b> e che ha progressivamente allontanato le retribuzioni italiane da quelle delle altre grandi economie europee. Il quadro pi\u00f9 recente \u00e8 particolarmente preoccupante. Rispetto al primo trimestre del 2021, secondo i dati Ocse, i salari reali italiani risultano ancora inferiori del 6,1%. <b>E il recupero, almeno nel breve periodo, non appare scontato: le stime indicano per il 2026 un&#8217;ulteriore riduzione dello 0,9%<\/b>, mentre i prezzi continuano a crescere pi\u00f9 rapidamente delle buste paga. L&#8217;Italia resta cos\u00ec ai vertici della classifica dei Paesi Ocse che hanno subito la maggiore perdita di potere d&#8217;acquisto (<a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/economia\/calcolatori\/calcolo-stipendio\/\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">qui puoi calcolare se il tuo stipendio \u00e8 giusto<\/a>).<\/p>\n<p>    Scende la disoccupazione<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Eppure, nello stesso periodo, il mercato del lavoro ha mostrato una dinamica opposta. <b>La disoccupazione \u00e8 scesa al 5% nel maggio 2026, un minimo storico, con una riduzione di 1,5 punti percentuali nell&#8217;arco di un anno<\/b>. Un risultato che colloca l&#8217;Italia in linea con la media Ocse e in controtendenza rispetto a molti altri Paesi dell&#8217;area. Il problema, dunque, non \u00e8 pi\u00f9 soltanto quanti lavorano, ma quanto guadagnano e quale potere d&#8217;acquisto riescono a conservare.    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/economia\/calcolatori\/calcolo-stipendio\/\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">&#8211; QUANTO MI PAGANO? CALCOLA SE IL TUO STIPENDIO \u00c8 GIUSTO\u00a0<\/a><\/p>\n<p>    Una stagnazione che dura da 25 anni<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Per capire la dimensione del problema bisogna per\u00f2 tornare indietro nel tempo. Il recente shock inflazionistico ha colpito duramente le famiglie, ma non \u00e8 all&#8217;origine della debolezza dei salari italiani. <b>Secondo l&#8217;Ocse, dal 1990 a oggi le retribuzioni reali in Italia hanno sostanzialmente arretrato<\/b>. Tra il 1990 e il 2020 erano gi\u00e0 diminuite del 2,9%, mentre nella maggior parte delle economie europee continuavano a crescere. Nel solo 2022 la perdita di potere d&#8217;acquisto \u00e8 arrivata al 7,3%, una delle peggiori performance tra i Paesi industrializzati. <b>La conferma che il fenomeno viene da lontano arriva dall&#8217;ultimo Rapporto annuale dell&#8217;Inps, che dedica un approfondimento all&#8217;evoluzione dei salari nel settore privato negli ultimi cinquant&#8217;anni.<\/b> Maria De Paola, dell&#8217;Universit\u00e0 della Calabria, e Fabiano Schiavardi, della Luiss, hanno analizzato gli archivi dell&#8217;istituto relativi ai lavoratori dipendenti del settore privato, agricoltura esclusa, dal 1975 al 2024, depurando le retribuzioni dall&#8217;effetto dell&#8217;inflazione.<\/p>\n<p>    Il rallentamento gi\u00e0 negli anni\u00a0\u201980<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Il risultato \u00e8 netto: il rallentamento della crescita salariale comincia gi\u00e0 nei primi anni Ottanta. <b>La crescita media dei salari reali passa da circa il 3% annuo nel periodo 1976-1979 a valori prossimi allo zero tra il 1996 e il 2000.<\/b> Da allora la dinamica delle retribuzioni continua a oscillare attorno alla stagnazione. Il punto pi\u00f9 basso viene raggiunto nel quinquennio 2020-2024, con una contrazione media dello 0,6%, in larga parte dovuta allo shock inflazionistico del 2022-2023.<\/p>\n<p>    La produttivit\u00e0 che non cresce<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Il primo grande nodo \u00e8 la produttivit\u00e0. Storicamente, la crescita delle retribuzioni segue quella del valore prodotto per lavoratore. <b>Se la produttivit\u00e0 rimane ferma, anche lo spazio per aumentare stabilmente gli stipendi si riduce. Ed \u00e8 esattamente ci\u00f2 che \u00e8 accaduto in Italia<\/b>. Da oltre vent&#8217;anni la produttivit\u00e0 cresce a ritmi estremamente contenuti, con un ritardo particolarmente evidente rispetto alle principali economie europee. La conseguenza \u00e8 un circolo vizioso: imprese poco produttive generano meno valore aggiunto, hanno meno margini per aumentare le retribuzioni e finiscono per competere soprattutto sul costo del lavoro.<b> L&#8217;analisi dell&#8217;Inps mostra che, a partire dagli anni Novanta, la stagnazione salariale \u00e8 stata alimentata sia dalle dinamiche interne alle imprese sia da quelle relative alla composizione della forza lavoro.<\/b> Non si \u00e8 verificato, in particolare, uno spostamento significativo dei lavoratori verso le aziende che pagano di pi\u00f9. N\u00e9 si \u00e8 affermata una selezione del mercato capace di favorire l&#8217;espansione delle imprese pi\u00f9 produttive e meglio retribuite.<\/p>\n<p>    Le startup con salari inferiori<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Al contrario, le aziende che entrano nel mercato tendono a offrire salari inferiori alla media. <b>Il fenomeno si \u00e8 accentuato soprattutto dal 2004 e, secondo gli studiosi, segnala un problema nella qualit\u00e0 del tessuto imprenditoriale<\/b>: una maggiore presenza di imprese attive nei settori a bassa produttivit\u00e0 e a ridotto valore aggiunto, in particolare nei servizi a basso contenuto tecnologico, difficilmente compatibili con una crescita sostenuta delle retribuzioni.<\/p>\n<p>    Il nanismo delle imprese e il lavoro fragile<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">La struttura produttiva italiana resta infatti caratterizzata da una forte presenza di piccole e piccolissime imprese. Molte non hanno dimensioni sufficienti per sostenere investimenti consistenti in innovazione, ricerca, digitalizzazione e capitale umano. <b>A questo si aggiunge un mercato dei capitali meno sviluppato rispetto a quello delle altre grandi economie europee<\/b>, che spinge numerose aziende a dipendere quasi esclusivamente dal credito bancario. <b>Il risultato \u00e8 un sistema nel quale il nanismo imprenditoriale diventa anche un limite alla crescita dei salari. <\/b>Un&#8217;impresa che non aumenta produttivit\u00e0 e valore aggiunto difficilmente pu\u00f2 riconoscere aumenti retributivi consistenti. Ma c&#8217;\u00e8 anche un secondo elemento: la qualit\u00e0 dell&#8217;occupazione. <b>L&#8217;ingresso nel mercato del lavoro di nuove generazioni con salari iniziali sistematicamente pi\u00f9 bassi rispetto a quelli dei lavoratori gi\u00e0 occupati ha contribuito alla stagnazione<\/b>. L&#8217;Inps individua, in particolare, un legame con la diffusione dei contratti atipici e con la difficolt\u00e0 dei giovani ad accedere rapidamente a posizioni di qualit\u00e0.<\/p>\n<p>    Le generazioni pi\u00f9 istruite<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00c8 un paradosso: le nuove generazioni sono mediamente pi\u00f9 istruite, ma questa maggiore qualificazione non si traduce automaticamente in una maggiore remunerazione. <b>La flessibilit\u00e0 introdotta negli ultimi decenni ha finito per concentrarsi soprattutto sui nuovi entranti, lasciando pi\u00f9 protetti i lavoratori gi\u00e0 inseriti<\/b>. Carriere pi\u00f9 discontinue significano meno accumulazione di esperienza e competenze e, di conseguenza, minori possibilit\u00e0 di crescita salariale. Una minore protezione contrattuale riduce inoltre il potere negoziale di chi entra nel mercato.<\/p>\n<p>    Il confronto con l&#8217;Europa<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Il risultato di questa lunga stagnazione si vede oggi nella distanza che separa l&#8217;Italia dal resto d&#8217;Europa. <b>Secondo i dati Eurostat sui salari netti annuali corretti per il potere d&#8217;acquisto, l&#8217;Italia si colloca nella fascia compresa tra 20 mila e 30 mila euro<\/b>, contro una media dell&#8217;Unione europea di 38.950 euro (<a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/economia\/lavoro\/26_giugno_02\/il-gelo-degli-stipendi-italia-ancora-sotto-la-media-ue-e-lontana-da-francia-e-germania-anche-considerando-il-costo-della-vita-faad81b5-099e-45b2-8f67-0259f091bxlk.shtml\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">ne abbiamo scritto qui<\/a>). La distanza \u00e8 ancora pi\u00f9 marcata rispetto alle principali economie continentali: oltre 88 mila euro in Lussemburgo, 73 mila in Austria, 67 mila nei Paesi Bassi, 64 mila in Germania e 60 mila in Francia. <b>Il dato \u00e8 particolarmente significativo perch\u00e9 tiene conto delle differenze nel costo della vita. <\/b>Non basta dunque dire che in alcuni Paesi i prezzi sono pi\u00f9 elevati: anche una volta corretto il confronto per il diverso potere d&#8217;acquisto, il lavoratore italiano resta indietro. <b>La fotografia \u00e8 cambiata radicalmente rispetto a vent&#8217;anni fa.<\/b> Nel 2004 il Pil pro capite italiano a parit\u00e0 di potere d&#8217;acquisto era superiore alla media europea, 24.200 euro contro 21.300. Oggi il rapporto si \u00e8 invertito: circa 39.900 euro per l&#8217;Italia contro 41.600 nella media Ue. \u00c8 la misura di un sorpasso al contrario, maturato nell&#8217;arco di una generazione.<\/p>\n<p>    Il cuneo fiscale e i contratti che rincorrono l&#8217;inflazione<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Sul potere d&#8217;acquisto pesa poi il fisco. Per un lavoratore single con salario medio, il cuneo fiscale in Italia raggiunge il 45,8%, contro una media Ocse del 35,1%. Un livello che colloca il Paese tra quelli con la maggiore tassazione sul lavoro, dietro Belgio, Germania e Francia. <b>Secondo Andrea Garnero, economista dell&#8217;Ocse, sono almeno tre i nodi da affrontare<\/b>. Il primo \u00e8 la struttura economica italiana, caratterizzata da una forte presenza di settori a basso valore aggiunto. <b>Il secondo riguarda la contrattazione collettiva, che spesso non riesce a recuperare rapidamente l&#8217;inflazione perch\u00e9 i contratti nazionali vengono rinnovati con intervalli troppo lunghi<\/b>. Il terzo \u00e8 la debolezza della contrattazione aziendale e individuale, che garantisce aumenti limitati. \u00c8 cos\u00ec che si crea una forbice: i prezzi salgono rapidamente, mentre i salari vengono adeguati con ritardo. Quando arrivano gli aumenti, una parte rilevante del potere d&#8217;acquisto \u00e8 gi\u00e0 stata persa.<\/p>\n<p>    I giovani pagano il conto pi\u00f9 salato<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Il problema emerge con particolare evidenza all&#8217;ingresso nel mercato del lavoro. <b>La Total Remuneration Survey 2025 di Mercer, realizzata su 735 aziende italiane e circa 270 mila osservazioni retributive, indica in 32 mila euro la retribuzione media di ingresso di un neolaureato<\/b>, in crescita del 7% rispetto al 2022. Ma nel confronto europeo l&#8217;Italia resta nelle ultime posizioni, davanti soltanto a Spagna e Polonia. <b>In Svizzera le retribuzioni di ingresso si avvicinano ai 90 mila euro annui, mentre Austria e Germania si collocano intorno ai 57 mila. <\/b>Anche la qualit\u00e0 dei percorsi professionali appare debole: soltanto il 16% delle aziende italiane dichiara di avere una politica specifica per i neolaureati e appena il 36% offre percorsi di carriera formalizzati (<a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/economia\/lavoro\/26_febbraio_18\/gli-stipendi-bassi-dei-giovani-italiani-ai-neolaureati-32-000-euro-in-germania-quasi-il-doppio-98cd2e56-57fa-4614-91cc-ab2e36130xlk.shtml?intcmp=Leggi_anche_nd_270526_corriere_ss_nd&amp;refresh_ce\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">ne abbiamo scritto qui<\/a>). <b>Meno della met\u00e0 investe in programmi strutturati di formazione professionale o istruzione<\/b>. \u00c8 un altro pezzo del problema salariale italiano. Se i giovani qualificati entrano nel mercato con stipendi bassi, carriere discontinue e prospettive incerte, il Paese rischia di perdere proprio il capitale umano necessario per aumentare produttivit\u00e0 e crescita. La fuga all&#8217;estero diventa cos\u00ec non soltanto una conseguenza dei bassi salari, ma anche una delle cause della loro persistenza.<\/p>\n<p>    Il paradosso italiano<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">La vera anomalia italiana, dunque, \u00e8 tutta in una contraddizione: l&#8217;occupazione cresce, la disoccupazione scende, ma il potere d&#8217;acquisto dei lavoratori non tiene il passo. <b>Non si tratta pi\u00f9 soltanto di recuperare quanto perso durante l&#8217;ultima fiammata inflazionistica<\/b>. Il problema \u00e8 ricostruire un meccanismo di crescita che in Italia si \u00e8 inceppato da almeno 25 anni. Perch\u00e9 senza produttivit\u00e0 non ci sono aumenti salariali duraturi; senza imprese pi\u00f9 grandi e innovative non cresce il valore aggiunto; senza salari migliori diventa pi\u00f9 difficile trattenere i giovani qualificati.<b> Il dato dell&#8217;ultimo anno, con la nuova perdita di potere d&#8217;acquisto prevista dall&#8217;Ocse, \u00e8 dunque soltanto l&#8217;ultimo capitolo di una storia molto pi\u00f9 lunga.<\/b> Quella di un Paese che ha continuato a creare lavoro senza riuscire, nello stesso tempo, a creare abbastanza valore per remunerarlo. E il rischio \u00e8 che il problema diventi cumulativo. Un lavoratore che guadagna poco consuma meno, risparmia meno e ha meno possibilit\u00e0 di investire nella propria formazione. Un&#8217;impresa che cresce poco investe meno e offre salari pi\u00f9 bassi. Un giovane che non vede prospettive cerca altrove. Il risultato \u00e8 un&#8217;economia che perde contemporaneamente produttivit\u00e0, capitale umano e potere d&#8217;acquisto.<\/p>\n<p><a class=\"chiedi-esperto-box\" href=\"https:\/\/www.corriere.it\/economia\/chiedi-esperto\/fai-una-domanda\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/box_esperto_dsk.png\" alt=\"Chiedi agli esperti\"\/><\/a><\/p>\n<p class=\"is-last-update\" datetime=\"2026-07-22T07:57:23+02:00\">22 luglio 2026 ( modifica il 22 luglio 2026 | 07:57)<\/p>\n<p class=\"is-copyright\">\n            \u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA\n        <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"di Fabio Savelli In Italia gli stipendi reali sono arretrati da 25 anni e dal 2021 hanno perso&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":596574,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_share_on_mastodon":"0"},"categories":[172],"tags":[2842,178,772,839,1495,16247,145587,1420,54327,2111,24015,8236,5609,11282,15727,4189,177,32514,328862,328863,6880,392,30153,17723,328864,328865,2418,328866,60699,2491,2445,224173,2944,5372,97276,9943,6016,64799,2665,13611,3081,1307,328867,14017,7693,728,1277,10175,16480,84493,10551,79944,9338,3669,6543,16955,281070,724,3766,10814,3044,1598,1975,1251,3709,16582,3711,951,7710,1537,90,4945,4946,1599,89,191,9324,775,793,1412,9316,857,45198,19537,1316,17232,9891,112408,112409,1667,2428,78726,8158,3792,1885,2171,4963,12654,1447,1434,9236,1270,6811,9318,13980,337,3799,17197,5391,328861,338,7604,3806,102071],"class_list":["post-596573","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-affari","tag-acquisto","tag-affari","tag-aggiunto","tag-almeno","tag-altre","tag-altre-grandi","tag-altre-grandi-economie","tag-appare","tag-arco","tag-aumentare","tag-aumenti","tag-austria","tag-aziende","tag-aziende-italiane","tag-bassi","tag-basso","tag-business","tag-calcola","tag-calcola-stipendio","tag-calcola-stipendio-giusto","tag-capire","tag-capitale","tag-capitale-umano","tag-caratterizzata","tag-caratterizzata-forte","tag-caratterizzata-forte-presenza","tag-carriere","tag-carriere-discontinue","tag-colloca","tag-confronto","tag-conseguenza","tag-consistenti","tag-conto","tag-contrario","tag-contrattazione","tag-contratti","tag-costo","tag-crea","tag-creare","tag-cresce","tag-crescere","tag-crescita","tag-crescita-salariale","tag-cuneo","tag-cuneo-fiscale","tag-dati","tag-dato","tag-debolezza","tag-decenni","tag-difficilmente","tag-dinamica","tag-discontinue","tag-disoccupazione","tag-distanza","tag-dura","tag-economie","tag-economie-europee","tag-euro","tag-europee","tag-generazioni","tag-germania","tag-giovani","tag-giusto","tag-grandi","tag-imprese","tag-inferiori","tag-inflazione","tag-ingresso","tag-inps","tag-it","tag-italia","tag-italiana","tag-italiane","tag-italiano","tag-italy","tag-lavoratore","tag-lavoratori","tag-maggiore","tag-media","tag-mercato","tag-ocse","tag-paesi","tag-pagano","tag-paradosso","tag-particolare","tag-particolarmente","tag-perdita","tag-perdita-potere","tag-perdita-potere-acquisto","tag-periodo","tag-potere","tag-potere-acquisto","tag-presenza","tag-prezzi","tag-problema","tag-produttivita","tag-qualita","tag-rapidamente","tag-reali","tag-resta","tag-retribuzioni","tag-rispetto","tag-risultato","tag-salari","tag-salariale","tag-soprattutto","tag-stagnazione","tag-stipendi","tag-stipendio","tag-stipendio-giusto","tag-ultimi","tag-umano","tag-valore","tag-valore-aggiunto"],"share_on_mastodon":{"url":"","error":"Validation failed: Text character limit of 500 exceeded"},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/596573","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=596573"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/596573\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/596574"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=596573"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=596573"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=596573"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}