{"id":604486,"date":"2026-07-27T11:08:18","date_gmt":"2026-07-27T11:08:18","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/604486\/"},"modified":"2026-07-27T11:08:18","modified_gmt":"2026-07-27T11:08:18","slug":"tumori-nanoparticelle-doro-per-portare-la-chemioterapia-piu-vicino-al-bersaglio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/604486\/","title":{"rendered":"Tumori, nanoparticelle d\u2019oro per portare la chemioterapia pi\u00f9 vicino al bersaglio"},"content":{"rendered":"<p><strong>La doxorubicina<\/strong> \u00e8 uno dei farmaci chemioterapici pi\u00f9 conosciuti e utilizzati nella cura di diversi tumori. Agisce danneggiando il DNA delle cellule e ostacolandone la moltiplicazione, ma la sua azione non si limita esclusivamente al tessuto tumorale. Uno dei principali problemi \u00e8 la possibile tossicit\u00e0 per il cuore, che aumenta soprattutto con l\u2019accumularsi delle dosi nel corso del trattamento. Per questo motivo, da anni i ricercatori studiano nuovi sistemi capaci di trasportare il medicinale in modo pi\u00f9 efficace verso il tumore. In una recente ricerca preclinica, la doxorubicina \u00e8 stata caricata su <strong>nanoparticelle d\u2019oro sferiche del diametro di circa 13 nanometri<\/strong>. <strong>L\u2019oro non svolge direttamente un\u2019azione antitumorale, ma viene utilizzato come un supporto estremamente piccolo sul quale trasportare il farmaco.<\/strong> L\u2019obiettivo \u00e8 modificarne la distribuzione e favorire un\u2019azione pi\u00f9 intensa sulle cellule malate.<\/p>\n<p>    <a href=\"https:\/\/www.mondosanita.it\/news\/studi-e-ricerca\/105590\/tumore-al-seno-chi-rischia-di-piu-il-linfedema-dopo-lintervento.html?utm_source=VCMS_correlati\" class=\"vc_cont_image\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><img decoding=\"async\" class=\"vc_image\" src=\"https:\/\/www.mondosanita.it\/resizer\/150\/-1\/true\/2026_07_26\/ChatGPT_Image_26_lug_2026%2C_22_30_51-1785097860189.jpg--tumore_al_seno__chi_rischia_di_piu_il_linfedema_dopo_l_intervento_.jpg?1785097860626\"\/><\/a><\/p>\n<p>La prima fase dello studio \u00e8 stata condotta sulle <strong>cellule MCF-7<\/strong>, una linea cellulare di carcinoma mammario ampiamente impiegata negli esperimenti di laboratorio. I ricercatori hanno confrontato la doxorubicina libera con la stessa molecola legata alle nanoparticelle d\u2019oro, misurando la concentrazione necessaria per <strong>ridurre del 50% la vitalit\u00e0 delle cellule tumorali<\/strong>. Con la nuova formulazione \u00e8 stata sufficiente una <strong>concentrazione approssimativamente dimezzata<\/strong> rispetto al farmaco libero. <strong>In questo modello sperimentale, le nanoparticelle hanno quindi permesso di ottenere un effetto citotossico simile utilizzando una quantit\u00e0 inferiore di doxorubicina.<\/strong> Il risultato potrebbe dipendere da un maggiore ingresso del farmaco nelle cellule, da un rilascio pi\u00f9 graduale o da una migliore interazione con il tessuto tumorale. Non significa, tuttavia, che nei pazienti sia gi\u00e0 possibile ridurre della met\u00e0 la dose: una coltura cellulare non riproduce la complessit\u00e0 dell\u2019organismo umano, della circolazione sanguigna, del metabolismo e delle difese immunitarie.<\/p>\n<p>    <a href=\"https:\/\/www.mondosanita.it\/news\/studi-e-ricerca\/105545\/leucemia-i-segnali-nascosti-nel-piu-comune-esame-del-sangue.html?utm_source=VCMS_correlati\" class=\"vc_cont_image\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><img decoding=\"async\" class=\"vc_image\" src=\"https:\/\/www.mondosanita.it\/resizer\/150\/-1\/true\/2026_07_26\/ChatGPT_Image_26_lug_2026%2C_13_42_05-1785066145532.jpg--leucemia__i_segnali_nascosti_nel_piu_comune_esame_del_sangue.jpg?1785066145924\"\/><\/a><\/p>\n<p>La formulazione \u00e8 stata successivamente testata in un <strong>modello animale di carcinoma di Ehrlich<\/strong>, un tumore sperimentale utilizzato nella ricerca oncologica. Negli animali trattati con la doxorubicina trasportata dalle nanoparticelle d\u2019oro, la crescita della massa tumorale \u00e8 risultata pi\u00f9 lenta rispetto a quella osservata con il medicinale libero. Anche la sopravvivenza mediana \u00e8 aumentata, passando da <strong>52 a 62 giorni<\/strong>. <strong>Il vantaggio osservato \u00e8 stato quindi di dieci giorni, pari a circa il 19% rispetto al gruppo che aveva ricevuto soltanto la doxorubicina tradizionale.<\/strong> I ricercatori hanno inoltre esaminato i tessuti attraverso tecniche spettroscopiche capaci di individuare cambiamenti nelle proteine, nei lipidi e negli acidi nucleici. Alcuni parametri si sono avvicinati a quelli riscontrati nei tessuti sani, suggerendo una risposta biologica pi\u00f9 favorevole. Questi dati, per\u00f2, non dimostrano che il tumore sia stato eliminato o che le cellule siano tornate normali.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/ChatGPT_Image_27_lug_2026,_01_08_32-1785107325774.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"1536\"\/><\/p>\n<p><strong>Il principale interrogativo riguarda ora la sicurezza.<\/strong> In teoria, un sistema di trasporto pi\u00f9 preciso potrebbe aumentare la quantit\u00e0 di farmaco che raggiunge il tumore e ridurre quella assorbita dagli organi sani. Lo studio non dimostra per\u00f2 che le nanoparticelle si dirigano esclusivamente verso le cellule tumorali, n\u00e9 chiarisce in quali organi possano accumularsi. <strong>Soprattutto, non \u00e8 stato provato che questa formulazione riduca la cardiotossicit\u00e0 della doxorubicina<\/strong>, uno dei vantaggi pi\u00f9 importanti che dovrebbe essere confermato prima di qualsiasi applicazione clinica. Saranno necessari <strong>ulteriori studi<\/strong> sulla distribuzione delle particelle nell\u2019organismo, sulla loro eliminazione, sulla possibile risposta immunitaria e sugli effetti a lungo termine. Soltanto dopo verifiche pi\u00f9 approfondite si potr\u00e0 valutare l\u2019avvio di sperimentazioni sull\u2019uomo. La ricerca non cambia quindi le terapie disponibili, ma mostra come un nuovo sistema di trasporto possa potenziare, almeno nei modelli preclinici, l\u2019attivit\u00e0 di un farmaco gi\u00e0 conosciuto.<\/p>\n<p>\u2e3b<\/p>\n<p>Faid A.H., Abdelaziem A., Ali N. et al., \u201cDoxorubicin-loaded gold nanoparticles for enhanced anticancer efficacy: in vitro, in vivo, and FTIR-based tissue analysis\u201d, Scientific Reports, pubblicato il 25 luglio 2026. DOI: 10.1038\/s41598-026-61018-3.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.nature.com\/articles\/s41598-026-61018-3\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\" style=\"color: #33cccc;\"><strong>Link alla pubblicazione<\/strong><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"La doxorubicina \u00e8 uno dei farmaci chemioterapici pi\u00f9 conosciuti e utilizzati nella cura di diversi tumori. 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