{"id":606336,"date":"2026-07-28T15:03:16","date_gmt":"2026-07-28T15:03:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/606336\/"},"modified":"2026-07-28T15:03:16","modified_gmt":"2026-07-28T15:03:16","slug":"cosa-cera-di-magico-nel-copione-di-rocky","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/606336\/","title":{"rendered":"Cosa c\u2019era di magico nel copione di \u2018Rocky\u2019"},"content":{"rendered":"<p>Con ventimila dollari a met\u00e0 degli anni Settanta si poteva prendere a malapena un appartamentino nella zona popolare di Philadelphia. Un paio di stanze con bagno, magari di pi\u00f9, certamente tutt\u2019altro che una reggia. Alla fine tanto la produzione aveva pagato la sceneggiatura di Rocky, tagliando la cifra dopo che Sylvester Stallone era stato irremovibile: Rocky lo faccio io. Si intitola, per l\u2019appunto, I Play Rocky il film che, nel cinquantennale della storia del pugile pi\u00f9 celebre del grande schermo, racconter\u00e0 una delle avventure produttive (e narrative) pi\u00f9 incredibili di Hollywood.<\/p>\n<p>L\u2019apparizione del trailer ha squarciato l\u2019egemonia della Odyssey-wave degli ultimi giorni. Diretto da Peter Farrelly con Anthony Ippolito nei panni di Sylvester Stallone, I Play Rocky sar\u00e0 nelle sale italiane a fine anno, ma i pochi secondi del lancio internazionale hanno acceso la spia dell\u2019hype, compresa qualche ironia sulle fatiche dell\u2019attore protagonista nel ricalcare la voce della star. Lo aveva gi\u00e0 fatto, interpretando Al Pacino nella miniserie The Offer, sull\u2019altrettanto romanzesca realizzazione del Padrino. E il risultato era stato impressionante, voce (molto diversa) compresa.<\/p>\n<p>Tra uno shot-for-shot e l\u2019altro, le valutazioni su un nuovo caso di meta-Hollywood e via discorrendo, il film rimetter\u00e0 in ogni caso al centro della discussione uno dei copioni pi\u00f9 famosi della storia del cinema. Buttato gi\u00f9 disperatamente, con la fame di chi deve divorarsi l\u2019occasione della vita, esattamente come il personaggio che andr\u00e0 a mettere in scena. Chiusa in fretta, stiracchiata dalle esigenze di budget, editata fino a pochissimi giorni prima di andare in scena, la sceneggiatura del debuttante Stallone (poche apparizioni da attore, nessuna da autore) aveva tutte le scintille per un grande innesco. Eppure non ancora tutto il complesso magnetismo del Rocky che conosciamo, specie alla sua entrata in scena.<\/p>\n<p>Istrionico, galvanizzato dalla vittoria, quasi spensierato, nelle prime righe dello script era un Rocky un pizzico diverso da quello che abbiamo immediatamente visto. Andava a casa, dopo il primo incontro che Stallone descriveva cos\u00ec: \u00abIl locale stesso assomiglia a un grande bidone della spazzatura mai svuotato. Il ring \u00e8 minuscolo, per garantire uno scontro continuo\u00bb. Nel piccolo club niente Dio, nemmeno suo figlio, la primissima cosa che invece sarebbe apparsa nel film ancor prima dei titoli di testa: l\u2019affresco eucaristico della Resurrection Gym, ex chiesa sconsacrata, in realt\u00e0 a Los Angeles.<\/p>\n<p>\u00c8 una delle testimonianze di quanto la tridimensionalit\u00e0 di Rocky, la sua aura, abbiano preso forma nel confronto con il set e nei bisticci con il budget, nell\u2019arte d\u2019improvvisare. Un\u2019altra di queste testimonianze sar\u00e0 pi\u00f9 tardi in uno dei passaggi pi\u00f9 belli e pi\u00f9 caratterizzanti del personaggio: Rocky crucciato, la sera della vigilia allo Spectrum, perch\u00e9 nell\u2019illustrazione sulla sua gigantografia gli hanno sbagliato il colore dei pantaloncini. Li avevano sbagliati davvero, e il budget residuo rendeva impossibile rifare il telone. Ne venne fuori una buona chance, debitamente sfruttata, di approfondire quella fanciullesca frustrazione dell\u2019uomo dentro il pugile, l\u2019attenzione per i dettagli insignificanti, quell\u2019aria na\u00eff di chi prima di essere gonfiato di botte pensa solo: perder\u00f2 il titolo e la mia occasione, torner\u00f2 alla vita malconcia di sempre, datemi almeno i colori giusti.<\/p>\n<p>Torniamo a quel primissimo momento, fondamentale nel comprendere quanto Rocky sia nato prima sulla carta e poi di nuovo sul set. Nelle pagine di Stallone il protagonista sta rincasando nella notte di South Philly, non si imbatte nel gruppetto di tiratardi che in strada cantano a cappella Take You Back (scritta dal fratello Frank), ma in due prostitute e ancor prima in un\u2019anziana donna esausta, a bordo del tram, che lo guarda tumefatto e gli dice: sei un disastro. Dettagli, forse.<\/p>\n<p>Quel Rocky ancora di carta, istrionico, quasi spensierato, eccetera, \u00e8 tornato a casa, mette su It\u2019s All in the Game di Tommy Edwards e finge di cantare impugnando una spazzola. Chiacchiera con le sue tartarughine. Nelle pagine \u00e8 di buonumore, o cos\u00ec sembra. Siamo in ogni caso piuttosto distanti da quel trentenne sbattuto, fiaccato da una vittoria maldestra ed economicamente misera, che abbiamo visto in quella stessa scena reggere a fatica lo sguardo con la sua foto da bambino allo specchio, la sua giovinezza, le sue speranze. Altro che spazzola e microfono: piuttosto lo sguardo insostenibile del vero baby Stallion, sei o sette anni o gi\u00f9 di l\u00ec, sul viso i segni ancora ben visibili della paresi causata dal forcipe dell\u2019ostetrico che l\u2019aveva tirato fuori. Scarred, sfregiato, \u00e8 il termine preciso che l\u2019autore aveva usato in quelle primissime righe, presentandolo sul ring, quando la foto allo specchio non era ancora un\u2019idea. Rocky lo faccio io. Nella sua testa, non c\u2019era mai stata nessuna alternativa. Figurarsi se potevano scoraggiarlo oltre trecentocinquantamila dollari scesi a ventimila.<\/p>\n<p>Loser, invece, \u00e8 un termine che nei dialoghi compare solo a met\u00e0 del copione. E non \u00e8 nemmeno indirizzato a Rocky. \u00c8 Paulie che lo rivolge ad Adriana parlando con l\u2019amico, e il personaggio che lo proferisce, cos\u00ec come l\u2019incantevole destinataria, moltiplicano la potenza del termine. E tuttavia, la potenza profonda della sceneggiatura di Rocky non \u00e8 nei termini ma, come si suol dire, nello spazio tra le righe. Mai stato cos\u00ec vero. Non che Stallone non fosse stato linguisticamente quanto pi\u00f9 preciso possibile. Lo era stato nello scontro verbale con Mickey alla palestra, ed era stato ancora pi\u00f9 spietato nei confronti del suo personaggio. Waste of life, spreco di vita, gli urla l\u2019allenatore. E cos\u00ec verr\u00e0 girato. Nel doppiaggio italiano abbiamo conosciuto un ammorbidito: \u00abE la chiami vita?\u00bb, waste of life \u00e8 un gancio al mento. Eppure le parole, i colpi bassi, colpiscono fino a un certo punto. La forza dello script di Rocky \u00e8 sempre stata nei significati profondi, nei rapporti tra le parti. Nella speranza, di quella che nemmeno si immagina, e nel come viene usata.<\/p>\n<p>Convinto di essere stato convocato per fare lo sparring, quando gli viene proposto l\u2019incontro, nel girato Rocky dice spontaneamente, quasi nel panico: no. \u00c8 un\u2019esitazione, una fuga, che nel copione non c\u2019era. Rocky era un grande script, lo \u00e8 stato dal primo momento, impossibile diversamente convincere i produttori a puntare su un esordiente. Ma \u00e8 sul set che si \u00e8 allenato e ha trovato la forma. Dove cercare allora l\u2019incantesimo, la classe del vero peso massimo, la scintilla? In quelle pagine dell\u2019ultima stesura del copione, datata inizio gennaio 1976, a due giorni dai ventotto di riprese del film, c\u2019\u00e8 un momento preciso che risulter\u00e0 il primo pressoch\u00e9 identico al girato. Dopo il quale, anzi, gran parte del film ricalcher\u00e0 pi\u00f9 o meno esattamente lo script. E non \u00e8 un momento casuale. Siamo nell\u2019ufficio del promoter Jurgens, ad Apollo Creed \u00e8 saltata la sfida del Bicentenario per infortunio dello sfidante, e il campione del mondo dei pesi massimi ha un\u2019idea per salvare l\u2019evento: cercare a local poor underdog, a snow-white underdog a cui offrire la possibilit\u00e0 di essere sfidante al titolo mondiale. \u00c8 la scena che si chiude con il celebre scambio di battute: \u00e8 molto americano, dice Jurgens. No amico, \u00e8 molto furbo, replica Apollo.<\/p>\n<p>\u00c8 probabilmente la primissima inquadratura in cui non una virgola di quel che Sylvester Stallone ha scritto varier\u00e0 davanti alla macchina da presa: niente improvvisazione, niente tagli, nessuna insidia del budget, una stanza e nessun cambio di colore. Quel momento \u00e8 la prova di come la trasfigurazione dell\u2019American Dream sul ring, l\u2019artificialit\u00e0 del Paese delle possibilit\u00e0 che festeggia i suo duecento anni, del quarto d\u2019ora warholiano che tocca a tutti, persino a un miserabile esattore della mafia e pugile dilettante, fossero centrali nella testa di chi aveva prima sognato e poi scritto il film. E poi insistito per interpretarlo.<\/p>\n<p>Molto dello spirito di Rocky \u00e8 in quell\u2019ufficio, e Sylvester Stallone doveva avere un\u2019idea rigorosa di quel significato profondo. La scrivania di Jurgens, quell\u2019idea dichiaratamente ipocrita sull\u2019America e sulle occasioni, \u00e8 il primo vero momento in cui Sylvester Stallone, peraltro non in scena, non interpreta Rocky: \u00e8 Rocky. Nei ventotto giorni che seguirono, diverse cose del copione sarebbero cambiate: non questo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Con ventimila dollari a met\u00e0 degli anni Settanta si poteva prendere a malapena un appartamentino nella zona popolare&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":606337,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_share_on_mastodon":"0"},"categories":[1442],"tags":[203,454,204,1537,90,89,1521,21534],"class_list":["post-606336","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-film","tag-entertainment","tag-film","tag-intrattenimento","tag-it","tag-italia","tag-italy","tag-movies","tag-rocky"],"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/116998217505154003","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/606336","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=606336"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/606336\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/606337"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=606336"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=606336"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=606336"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}