{"id":606393,"date":"2026-07-28T15:52:24","date_gmt":"2026-07-28T15:52:24","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/606393\/"},"modified":"2026-07-28T15:52:24","modified_gmt":"2026-07-28T15:52:24","slug":"luisa-vuillermoz-nessuna-specie-sopravvive-da-sola-che-errore-pensare-di-rimettere-lo-stambecco-nel-mirino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/606393\/","title":{"rendered":"Luisa Vuillermoz: \u00abNessuna specie sopravvive da sola. Che errore pensare di rimettere lo stambecco nel mirino\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>    di<br \/>\n    Alessandro Sala<\/p>\n<p class=\"summary-art is--xlarge is-mr-b-25\">La direttrice artistica del Gran Paradiso Film Festival: \u00abOrso e lupo non sono solo minacce o idillio bucolico, in mezzo c&#8217;\u00e8 l&#8217;idea di coesistenza. Per gestirla servono cultura, tempo, competenza e coraggio\u00bb<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Diciannove film<\/b> in concorso, arrivati in finale dopo una selezione tra <b>244 candidati<\/b>. Quattordici prime italiane e tre prime assolute. Tra le firme quella di una regista vincitrice di un premio Oscar, <b>Pippa Ehrlich<\/b>, e di un regista vincitore di un premio C\u00e8sar, <b>Vincent Munier<\/b>. E un programma collaterale fatto di <b>102 eventi<\/b> tra proiezioni (80), mostre (3), dibattiti e iniziative collaterali che si sviluppa per <b>18 giorni<\/b> in <b>9 diverse location <\/b>nelle valli valdostane del Gran Paradiso. Sono i numeri del <b>Gran Paradiso Film Festival<\/b>, giunto alla sua <b>29esima edizione<\/b>\u00a0(la prima 42 anni fa), che ha debuttato ieri a Cogne con la presentazione dei primi due film in gara, entrambi francesi: Le chant des\u00a0for\u00eats\u00a0dello stesso Vincent Munier; e Pelagos, voyage au large de la Medirerran\u00e9e di <b>Fr\u00e9d\u00e9ric Larrey<\/b> e <b>Thomas Roger<\/b>.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Il tema scelto per questa edizione \u00e8\u00a0\u00ab<b>Dominio e coesistenza<\/b>\u00bb, un invito alla riflessione sui contrasti fra l&#8217;uomo e la natura ma anche sul confine sottile che separa preda e predatore, che tendono a fondersi in un unicum, <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/animali\/biodiversita\/26_luglio_03\/l-uomo-e-la-natura-tra-dominio-e-coesistenza-storie-di-un-equilibrio-che-bisogna-trovare-47b5536f-365e-47de-8f1c-ce1a57bd3xlk.shtml\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">come nella locandina del Festival<\/a>.\u00a0 Con un pensiero rivolto a <b>San Francesco<\/b> e al suo messaggio sull&#8217;unit\u00e0 e l&#8217;armonia del Creato, ancora attuale dopo 800 anni. E uno sguardo sul presente e, possibilmente, anche sul futuro futuro.\u00a0\u00a0\u00abOgni anno &#8211; sottolinea <b>Luisa Vuillermoz<\/b>, direttrice artistica del Gran Paradiso film festival &#8211; attraversiamo paesaggi, storie e linguaggi differenti. Ma la vocazione resta la stessa: creare occasioni di conoscenza, confronto e consapevolezza, in cui il cinema dialoga con la scienza, la cultura, la geopolitica, la spiritualit\u00e0 e l&#8217;esperienza del vivere contemporaneo\u00bb.\u00a0\u00a0    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Luisa, partiamo allora proprio dal tema di quest&#8217;anno:\u00a0\u00ab<\/b><b>Dominio e coesistenza\u00bb. Potrebbe sembrare un ossimoro\u2026<\/b><br \/>\u00abPerch\u00e9 la vita non \u00e8 forse tutta un ossimoro? Nascere e morire, difendersi e accogliere, appartenere e liberarsi. La natura ci insegna che gli opposti non si escludono: convivono, si tengono in tensione. \u201cDominio e coesistenza\u201d non \u00e8 un ossimoro: \u00e8 la descrizione pi\u00f9 onesta del nostro rapporto con il vivente\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b\/><b>Lei ha definito San Francesco, la cui figura \u00e8 al centro del Festival di quest\u2019anno, un pensatore radicale e visionario. Potremmo pensare a lui come al primo ambientalista della storia.<\/b><br \/>\u00abAnte litteram s\u00ec. Se per ambientalismo intendiamo qualcosa di molto profondo, cio\u00e8 la capacit\u00e0 di riconoscere che l\u2019uomo non \u00e8 al centro del creato ma dentro il creato, allora Francesco \u00e8 molto pi\u00f9 di un precursore: \u00e8 un pensatore radicale che ottocento anni fa ribalta la gerarchia. Nel Cantico delle Creature il sole, l\u2019acqua, il vento e gli animali cessano di essere risorse da sfruttare e diventano fratelli e sorelle, parte di una comunit\u00e0 vivente a cui apparteniamo. \u00c8 una rivoluzione ontologica prima che etica. E in un tempo segnato da guerre, crisi ambientali e nuove disuguaglianze, quel messaggio appare sorprendentemente attuale, proprio perch\u00e9 \u00e8 l\u2019antitesi esatta della logica di dominio che ha guidato la modernit\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b\/><b>Il messaggio di Francesco sulla necessit\u00e0 di \u00abcustodire\u00bb la natura e sull\u2019essere \u00abcreature tra le creature\u00bb finisce per\u00f2 spesso in secondo piano. Prevale invece l\u2019idea di un diritto al dominio da parte dell\u2019essere umano.<\/b><br \/>\u00abPerch\u00e9 \u201ccustodire\u201d \u00e8 un verbo scomodo: implica lentezza, responsabilit\u00e0, rinuncia. \u201cDominare\u201d \u00e8 pi\u00f9 semplice. Ma la parola \u201cdominio\u201d nasconde un\u2019illusione: crediamo di controllare, e invece stiamo solo consumando l\u2019unica casa che abbiamo. Francesco ci ricorda che la custodia non \u00e8 debolezza,\u00a0 \u00e8 la forma pi\u00f9 alta di intelligenza, quella che sa riconoscere l\u2019interdipendenza. Il paradosso \u00e8 che oggi la scienza, penso alla fisica di Fabiola Gianotti o all\u2019etologia di Luigi Boitani, entrambi nostri ospiti quest&#8217;anno, ci porta esattamente alla stessa conclusione a cui era arrivato un frate ottocento anni fa\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Il termine coesistenza richiama alla mente i grandi carnivori. L\u2019orso, il lupo. La politica sembra poco propensa a favorire la coesistenza con la fauna selvatica, che considera una minaccia. Nei film in concorso invece sembra sempre poesia. \u00c8 il cinema che \u00e8 finzione o si \u00e8 perso qualcosa nel nostro rapporto con la natura?<\/b><br \/>\u00abNon credo sia il cinema a essere finzione: credo sia il nostro sguardo a essersi impoverito. Il documentario naturalistico non addolcisce la realt\u00e0, la restituisce nella sua complessit\u00e0, anche crudele. Quando in Pericolosamente vicini\u00a0Andreas Pichler racconta la convivenza con l\u2019orso, o quando Luigi Boitani ci accompagna dentro le dinamiche dei grandi predatori nel De Rerum Natura, non stiamo facendo poesia: stiamo facendo scienza e ascolto. Ci\u00f2 che si \u00e8 perso, semmai, \u00e8 la capacit\u00e0 di stare nella complessit\u00e0. Ridurre il lupo o l\u2019orso a semplice minaccia, o all\u2019opposto a idillio bucolico, elude la domanda vera: quale idea di coesistenza vogliamo costruire? La coesistenza non \u00e8 un sentimento, \u00e8 un lavoro politico e culturale che richiede tempo, competenza e coraggio\u00bb.<\/p>\n<p>        <img decoding=\"async\" class=\"is_full_image\" loading=\"lazy\" alt=\"Luisa Vuillermoz: \u00abNessuna specie sopravvive da sola. Che errore pensare di rimettere lo stambecco nel mirino\u00bb\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/6a6899f63c9ae.jpeg\" data-full-src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/6a6899f63c9ae.jpeg\"\/><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>In Parlamento \u00e8 al vaglio la riforma della caccia. In un emendamento, poi scartato, si era ipotizzato di reinserire tra le specie cacciabili lo stambecco, simbolo del Gran Paradiso. Come avete vissuto questa ipotesi voi che lo stambecco lo considerate, di fatto, uno di famiglia?<\/b><br \/>\u00abL\u2019abbiamo vissuta con incredulit\u00e0, prima ancora che con indignazione. Lo stambecco non \u00e8 per noi un animale simbolo: \u00e8 la ragione stessa per cui esiste il Parco Nazionale Gran Paradiso, il primo parco d\u2019Italia. Prima l\u2019uomo porta questa specie sull\u2019orlo dell\u2019estinzione, riducendola a poche centinaia di esemplari; poi la salva, reintroducendola su tutto l\u2019arco alpino. Prova, in una sola vicenda, che l\u2019intelligenza umana pu\u00f2 distruggere ma anche proteggere\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>\u00c8 una bella storia di rinascita. Il ritorno dello stambecco insegna che anche in natura il declino si pu\u00f2 invertire. Sempre che lo si voglia.<\/b>\u00a0<br \/>\u00abEppure la sua \u00e8 anche una storia di fragilit\u00e0. Tutti gli stambecchi delle Alpi, oggi, sono consanguinei: discendono dalla stessa popolazione originaria del Gran Paradiso. La loro variabilit\u00e0 genetica \u00e8 pi\u00f9 bassa di quella del rinoceronte bianco. Pi\u00f9 bassa di quella del panda gigante. Sotto la forza di quelle corna si nasconde un equilibrio sottilissimo. Ed \u00e8 lo stesso equilibrio della nostra civilt\u00e0: se continuiamo a incrinare i meccanismi di autoregolazione del pianeta, rischiamo di compromettere la qualit\u00e0 stessa della nostra vita, almeno come la conosciamo.\u00a0Per questo rimettere lo stambecco nel mirino significa non aver capito nulla. Quelle corna non sono un trofeo. Sono un promemoria\u00bb.<br \/><b\/><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>In \u00abLe Chant des for\u00eats\u00bb un ragazzino rivela una triste verit\u00e0: \u00abAlla maggior parte delle persone non importa se una specie scompare\u00bb. Pensa che sia davvero cos\u00ec?<\/b><br \/>\u00ab\u00c8 una frase che fa male perch\u00e9 contiene una verit\u00e0 parziale. Non credo che alle persone non importi: credo che si sentano impotenti, sopraffatte, o semplicemente troppo distanti. La perdita di biodiversit\u00e0 \u00e8 invisibile a chi vive in citt\u00e0, silenziosa, senza un volto. E nel frattempo compete con notizie di guerre, inflazione, precariet\u00e0. Eppure c\u2019\u00e8 una verit\u00e0 semplice su cui raramente ci soffermiamo: l\u2019estinzione \u00e8 per sempre. Non esiste marcia indietro, non esiste seconda occasione. Se solo ci fermassimo davvero a pensarci, forse il nostro sguardo cambierebbe. Il bambino di Le Chant des for\u00eats\u00a0fa proprio questo, in fondo: dice ad alta voce ci\u00f2 che gli adulti fingono di non sapere. Ed \u00e8 esattamente questo che il Gran Paradiso Film Festival prova a fare: rompere il silenzio, creare consapevolezza collettiva. Vale ancora la lezione di Renzo Videsott, l\u2019uomo che salv\u00f2 lo stambecco e con esso il Gran Paradiso: \u201cSi ama solo ci\u00f2 che si conosce, si difende solo ci\u00f2 che si ama\u201d\u00bb.<\/p>\n<p>        <img decoding=\"async\" class=\"is_full_image\" loading=\"lazy\" alt=\"Luisa Vuillermoz: \u00abNessuna specie sopravvive da sola. Che errore pensare di rimettere lo stambecco nel mirino\u00bb\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/6a689a3394cf7.jpeg\" data-full-src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/6a689a3394cf7.jpeg\"\/><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b\/><b>Le tematiche ambientali, che fino a qualche anno fa sembravano dettare l\u2019agenda della politica e alimentare il dibattito pubblico, sembrano essere state accantonate. La forza evocativa del cinema pu\u00f2 essere d\u2019aiuto per rilanciarle?<\/b><br \/>\u00abOgnuno deve fare la propria parte per evitare di arretrare su questo piano. E le nuove generazioni hanno oggi molti pi\u00f9 strumenti dei loro genitori per capire e per correggere: strumenti scientifici, culturali, tecnologici, di accesso all\u2019informazione. Sta a noi non lasciarli soli in questo compito. Il cinema, in questo, pu\u00f2 fare qualcosa che il dibattito politico non riesce pi\u00f9 a fare: emozionare senza semplificare. Un dato ambientale in un talk show dura trenta secondi; un\u2019immagine di Vincent Munier resta addosso per giorni. Il cinema documentario ha la pazienza del tempo lungo, lo stesso tempo della natura. Non credo che risolva il problema politico, ma pu\u00f2 ricostruire il terreno emotivo su cui poi le decisioni si prendono. Le agende cambiano quando cambia l\u2019immaginario collettivo, e l\u2019immaginario collettivo \u00e8 fatto anche di immagini. Per questo, in un momento in cui il tema ambientale \u00e8 stato marginalizzato dal discorso pubblico, il ruolo di festival come il nostro diventa pi\u00f9 importante, non meno\u00bb.<br \/><b\/><br \/><b>Molti dei titoli del Festival di quest\u2019anno illustrano una coesistenza difficile e sbilanciata: sono sempre gli animali e l\u2019ambiente a rimetterci. Non solo sulle montagne o nei boschi, ma anche in altri ambienti, come nel caso del santuario marino Pelagos. La macchina da presa racconta la nostra autodistruzione?<\/b><br \/>\u00abIl Mediterraneo \u00e8 il nostro mare nostrum: \u00e8 vicino, eppure le sue profondit\u00e0 restano per molti aspetti ancora ignote. Vi convivono una biodiversit\u00e0 straordinaria e la pressione delle rotte commerciali e della pesca intensiva. Il film di Fr\u00e9d\u00e9ric Larrey e Thomas Roger illustra i rischi costanti di autodistruzione, ma anche la nostra capacit\u00e0 di istituire santuari e aree marine protette, dove la natura ha la forza incredibile di rigenerarsi.<br \/>\u00c8 un cinema che non giudica: mostra. E poi restituisce a noi la responsabilit\u00e0 di ci\u00f2 che abbiamo visto\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>C\u2019\u00e8 secondo lei un messaggio di speranza che arriva dalle opere presentate?\u00a0<\/b><br \/>\u00abLa speranza attraversa tutta la selezione, ma non \u00e8 mai consolatoria.\u00a0\u00c8 una speranza che chiede lavoro. Penso a Pangolin: Kulu\u2019s Journey\u00a0di Pippa Ehrlich, che ci ricorda come anche una singola vita salvata cambi il senso di ci\u00f2 che facciamo. Penso a 2000 Jours au Paradis\u00a0dei Lapied, che \u00e8 un atto d\u2019amore paziente verso questo territorio. Penso ancora a\u00a0Le Chant des for\u00eats, che ci restituisce il silenzio come forma di ascolto. Se dovessi scegliere un messaggio comune, direi questo: nessuna specie sopravvive davvero da sola. La coesistenza non \u00e8 una costrizione,\u00a0 \u00e8 la condizione stessa della vita. Ed \u00e8 forse questa la lezione pi\u00f9 profonda che ci consegna ancora oggi Francesco: custodire il mondo, anzich\u00e9 dominarlo\u00bb.<\/p>\n<p>        <img decoding=\"async\" class=\"is_full_image\" loading=\"lazy\" alt=\"Luisa Vuillermoz: \u00abNessuna specie sopravvive da sola. 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