{"id":609195,"date":"2026-07-30T10:23:14","date_gmt":"2026-07-30T10:23:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/609195\/"},"modified":"2026-07-30T10:23:14","modified_gmt":"2026-07-30T10:23:14","slug":"giacomo-rosselli-ex-ragazzo-della-terza-c-con-gli-altri-attori-ora-abbiamo-una-chat-di-classe-si-sono-nipote-di-zio-carlo-e-nonno-nello-uccisi-perche-antifascisti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/609195\/","title":{"rendered":"Giacomo Rosselli, ex ragazzo della Terza C: \u00abCon gli altri attori ora abbiamo una chat di classe. S\u00ec, sono nipote di zio Carlo e nonno Nello: uccisi perch\u00e9 antifascisti\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>    di<br \/>\n    Paolo Robaudi<\/p>\n<p class=\"summary-art is-line-h-12\">Nella serie cult era Daniele Rutelli, l&#8217;adolescente pi\u00f9 immaturo, oggi ha 65 anni. Il legame con i fratelli Rosselli, assassinati nel 1937: \u00abDa ragazzo ero meno consapevole. Crescendo ho letto i loro scritti, ho capito quanto fosse moderno il loro pensiero\u00bb<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Per milioni di italiani \u00e8 stato <b>Daniele Rutelli<\/b>, l&#8217;eterno fidanzato de I ragazzi della 3\u00aa C, uno dei personaggi simbolo della serie cult &#8211; andata in onda per la prima volta dal 1987 al 1989 su Italia 1 &#8211; che ancora oggi continua a essere trasmessa e riscoperta da nuove generazioni. Ma prima di diventare uno dei volti pi\u00f9 amati della televisione degli anni Ottanta, <b>Giacomo Rosselli, oggi 65 anni, \u00e8 un ragazzo milanese<\/b>, nato e cresciuto all&#8217;ombra del Duomo, dove ha vissuto fino ai diciassette anni, prima di <b>trasferirsi a Roma<\/b> per inseguire il sogno della recitazione. Nel telefilm, Daniele era il classico adolescente mai cresciuto che arriva sempre in ritardo, si addormenta in classe e si succhia ancora il pollice e forma una coppia litigarella con la sua fidanzata della prima elementare. Giacomo Rosselli ha poi recitato in alcuni film degli anni Ottanta come \u00abVacanze in America\u00bb e \u00abAmarsi un po&#8217;\u00bb, e da allora si dedica soprattutto al teatro.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Rosselli, vi aspettavate che I ragazzi della 3\u00aa C diventasse un fenomeno generazionale?<\/b><br \/>\u00abAssolutamente no. Ricordo benissimo la mattina dopo la prima puntata. Ero con Renato Cesti\u00e8 (l&#8217;attore che interpreta Massimo Conti, il \u00abbello\u00bb della classe, ndr), stavamo giocando a tennis, telefonammo alla produzione per sapere come fosse andata e ci dissero che era stato un successo enorme, del tutto inaspettato. Da l\u00ec cambi\u00f2 tutto. Ma che la serie sarebbe diventata un cult capace di attraversare le generazioni era impossibile immaginarlo\u00bb.    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Qual \u00e8 il ricordo pi\u00f9 bello di quegli anni?<\/b><br \/>\u00abIl primo anno fu il pi\u00f9 bello. Non c&#8217;era ancora il successo. Eravamo semplicemente un gruppo di ragazzi che si stava conoscendo. Eravamo una squadra vera. Stavamo insieme anche fuori dal set, ci frequentavamo, ci conoscevamo. Era tutto molto spontaneo\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Quell&#8217;amicizia \u00e8 rimasta?<\/b><br \/>\u00abS\u00ec. Con Renato Cesti\u00e8 siamo ancora amici e ci sentiamo regolarmente. Ma siamo rimasti in contatto praticamente tutti. Abbiamo una chat del cast dove ci ritroviamo ogni tanto. Ci sono anche Sharon Gusberti, Fabrizio Bracconeri e gli altri. \u00c8 un legame che non si \u00e8 mai interrotto\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Rivedendo oggi la serie, qual \u00e8 stato il vero segreto del suo successo?<\/b><br \/>\u00abLa naturalezza. La gente non ci vedeva come attori, ma come compagni di classe. Era tutto molto genuino. Molti interpreti, poi, non arrivavano dalle scuole di recitazione. Erano persone prese dalla vita vera e questo dava autenticit\u00e0 ai personaggi\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Un esempio?<\/b><br \/>\u00abEnnio Antonelli, che interpretava Spartaco Sacchi, il padre di Bruno,\u00a0era un caratterista, ex pugile. Non era un attore di formazione, ma aveva una naturalezza straordinaria. A un certo punto, dopo un ictus, fu sostituito da Paolo Panelli, che era uno dei pi\u00f9 grandi attori italiani. Panelli era bravissimo, naturalmente, ma quel personaggio perse qualcosa. Antonelli si portava dietro la sua storia, il suo modo di parlare, di stare in scena.   Era autentico. E quella autenticit\u00e0 era proprio uno dei segreti della Terza C. Eravamo a cavallo tra  il neorealismo e la serialit\u00e0 televisiva. C&#8217;era una semplicit\u00e0 che il pubblico percepiva immediatamente. Credo che proprio questa miscela abbia fatto la differenza\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Anche i Vanzina avevano intuito questa formula?<\/b><br \/>\u00abS\u00ec. Enrico e Carlo Vanzina, ideatori della serie, erano professionisti straordinari. Dietro quella apparente semplicit\u00e0 c&#8217;era un mestiere enorme e poi il regista era Claudio Risi. Insomma, famiglie che hanno fatto la storia del cinema italiano\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Lei ha conosciuto alcuni giganti del cinema. Chi l&#8217;ha impressionata di pi\u00f9?<br \/>\u00abSono stati due incontri completamente casuali e diversi. Dino Risi mi metteva una soggezione enorme. Lo incontrai per un film che poi non feci: ai miei occhi era un monumento del cinema italiano, con quella presenza imponente, i capelli bianchi&#8230; intimidiva. Federico Fellini, invece,        era l&#8217;esatto contrario. Era affabile, chiacchierone, ti metteva subito a tuo agio. Ricordo quell&#8217;umanit\u00e0 con grande piacere\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Oggi il mestiere dell&#8217;attore \u00e8 cambiato profondamente?<br \/>\u00abQuando ho iniziato era tutto molto pi\u00f9 artigianale. Se il tuo volto poteva interessare per un ruolo, andavi in produzione e incontravi il regista, o almeno l&#8217;aiuto regista. Il provino era sempre in presenza. C&#8217;era un rapporto umano che oggi si \u00e8 quasi perso. Oggi gran parte delle selezioni passa invece attraverso i self tape,\u00a0registrazioni video che gli attori realizzano da casa. Registri tutto e mandi il video all&#8217;agenzia. Sul set, per\u00f2, una volta che si comincia a lavorare, l&#8217;atmosfera \u00e8 rimasta sorprendentemente la stessa\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Il cognome Rosselli evoca molto altro\u2026<\/b><br \/>\u00abS\u00ec, sono nipote dei fratelli Carlo e Nello Rosselli, intellettuali e giornalisti antifascisti assassinati in Francia nel 1937. Nello era mio nonno. Questo in un certo modo mi ha cambiato il modo di guardare il mondo. Da ragazzo ero meno consapevole. Crescendo ho letto i loro scritti, ho approfondito il loro pensiero e ho capito quanto fosse moderno. Non apparteneva n\u00e9 al comunismo n\u00e9 alla Democrazia cristiana. Era un socialismo liberale, profondamente europeo. Nella casa di famiglia, all\u2019Impruneta, quando ero piccolo, la loro memoria era ancora presente: lo studio di mio nonno Nello era rimasto praticamente com&#8217;era.                     Ma soprattutto si respirava un senso di ingiustizia. Non soltanto per l&#8217;assassinio, ma perch\u00e9    nessuno ha mai davvero pagato. Questa ferita ha attraversato le generazioni, della mia famiglia\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>A diciassette anni lascia Milano per Roma. \u00c8 stata una fuga?<\/b><br \/>Rosselli riflette qualche istante. \u00abCol senno di poi direi di s\u00ec. Allora pensavo soltanto al teatro           e al cinema. Oggi credo che fosse anche un modo per allontanarmi da una situazione familiare complicata. Per\u00f2 l&#8217;ho capito molti anni dopo\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Dopo quasi cinquant&#8217;anni a Roma, Milano resta casa?<\/b><br \/>\u00abAssolutamente s\u00ec. Roma \u00e8 la citt\u00e0 dove vivo e che amo, ma Milano \u00e8 la citt\u00e0 dove sono nato e cresciuto. L&#8217;imprinting resta quello: il Duomo, la nebbia, corso Italia. Oggi quella zona \u00e8 pieno centro, ma allora piazzale di Porta Lodovica e viale Gian Galeazzo erano quasi un confine tra il centro e la periferia. Bastava scendere da Gattullo, la storica pasticceria di quartiere, dove mangiavo gli &#8220;Special&#8221; e mi fermavo a chiacchierare di calcio con Peppino Gattullo, il fondatore. Sono immagini che mi porto dentro da sempre\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Oggi si sente pi\u00f9 legato all&#8217;eredit\u00e0 storica della sua famiglia o all&#8217;affetto del pubblico per I ragazzi della 3\u00aa C?<\/b><br \/>\u00abAll&#8217;eredit\u00e0 dei fratelli Rosselli. La Terza C mi ha dato tantissimo e continuo a ricevere l&#8217;affetto del pubblico, oltre ai soldi, ogni volta che va in onda. Ma quella storia familiare \u00e8 parte della mia identit\u00e0 e di quella di tutti gli italiani, almeno lo spero\u00bb.<\/p>\n<p class=\"is-mr-t-20 is-mr-b-20\"><b><br \/>\n                    <a href=\"https:\/\/milano.corriere.it\/?intcmp=Notizielocali_nd_010623_corriere_ss_milano\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">Vai a tutte le notizie di Milano<\/a><br \/>\n            <\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b><a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/newsletter\/?theme=41&amp;intcmp=IIIcolonna_NL_CorMilano\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">Iscriviti alla newsletter di Corriere Milano<\/a><\/b><\/p>\n<p class=\"is-last-update\" datetime=\"2026-07-30T09:06:39+02:00\">30 luglio 2026 ( modifica il 30 luglio 2026 | 09:06)<\/p>\n<p class=\"is-copyright\">\n            \u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA\n        <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"di Paolo Robaudi Nella serie cult era Daniele Rutelli, l&#8217;adolescente pi\u00f9 immaturo, oggi ha 65 anni. 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