{"id":609651,"date":"2026-07-30T16:44:17","date_gmt":"2026-07-30T16:44:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/609651\/"},"modified":"2026-07-30T16:44:17","modified_gmt":"2026-07-30T16:44:17","slug":"nella-filiera-delle-batterie-viaggia-anche-luranio-il-carico-invisibile-del-cobalto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/609651\/","title":{"rendered":"Nella filiera delle batterie viaggia anche l\u2019uranio: il carico invisibile del cobalto"},"content":{"rendered":"<p>Auto elettriche, smartphone e sistemi di accumulo promettono un futuro meno dipendente dai combustibili fossili. Ma all&#8217;inizio della loro filiera c&#8217;\u00e8 una roccia molto pi\u00f9 complessa di quanto racconti l&#8217;etichetta. Nel <strong>Copperbelt della Repubblica Democratica del Congo<\/strong>, dove si concentra oltre i due terzi della produzione mondiale di cobalto, i minerali che contengono questo metallo possono ospitare anche <strong>uranio naturale<\/strong>. Secondo uno studio pubblicato su Nature Communications, <strong>tra il 2000 e il 2024 potrebbero essere uscite dal Paese da 2.000 a 5.000 tonnellate di uranio incorporate nell&#8217;idrossido grezzo di cobalto<\/strong>, la forma con cui viene esportata la quasi totalit\u00e0 della produzione congolese. Non significa, per\u00f2, che l&#8217;uranio finisca automaticamente dentro la batteria pronta all&#8217;uso: il lavoro fotografa soprattutto il tratto iniziale della catena, prima delle successive raffinazioni.<\/p>\n<p>    <a href=\"https:\/\/www.mondosanita.it\/news\/italia---mondo\/106528\/cambiare-carburante-alle-navi-potrebbe-salvare-129-mila-vite-lanno.html?utm_source=VCMS_correlati\" class=\"vc_cont_image\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><img decoding=\"async\" class=\"vc_image\" src=\"https:\/\/www.mondosanita.it\/resizer\/150\/-1\/true\/2026_07_30\/ChatGPT_Image_30_lug_2026%2C_00_11_34-1785363425491.jpg--cambiare_carburante_alle_navi_potrebbe_salvare_129_mila_vite_l_anno.jpg?1785363425888\"\/><\/a><\/p>\n<p>Il problema nasce dalla geologia e continua nella chimica industriale. Nel sud del Congo, cobalto e uranio si trovano spesso negli stessi minerali ossidati. Quando il materiale viene frantumato e trattato con acido solforico, entrambi passano in soluzione e tendono a seguire percorsi simili. Le normali fasi usate per eliminare ferro, alluminio e manganese riescono a trattenere solo una parte dell&#8217;uranio; per separarlo davvero servono passaggi dedicati, come <strong>resine a scambio ionico<\/strong> o l&#8217;aggiunta di <strong>acido fosforico<\/strong>. Analizzando le importazioni di reagenti e attrezzature di 31 siti minerari, gli autori hanno trovato <strong>prove di una rimozione mirata soltanto per una quota minoritaria della produzione cumulativa<\/strong>. In assenza di questi trattamenti, l&#8217;impurit\u00e0 pu\u00f2 concentrarsi insieme al cobalto e viaggiare nei carichi diretti alle raffinerie estere.<\/p>\n<p>    <a href=\"https:\/\/www.mondosanita.it\/news\/politica\/105216\/napoli-inquinamento-e-tumori-quando-le-mappe-pongono-una-domanda-che-la-citta-non-puo-piu-ignorare.html?utm_source=VCMS_correlati\" class=\"vc_cont_image\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><img decoding=\"async\" class=\"vc_image\" src=\"https:\/\/www.mondosanita.it\/resizer\/150\/-1\/true\/2026_07_24\/WhatsApp_Image_2026-07-23_at_17.19.51-1784885004596.jpeg--napoli__inquinamento_e_tumori__quando_le_mappe_pongono_una_domanda_che_la_citta_non_puo_piu_ignorare.jpeg?1784885005025\"\/><\/a><\/p>\n<p>La cifra, tuttavia, non nasce dal campionamento di ogni camion o nave. I ricercatori hanno costruito un modello \u201cdi primo ordine\u201d che combina mappe geologiche, concentrazioni chimiche note, dati di produzione, registri commerciali a livello di miniera e diversi scenari di lavorazione. <strong>Le 2.000\u20135.000 tonnellate sono quindi una stima, non un inventario misurato carico per carico.<\/strong> Il margine \u00e8 ampio proprio perch\u00e9 la quantit\u00e0 di uranio presente nei minerali e l&#8217;efficienza degli impianti cambiano molto da un sito all&#8217;altro. Lo studio stima inoltre che altre <strong>1.000\u20134.000 tonnellate<\/strong> possano essere state deviate nei residui minerari, spesso in forme chimiche relativamente mobili. Questi accumuli possono essere trascinati dall&#8217;acqua, rilasciati o dispersi nell&#8217;ambiente se le vasche e i depositi non vengono controllati nel tempo.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/ChatGPT_Image_30_lug_2026,_15_26_48-1785418050148.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"1536\" caption=\"false\"\/><\/p>\n<p>La questione riguarda dunque pi\u00f9 i lavoratori, le comunit\u00e0 minerarie e i sistemi di sorveglianza internazionale che chi tiene uno smartphone in tasca. Polveri, contatto diretto con materiali contaminati e <strong>radon<\/strong> negli ambienti poco ventilati possono aumentare l&#8217;esposizione professionale; l&#8217;<strong>Organizzazione mondiale della sanit\u00e0<\/strong> ricorda che il radon prodotto dal decadimento dell&#8217;uranio \u00e8 un fattore accertato di rischio per il tumore del polmone. Sul piano nucleare, <strong>meno del 10% dell&#8217;uranio stimato nello studio risulterebbe dichiarato pubblicamente e sottoposto a salvaguardie<\/strong>. <strong>La corsa al cobalto avrebbe cos\u00ec aperto una falla inattesa: materiale radioattivo naturale che attraversa i confini come impurit\u00e0 di una materia prima \u201cverde\u201d.<\/strong> La risposta indicata dagli autori non \u00e8 abbandonare le batterie, ma imporre <strong>analisi indipendenti dei carichi<\/strong>, <strong>separazione obbligatoria dell&#8217;uranio<\/strong>, <strong>gestione sicura dei residui<\/strong> e una <strong>contabilit\u00e0 internazionale<\/strong> capace di vedere anche ci\u00f2 che oggi viaggia sotto un altro nome.<\/p>\n<p>\u2e3b<\/p>\n<p>Manzuk R.A., Philippe S. Uranium in cobalt-hydroxide exports from the Democratic Republic of the Congo. Nature Communications, volume 17, articolo 7415, pubblicato il 30 luglio 2026. DOI: 10.1038\/s41467-026-75910-z.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.nature.com\/articles\/s41467-026-75910-z\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\" style=\"color: #33cccc;\"><strong>Link alla pubblicazione<\/strong><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Auto elettriche, smartphone e sistemi di accumulo promettono un futuro meno dipendente dai combustibili fossili. 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