{"id":61409,"date":"2025-08-22T02:20:12","date_gmt":"2025-08-22T02:20:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/61409\/"},"modified":"2025-08-22T02:20:12","modified_gmt":"2025-08-22T02:20:12","slug":"ernesto-de-martino-langoscia-della-storia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/61409\/","title":{"rendered":"Ernesto De Martino, l&#8217;angoscia della storia"},"content":{"rendered":"<p>Alcuni anni fa Goffredo Fofi ripropose nella sua collana Piccola Biblioteca Morale tre saggi di Ernesto De Martino (<a href=\"https:\/\/www.edizionieo.it\/book\/9788833572840\/oltre-eboli.-tre-saggi\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Oltre Eboli. Tre saggi<\/a>, a cura di S. De Matteis, E\/O, Roma 2021, che recensii su \u201cIl manifesto\u201d del 4 aprile 2021). In uno di essi, Note lucane, de Martino scriveva: \u201cse la democrazia borghese ha permesso a me di non essere come loro, ma di nutrirmi e di vestirmi relativamente a mio agio, e di fruire delle libert\u00e0 costituzionali, questo ha un\u2019importanza trascurabile: perch\u00e9 non si tratta di me, del sordido me gonfio di orgoglio, ma del me concretamente vivente, che insieme a tutti nella storia sta e insieme a tutti nella storia cade\u2026 provo vergogna di aver io consentito che questa concessione immonda mi fosse fatta, di aver lasciato per lungo tempo che la societ\u00e0 esercitasse su di me tutte le sue arti per rendermi \u2018libero\u2019 a questo prezzo, e di aver tanto poco visto l\u2019inganno da mostrare persino di gradirlo\u201d. Mentre nel saggio Intorno a una storia del mondo popolare subalterno, osserva: \u201cIl mondo popolare subalterno costituisce, per la societ\u00e0 borghese un mondo di cose pi\u00f9 che di persone, un mondo naturale che si confonde con la natura dominabile e sfruttabile\u2026 tale mondo, per la societ\u00e0 borghese, forma problema quasi esclusivamente (e in ogni caso fondamentalmente) per conquistatori, agenti commerciali e funzionari coloniali, per prefetti e questori..\u201d. Riporto qui queste considerazioni, pubblicate subito dopo (1949-50) Il mondo magico (1948) e nel periodo che intercorre tra questo libro e Morte e pianto rituale (1958), periodo in cui De Martino scrive gli appunti che Marcello Massenzio ripropone in E. De Martino, <a href=\"https:\/\/www.einaudi.it\/catalogo-libri\/filosofia\/filosofia-contemporanea\/la-storia-velata-ernesto-de-martino-9788806265403\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">La storia velata. Crisi e riscatto della presenza<\/a> (Einaudi, Torino 2025, pp. 181). In essi De Martino si interroga sulla presenza e sulla perdita della presenza.<\/p>\n<p>Che cos\u2019\u00e8 la presenza? \u00c8 la capacit\u00e0 di sapere mettere insieme nella coscienza tutte le memorie e le esperienze necessarie per rispondere a una determinata situazione storica. Questo implica il rovescio della medaglia e cio\u00e8 la capacit\u00e0 di sapere escludere dalla coscienza ricordi che, rispetto all\u2019azione in gioco, risultano essere inutili o addirittura dannosi (cf. La storia velata, p. 59).<\/p>\n<p>Che cos\u2019\u00e8 la perdita della presenza? L\u2019incapacit\u00e0 di sapere scegliere nei momenti di svolta storica dell\u2019esistenza, nelle crisi come la nascita o la pubert\u00e0, la malattia e la morte, l\u2019impulso sessuale, ma anche i conflitti morali, quelli poetici, il dubbio logico (cf.Ivi, p. 50).<\/p>\n<p>Oggi e a partire dagli anni \u201980 del \u2018900, di fronte a una presenza che nega la stessa possibilit\u00e0 di una sua crisi e di una sua perdita, quelle autoriflessioni di De Martino apparirebbero inutili o addirittura dannose. La nostra, almeno fino al conflitto tra Ucraina e Russia e allo sterminio che Israele continua a perpetrare nei confronti dei palestinesi, \u00e8 stata l\u2019epoca della \u201cfine della storia\u201d e della \u201cfine delle ideologie\u201d, l\u2019epoca cio\u00e8 della negazione in un Occidente dove la democrazia (non a caso oggi in pericolo) e l\u2019economia erano costruite al prezzo del dominio sulle civilt\u00e0 non occidentali. Ironia della storia: Hegel parlava di una storia del mondo (Weltgeschichte) che da Oriente stava andando verso Occidente. Oggi assistiamo a un\u2019inversione di marcia e, nello stesso tempo, a destra e a sinistra continuiamo, aggressivamente ma pateticamente, nella negazione di ci\u00f2 che il vituperato ma lettissimo Spengler nel 1918 aveva chiamato Il tramonto dell\u2019occidente.<\/p>\n<p>L\u2019umanit\u00e0 ha sempre cercato i modi per superare la perdita della presenza con i miti e con le religioni e con quel processo che Ernesto De Martino chiam\u00f2 destorificazione, cio\u00e8 un modo di resistere e di affrontare l\u2019angoscia della storia che ha a che fare con la fine dell\u2019esistenza e dunque con la morte e tuttavia nel solco della ricerca di una via d\u2019uscita in avanti (a differenza del terrore della storia di Eliade, che invoca un ritorno). Come rispondere a ci\u00f2? Attraverso i miti e i riti che permettono l\u2019uscita dalla storia e dal senso della sua irreversibilit\u00e0 per poi rientrarvi assicurando la reintegrazione delle donne e degli uomini nell\u2019ambito di quella stessa storia da cui ci si era distaccati. Il Mondo magico viene pubblicato nel 1948, in un periodo cio\u00e8 in cui l\u2019interrogarsi sulla storia appariva come un compito filosofico prioritario. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, dopo l\u2019Olocausto, dopo Hiroshima e Nagasaki, dopo la sconfitta del nazismo e del fascismo, cominciano a uscire libri come Origine e senso della storia di Karl Jaspers (1949), dove si teorizza il cosiddetto periodo assiale, Il mito dell\u2019eterno ritorno di Mircea Eliade (1949), dove emerge il tema del terrore della storia organizzata secondo il tempo lineare, Significato e fine della storia di Karl L\u00f6with (1949), dove emergono i temi dell\u2019apocalittica. Un anno prima, il 1948, viene pubblicato appunto Il mondo magico che si potrebbe interpretare a sua volta anche come un interrogarsi sulla storia e sui rapporti che questa instaura nell\u2019esistenza umana. Sono anni di riflessione creativa da parte di De Martino, e Marcello Massenzio lo fa vedere molto bene. Si tratta di appunti di grandissimo interesse, che erano stati pubblicati originariamente (e il curatore lo segnala) in E. De Martino, Storia e metastoria. I fondamenti di una teoria del sacro, sempre a cura di Marcello Massenzio (Argo, Lecce 1995). A ci\u00f2 si aggiungono in appendice due saggi (Fenomenologia religiosa e storicismo assoluto e Storicismo e irrazionalismo nella storia delle religioni, il primo del 1953, il secondo del 1957). Queste riflessioni demartiniane andrebbero messe in relazione con gli Scritti filosofici (a cura di R. Pastina, Il Mulino, Bologna 2005), anch\u2019essi appunti e citazioni da testi. L\u2019insieme aiuta a capire un nodo centrale della sua ricerca che si caratterizza in quella che a prima vista pu\u00f2 essere considerata un\u2019ambivalenza fra elementi in apparenza inconciliabili: lo storicismo di Benedetto Croce da un lato e un Heidegger (lo Heidegger di Essere e tempo), che, filtrato da Paci e da Abbagnano, oscilla tra la fenomenologia e l\u2019esistenzialismo (e la psichiatria esistenziale). Ma si tratta in realt\u00e0 di un\u2019ambivalenza tesa a dare unit\u00e0 all\u2019interpretazione che De Martino offre del rapporto drammatico tra presenza e crisi della presenza, tra storia e destorificazione come processi che portano alla reintegrazione degli uomini nel mondo, proprio ci\u00f2 che veniva in fondo negato dalla filosofia nichilista. Qui la riflessione filosofica si intreccia con la riflessione politica. I miti e i riti sono stati la risposta a quella condizione del nulla che \u00e8 la morte individuale la quale viene reintegrata socialmente e storicamente proprio nel momento in cui se ne riconosce il senso di annientamento e lo si trascende con la creazione simbolica e collettiva. La riflessione di De Martino, inutile sottolinearlo, \u00e8 straordinaria e Marcello Massenzio ha finora fatto un grande e ben riuscito sforzo per cercare di restituire al meglio la complessit\u00e0 del suo pensiero.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/cover_9788833572840__id3275_w600_t1606143744__1x.jpg\" data-entity-uuid=\"5711066a-ade2-41af-889f-d0f9f646d1fe\" data-entity-type=\"file\" alt=\"k\" width=\"600\" height=\"992\" class=\"align-center\" loading=\"lazy\"\/><\/p>\n<p>Ma proviamo a uscire dall\u2019epoca storica in cui operava De Martino e torniamo al qui e ora, nel bel mezzo delle ideologie che, a partire dagli anni \u201980 del \u2018900, hanno dominato, nell\u2019Occidente e in particolare nell\u2019Europa protetta dalla NATO e quindi dagli USA. Ideologie, quelle del feroce e terreo ottimismo neoliberista, della fine della storia, come si \u00e8 gi\u00e0 detto, del \u201cnon c\u2019\u00e8 alternativa\u201d, che ora sembrano dissolversi in un vuoto di pensiero alternativo, dopo cos\u00ec tanti anni di pace nel proprio territorio (ma non altrove), messe in crisi dal ritorno al tempo della guerra. Ideologie della libert\u00e0 e della democrazia governate e dominate dal successo e dell\u2019individualismo che mostrano l\u2019altra loro faccia, quella del cinismo verso i pi\u00f9 deboli e pi\u00f9 fragili, quella dell\u2019indifferenza verso la morte di bambini innocenti, annegati o trucidati o fatti morire di fame.<\/p>\n<p>Che ne \u00e8 oggi della crisi della presenza? Che ne \u00e8 oggi della morte individuale come fatto collettivo? Che ne \u00e8 oggi della destorificazione? Prendiamo la crisi della presenza. Nel nostro tempo attuale essa \u00e8 nell\u2019ansia, nell\u2019angoscia e nel panico che colpisce donne e uomini, adulti e adolescenti, ma donne e uomini, adulti e adolescenti sono tutti isolati e connessi. Solo che la connessione non \u00e8 la relazione. \u00c8 invece quel tipo di legame che sorge quando \u00e8 sparito il senso di appartenenza e di comunit\u00e0 e pu\u00f2 mantenersi grazie all\u2019isolamento individuale. L\u2019ansia, l\u2019angoscia e il panico non hanno pi\u00f9 a che vedere con la collettivit\u00e0 e meno che mai con la storia. Sono forme di sofferenza individuali che si curano, se si curano, nella solitudine. E quest\u2019ultima ha bisogno della negazione della morte come fatto sociale e collettivo. La negazione della morte, in una societ\u00e0 come la nostra che ha impoverito la drammaticit\u00e0 collettiva di quei riti di passaggio di cui parl\u00f2 Arnold Van Gennep trasformandola nell\u2019ansia degli esami e dei concorsi, rituali di passaggio s\u00ec, ma nel quadro della nostra cultura basata sull\u2019idea che il sapere si identifica con il culto della competenza e con il principio dell\u2019esattezza. Esami e concorsi sono il sintomo della miseria spirituale della nostra epoca dove i curricula degli studenti sono misurati dai crediti e dai debiti, perch\u00e9 tutto deve essere misurato dal denaro. Arriviamo a pensare che l\u2019infelicit\u00e0 sia una malattia e pensiamo di curarla con i farmaci, perch\u00e9 abbiamo bandito l\u2019idea che la sofferenza \u00e8 una inevitabile condizione della vita e non qualcosa da negare cos\u00ec come si nega la morte. Niente apocalissi dunque nella nostra epoca e nessun bisogno apparente di essere reintegrati ritornando alla presenza dopo l\u2019esperienza della sua crisi. La stessa crisi della presenza \u00e8 negata. Del resto se si \u00e8 realizzata la fine della storia e se la si \u00e8 realizzata senza apocalissi, non abbiamo pi\u00f9 bisogno di passato n\u00e9 di futuro. Possiamo vivere in un eterno felice presente alla ricerca del successo e della ricchezza.<\/p>\n<p>Non abbiamo pi\u00f9 bisogno di De Martino dunque? O forse \u00e8 vero il contrario? Ne abbiamo pi\u00f9 che mai bisogno! Perch\u00e9 questo accecamento occidentale collettivo che ci sbarra il futuro in quanto non c\u2019\u00e8 alternativa e ci chiude il passato in quanto non riusciamo ad accettare l\u2019irreversibile, cio\u00e8 la morte, sta trasformando la nostra civilt\u00e0 nella peggiore barbarie. Abbiamo cominciato il secolo scorso con il fascismo e il nazismo, e stiamo continuando a perpetrare la nostra ferocia capitalista in nome della libert\u00e0 e della democrazia. De Martino cercava di comprendere quali erano le forme di reintegrazione sociale di fronte al dramma della crisi della presenza, in una chiave che protendeva verso l\u2019idea di una societ\u00e0 futura, libera e egualitaria, capace di confrontarsi con la storia anche quando ne usciva attraverso i miti e i riti. Ma queste forme oggi sembrano scomparse oppure, come le religioni, sono in crisi e in difficolt\u00e0. Annaspiamo nel presente come tra i flutti di un mare inquinato, perpetrando violenze non dichiarate, eppure stiamo l\u00ec tra una pubblicit\u00e0 e l\u2019altra a rappresentarci un mondo come un supermercato dove puoi soddisfare ogni bisogno e ogni desiderio. Ma non \u00e8 cos\u00ec. Eppure continuiamo a negare, partecipando a riti che non sono avvertiti come tali. Come i prigionieri della caverna di Platone non sappiamo di non sapere e continuiamo ad assistere, come il Serafino Gubbio di Pirandello che riprende ci\u00f2 che accade senza intervenire, allo spettacolo della riduzione degli uomini a merci.<\/p>\n<p>Se vogliamo riprendere l\u2019insegnamento di Ernesto de Martino, dobbiamo tornare a essere osservatori criticamente interni al nostro contesto di osservazione, prendere partito come faceva De Martino e recuperare il senso della storia nel suo conflitto permanente tra collettivit\u00e0 e individualit\u00e0. Riprendere da Vico ci\u00f2 che mancava a Croce: l\u2019idea che la storia \u00e8 storia collettiva e ricollegarla alla complessit\u00e0 delle storie individuali. Comprendere il richiamo a Heidegger come riflessione sulla crisi della presenza al cui interno si gioca il dramma del rapporto tra condizione collettiva e condizione individuale dell\u2019esistenza. Dopo il disastro del cosiddetto socialismo reale che ha distrutto le libert\u00e0 individuali e nel marasma del capitalismo reale che sta devastando ogni possibilit\u00e0 comunitaria e collettiva, le considerazioni di De Martino sul drammatico rapporto tra storia collettiva e storia individuale restano un punto di vista di cui non dovremmo fare a meno.<\/p>\n<p><strong>Leggi anche:<\/strong><br \/>Claudio Piersanti | <a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/de-martino-ritorno-alla-terra-del-rimorso\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">De Martino, ritorno alla terra del rimorso<\/a><br \/>Giovanni Pizza | <a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/pavese-e-de-martino-lettere-sulla-collana-viola\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Pavese e De Martino. Lettere sulla Collana viola<\/a><br \/>Pietro Pascarelli | <a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/il-mondo-deve-continuare-ma-puo-finire\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Il mondo deve continuare, ma pu\u00f2 finire<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Alcuni anni fa Goffredo Fofi ripropose nella sua collana Piccola Biblioteca Morale tre saggi di Ernesto De Martino&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":61410,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1445],"tags":[47344,1608,203,48853,204,1537,90,89,1609],"class_list":{"0":"post-61409","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-libri","8":"tag-antropologia","9":"tag-books","10":"tag-entertainment","11":"tag-ernesto-de-martino","12":"tag-intrattenimento","13":"tag-it","14":"tag-italia","15":"tag-italy","16":"tag-libri"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/61409","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=61409"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/61409\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/61410"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=61409"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=61409"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=61409"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}