{"id":614689,"date":"2026-08-02T21:29:22","date_gmt":"2026-08-02T21:29:22","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/614689\/"},"modified":"2026-08-02T21:29:22","modified_gmt":"2026-08-02T21:29:22","slug":"shuffle-07-dal-jazz-al-metal-i-dischi-da-ascoltare-il-31-luglio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/614689\/","title":{"rendered":"Shuffle 07: dal jazz al metal, i dischi da ascoltare il 31 luglio"},"content":{"rendered":"<p>                    Al giorno d\u2019oggi orientarsi tra le uscite discografiche \u00e8 diventato un lavoro a tempo pieno. Tra pubblicazioni ufficiali, produzioni indipendenti, ristampe e dischi che compaiono quasi senza preavviso, ogni settimana porta con s\u00e9 una quantit\u00e0 di musica difficile anche solo da mettere in ordine. Per questo, dopo una lunga assenza, <strong>Shuffle<\/strong> torna su Accordo: per condividere ascolti, scoperte e qualche consiglio sui dischi ai quali vale la pena dedicare tempo.<\/p>\n<p>Lo spirito resta quello : non provare a includere tutto, ma accogliere tutto ci\u00f2 che riesce a stuzzicare l\u2019ascolto.\u00a0Quella che segue non \u00e8 quindi una classifica n\u00e9 una guida completa alle nuove uscite, \u00e8 una selezione necessariamente parziale, costruita come uno scambio di consigli tra amici: alcuni nomi conosciuti, qualche scoperta e diversi dischi che rischierebbero altrimenti di passare inosservati. Le esclusioni saranno inevitabili e i commenti resteranno il posto giusto per aggiungere segnalazioni, suggerimenti e ascolti sfuggiti al nostro radar. In questa prima puntata del nuovo corso ci concederemo anche qualche piccolo recupero, andando a ripescare album usciti nelle settimane precedenti ma ancora abbastanza freschi da meritare attenzione: perch\u00e9 la musica non ha una data di scadenza e, per fortuna, non tutto ci\u00f2 che vale la pena ascoltare arriva puntuale sulla nostra scrivania.<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 partire da Las Vegas, dove <strong>Cindy Blackman Santana<\/strong> ha registrato  con una formazione che mette insieme Carlos Santana, John McLaughlin, Matt Garrison, Ray Angry e Dave Eggar. Il rischio, con musicisti di questo livello, \u00e8 che il disco diventi una semplice dimostrazione tecnica, qui, invece, il centro resta il dialogo tra gli strumenti. Santana lavora su note lunghe e cantabili, mentre McLaughlin conserva il suo fraseggio rapido, frammentato e imprevedibile: le due chitarre mantengono identit\u00e0 molto diverse, ma non cercano continuamente il primo piano. \u00c8 fusion suonata con grande tecnica, senza trasformare ogni brano in una gara.<\/p>\n<p><strong><\/strong><\/p>\n<p>Il jazz tra groove, ricerca e velocit\u00e0<br \/>&#13;<br \/>\n<strong>Terri Lyne Carrington<\/strong> arriva con , un lavoro che unisce jazz, soul, spoken word, identit\u00e0 e politica. Il risultato avrebbe potuto essere troppo carico, ma il disco conserva movimento e senso del ritmo. Le chitarre di Matthew Stevens e Marc Ribot contribuiscono all\u2019equilibrio generale: entrambi intervengono con personalit\u00e0, senza occupare ogni spazio. I temi sociali restano importanti, ma non soffocano la musica n\u00e9 la trasformano in un semplice commento politico accompagnato dalla batteria.<\/p>\n<p><strong>Ralph Alessi<\/strong> sceglie un approccio diverso con . Il suo \u00e8 un jazz pi\u00f9 misurato, costruito sul silenzio, sulle pause e sul peso delle singole frasi; \u00e8 un album che richiede concentrazione e non tenta di conquistare l\u2019ascoltatore con effetti immediati. <strong>DOMi &amp; JD Beck<\/strong>, al contrario, puntano sulla velocit\u00e0 con , i\u00a0brani cambiano direzione spesso, alternano scatti, frenate e passaggi tecnici molto fitti. A tratti pu\u00f2 essere difficile seguirli, ma \u00e8 proprio questa energia irregolare a rendere il disco divertente. Non \u00e8 un ascolto rilassante e, probabilmente, non vuole esserlo.<\/p>\n<p><strong><\/strong><\/p>\n<p>Il ritorno dei Durutti Column<br \/>&#13;<br \/>\nTra i titoli pi\u00f9 attesi c\u2019\u00e8  dei <strong>The Durutti Column<\/strong>, pubblicato sedici anni dopo l\u2019ultimo album di Vini Reilly. Il chitarrista non torna con un disco rumoroso o costruito per attirare subito l\u2019attenzione, riprende invece il suo linguaggio fatto di pochi accordi, riverberi, pause e melodie essenziali. Il terreno resta quello compreso tra post-punk e ambient, anche se le etichette spiegano solo in parte il suo modo di suonare. Al primo ascolto Renascent potrebbe sembrare discreto fino quasi a scomparire, in realt\u00e0 \u00e8 un disco che funziona quando gli si presta attenzione. Reilly non punta sulla nostalgia e non cerca di ricostruire meccanicamente il passato dei Durutti Column, ma torna piuttosto a un\u2019idea di chitarra nella quale ogni nota ha una funzione precisa e non serve dimostrare continuamente qualcosa.<\/p>\n<p>Con , <strong>Lucia &amp; The Best Boys <\/strong>scelgono chitarre pi\u00f9 presenti e melodie indie rock, costruendo il disco attorno ai temi delle radici, della memoria e del ritorno a casa. Le partecipazioni di Lauren Mayberry e Abigail Morris danno ulteriore forza alla dimensione collettiva del progetto.\u00a0 dei <strong>Rain Parade<\/strong> riprende la psichedelia californiana senza limitarsi a imitare gli anni Sessanta. degli <strong>Shearwater<\/strong> sembra invece orientato verso atmosfere pi\u00f9 scure e una scrittura narrativa. Sono due dischi diversi, accomunati dal fatto che difficilmente si lasceranno capire dopo un solo passaggio.<\/p>\n<p>Poi ci sono i <strong>Green Day<\/strong> con <strong>:<\/strong>\u00a0colonna sonora del film di Lee Kirk,\u00a0Nimrods, contenente\u00a0ventidue brani tra catalogo, inediti e registrazioni dal vivo. Non \u00e8 un vero nuovo album e non prova a presentarsi come tale, \u00e8 piuttosto un modo per ripercorrere la storia del trio attraverso una selezione meno prevedibile della solita raccolta. Chi conosce gi\u00e0 la band potr\u00e0 ritrovare alcuni passaggi importanti; chi arriva adesso avr\u00e0 un punto d\u2019ingresso ampio e abbastanza vario.<\/p>\n<p><strong><\/strong><\/p>\n<p>Blues diretto, senza troppi fronzoli<br \/>&#13;<br \/>\nChi cerca chitarre e amplificatori in primo piano pu\u00f2 cominciare da <strong> <\/strong>dei <strong>GA-20 <\/strong>con <strong>Charlie Musselwhite<\/strong>: la formula in questo caso \u00e8 semplice, ed \u00e8 composta da chitarra, armonica, amplificatori spinti quanto serve e arrangiamenti essenziali. Non c\u2019\u00e8 molto altro, ma non serve. Il disco torna alla struttura di base del blues senza trattarlo come un genere da conservare in un museo. \u00c8 musica suonata nel presente, con un suono asciutto e con il giusto volume (consigliato l&#8217;ascolto a volume adeguato).<\/p>\n<p><strong>Albert Castiglia<\/strong> sposta lo stesso linguaggio verso il blues rock con  aumentando peso e distorsione senza perdere il legame con la tradizione. La ristampa di  riporta invece l\u2019attenzione sull\u2019incontro tra <strong>Eric Clapton<\/strong> e <strong>B.B. King, <\/strong>ma\u00a0sul fronte soul,\u00a0 di<strong> Curtis Mayfield<\/strong>\u00a0torna nuovamente come documento storico fatto di chitarre, groove e arrangiamenti che raccontano un periodo in cui eleganza musicale e coscienza civile potevano convivere senza problemi. Il disco continua a suonare attuale anche perch\u00e9 molte delle questioni affrontate da Mayfield non hanno perso rilevanza.<\/p>\n<p><strong><\/strong><\/p>\n<p>Il metal torna ai nastri originali<br \/>&#13;<br \/>\nQuesta settimana il metal guarda soprattutto ai propri archivi, ma lo fa attraverso pubblicazioni che permettono di capire meglio come sono nati alcuni album.  mostra i <strong>Sepultura<\/strong> durante la lavorazione, prima che i brani raggiungessero la forma definitiva. Il fascino dei rough mix sta proprio qui: meno rifiniture, equilibri ancora provvisori e dettagli che nelle versioni pubblicate possono passare inosservati.<\/p>\n<p>Tornano anche  e<strong> <\/strong> dei <strong>Queensr\u00ffche<\/strong>, due album che ricordano quanto il metal degli anni Ottanta potesse essere tecnico, melodico e ambizioso senza rinunce. Le ristampe dei <strong>Bring Me The Horizon <\/strong>documentano invece un cambiamento pi\u00f9 recente: dagli inizi deathcore a una scrittura capace di incorporare elettronica e pop. Una trasformazione che ha diviso il pubblico, ma che ha anche impedito alla band di ripetere lo stesso disco per anni.<\/p>\n<p>La settimana del 31 luglio non ha un unico genere dominante, ha per\u00f2 diversi dischi che chiedono pi\u00f9 dei consueti trenta secondi concessi dallo streaming. Alcuni potranno convincere subito, altri richiederanno pi\u00f9 ascolti; altri ancora verranno semplicemente messi da parte. \u00c8 normale: una guida alle nuove uscite serve a indicare percorsi possibili, non a distribuire giudizi definitivi prima ancora che la musica abbia avuto il tempo di farsi conoscere. Il consiglio, quindi, \u00e8 semplice: scegliere un titolo, ascoltarlo dall\u2019inizio alla fine e decidere soltanto dopo se vale la pena tornarci.<br \/>&#13;<br \/>\n\u00a0                <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Al giorno d\u2019oggi orientarsi tra le uscite discografiche \u00e8 diventato un lavoro a tempo pieno. 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