{"id":617407,"date":"2026-08-04T15:08:14","date_gmt":"2026-08-04T15:08:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/617407\/"},"modified":"2026-08-04T15:08:14","modified_gmt":"2026-08-04T15:08:14","slug":"oriente-occidente-di-rampini-la-strage-di-lavoro-e-rinviata-lai-assume-umani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/617407\/","title":{"rendered":"Oriente Occidente di Rampini | La strage di lavoro \u00e8 rinviata: l&#8217;AI assume umani"},"content":{"rendered":"<p class=\"chapter-paragraph\">La rivoluzione dell&#8217;intelligenza artificiale cambia il lavoro, ma non nel modo previsto. <b>Negli ultimi anni il dibattito sull&#8217;intelligenza artificiale \u00e8 stato dominato da una previsione: milioni di posti di lavoro sono condannati<\/b>. Gli esseri umani saranno rapidamente sostituiti da algoritmi sempre pi\u00f9 sofisticati. Era una narrazione alimentata sia dagli entusiasmi della Silicon Valley sia dai timori dei sindacati e di molti economisti. Oggi, almeno negli Stati Uniti, i fatti raccontano una storia pi\u00f9 sfumata.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">La distruzione di occupazione annunciata non si \u00e8 materializzata. Anzi, in diversi settori accade l&#8217;opposto. <b>Molte grandi imprese americane, dopo avere congelato le assunzioni nell\u2019ultimo anno, stanno tornando sul mercato del lavoro<\/b>. Hanno scoperto che l&#8217;AI non elimina il bisogno di lavoratori qualificati. Per sfruttarla davvero servono ancora competenze umane.    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Le due tendenze emergono con chiarezza da due ricerche diverse ma convergenti. <b>Da una parte Google, proprietaria di Gemini, ha analizzato milioni di interazioni anonime con i propri strumenti di AI<\/b>. Dall&#8217;altra il Wall Street Journal ha raccolto le testimonianze di amministratori delegati e dirigenti delle maggiori imprese americane. Arrivano a una conclusione simile: nella fase attuale, l&#8217;intelligenza artificiale sta aumentando la produttivit\u00e0 delle persone molto pi\u00f9 di quanto le stia sostituendo.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Lo studio di Google \u00e8 interessante anche perch\u00e9 arriva da uno dei protagonisti della rivoluzione tecnologica. L&#8217;azienda avrebbe interesse a magnificare le capacit\u00e0 dell&#8217;intelligenza artificiale. Invece il suo gruppo di ricerca propone una lettura pi\u00f9 prudente. <b>Secondo l&#8217;economista Scott Strand, usare l&#8217;AI non significa per forza automatizzare un mestiere<\/b>. Nella maggior parte dei casi gli utenti la impiegano come uno strumento di supporto, non come un sostituto del proprio lavoro.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">La differenza \u00e8 importante. Un conto \u00e8 una tecnologia che rimpiazza completamente un&#8217;attivit\u00e0, come le casse automatiche che hanno ridotto il numero dei cassieri nei supermercati. <b>Altra cosa \u00e8 uno strumento che rende il professionista pi\u00f9 efficace senza eliminarne il ruolo<\/b>. Google ricorre a un&#8217;immagine efficace: l&#8217;intelligenza artificiale assomiglia pi\u00f9 a un sofisticato livello laser nelle mani di un geometra che a una macchina destinata a rimpiazzarlo.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">La ricerca mostra che l&#8217;uso dell&#8217;IA rimane ancora abbastanza superficiale. In quasi tutte le professioni viene applicata solo a una piccola parte delle mansioni quotidiane. <b>Le attivit\u00e0 pi\u00f9 ripetitive vengono accelerate, mentre quelle che richiedono giudizio<\/b>, esperienza e capacit\u00e0 di interpretazione continuano a dipendere dall&#8217;intervento umano.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00c8 proprio nei cosiddetti compiti cognitivi non ripetitivi che emerge il modello di collaborazione tra uomo e macchina. Un fotografo pu\u00f2 utilizzare l&#8217;intelligenza artificiale per migliorare un&#8217;immagine, ma ogni fotografia richiede decisioni diverse. <b>Un avvocato pu\u00f2 chiedere una prima bozza di contratto, ma resta responsabile dell&#8217;interpretazione della legge e delle conseguenze delle clausole<\/b>. Un giornalista pu\u00f2 ricorrere all&#8217;IA per raccogliere informazioni preliminari, ma la scelta delle fonti, la verifica dei fatti e l&#8217;interpretazione della notizia rimangono responsabilit\u00e0 professionali.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Un&#8217;altra sorpresa riguarda la diffusione della tecnologia. Molti studi precedenti avevano suggerito che l&#8217;intelligenza artificiale fosse soprattutto uno strumento per impiegati e professionisti altamente istruiti. <b>I dati raccolti da Google raccontano invece una realt\u00e0 pi\u00f9 ampia<\/b>. Anche elettricisti, meccanici e altri lavoratori manuali utilizzano sempre pi\u00f9 spesso questi strumenti, caricando fotografie e video per individuare guasti, interpretare schemi tecnici o trovare soluzioni operative. In alcuni casi il loro utilizzo risulta perfino pi\u00f9 intenso di quello osservato negli uffici.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">L&#8217;AI entra pure nelle case. Aiuta a compilare moduli amministrativi, organizzare il bilancio familiare, affrontare piccole riparazioni domestiche. <b>Si tratta di benefici che non compariranno nelle statistiche del Pil<\/b>, ma migliorano la qualit\u00e0 della vita facendo risparmiare tempo.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Google non sostiene che questo scenario rester\u00e0 immutato. Gli autori della ricerca riconoscono che sistemi pi\u00f9 avanzati potrebbero in futuro automatizzare una quota crescente di attivit\u00e0. Rimangono aperte molte domande: <b>se i lavoratori pi\u00f9 esperti diventano molto pi\u00f9 produttivi grazie all&#8217;AI, le imprese continueranno ad assumere giovani?<\/b> Oppure ridurranno l&#8217;ingresso delle nuove generazioni? Sono interrogativi ai quali oggi nessuno \u00e8 in grado di rispondere. Nel frattempo, per\u00f2, il comportamento delle imprese americane suggerisce un&#8217;evoluzione diversa da quella immaginata fino a pochi mesi fa. Secondo un&#8217;indagine del Wall Street Journal, numerose grandi aziende stanno riaprendo i programmi di assunzione.<b> Il fenomeno attraversa settori molto diversi. Dalla compagnia ferroviaria CSX ad Alphabet, la holding che controlla Google<\/b>, fino ai gruppi della consulenza e del software, molti dirigenti rivelano di avere bisogno di nuovo personale.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00c8 un&#8217;inversione di tendenza significativa. Negli ultimi diciotto mesi molte societ\u00e0 avevano praticamente congelato il reclutamento.<b> L&#8217;idea dominante era che, con l&#8217;avvento dell&#8217;intelligenza artificiale, convenisse attendere prima di ampliare gli organici<\/b>. Alcune imprese avevano ridotto il personale confidando che gli algoritmi colmassero presto il vuoto. L&#8217;esperienza concreta ha ridimensionato quell&#8217;ottimismo. L&#8217;AI \u00e8 potente ma non funziona da sola. Richiede supervisione, integrazione, formazione continua. E richiede persone capaci di dialogare con lei.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Kristine Martin Anderson, direttrice operativa della societ\u00e0 di consulenza Booz Allen Hamilton, riconosce che la sua azienda deve accelerare le assunzioni. <b>Dopo i tagli dell&#8217;anno scorso, provocati anche dalla riduzione dei contratti federali, la domanda \u00e8 tornata a crescere soprattutto nei comparti della sicurezza nazionale<\/b>. Una valutazione analoga arriva da Sarah Franklin, amministratrice delegata della piattaforma per la gestione delle risorse umane Lattice. Molte imprese avevano smesso di assumere giovani confidando che gli agenti di IA svolgessero una parte crescente del lavoro. Oggi si rendono conto che la strategia era miope. <b>Se un software aiuta a scrivere codice, non significa che gli ingegneri diventino inutili<\/b>. Se un sistema automatizza una parte del processo commerciale, continuano comunque a servire venditori, consulenti e tecnici capaci di costruire rapporti con i clienti.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">L\u2019AI sembra perfino favorire il ritorno delle assunzioni ai livelli iniziali della carriera. Le imprese cercano giovani che siano cresciuti nell&#8217;era dell&#8217;IA e che ne comprendano intuitivamente il funzionamento. <b>Costano meno dei professionisti senior e possiedono una familiarit\u00e0 naturale con questi strumenti. La ripresa delle assunzioni non riguarda soltanto il lavoro d&#8217;ufficio<\/b>. L&#8217;azienda produttrice di utensili Snap-on intende ampliare il personale per sostenere la crescita. CSX prevede di aumentare gli organici dedicati al trasporto merci su rotaia. Alphabet continua a reclutare specialisti nei comparti strategici dell&#8217;intelligenza artificiale e del cloud. <b>ServiceNow vuole rafforzare la propria rete commerciale, soprattutto nei servizi di cybersicurezza<\/b>. Sono alcuni degli esempi aneddotici raccolti nell\u2019indagine del Wall Street Journal, come campioni di un insieme pi\u00f9 vasto.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Le imprese rimangono selettive. Cercano profili specifici, collegati ai settori dove prevedono la maggiore crescita. Ma il messaggio \u00e8 chiaro: <b>l&#8217;IA non ha cancellato il fabbisogno di capitale umano. Anche gli indicatori macroeconomici sembrano coerenti con questo quadro<\/b>. I licenziamenti diminuiscono e le richieste di sussidio di disoccupazione restano vicine ai minimi storici. Il mercato del lavoro americano continua a mostrare una sorprendente capacit\u00e0 di adattamento.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Paul Osterman, professore emerito del MIT, osserva che nessuno sa ancora quale sar\u00e0 l&#8217;equilibrio finale. La storia insegna che ogni grande rivoluzione tecnologica attraversa una lunga fase di sperimentazione, durante la quale convivono entusiasmi e delusioni. Per il momento, per\u00f2, una conclusione \u00e8 ragionevole.<b> L&#8217;errore pi\u00f9 diffuso \u00e8 immaginare l&#8217;IA come un sostituto universale dell&#8217;uomo<\/b>. Nella pratica quotidiana sta emergendo un modello diverso: la macchina aumenta il valore delle competenze umane anzich\u00e9 cancellarle. \u00c8 una distinzione che ha conseguenze enormi. Se questa fase dovesse consolidarsi, il vero vantaggio competitivo non consister\u00e0 nel possedere l&#8217;algoritmo migliore, ma nel saper combinare efficacemente intelligenza artificiale e capitale umano. Le imprese che riusciranno a integrare le due componenti saranno le vincitrici della nuova economia.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">La rivoluzione \u00e8 appena cominciata. Nessuno pu\u00f2 escludere che tra cinque o dieci anni l&#8217;automazione diventi pi\u00f9 radicale. Per ora la realt\u00e0 \u00e8 meno spettacolare delle profezie.<b> L&#8217;AI non sta svuotando gli uffici n\u00e9 desertificando il mercato del lavoro<\/b>. Sta cambiando il modo di lavorare. Questo, almeno per ora, significa assumere persone capaci di collaborare con le macchine, non sostituirle.<\/p>\n<p class=\"is-last-update\" datetime=\"2026-08-04T14:48:55+02:00\" content=\"2026-08-04\">4 agosto 2026<\/p>\n<p class=\"is-copyright\">\u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"La rivoluzione dell&#8217;intelligenza artificiale cambia il lavoro, ma non nel modo previsto. 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