{"id":618486,"date":"2026-08-05T07:43:23","date_gmt":"2026-08-05T07:43:23","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/618486\/"},"modified":"2026-08-05T07:43:23","modified_gmt":"2026-08-05T07:43:23","slug":"la-rece-di-hokum-con-la-partecipazione-del-custode-della-cripta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/618486\/","title":{"rendered":"La rece di Hokum, con la partecipazione del Custode della cripta"},"content":{"rendered":"<p>Benvenute creaturine affamate di orrori nella mia piccola cripta. Con il racconto di oggi vi porto in un albergo sperduto nella campagna irlandese, di quelli con la moquette che sa di muffa, il facchino che racconta troppe storie e persino una strega che, secondo le leggende locali, dovrebbe infestare la suite nuziale chiusa da anni. Proprio il luogo ideale per passare le vostre vacanze. Qui incontrerete un romanziere americano che, arrivato nell\u2019hotel per dare pace ai propri fantasmi, finisce per dissotterrare se stesso. Accomodatevi pure, la vostra camera \u00e8 gi\u00e0 pronta, il check-out, quello, lo decide la casa.<\/p>\n<p>Sigla!<\/p>\n<p>Ringrazio il Custode della cripta per l\u2019introduzione a Hokum, il nuovo film di Damian McCarthy, che arriva nelle sale in questa caldissima estate come una fresca ventata di orrore rurale. McCarthy, per chi ancora non lo conoscesse, \u00e8 un regista irlandese che anni fa avrei definito \u201cda tenere d\u2019occhio\u201d e che con <a href=\"https:\/\/www.imdb.com\/it\/title\/tt7917178\/?ref_=nm_knf_t_3\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Caveat<\/a> e poi <a href=\"https:\/\/www.i400calci.com\/2024\/12\/strano-di-nome-e-di-fatto-oddity\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Oddity<\/a> ha iniziato a tracciare, senza clamore, un percorso autoriale riconoscibile dentro un filone specifico, quello dell\u2019horror strambo dal sapore un po\u2019 retr\u00f2: case in mezzo al nulla, oggetti maledetti, il soprannaturale che fa da collante mentre al centro restano crimini molto umani e il tono che sembra uscito dalle pagine delle pubblicazioni di EC Comics, la casa editrice che negli anni Cinquanta ha dato vita anche a Tales from the Crypt e, appunto, al nostro amico Custode della cripta.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-85091\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/tales-from-the-crypt-23-387x550.jpg\" alt=\"Copertina di Tales from the Crypt 23\" width=\"387\" height=\"550\"  \/>Hokum in a nutshell.<\/p>\n<p>McCarthy, certo, non \u00e8 ancora un nome davvero noto al grande pubblico e fino a ieri i suoi film passavano soprattutto dai festival di genere e poi dalle piattaforme digitali. \u00c8 un regista e sceneggiatore indie in tutto e per tutto, capace di fare molto con poco, come dimostra Caveat, il lungometraggio d\u2019esordio ancora inedito in Italia, ma uscito all\u2019estero su Shudder, girato con due spicci e la caparbiet\u00e0 di chi fa horror fai da te con risorse limitate, ma tante idee. In questo caso, anche troppe. Per capirci, sto parlando del film con il coniglio a molla dagli occhi spiritati che suona il tamburello. Si tratta di un\u2019opera estremamente artigianale che racconta di un uomo colpito da una forma di amnesia che accetta l\u2019incarico, in una vecchia casa su un\u2019isola, di prendersi cura di una giovane donna traumatizzata. Un debutto che definire bizzarro mi sembra riduttivo, sicuramente ancora acerbo e narrativamente macchinoso, ma gi\u00e0 pieno di intuizioni visive, come un modo molto peculiare di far parlare gli oggetti e gli ambienti o gli stacchi di montaggio netti e inaspettati, che gi\u00e0 all\u2019epoca lasciavano intravedere una cifra stilistica ben definita.<\/p>\n<p>Anche Oddity ha avuto un percorso simile a quello di Caveat, \u00e8 passato da festival anche molto importanti, come SXSW e Sitges, per poi approdare al circuito dell\u2019on demand. Io, nota a margine, ricordo di averlo visto al TOHorror, in pieno periodo di Halloween, una cornice perfetta per un film che ha proprio il gusto del racconto di paura stagionale. Il secondo lungometraggio di McCarthy conserva in s\u00e9 molte delle suggestioni di Caveat, ma in qualche modo risulta pi\u00f9 asciutto, perch\u00e9 si concentra con maggiore attenzione su una singola idea che, per quanto possa apparire na\u00eff, ha davvero il sapore di un vecchio fumetto horror antologico o anche di un racconto di Edgar Allan Poe. Il film, tanto per darvi delle coordinate, racconta di Darcy, proprietaria sensitiva di un negozio di stranezze e oggetti maledetti, che cerca di vendicare la morte della sorella gemella. Un racconto breve, teso, cattivo il giusto, costruito per arrivare con efficacia a un finale pungente, dove ogni gesto sembra trovare la sua conseguenza, ma senza il moralismo di quelle vecchie storie del terrore anni \u201950 a cui si ispira, che finivano in punizione o contrappasso. Il meccanismo, per\u00f2, \u00e8 pi\u00f9 o meno quello. Hai ucciso una persona? Eccola arrivare alla tua porta per vendicarsi! Non succede proprio questo in Oddity, ma certamente non vi spoilerer\u00f2 un film nella recensione di un altro.<\/p>\n<p>Con Hokum, il tono rimane quello, ma cambiano la scala e il percorso: all\u2019estero il film \u00e8 stato acquisito da Neon e Black Bear Pictures, mentre in Italia arriva finalmente al cinema con Lucky Red. In pi\u00f9, stavolta il protagonista, Ohm Bauman, scrittore di successo con, sorpresa, un trauma alle spalle, \u00e8 interpretato da Adam Scott, noto al pubblico anche per la serie TV Severance. Capisco di stare dicendo una serie di cose noiosissime e tra poco arrivo al punto, ma questo mi sembra un passaggio importante, perch\u00e9 conferma come McCarthy stia uscendo dalla dimensione da festival per entrare in un circuito pi\u00f9 largo, restando comunque molto riconoscibile.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-85094 size-large\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/hokum_collage-710x399.png\" alt=\"Un collage di immagini da Caveat, Oddity e Hokum\" width=\"710\" height=\"399\"  \/>Damian McCarthy Cinematic Universe.<\/p>\n<p>E riconoscibile lo \u00e8 per davvero, perch\u00e9 si porta dietro un linguaggio tutto suo, fatto di piccoli elementi ricorrenti. A partire dai titoli stessi, scelti con cura, bizzarri nella loro semplicit\u00e0, parole che da subito dicono pi\u00f9 di quanto sembri. In Caveat il titolo \u00e8 un avvertimento e a incarnarlo \u00e8 il coniglio che batte il tamburo quando le cose si mettono male. Oddity allude alla stranezza dei gingilli curiosi che Darcy tiene nel suo negozio di cose maledette, ma anche all\u2019anomalia che diventa quotidiana. Hokum, che in inglese vuol dire pi\u00f9 o meno fandonia, \u00e8 la parola con cui lo sprezzante Ohm Bauman liquida il folklore del Bilberry Woods Hotel, ma \u00e8 anche un termine che arriva dal gergo teatrale, dove indicava gli espedienti da baraccone pensati apposta per coinvolgere il pubblico. Il film gioca su entrambi i sensi: da un lato, forse, smentisce il giudizio sbrigativo di Ohm, dall\u2019altro conferma che di fandonie, al Bilberry Woods Hotel, ce ne sono dove non ci aspettiamo.<\/p>\n<p>Elementi ricorrenti, dicevo. Il mondo di McCarthy \u00e8 popolato di ninnoli e chincaglierie che a volte tornano persino da un film all\u2019altro come se avesse messo insieme una specie di vetrina personale fatta di cose innocue solo in apparenza. In Hokum ci sono gli orologi, le statuette, le piccole suppellettili, le decorazioni alle pareti, tutti pezzi che, una volta messi in scena, si caricano di un\u2019aria minacciosa. Non servono solo a creare l\u2019atmosfera, sembrano osservare e trattenere qualcosa. In questo McCarthy \u00e8 molto preciso, perch\u00e9 l\u2019inquietudine si costruisce attraverso il modo in cui anche le cose che fanno parte dell\u2019arredo quotidiano appaiono sempre leggermente fuori posto. In questo repertorio rientra anche il campanello da reception, che in Oddity ha un ruolo centrale e in Hokum ricompare appoggiato sul bancone dell\u2019hotel. Uno strumento banalissimo che per\u00f2, soprattutto per chi ha visto il film precedente, diventa un segnale, quasi un avvertimento: \u201cquesto \u00e8 un posto di stranezze\u201d. Anche il fatto che McCarthy lo abbia comprato anni fa in un mercatino in Spagna, <a href=\"https:\/\/scriptmag.com\/damian-mccarthy-discusses-hokum\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">come racconta in questa intervista<\/a>, convinto che prima o poi avrebbe trovato posto in un film, dice molto del suo modo di lavorare: prende cose nate per essere decorative e le sottrae all\u2019immobilit\u00e0, trasformandole da arredo in presagio.<\/p>\n<p>E poi c\u2019\u00e8 lo spazio, sempre centrale, che non \u00e8 mai solo scenario, \u00e8 un dispositivo che lavora sui personaggi tanto quanto la sceneggiatura. Porte, corridoi, ascensori, stanze sono elementi che si impregnano del malessere che incontrano, vengono infestati, finiscono per restituire la stessa inquietudine che assorbono, senza sembrare pezzi di una cartolina gotica. Anzi, a risaltare \u00e8 proprio la loro concretezza, visto che il production designer Til Frohlich ha lavorato su una vera casa d\u2019epoca nel West Cork, costruendo il set nel rispetto dell\u2019architettura esistente e integrando gli elementi originali. L\u2019hotel, in Hokum, \u00e8 esattamente quello che era la casa nei due film precedenti: un interno gi\u00e0 storto in partenza, claustrofobico, dove l\u2019orrore si annida nei rapporti tra le persone, prima ancora che negli eventi soprannaturali che vediamo accadere.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-85095 size-large\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/hokum-710x296.png\" alt=\"\" width=\"710\" height=\"296\"  \/><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-85096 size-large\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/hokum2-710x296.png\" alt=\"\" width=\"710\" height=\"296\"  \/>A proposito di oggetti d\u2019arredo, nella hall dell\u2019hotel c\u2019\u00e8 persino il presepe della strega.<\/p>\n<p>Hokum si costruisce su un impianto tutto sommato semplice: Ohm Bauman arriva nel luogo dove i suoi genitori trascorsero la luna di miele per spargerne le ceneri, portandosi dietro il trauma della morte prematura e violenta della madre, mai davvero elaborato. McCarthy non perde tempo a farcelo capire, perch\u00e9 ce lo presenta in apertura mentre sta scrivendo il finale del suo ultimo romanzo, la storia di un conquistador bloccato nel deserto, incapace di trovare una via d\u2019uscita che non preveda la scelta peggiore e pi\u00f9 violenta possibile. Nemmeno tanto velatamente, il conquistador \u00e8 il doppio di Ohm, segnato da quel lutto che ha condizionato tutta la sua crescita. Diciamo che non \u00e8 diventato un tipo particolarmente solare.<\/p>\n<p>La prima cosa che colpisce di Ohm \u00e8 che potrebbe benissimo essere il protagonista di un romanzo di Stephen King. Innanzitutto, perch\u00e9 \u00e8 uno scrittore. L\u2019eco pi\u00f9 immediata \u00e8 quella di Shining: la sequenza del suo arrivo all\u2019hotel, con l\u2019auto ripresa dall\u2019alto, cita apertamente il capolavoro di Kubrick, mentre la storia riprende l\u2019idea di uno scrittore in crisi che entra in uno spazio capace, in qualche modo, di rifletterne la condizione interiore. E dentro questa cornice c\u2019\u00e8 sicuramente qualcosa del racconto breve 1408, cio\u00e8 l\u2019idea di un gotico contemporaneo da camera che si stringe sempre di pi\u00f9 attorno al protagonista, fino a trasformarsi in una trappola sia emotiva che reale. In 1408, peraltro, il personaggio andava a caccia di presunti luoghi infestati per smascherare l\u2019inganno, in un certo senso proprio quello che Ohm chiama \u201chokum\u201d.<\/p>\n<p>Tutto questo aiuta di certo a inquadrare Ohm, che, va detto, \u00e8 uno stronzo di prima categoria. In un paio di scene in cui tratta male praticamente chiunque, capiamo che tipo \u00e8, prima ancora di sapere perch\u00e9 sia diventato cos\u00ec. E ovviamente quello che sta per succedergli in hotel ha anche a che fare con il suo lutto, ma Hokum non si lascia ridurre a una semplice allegoria dell\u2019elaborazione di un trauma. Il dolore di Ohm conta come lente attraverso cui guarda il mondo, ma non \u00e8 l\u2019unica ragione del film. McCarthy tiene infatti tutto ancorato al concreto: non riduce l\u2019hotel a una semplice proiezione del suo stato d\u2019animo, perch\u00e9 Hokum resta anche una storia di streghe, affrontate con la stessa immediatezza con cui il soprannaturale, in certi racconti, \u00e8 presente senza dover necessariamente alludere ad altro. Il centro della vicenda non \u00e8 solo l\u2019arco psicologico di Ohm, ma un fatto molto concreto che riguarda altri personaggi.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-85098 size-large\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/HOKUM-Still-1-12.1-710x299.jpg\" alt=\"scena da Hokum\" width=\"710\" height=\"299\"  \/>Quando dico retr\u00f2, intendo dire che in questo film usano ancora le lanterne.<\/p>\n<p>L\u2019hotel, infatti, \u00e8 soprattutto un microcosmo di rapporti e tensioni, un sistema chiuso in cui ognuno ha il proprio ruolo: Cob (Brendan Conroy), l\u2019anziano proprietario, che racconta a due bambini la leggenda della Cailleach, la strega locale che trascina in catene nell\u2019Oltretomba chi cade nelle sue grinfie, con un gusto teatrale e una discreta passione per i dettagli macabri; Alby (Will O\u2019Connell), il facchino aspirante scrittore, che giura di aver visto la strega nella tromba dell\u2019ascensore che porta alla suite nuziale; Fergal (Michael Patric), il guardiacaccia, taciturno, ambiguo e burbero; Mal (Peter Coonan), il receptionist e genero di Cob, con la sua cordialit\u00e0 che sembra sempre forzata; infine Fiona (Florence Ordesh), la barista, forse la pi\u00f9 aperta verso l\u2019esterno, che racconta a Ohm la leggenda della strega. Fuori dall\u2019hotel, nel bosco, c\u2019\u00e8 Jerry (David Wilmot), che vive nel suo furgone come un eremita, assume quotidianamente funghetti allucinogeni (come in <a href=\"https:\/\/www.imdb.com\/title\/tt33332385\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Widow\u2019s Bay<\/a>!) e ha tutta l\u2019aria del primo personaggio che, in un film cos\u00ec, viene accusato quando succede qualcosa di brutto. E qualcosa, naturalmente, succede.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 Hokum, tra le tante cose, \u00e8 anche, molto chiaramente, un mystery che lavora sulla tensione, con dinamiche vagamente hitchcockiane, proprio come succedeva gi\u00e0 in Oddity. A un certo punto Ohm si ritrova infatti a indagare su una sparizione. \u00c8 un elemento che ritorna negli altri due film di McCarthy, quasi a costruire una trilogia ideale: violenze che si consumano dentro il nucleo familiare e che coinvolgono un personaggio femminile. McCarthy lascia emergere la trama poco alla volta, restando fedele a una struttura asciutta e apparentemente ingenua, anche se poi, nei fatti, la storia che racconta \u00e8 molto pi\u00f9 articolata di quanto sembri a prima vista.<\/p>\n<p>Hokum, dicevo, \u00e8 tante cose, forse anche troppe, ma a me ha convinto proprio perch\u00e9 dentro quel suo horror vacui di motivi narrativi riesce comunque a tenere tutto insieme. Mescola toni e generi, contiene un po\u2019 di tutto, fantasmi, streghe, omicidi, strane entit\u00e0, pozze putrescenti di liquami, dimensioni di puro male, schermi catodici infestati presi di peso dall\u2019analog horror. In pi\u00f9 \u00e8 anche un film ambientato ad Halloween che arriva al cinema in estate, costringendomi peraltro a contravvenire a una delle mie regole di vita: mai vedere i film legati alle festivit\u00e0 fuori stagione. Eppure non mi ha mai dato l\u2019idea di essere un semplice catalogo di modelli e suggestioni, perch\u00e9 tutti gli elementi di questa storia dialogano tra loro. Ribadisco, il mondo che McCarthy racconta nei suoi film \u00e8 gi\u00e0 infestato in partenza, \u00e8 un orizzonte dove la presenza spettrale non rompe l\u2019ordine, ma lo rivela e dentro il quale si innestano altre storie, altri sottogeneri, altri filoni.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-85099 size-large\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/hokum3-710x296.png\" alt=\"\" width=\"710\" height=\"296\"  \/>Il libro si intitola \u201cIl folklore irlandese spiegato bene\u201d.<\/p>\n<p>E a proposito di questo, so cosa vi state chiedendo: ma questo film \u00e8 un folk horror? La verit\u00e0 \u00e8 che Hokum fa un gioco di prestigio, perch\u00e9 all\u2019inizio ti convince che lo sia, assumendone i tratti, ma poi li innesta su una storia diversa e prende un\u2019altra strada. Il film lavora su elementi classici del filone, come l\u2019isolamento, l\u2019ambientazione rurale, il peso del paesaggio e la centralit\u00e0 di un immaginario folklorico locale fortemente connotato. In questo senso, l\u2019orizzonte di riferimento \u00e8 chiaramente quello del folklore gaelico. A partire dalla Cailleach, figura della mitologia irlandese tradizionalmente associata al freddo e alla forza della natura, presenza ambivalente, a met\u00e0 tra divinit\u00e0 e figura stregonesca, legata alla fertilit\u00e0 e capace di generare e distruggere. La strega di Hokum sembra ereditare proprio questa ambiguit\u00e0. Appare subito come una presenza minacciosa e stereotipata, la megera crudele delle fiabe, una figura mostruosa femminile per eccellenza, associata alla castrazione. Letteralmente, visto che, quando Cob racconta la sua leggenda, allude all\u2019evirazione dei malcapitati, promessa che alla fine resta disattesa, almeno sullo schermo. Tuttavia, il modo in cui agisce e sceglie le proprie vittime lascia intravedere una logica pi\u00f9 complessa, che va oltre la semplice opposizione tra bene e male e sembra rispondere a una forma di contrappasso, coerente con quella che attraversa il cinema di McCarthy.<\/p>\n<p>L\u2019universo folklorico a cui il regista e sceneggiatore irlandese attinge non si esaurisce nella Cailleach. McCarthy stesso ha detto di essersi ispirato anche al P\u00faca, che potremmo definire un trickster, spirito del folklore celtico capace di assumere forme diverse, dal coniglio alla lepre, fino all\u2019asino, e di portare sia fortuna sia sfortuna, aiutando o ostacolando le comunit\u00e0 rurali. A quel punto il coniglio, che torna spesso nei suoi film, smette di sembrare un semplice vezzo e comincia ad avere senso simbolico. In Caveat \u00e8 il giocattolo comprato su eBay dal regista stesso, trasformato in una creatura inquietante che sembra uscita dall\u2019Alice di Jan \u0160vankmajer, che poi in Oddity ricompare nel negozio di oggetti maledetti di Darcy. L\u2019ossessione, per il regista, avrebbe un\u2019origine molto precisa, che probabilmente risale all\u2019adattamento cinematografico di La collina dei conigli. <a href=\"https:\/\/www.slashfilm.com\/2161614\/hokum-director-same-creepy-idea-keeps-working\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">In un\u2019intervista ha raccontato<\/a> di ricordare una lepre terrificante che lo spaventava da bambino e che, con ogni evidenza, \u00e8 rimasta con lui. Un po\u2019 come direbbe Anya di Buffy, \u201cbunnies frighten me\u201d.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-85100 size-large\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/hokum4-710x296.png\" alt=\"Scena ha Hokum\" width=\"710\" height=\"296\"  \/>Non la mettiamo una spruzzata di analog horror?<\/p>\n<p>La cosa interessante \u00e8 che, nel folklore europeo e non soltanto in quello irlandese, le lepri e i conigli sono animali associati alla trasformazione e a una dimensione perturbante che si insinua nel quotidiano. In particolare, la lepre \u00e8 talvolta collegata alla stregoneria e, in alcune tradizioni, si crede persino che le streghe possano assumerne la forma. All\u2019interno di Hokum questa simbologia si concretizza in modo pi\u00f9 esplicito. \u00c8 indicativo, per esempio, che Fiona indossi un costume da coniglio che richiama subito il pupazzo di Caveat, oppure che una delle figure mostruose pi\u00f9 emblematiche del film, Jack the Jackass, il conduttore televisivo del programma per l\u2019infanzia che viene dai ricordi di Ohm, sia stata identificata, anche da me medesima, come un coniglio. In realt\u00e0, come ho scoperto solo dopo la visione, \u00e8 un asino (come d\u2019altronde dice anche il nome) ed \u00e8 ispirato alla trasformazione in ciuchino di Pinocchio, incredibile esempio di body horror targato Disney e grande trauma infantile per pi\u00f9 generazioni. Che sia un coniglio o un asino, la questione non cambia. Come il P\u00faca, si tratta di una figura ambigua e ambivalente che contribuisce a tracciare il percorso di Ohm. \u00c8 interessante anche il modo in cui McCarthy usa gli schermi in connessione con questa figura, perch\u00e9 l\u00ec mi \u00e8 venuta subito in mente l\u2019estetica, <a href=\"https:\/\/www.i400calci.com\/2026\/06\/con-il-patrocinio-del-liminale-ministero-degli-interni-inquietanti-la-recensione-di-backrooms\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">oggi quanto mai popolare<\/a>, delle creepypasta, quindi di un altro immaginario folklorico, e di storie come <a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Candle_Cove\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Candle Cove<\/a>, che ha ispirato la prima stagione di Channel Zero, dove un vecchio show riemerge attraverso il ricordo come qualcosa di perturbante.<\/p>\n<p>\u00c8 molto chiaro, dunque, che Hokum, con la sua sovrabbondanza di elementi, che forse far\u00e0 storcere qualche naso, sia un film che lavora su un immaginario profondamente stratificato. McCarthy riesce comunque a far dialogare tutto con una regia fedele al suo stile, costruita su un\u2019atmosfera gi\u00e0 satura di inquietudini. Proprio per questo i suoi jump scare, espediente che di solito non amo nell\u2019horror mainstream perch\u00e9 spesso meccanico o solo d\u2019effetto, qui funzionano con efficacia, perch\u00e9 preparati sempre da un paesaggio sonoro e visivo ricco di suggestioni, lamenti, rintocchi e pause improvvise. Si appoggiano a un contesto gotico, per quanto contemporaneo, da manuale. E il gotico, per me, conserva sempre il suo fascino, soprattutto quando chi lo mette in scena ne conosce le caratteristiche. Questo, peraltro, mi conferma una cosa semplice: i jump scare non sono cattivi di per s\u00e9, esistono solo tanti cattivi jump scare. Hokum, alla fine, \u00e8 un film sincero, che sa esattamente cosa vuole fare, cio\u00e8 raccontare una storia dell\u2019orrore, riappropriandosi di modalit\u00e0 antiche e rendendole ancora vive. Spaventa e diverte come sanno fare i racconti attorno al fuoco, le ghost story classiche, l\u2019horror pensato prima di tutto come intrattenimento collettivo e, per chi \u00e8 in sintonia con questo tipo di racconto, nel buio della sala funziona.<\/p>\n<p>Poster-quote:<\/p>\n<blockquote>\n<p>\u201cOttima posizione, camera caratteristica, consigliato a chi cerca un soggiorno fuori dal tempo.\u201d<br \/>Mata Hari Aster, i400calci.com<\/p>\n<\/blockquote>\n<p>&gt;&gt; <a href=\"https:\/\/www.imdb.com\/it\/title\/tt35672862\/?ref_=fn_t_1\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">IMDb<\/a> | <a href=\"https:\/\/youtu.be\/jP2nDyQWBOU?si=2-B_xGT7ewpZTHAP\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Trailer<\/a><\/p>\n<p>Dove guardare Hokum<\/p>\n<p style=\"font-size: 12px;\"><a href=\"https:\/\/www.justwatch.com\/it\/film\/hokum\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Tieni traccia di Hokum su JustWatch<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Benvenute creaturine affamate di orrori nella mia piccola cripta. Con il racconto di oggi vi porto in un&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":618487,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_share_on_mastodon":"0"},"categories":[1442],"tags":[340656,228659,340657,130016,340658,337402,203,454,340659,340660,340661,137910,73488,228667,340662,204,2014,1537,90,89,137914,1521,31635,5445,340663,303614,115028,134795,340664],"class_list":["post-618486","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-film","tag-340656","tag-adam-scott","tag-asini-che-sembrano-conigli","tag-conigli","tag-cose-strane-davvero","tag-damian-mccarthy","tag-entertainment","tag-film","tag-film-di-halloween-visti-fuori-stagione","tag-film-horror-ambientati-negli-hotel","tag-film-in-cui-non-usano-i-cellulari","tag-folk-horror","tag-halloween","tag-hokum","tag-i-fumetti-della-ec-comics","tag-intrattenimento","tag-irlanda","tag-it","tag-italia","tag-italy","tag-m-hariaster","tag-movies","tag-mystery","tag-recensioni","tag-recensioni-in-cui-si-cita-widows-bay-solo-per-vezzo","tag-shining","tag-stephen-king","tag-streghe","tag-tales-from-the-crypt"],"share_on_mastodon":{"url":"","error":"Validation failed: Text character limit of 500 exceeded"},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/618486","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=618486"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/618486\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/618487"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=618486"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=618486"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=618486"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}