{"id":619815,"date":"2026-08-06T03:09:13","date_gmt":"2026-08-06T03:09:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/619815\/"},"modified":"2026-08-06T03:09:13","modified_gmt":"2026-08-06T03:09:13","slug":"moda-al-via-la-nuova-vita-degli-invenduti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/619815\/","title":{"rendered":"Moda, al via la nuova vita degli invenduti"},"content":{"rendered":"\n<p>Per l\u2019industria della moda \u00e8 iniziata ufficialmente una nuova era. Dal 19 luglio scorso \u00e8 entrato in vigore il regolamento Ue 2024\/1781 (Espr &#8211; Ecodesign for sustainable products regulation), che prevede il divieto di distruzione di<strong class=\"nero\"> prodotti tessili invenduti<\/strong>. Obiettivo: contrastare la sovrapproduzione e l\u2019impatto ambientale di uno dei settori pi\u00f9 inquinanti al mondo. Si tratta di un cambio di passo non da poco nella gestione di eccedenze, rimanenze e resi, che non possono pi\u00f9 essere eliminati come rifiuti, ma devono essere gestiti secondo rigorosi criteri di <strong class=\"nero\">tracciabilit\u00e0 e rendicontazione<\/strong>. <\/p>\n<p id=\"U1113074509311cSD\" style=\"\">Obbligate al rispetto della normativa europea sono, per ora, le grandi imprese, mentre le medie avranno tempo fino al 19 luglio 2030 per adeguarsi. Escluse, invece, micro e piccole. In un Paese come l\u2019Italia, dove il comparto tessile-abbigliamento vanta oltre 37.300 aziende e 372.000 addetti, con un fatturato di 58,4 miliardi di euro nel 2025, l\u2019impatto economico \u00e8 rilevante: stime di settore indicano che l\u2019invenduto si attesta mediamente attorno al 20% della produzione. La stessa percentuale vale per la Lombardia, cuore pulsante della moda nazionale con <strong class=\"nero\">oltre 9.500 imprese, 81 mila addetti e una quota export che pesa per il 27% sul totale di settore, e per la provincia di Bergamo, che concentra un migliaio di realt\u00e0 per pi\u00f9 di diecimila addetti. <\/strong> <\/p>\n<p>    Le deroghe  <\/p>\n<p>D\u2019ora in avanti l\u2019invenduto potr\u00e0 seguire principalmente le strade della rivendita, della <strong class=\"nero\">donazione o dell\u2019upcycling<\/strong>. Nel primo caso i prodotti verranno destinati a canali di vendita secondari come outlet, stocchisti con filiere tracciate o destinati a mercati alternativi per evitare la concorrenza sui mercati primari di un marchio; nel secondo caso potranno essere donati a enti di beneficenza o imprese sociali. Infine l\u2019upcycling, ovvero la possibilit\u00e0 di modificare un abito in modo da trasformarlo in un nuovo prodotto o inserirlo in collezioni alternative, anche tramite re-branding. <\/p>\n<p> <strong class=\"nero\">La distruzione dei capi sar\u00e0 permessa solo in presenza di non conformit\u00e0 agli standard di sicurezza <\/strong>(che include vestiti e accessori non idonei alla vendita o quelli che violano le normative sulle sostanze chimiche, come il regolamento \u00abReach\u00bb dell\u2019Unione europea) o nel caso dei prodotti contraffatti sequestrati dalle autorit\u00e0 o, ancora, di fronte all\u2019impossibilit\u00e0 di rimuovere loghi o elementi di propriet\u00e0 intellettuale senza danneggiare il prodotto. Per poter agire in deroga le aziende dovranno <strong class=\"nero\">adottare un protocollo preciso, partendo da un processo di valutazione legale e tecnico, e la distruzione non potr\u00e0 comunque essere arbitraria<\/strong>, ma dovr\u00e0 essere certificata e documentata, anche tramite videoregistrazioni. A garanzia della massima tracciabilit\u00e0 e trasparenza, le imprese dovranno, non solo conservare i registri per cinque anni, rendendo possibili le necessarie verifiche da parte delle autorit\u00e0 nazionali, che potranno applicare sanzioni in caso di mancato rispetto delle regole, ma anche dichiarare nei propri bilanci di sostenibilit\u00e0 quali quantitativi di merce sono stati distrutti, spiegandone motivazioni e modalit\u00e0. <\/p>\n<p>  L\u2019azione di Retex.Green <\/p>\n<p>Per accompagnare le imprese in questo percorso, nel 2022 in Italia \u00e8 nato il consorzio nazionale <strong class=\"nero\">Retex.Green, promosso da Confindustria Moda e Fondazione del Tessile italiano<\/strong>. \u00abL\u2019invenduto non deve pi\u00f9 essere considerato un costo da eliminare, ma una risorsa da valorizzare &#8211; sottolinea Massimiliano Marin, direttore dello sviluppo business di Retex.Green -. Con l\u2019entrata in vigore del regolamento europeo Espr, la distruzione degli invenduti tessili diventa un\u2019opzione residuale e fortemente regolata. Retex.Green accompagna le aziende in percorsi di riuso, donazione, rigenerazione, upcycling e riciclo, quest\u2019ultima soluzione applicabile quando ammesso procedere in deroga, garantendo tracciabilit\u00e0, conformit\u00e0 normativa e misurazione degli impatti Esg\u00bb. \u00abL\u2019obiettivo &#8211; conclude Marin &#8211; \u00e8 trasformare un problema ambientale ed economico in una leva concreta di economia circolare\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Per l\u2019industria della moda \u00e8 iniziata ufficialmente una nuova era. 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