{"id":622726,"date":"2026-08-07T21:50:16","date_gmt":"2026-08-07T21:50:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/622726\/"},"modified":"2026-08-07T21:50:16","modified_gmt":"2026-08-07T21:50:16","slug":"il-conduttore-influencer-marocchino-che-ha-spinto-la-catena-social","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/622726\/","title":{"rendered":"Il conduttore-influencer marocchino che ha \u00abspinto\u00bb la catena social"},"content":{"rendered":"<p>    di<br \/>\n    Alessandra Muglia<\/p>\n<p class=\"summary-art is-line-h-12\">Youssef Belhaissi, 43 anni, da15 lavora nelle tv pubbliche. Ha 1,3 milioni di follower ed \u00e8 amico del premier: \u00e8 la voce dell&#8217;establishment<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">C\u2019\u00e8 un\u2019arte sottile nel muoversi tra i corridoi del potere e i riflettori di uno studio tv senza mai perdere l\u2019equilibrio. In Marocco, quell\u2019arte ha un volto, un nome e una voce ben precisi:<b> Youssef Belhaissi<\/b>. Ha 43 anni e da oltre quindici questo giornalista e conduttore della tv di stato Al-Oula (Primo Canale) rappresenta il prototipo del comunicatore istituzionale moderno, capace di trasformare il dibattito politico in una liturgia ordinata e la notizia in uno strumento geopolitico.\u00a0<\/p>\n<p>        <img decoding=\"async\" class=\"is_full_image\" loading=\"lazy\" alt=\"Il conduttore-influencer marocchino che ha \u00abspinto\u00bb la catena social\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/6a7643a804899.jpeg\" data-full-src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/6a7643a804899.jpeg\"\/><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Un suo post sulla crisi migratoria a Ceuta lanciato sul suo profilo Facebook da oltre 1,3 milioni di follower \u00e8 stato identificato dai factcheckers spagnoli di Maldita come <b>un innesco digitale della catena social esplosa il 30 luglio in concomitanza con il boom di arrivi. <\/b>E&#8217; stato tra i primi a rilanciare il\u00a0\u00a0messaggio &#8211; \u00abCorte suprema spagnola: nessuna deportazione immediata per i migranti che nuotano verso Ceuta e Melilla\u00bb\u00a0 che ometteva una parte essenziale della sentenza dei giudici del 7 luglio: dopo l&#8217;approdo a terra, per il migrante \u00e8 previsto il rimpatrio volontario assistito o il fermo temporaneo. Un&#8217;informazione parziale ripresa e rilanciata migliaia di volte, che ha verosimilmente alimentato false speranze e incentivato altre partenze.\u00a0    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Nato e cresciuto professionalmente all\u2019ombra delle grandi emittenti che dettano l\u2019agenda del Regno, Belhaissi ha legato il suo nome per tredici anni alla tv pubblica Medi1 TV. Da Tangeri, con la camicia impeccabile e il tono misurato di chi sa fin dove pu\u00f2 spingersi la critica, ha guidato i marocchini attraverso le complessit\u00e0 della politica nazionale. Programmi come \u00ab90 min pour convaincre\u00bb non erano semplici talk show, ma arene sorvegliate. Belhaissi non ha mai cercato il giornalismo d\u2019inchiesta; il suo talento risiedeva piuttosto nella capacit\u00e0 di mediare, di incanalare il dissenso e di valorizzare la narrativa ufficiale dello Stato.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Per i suoi detrattori, \u00e8 sempre stato un giornalista filo-governativo<\/b>, una cinghia di trasmissione del palazzo. <b>Per i suoi sostenitori, un professionista della stabilit\u00e0<\/b>. La conferma definitiva di questa vocazione \u00e8 arrivata quando ha dimesso i panni del conduttore per indossare quelli di <b>consigliere della comunicazione nell\u2019ufficio del capo del governo<\/b> e poi alla Delegazione interministeriale per i diritti umani (Didh). Un passaggio che ha formalizzato ci\u00f2 che molti avevano gi\u00e0 intuito: Belhaissi non si limita a raccontare il potere, lo rappresenta.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">La sua storia, per\u00f2, non \u00e8 una linea retta di cieca obbedienza. Nel luglio del 2020, il perfetto ingranaggio si inceppa. Belhaissi, che ricopre anche il ruolo di delegato sindacale, <b>viene licenziato in tronco da Medi1 TV.<\/b> \u00c8 uno choc per il panorama mediatico marocchino. L\u2019uomo delle istituzioni si ritrova improvvisamente fuori dalla porta, vittima \u2013 secondo le accuse dei sindacati \u2013 di una purga legata al suo attivismo per i diritti dei lavoratori. Belhaissi sceglie la via delle aule di tribunale. La giustizia marocchina gli dar\u00e0 ragione, condannando l\u2019emittente a un risarcimento milionario per licenziamento abusivo. \u00c8 un paradosso tutto marocchino: l\u2019uomo della macchina statale che batte la tv pubblica utilizzando le regole dello Stato. E viene poi recuperato dal premier miliardario Aziz Akhannouch che gli offre incarichi di prestigio dopo il suo licenziamento.<\/p>\n<p class=\"is-last-update\" datetime=\"2026-08-07T22:45:11+02:00\">7 agosto 2026<\/p>\n<p class=\"is-copyright\">\n            \u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA\n        <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"di Alessandra Muglia Youssef Belhaissi, 43 anni, da15 lavora nelle tv pubbliche. 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