{"id":623987,"date":"2026-08-08T17:16:15","date_gmt":"2026-08-08T17:16:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/623987\/"},"modified":"2026-08-08T17:16:15","modified_gmt":"2026-08-08T17:16:15","slug":"rotterdam-da-centro-del-pragmatismo-olandese-a-mahattan-sulla-mosa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/623987\/","title":{"rendered":"Rotterdam da centro del pragmatismo olandese a Mahattan sulla Mosa"},"content":{"rendered":"<p>Arrivi a Roffa (<a href=\"https:\/\/www.ilfoglio.it\/tag\/david-weinberger_45865\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">Rotterdam<\/a>\u00a0in slang) e gi\u00e0 alla Centraal Station, con la sua copertura metallica che le \u00e8 valsa il nickname di kapsalon \u2013 un piatto tipico servito in una vaschetta di alluminio \u2013 noti un pronunciato accento modernista; attraversi The Swan, soprannome dell\u2019elegante ponte strallato Erasmo e vedi grattacieli dalle silhouette vanitose, ruotate, sghembe, ammaccate, insomma griffate. Vai in centro citt\u00e0 e ti imbatti in cantieri di rigenerazione urbana e abitativa in chiave sociale, come il palazzo alto 70 metri ex sede della defunta e gloriosa testata cattolica De Maasbode. In sintesi, vieni a Rotterdam e ti immergi nel grande laboratorio del cosiddetto New Dutch, un\u2019Olanda meno zoccoli e mulini, meno idilli vangoghiani o fiamminghi (prerogativa dei musei di Amsterdam), meno nostalgia e molta pi\u00f9 fame di nuvole, anche perch\u00e9 per l\u201980 per cento Rotterdam ha il culo sotto il livello del mare. <\/p>\n<p>Ma, come affermava il pi\u00f9 geniale allievo (insieme a Hans Urs von Balthasar) del teologo francese Henri de Lubac, il gesuita Michel de Certeau, le citt\u00e0 non vanno comprese dall\u2019alto, magari da un grattacielo, perch\u00e9 ci si riduce a una visione esterna alla vita e a un mero schema di potere pianificatorio urbanistico-architettonico; una citt\u00e0 va \u201ccamminata\u201d, la sua cartografia la \u201cscrive\u201d ciascun viandante urbano coi suoi passi, le sue mete, i suoi percorsi, le sue giravolte, le sue scorciatoie, i suoi desideri. Perci\u00f2 anche Rotterdam bisogna camminarla, alla ricerca del suo autentico oggi ma anche del suo ieri, antico e recente: bisogna andare fino a Spangen a vedere la sorprendente edilizia sociale di Brinkmann (1919), a Kiefhoek a osservare l\u2019edilizia popolare di J.J.P. Oud (1930). E pian piano si compone una storia di pragmatismo olandese e di benevolenza erasmiana, di propensione allo sperimentalismo e di attitudine al pensiero sociale. Erasmo, il suo cittadino pi\u00f9 illustre \u2013 l\u2019agostiniano che, secondo i francescani, \u201cdepose le uova che Lutero fece schiudere\u201d \u2013 afferm\u00f2 con spirito comunitario che <b>\u201cla citt\u00e0 \u00e8 un enorme monastero\u201d<\/b>, ma non si riferiva alla sua Rotterdam, n\u00e9 certo prefigurava quella attuale, preda da decenni d\u2019una febbre edificatoria protesa in altum e che ambisce a scalzare il primato turistico di Amsterdam.<\/p>\n<p>L\u2019identit\u00e0 fortemente modernista di questa Manhattan sulla Mosa, vorace di futuro, poggia per\u00f2 sulle macerie del suo recente passato. \u201cIn fondo\u201d afferma con un paradosso l\u2019archistar d\u2019Olanda, Rem Koolhas \u201c\u00e8 grazie ai nazisti che Rotterdam \u00e8 quello che \u00e8\u201d. E qui urge una spiegazione storica. Il 14 maggio 1940, nel sinistramente celebre Rotterdam Blitz, i nazisti bombardarono la citt\u00e0, quasi per errore: delle due squadriglie della Luftwaffe inviate nei cieli d\u2019Olanda, la prima fece in tempo a rientrare, sentendo via radio che i Paesi Bassi s\u2019erano arresi, la seconda no. E cos\u00ec nel giro di pochi minuti, le bombe rasero al suolo il prezioso centro medievale della citt\u00e0 di Erasmo, con centinaia di vittime, pi\u00f9 di 25.000 case distrutte, 13 ospedali, 24 chiese, 4 stazioni, ecc. 80.000 senza tetto. Appena quattro giorni dopo, i cocciuti rotterdammers, abituati a sbattere frontalmente contro le millenarie ondate del Mare del Nord, cominciarono a ragionare su che cosa erigere su quel grigio mare di rovine: rifare tutto com\u2019era prima o seguire nuove strade? Non senza tensioni si scelse di abbandonare lo ieri ed esplorare il domani. <b>Nasce proprio in quella burrasca schumpeteriana traslata in urbanistica il destino di Rotterdam quale Mecca europea dell\u2019architettura, fucina di innumerevoli progetti.<\/b> Nasce l\u00ec la condizione quasi metamorfica della citt\u00e0, che ogni volta che torni trovi arricchita di nuovi colossali edifici e indaffarata in nuovi progetti. Qui, nella citt\u00e0 del primo grattacielo europeo, il Wittehuis, la Casa Bianca (1898, gioiello dell\u2019Art Nouveau), ho trovato dopo pochi anni di assenza il Fenix, Museo delle migrazioni, colossale magazzino dismesso riattato a spazio culturale. In cima all\u2019edificio c\u2019\u00e8 il cosiddetto Tornado, la struttura in acciaio lucidato che porta sul terrazzo. Tutto realizzato dallo studio internazionale Mad, dell\u2019architetto Ma Yansong, discepolo di Zaha Hadid. E qui finalmente arriviamo a una importante presenza italiana: Andrea D\u2019Antrassi, 44 anni, allievo di Botta e Fuksas, ha avuto le mani profondamente in pasta nell\u2019iconico Fenix e ne ha parlato a Rotterdam al Festival Utopian Hours, raduno rituale di architetti. D\u2019Antrassi \u00e8 altres\u00ec capo della filiale europea del giovane e rinomato Mad (si resta stupefatti nel consultare le opere gi\u00e0 realizzate o in cantiere), 40 architetti con sede all\u2019Ostiense. Come mai ha scelto Roma, invece che Milano o Londra, Rotterdam o Madrid? \u201cCredo fermamente che Roma, a dispetto della burocrazia italiana e dell\u2019attitudine legittimamente conservativa riguardo all\u2019urbanistica offra ottime prospettive. E\u2019 una citt\u00e0 urbanisticamente meno satura di quelle da Lei citate, e c\u2019\u00e8 anche molto da rigenerare\u201d. Roma si incammina verso Rotterdam.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Arrivi a Roffa (Rotterdam\u00a0in slang) e gi\u00e0 alla Centraal Station, con la sua copertura metallica che le \u00e8&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":623988,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_share_on_mastodon":"0"},"categories":[1446],"tags":[2670,1615,1613,1614,1611,1610,1644,1612,203,204,1537,90,89,40562],"class_list":["post-623987","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-arte-e-design","tag-architettura","tag-arte","tag-arte-e-design","tag-arteedesign","tag-arts","tag-arts-and-design","tag-cultura","tag-design","tag-entertainment","tag-intrattenimento","tag-it","tag-italia","tag-italy","tag-rotterdam"],"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/623987","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=623987"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/623987\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/623988"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=623987"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=623987"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=623987"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}