{"id":624331,"date":"2026-08-08T22:19:11","date_gmt":"2026-08-08T22:19:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/624331\/"},"modified":"2026-08-08T22:19:11","modified_gmt":"2026-08-08T22:19:11","slug":"retina-la-nuova-frontiera-per-salvare-la-vista-scoperta-la-regia-nascosta-dei-geni-mentre-avanzano-terapia-genica-e-nuovi-fotorecettori","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/624331\/","title":{"rendered":"Retina, la nuova frontiera per salvare la vista: scoperta la \u201cregia nascosta\u201d dei geni, mentre avanzano terapia genica e nuovi fotorecettori"},"content":{"rendered":"<p><strong>Uno studio pubblicato nel 2026<\/strong> e firmato anche da ricercatori del <strong>TIGEM<\/strong> di Pozzuoli identifica <strong>126 RNA non codificanti<\/strong> potenzialmente coinvolti nel controllo dei geni responsabili delle malattie ereditarie della retina. Uno di questi sembra avere una relazione con <strong>ABCA4<\/strong>, gene fondamentale nella <strong>malattia di Stargardt<\/strong>. Intanto avanzano <strong>terapia genica, organoidi retinici<\/strong> e strategie per <strong>sostituire i fotorecettori perduti<\/strong>.<\/p>\n<p>Per molto tempo la <strong>retina<\/strong> \u00e8 stata considerata un territorio dal quale, una volta perdute le cellule nervose, \u00e8 estremamente difficile tornare indietro. Quando i suoi neuroni altamente specializzati, soprattutto <strong>coni e bastoncelli<\/strong>, degenerano, l&#8217;organismo umano non possiede infatti una capacit\u00e0 naturale sufficiente per ricostruirli. \u00c8 questa una delle ragioni per cui malattie come la <strong>retinite pigmentosa<\/strong>, la <strong>malattia di Stargardt<\/strong> e numerose altre <strong>distrofie retiniche ereditarie<\/strong> possono determinare una perdita progressiva e anche molto grave della vista.<\/p>\n<p>Nel 2026, tuttavia, la ricerca sulla retina sta vivendo una fase particolarmente interessante. Questo non significa che sia stata trovata una cura universale per la cecit\u00e0 e neppure che oggi sia possibile rigenerare normalmente una retina distrutta. Gli scienziati stanno per\u00f2 imparando a intervenire a livelli differenti della malattia: dal <strong>controllo dell&#8217;espressione dei geni<\/strong> alla <strong>terapia genica<\/strong>, dalla <strong>protezione delle cellule ancora vitali<\/strong> alla possibilit\u00e0, ancora sperimentale, di <strong>rimpiazzare in futuro i fotorecettori perduti<\/strong>.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 proprio in questo scenario che si inserisce una nuova ricerca che porta anche la firma del <strong>TIGEM, Telethon Institute of Genetics and Medicine di Pozzuoli<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>I 126 RNA della retina che potrebbero controllare i geni della malattia<\/strong><\/p>\n<p>Lo studio, pubblicato nel 2026 su <strong>Cellular and Molecular Life Sciences<\/strong>, ha analizzato una componente del nostro patrimonio genetico molto meno conosciuta rispetto ai tradizionali geni che producono proteine: i <strong>long non-coding RNA<\/strong>, o <strong>lncRNA<\/strong>.<\/p>\n<p>Sono lunghe molecole di RNA che <strong>non vengono utilizzate direttamente per fabbricare proteine<\/strong>. Per anni una parte di questo enorme universo \u00e8 stata considerata quasi un rumore di fondo del genoma. Oggi sappiamo invece che diversi RNA non codificanti possono svolgere importanti funzioni di <strong>regolazione<\/strong>, contribuendo a stabilire quando, dove e quanto determinati geni debbano essere attivi.<\/p>\n<p>Il gruppo internazionale di ricerca, tra i cui autori figurano ricercatori del <strong>TIGEM<\/strong>, ha cercato proprio gli <strong>lncRNA caratteristici della retina<\/strong> e potenzialmente associati ai geni responsabili delle <strong>inherited retinal diseases (IRD)<\/strong>, le malattie retiniche ereditarie.<\/p>\n<p>Il risultato \u00e8 una sorta di nuova mappa genetica: sono stati individuati <strong>126 lncRNA<\/strong> potenzialmente coinvolti nella regolazione di geni associati alle malattie ereditarie della retina. <strong>Undici<\/strong> sono stati caratterizzati pi\u00f9 approfonditamente e tra questi compare anche un nuovo lncRNA, <strong>LINC03128<\/strong>.<\/p>\n<p>La novit\u00e0 \u00e8 importante perch\u00e9 suggerisce che, per comprendere completamente una malattia genetica, potrebbe non essere sufficiente individuare il gene mutato. Bisogna comprendere anche la complessa rete biologica che ne controlla l&#8217;attivit\u00e0.<\/p>\n<p>Tra gli RNA analizzati ce n&#8217;\u00e8 uno che merita particolare attenzione: <strong>LINC03127<\/strong>.<\/p>\n<p>I ricercatori lo hanno silenziato sperimentalmente sia in <strong>espianti di retina umana<\/strong> sia negli <strong>organoidi retinici<\/strong>, strutture tridimensionali coltivate in laboratorio che riproducono alcune caratteristiche fondamentali della retina.<br \/>Riducendo <strong>LINC03127<\/strong> \u00e8 stata osservata una marcata diminuzione dell&#8217;attivit\u00e0 di vie genetiche coinvolte nella <strong>funzione dei fotorecettori<\/strong>. Gli esperimenti hanno inoltre indicato una possibile interazione regolatoria con <strong>ABCA4<\/strong>, un importante gene delle distrofie retiniche ereditarie.<br \/>Ed \u00e8 proprio qui che occorre spiegare che cosa sia la <strong>malattia di Stargardt<\/strong>, perch\u00e9 <strong>ABCA4<\/strong> ne rappresenta il principale protagonista genetico. <strong>Stargardt<\/strong> \u00e8 una distrofia ereditaria della retina che colpisce prevalentemente la <strong>macula<\/strong>, la piccola regione centrale della retina responsabile della visione pi\u00f9 dettagliata. \u00c8 grazie alla <strong>macula<\/strong> che riusciamo a leggere, riconoscere un volto, distinguere piccoli particolari e svolgere molte delle attivit\u00e0 che richiedono una visione centrale precisa. Nella forma pi\u00f9 comune della malattia sono presenti <strong>mutazioni nelle due copie del gene ABCA4<\/strong>. L&#8217;alterazione interferisce con il normale metabolismo di sostanze prodotte durante il ciclo visivo e favorisce l&#8217;accumulo di composti tossici, tra cui componenti della <strong>lipofuscina<\/strong>, nell&#8217;<strong>epitelio pigmentato retinico<\/strong>. Con il passare del tempo vengono danneggiati l&#8217;<strong>epitelio pigmentato<\/strong> e i <strong>fotorecettori della regione maculare<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>La malattia<\/strong> pu\u00f2 manifestarsi nell&#8217;infanzia o nell&#8217;adolescenza, ma esistono anche forme che diventano evidenti in et\u00e0 adulta. Il problema principale \u00e8 la <strong>progressiva compromissione della visione centrale<\/strong>: leggere diventa pi\u00f9 difficile, i volti possono essere meno nitidi e al centro del campo visivo pu\u00f2 comparire un&#8217;area sfocata o scura. La visione periferica pu\u00f2 invece rimanere relativamente conservata per molto tempo. <strong>Stargardt<\/strong>, dunque, non significa automaticamente perdita completa della vista. \u00c8 per questo che il collegamento individuato dal nuovo studio tra <strong>LINC03127 e ABCA4<\/strong> suscita interesse. Non significa affatto che sia stata scoperta una terapia per Stargardt. Suggerisce per\u00f2 che l&#8217;attivit\u00e0 di <strong>ABCA4<\/strong> potrebbe essere inserita in una rete regolatoria pi\u00f9 complessa di quanto suggerisca la semplice lettura della sequenza del gene.<\/p>\n<p>In prospettiva si apre cos\u00ec una domanda affascinante: oltre a correggere una mutazione, potremmo un giorno riuscire a intervenire anche sui meccanismi che regolano l&#8217;attivit\u00e0 dei geni della retina? <strong>Stargardt<\/strong>, nel 2026 anche una sperimentazione di <strong>fase 3<\/strong>. La ricerca di base procede mentre avanzano anche gli studi clinici. Nel 2026 \u00e8 entrato in fase 3 <strong>NORTHSTAR<\/strong>, studio internazionale dedicato proprio alla malattia di Stargardt. Viene studiato <strong>gildeuretinol acetato (ALK-001)<\/strong>, una molecola orale progettata per ridurre la formazione di sottoprodotti tossici della vitamina A coinvolti nel processo degenerativo. Lo studio dovrebbe coinvolgere circa <strong>230 pazienti<\/strong> tra 8 e 45 anni. Uno degli obiettivi principali \u00e8 stabilire se il trattamento riesca a rallentare la progressione dell&#8217;atrofia retinica. \u00c8 fondamentale sottolineare che si tratta di una <strong>terapia sperimentale<\/strong> e non di una cura gi\u00e0 disponibile per i pazienti. Ma l&#8217;arrivo alla fase 3 mostra quanto rapidamente si stia muovendo questo settore della ricerca.<\/p>\n<p><strong>Terapia genica: correggere il difetto alla sua origine<\/strong>. Un&#8217;altra delle grandi frontiere riguarda la <strong>terapia genica<\/strong>. Nel 2026 sono stati pubblicati sul New England Journal of Medicine risultati relativi alla terapia genica della <strong>retinoschisi X-linked<\/strong>, malattia ereditaria provocata da alterazioni del gene <strong>RS1<\/strong> e caratterizzata da anomalie della struttura della retina e compromissione della funzione visiva. Il principio \u00e8 quello di introdurre nelle cellule retiniche, attraverso un <strong>vettore virale<\/strong> opportunamente modificato, una copia funzionante del gene. Non significa che lo stesso trattamento possa essere utilizzato per tutte le degenerazioni retiniche. Le malattie ereditarie della retina comprendono infatti centinaia di differenti alterazioni genetiche. Il principio generale, tuttavia, \u00e8 rivoluzionario: quando conosciamo con precisione il difetto responsabile della malattia, in alcuni casi possiamo provare a intervenire direttamente sulle sue cause molecolari.<\/p>\n<p><strong>Non solo DNA: si pu\u00f2 intervenire anche sull&#8217;RNA<\/strong>. Un&#8217;altra strategia emergente riguarda <strong>USH2A<\/strong>, uno dei geni coinvolti nella sindrome di Usher e in alcune forme di retinite pigmentosa. In questo caso la ricerca sta studiando <strong>oligonucleotidi antisenso<\/strong>, piccole molecole progettate per intervenire sull&#8217;<strong>RNA<\/strong> e modificarne l&#8217;elaborazione. Il concetto amplia ulteriormente lo scenario: la medicina della retina non cerca pi\u00f9 soltanto di aggiungere una copia corretta di un gene. In determinate malattie si tenta di intervenire sul passaggio intermedio che porta dal DNA alla produzione delle proteine. Ed \u00e8 anche per questo che la scoperta <strong>TIGEM<\/strong> sugli RNA non codificanti assume particolare interesse.<\/p>\n<p>Le <strong>\u201cmini-retine\u201d<\/strong> costruite in laboratorio. Una delle innovazioni che stanno accelerando queste ricerche \u00e8 rappresentata dagli <strong>organoidi retinici<\/strong>. Partendo da <strong>cellule staminali<\/strong> \u00e8 possibile ottenere in laboratorio strutture tridimensionali capaci di riprodurre alcune caratteristiche della retina umana e di sviluppare differenti popolazioni cellulari, compresi i <strong>fotorecettori<\/strong>. Non sono occhi in miniatura e non possiedono la complessit\u00e0 di una retina collegata al cervello. Rappresentano per\u00f2 modelli sperimentali estremamente preziosi. Permettono di osservare come nasce una determinata alterazione, verificare che cosa accade modificando un gene e valutare potenziali strategie terapeutiche direttamente su cellule umane. Sono proprio questi modelli, insieme agli espianti di retina umana, ad essere stati utilizzati anche nello studio su <strong>LINC03127<\/strong>.<\/p>\n<p>La frontiera pi\u00f9 ambiziosa: sostituire i <strong>fotorecettori<\/strong> morti. Resta per\u00f2 un problema fondamentale. Se una degenerazione retinica viene diagnosticata quando un numero molto elevato di fotorecettori \u00e8 gi\u00e0 morto, correggere il difetto genetico potrebbe non essere sufficiente. Non basta infatti correggere le istruzioni genetiche di una cellula che ormai non esiste pi\u00f9. Da qui nasce la ricerca sulla <strong>photoreceptor replacement therapy<\/strong>, cio\u00e8 sulla possibilit\u00e0 di sostituire i fotorecettori perduti. \u00c8 una prospettiva estremamente interessante perch\u00e9, almeno teoricamente, potrebbe essere meno dipendente dalla singola mutazione responsabile della malattia. Diverse distrofie retiniche, pur originate da difetti genetici differenti, arrivano infatti allo stesso risultato finale: la perdita di <strong>coni e bastoncelli<\/strong>. Le difficolt\u00e0 restano enormi. Le nuove cellule devono <strong>sopravvivere, maturare, disporsi nel punto corretto della retina<\/strong> e soprattutto integrarsi nei circuiti nervosi ancora funzionanti per trasmettere un segnale utile al cervello. Per questo siamo ancora prevalentemente nel campo della <strong>ricerca sperimentale<\/strong> e non della normale pratica clinica.<\/p>\n<p><strong>Dalla protezione alla possibile ricostruzione della retina<\/strong><\/p>\n<p>Le ricerche del <strong>2026<\/strong> mostrano quindi che non esiste una sola strada per combattere le <strong>malattie degenerative della retina<\/strong>.<\/p>\n<p>Una consiste nel comprendere la <strong>regolazione genetica<\/strong>, ed \u00e8 qui che si colloca la scoperta dei <strong>126 RNA non codificanti<\/strong> dello studio che coinvolge il <strong>TIGEM<\/strong>. Un&#8217;altra punta a intervenire direttamente sul <strong>DNA<\/strong> o sull&#8217;<strong>RNA<\/strong>. Una terza cerca di proteggere pi\u00f9 a lungo i <strong>fotorecettori<\/strong> ancora vitali. La frontiera pi\u00f9 ambiziosa tenta invece di <strong>rimpiazzare le cellule<\/strong> ormai perdute.<\/p>\n<p>Sono <strong>strategie differenti<\/strong> che potrebbero un giorno diventare <strong>complementari<\/strong>. Ed \u00e8 forse questo il messaggio pi\u00f9 importante delle ricerche recenti. La retina non viene pi\u00f9 studiata soltanto come un tessuto da preservare il pi\u00f9 a lungo possibile. Gli scienziati stanno imparando a decifrarne i <strong>programmi genetici<\/strong>, riprodurne alcuni aspetti negli <strong>organoidi<\/strong>, intervenire sui <strong>geni<\/strong> e sull&#8217;<strong>RNA<\/strong> e studiare la possibilit\u00e0 di <strong>sostituire le cellule perdute<\/strong>.<\/p>\n<p>Non siamo ancora alla <strong>\u201cretina rigenerata\u201d<\/strong> nell&#8217;uomo e sarebbe sbagliato creare questa aspettativa. Ma il confine tra <strong>rallentare la perdita della vista<\/strong> e <strong>intervenire sulle cause biologiche della degenerazione<\/strong> si sta progressivamente spostando.<\/p>\n<p><strong>Bibliografia essenziale<\/strong><\/p>\n<p><strong>Delanote E. et al.<\/strong> Retina-specific long non-coding RNAs associated with inherited retinal disease genes. Cellular and Molecular Life Sciences, 2026. DOI: <strong>10.1007\/s00018-026-06259-1<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Liang L. et al.<\/strong> Subretinal Gene Therapy for X-Linked Retinoschisis. New England Journal of Medicine, 2026;394:2223-2234. DOI: <strong>10.1056\/NEJMoa2515953<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Pearson R.A.<\/strong> Photoreceptor replacement: a disease-agnostic approach for the treatment of advanced retinal degeneration. <strong>Eye<\/strong>, 2026.<\/p>\n<p><strong>Chen Y. et al.<\/strong> Human retinal organoids: from developmental biology to translational applications. Experimental Eye Research, 2026;269:111051.<\/p>\n<p><strong>Zhang Y. et al.<\/strong> Functional development of photoreceptors in human retinal organoids. Stem Cell Research &amp; Therapy, 2026.<\/p>\n<p><strong>ClinicalTrials.gov.<\/strong> <strong>NORTHSTAR<\/strong> \u2013 Phase 3 study of <strong>gildeuretinol acetate (ALK-001)<\/strong> in <strong>Stargardt disease<\/strong>, <strong>NCT07419334<\/strong>.<\/p>\n<p>Cos\u00ec <strong>Stargardt<\/strong> non resta un nome tecnico: diventa il ponte narrativo fra la scoperta <strong>TIGEM<\/strong> su <strong>LINC03127\/ABCA4<\/strong> e le <strong>nuove strategie terapeutiche<\/strong> sulla retina.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Uno studio pubblicato nel 2026 e firmato anche da ricercatori del TIGEM di Pozzuoli identifica 126 RNA non&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":624332,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_share_on_mastodon":"0"},"categories":[175],"tags":[344471,344475,21813,344476,344479,239,1537,90,89,344472,344473,344478,5997,344474,8040,30987,124572,344477,240,344470,21075,21805,5418],"class_list":["post-624331","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-salute","tag-abca4","tag-alk-001","tag-cecita","tag-delanote","tag-distrofie-ret","tag-health","tag-it","tag-italia","tag-italy","tag-linc03127","tag-linc03128","tag-malattia-di-usher","tag-malattie-rare","tag-northstar","tag-occhio","tag-pearson","tag-pozzuoli","tag-retinite-pigmentose","tag-salute","tag-stargardt","tag-terapia-genica","tag-tigem","tag-visione"],"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/117062216487069725","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/624331","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=624331"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/624331\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/624332"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=624331"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=624331"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=624331"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}