{"id":625008,"date":"2026-08-09T10:28:16","date_gmt":"2026-08-09T10:28:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/625008\/"},"modified":"2026-08-09T10:28:16","modified_gmt":"2026-08-09T10:28:16","slug":"i-migliori-film-horror-italiani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/625008\/","title":{"rendered":"I migliori film horror italiani"},"content":{"rendered":"<p>Poche cinematografie nazionali hanno saputo reinventare la paura tante volte quanto quella italiana. Una storia cos\u00ec ricca meritava di essere celebrata nel modo pi\u00f9 inevitabile \u2013 e discutibile \u2013 possibile: con una classifica. Questa non \u00e8 soltanto una selezione dei migliori horror italiani, ma una panoramica \u2013 in ordine cronologico \u2013 sulle diverse forme assunte dal genere nel nostro cinema: dal gotico al giallo, dagli zombie al cannibal movie, fino al folk e al body horror contemporaneo. Per questo ci siamo imposti una regola: un solo film per regista, invece di compilare la facile top 10 con quattro titoli di <a href=\"https:\/\/www.rollingstone.it\/artista\/dario-argento\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Dario Argento<\/a>, tre di Mario Bava e tre di Lucio Fulci. Non sempre, quindi, abbiamo scelto il film migliore, ma quello che ci sembrava pi\u00f9 utile per raccontare un autore, una stagione o una mutazione del genere.<\/p>\n<p>Per lo stesso motivo \u2013 e per non trasformare la selezione in un elenco infinito \u2013 sono rimasti fuori titoli comunque meritevoli: il gotico a colori de Il mulino delle donne di pietra (1960) di Giorgio Ferroni, la paranoia politica de La corta notte delle bambole di vetro (1971) di Aldo Lado, l\u2019occultismo proletario di Arcana (1972) di Giulio Questi, il giallo esoterico de Il profumo della signora in nero (1974) di Francesco Barilli, il gore necrofilo di Buio Omega (1979) di Joe D\u2019Amato, l\u2019horror pop e heavy metal di D\u00e8moni (1985) di Lamberto Bava, l\u2019indipendenza brutale de Il bosco fuori (2006) di Gabriele Albanesi, il gotico famigliare di The Nest (Il nido) (2019) di Roberto De Feo e il folk horror sul lutto di Piccolo corpo (2021) di Laura Samani.<\/p>\n<p>Ne \u00e8 uscita una Top 10, preceduta da cinque honorable mentions attraverso cui recuperare alcuni film fondamentali che sarebbe stato troppo doloroso lasciare fuori.<\/p>\n<li>\n<p>I vampiri<br \/>\nRiccardo Freda<br \/>\nMenzione d\u2019onore<\/p>\n<p>Il primo horror italiano dell\u2019epoca sonora: un giornalista indaga su alcune ragazze ritrovate prive di sangue e su una nobildonna ossessionata dall\u2019eterna giovinezza. Freda abbandon\u00f2 il set prima della fine e Mario Bava complet\u00f2 il film, anticipando involontariamente il passaggio di consegne che avrebbe dato origine al gotico italiano.<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p>Il demonio<br \/>\nBrunello Rondi<br \/>\nMenzione d\u2019onore<\/p>\n<p>Dieci anni prima de L\u2019esorcista, Purif viene considerata posseduta dopo aver maledetto l\u2019uomo che l\u2019ha respinta. Girato nella Basilicata rurale e ispirato alle ricerche antropologiche di Ernesto de Martino, mescola folk horror, neorealismo e studio della violenza esercitata da una comunit\u00e0 su una donna.<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p>Danza macabra<br \/>\nAntonio Margheriti<br \/>\nMenzione d\u2019onore<\/p>\n<p>Tra i pi\u00f9 prolifici e versatili artigiani del cinema di genere italiano, Antonio Margheriti firma con Danza macabra una ghost story romantica in un sontuoso bianco e nero. Girato in quindici giorni con Barbara Steele, fu rifatto a colori pochi anni dopo dallo stesso Margheriti, che in seguito ammise che il colore ne aveva distrutto atmosfera e tensione.<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p>Un tranquillo posto di campagna<br \/>\nElio Petri<br \/>\nMenzione d\u2019onore<\/p>\n<p>Un pittore in crisi si trasferisce in una villa veneta e diventa ossessionato dalla giovane donna che vi sarebbe morta durante la guerra. Maestro del cinema politico italiano, Petri piega qui la ghost story a una satira feroce del mercato dell\u2019arte e dell\u2019artista trasformato in produttore di merci. Il celebre pop artist Jim Dine realizz\u00f2 i quadri del protagonista, mentre Ennio Morricone firm\u00f2 la musica insieme al Gruppo di Improvvisazione Nuova Consonanza.<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p>Oltre il guado<br \/>\nLorenzo Bianchini<br \/>\nMenzione d\u2019onore<\/p>\n<p>Un etologo segue le immagini registrate da una fototrappola fino a un villaggio abbandonato sul confine tra Friuli e Slovenia, dove la piena del fiume gli impedisce di tornare indietro. Pochissimi dialoghi, un solo personaggio e il paesaggio sonoro come principale strumento di paura: horror regionale realizzato con mezzi minimi e ambizioni tutt\u2019altro che piccole.<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p>La maschera del demonio<br \/>\nMario Bava<br \/>\n1960<\/p>\n<p>Tra Operazione paura, forse il Bava gotico pi\u00f9 puro, e Reazione a catena, anticipatore dello slasher, abbiamo scelto La maschera del demonio perch\u00e9 \u00e8 il punto da cui tutto comincia: il primo film firmato ufficialmente dal regista e quello che trasforma l\u2019horror italiano in un fenomeno esportabile. La strega Asa viene condannata con una maschera chiodata sul volto, ma due secoli dopo ritorna per vendicarsi dei propri discendenti e impossessarsi della giovane Katia, interpretata (come la stessa Asa) da Barbara Steele, qui trasformata in icona del genere. Il film \u00e8 liberamente tratto da Vij di Gogol\u2019, che Bava leggeva ai figli prima di dormire. Tra scenografie di fortuna ma efficacissime ed effetti speciali improvvisati \u2013 come la zuppa di pomodoro, riso e uova in camicia utilizzati per mostrare gli occhi che ricrescono nelle orbite della strega \u2013 il film \u00e8 un concentrato di artigianato poverissimo che sullo schermo sembra pura stregoneria. Tim Burton lo avrebbe ricordato come \u00abuno dei primi film che mi hanno fatto capire il potere del cinema, nel senso delle immagini come parte della storia\u00bb. Un potere gi\u00e0 tutto racchiuso in quella maschera: impossibile vedere i suoi chiodi senza sentirsela addosso.<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p>La casa dalle finestre che ridono<br \/>\nPupi Avati<br \/>\n1976<\/p>\n<p>\u00c8 il film che inventa il \u201cgotico padano\u201d: i castelli infestati si reincarnano in lande nebbiose, chiesette, paesi assolati e comunit\u00e0 che sanno tutto e non parlano. Stefano, giovane restauratore, arriva nella Bassa per recuperare un affresco di San Sebastiano dipinto dal misterioso Buono Legnani, il \u201cpittore delle agonie\u201d; pi\u00f9 l\u2019immagine riemerge, pi\u00f9 affiora il segreto sanguinario protetto dal paese. L\u2019idea nasce da una storia con cui una zia terrorizzava Avati da bambino, quella di un prete nella cui tomba sarebbe stato trovato il corpo di una donna. Tra gli sceneggiatori figura anche, abbastanza incredibilmente, Maurizio Costanzo. Appena tornato al cinema in 4K per il cinquantesimo anniversario, il film rientra ancora oggi \u2013 come Avati stesso <a href=\"https:\/\/www.rollingstone.it\/cinema-tv\/interviste-cinema-tv\/pupi-avati-la-casa-dalle-finestre-che-ridono-e-uno-dei-film-piu-spaventosi-che-vedrete-ancora-oggi\/1034187\/?utm_source=chatgpt.com\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">ci ha raccontato<\/a>, con grande umilt\u00e0 \u2013 \u00abfra i dieci film pi\u00f9 spaventosi, italiani ed esteri\u00bb.<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p>Suspiria<br \/>\nDario Argento<br \/>\n1977<\/p>\n<p>Avremmo potuto scegliere L\u2019uccello dalle piume di cristallo, che reinventa il giallo italiano, o Profondo rosso, probabilmente il suo meccanismo pi\u00f9 perfetto, o ancora Tenebre, il suo ritorno pi\u00f9 feroce al genere. Abbiamo preferito Suspiria perch\u00e9 qui il regista smette quasi del tutto di raccontare e costruisce un incantesimo visivo. La ballerina americana Suzy Bannion (Jessica Harper) arriva in una prestigiosa accademia tedesca, dove le compagne scompaiono e dietro insegnanti e corridoi si nasconde una congrega di streghe. La trama \u00e8 poco pi\u00f9 di un filo per attraversare colori impossibili, scenografie sproporzionate e omicidi concepiti come numeri musicali. I Goblin composero la colonna sonora prima delle riprese e Argento la faceva suonare a volume altissimo sul set per innervosire gli attori. Il direttore della fotografia Luciano Tovoli parl\u00f2 di un vero \u00abnuovo alfabeto dei colori\u00bb: pi\u00f9 che essere visto, Suspiria sembra qualcosa che si contrae intorno allo spettatore.<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p>Zombi 2<br \/>\nLucio Fulci<br \/>\n1979<\/p>\n<p>Anche per Fulci la scelta \u00e8 dolorosa: Non si sevizia un paperino \u00e8 il suo horror pi\u00f9 politico, mentre \u2026E tu vivrai nel terrore! L\u2019aldil\u00e0 quello pi\u00f9 visionario. Abbiamo scelto Zombi 2 perch\u00e9 \u00e8 il film che ha trasformato Fulci in un regista di culto internazionale e ha reso il suo immaginario immediatamente riconoscibile in tutto il mondo. Quando una barca abbandonata approda a New York, la figlia del proprietario parte per un\u2019isola caraibica dove i morti stanno tornando in vita. Il titolo lo presenta furbescamente come seguito di Dawn of the Dead, distribuito in Italia come Zombi, ma Fulci sostituisce ai morti viventi sociali di Romero cadaveri tropicali quasi mitologici e soprattutto putrefatti, cambiando per sempre l\u2019immaginario del non-morto caraibico. La leggendaria lotta subacquea tra uno zombie e un vero squalo fu voluta dal produttore e girata da una seconda unit\u00e0 contro il parere di Fulci. Perfino il momento pi\u00f9 fulciano del film, quindi, non \u00e8 propriamente suo.<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p>Cannibal Holocaust<br \/>\nRuggero Deodato<br \/>\n1980<\/p>\n<p>Con questo film, \u201cfondamentale\u201d e \u201cindifendibile\u201d smettono di essere contrari. Un antropologo ritrova in Amazzonia le pellicole girate da quattro documentaristi scomparsi: le immagini rivelano che i presunti osservatori avevano torturato le popolazioni locali e fabbricato atrocit\u00e0 per ottenere materiale pi\u00f9 sensazionale. Con quasi vent\u2019anni di anticipo su The Blair Witch Project, Deodato trasforma il found footage in un dispositivo capace di far dubitare della realt\u00e0 stessa delle immagini. Fin troppo: il film venne sequestrato e il regista dovette dimostrare che gli attori erano ancora vivi. Le uccisioni degli animali erano invece reali e, insieme alle controverse condizioni di lavoro sul set, rendono tanto brutale quanto ipocrita una denuncia dello sfruttamento costruita attraverso altro sfruttamento. Deodato sosteneva di avercela con i media perch\u00e9 cercano \u00abqualcosa che aumenti l\u2019audience\u00bb: Cannibal Holocaust fa esattamente lo stesso, ed \u00e8 anche per questo che continua a disturbare.<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p>Dellamorte Dellamore<br \/>\nMichele Soavi<br \/>\n1994<\/p>\n<p>Deliria \u00e8 lo slasher della maschera da civetta, compatto e stilizzatissimo, tanto da sembrare oggi un progenitore analogico di Hotline Miami. La chiesa, nato come terzo capitolo di D\u00e8moni, \u00e8 invece un gotico apocalittico pi\u00f9 solenne e monumentale. Ma abbiamo scelto Dellamorte Dellamore perch\u00e9 contiene tutto Soavi e chiude, con malinconica consapevolezza, la stagione classica dell\u2019horror italiano. Francesco Dellamorte custodisce il cimitero di Buffalora, dove i morti risorgono dopo sette giorni e lui li elimina con la stessa rassegnazione con cui compilerebbe una pratica comunale. Poi s\u2019innamora, mentre il confine tra vivi e defunti si dissolve e la provincia si rivela pi\u00f9 assurda dell\u2019aldil\u00e0. Il film deriva dal romanzo di Tiziano Sclavi e Rupert Everett fu scelto anche perch\u00e9 il suo volto aveva ispirato quello di Dylan Dog. Zombie, fumetto, sesso, commedia nera e filosofia convivono inspiegabilmente, con il risultato che Martin Scorsese lo defin\u00ec uno dei migliori film italiani degli anni Novanta.<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p>Sicilian Ghost Story<br \/>\nFabio Grassadonia, Antonio Piazza<br \/>\n2017<\/p>\n<p>Con un grande salto temporale, sintomo di un periodo di secca durato decenni, scegliamo Sicilian Ghost Story per allargare la lista verso un horror politico e meno canonico. Luna rifiuta l\u2019omert\u00e0 degli adulti che circonda la scomparsa del compagno Giuseppe e prova a raggiungerlo attraverso boschi, laghi, sogni e visioni. Dietro la fiaba c\u2019\u00e8 la storia purtroppo vera del dodicenne Giuseppe Di Matteo, rapito da Cosa Nostra e tenuto prigioniero per 779 giorni prima di essere ucciso. Grassadonia e Piazza hanno definito il film una \u00abcollisione\u00bb tra realt\u00e0 e fantasia: l\u2019unico modo per restituire al ragazzo, almeno nel cinema, la possibilit\u00e0 di essere salvato. Fu scelto per aprire la Semaine de la Critique di Cannes, prima volta per un film italiano.<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p>Suspiria<br \/>\nLuca Guadagnino<br \/>\n2018<\/p>\n<p>Licenza poetica, trattandosi di una co-produzione italo-americana, ma necessaria, data la qualit\u00e0 e l\u2019ambizione dell\u2019opera. L\u2019unico modo sensato di toccare un classico come quello di Argento era tradirlo completamente: Guadagnino abbandona i colori primari per una tavolozza invernale e vira verso il body horror, la danza come disciplina dei corpi e la rimozione politica tedesca, raccontando la storia della ballerina Susie Bannion (Dakota Johnson) che nella Berlino del 1977 entra nell\u2019accademia Markos mentre fuori esplodono le tensioni della Guerra fredda e della RAF. Tilda Swinton interpreta tre personaggi, compreso uno psicanalista attribuito per mesi all\u2019inesistente attore Lutz Ebersdorf; secondo Guadagnino, solo lei poteva incarnare \u00abIo, Super-io ed Es\u00bb. Thom Yorke prende invece il posto dei Goblin con una colonna sonora che non prova neppure a imitare l\u2019originale, ma possiede la poesia e la sottigliezza di un album dei Radiohead. Suspirium \u00e8 forse una delle canzoni pi\u00f9 belle che abbia mai sentito: il fatto che sia nata per questo film ne garantisce gi\u00e0 la presenza in lista. Ma il Suspiria di Guadagnino \u00e8 un tale capolavoro che ci sarebbe entrato anche senza la colonna sonora. Chiudete l\u2019articolo se dico che \u00e8 meglio dell\u2019originale di Dario Argento?<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p>Go Home \u2013 A casa loro<br \/>\nLuna Gualano<br \/>\n2018<\/p>\n<p>Uno zombie movie politico, fieramente indipendente e sovversivo. Durante una manifestazione contro l\u2019apertura di un centro d\u2019accoglienza scoppia un\u2019epidemia: Enrico, militante di estrema destra, \u00e8 costretto a rifugiarsi proprio tra i migranti che voleva cacciare, nascondendo la propria identit\u00e0. Gualano applica la lezione di Romero all\u2019Italia contemporanea, facendo degli zombie una metafora esplicita del razzismo e della paura dell\u2019altro. Il film nasce attraverso il crowdfunding, coinvolge interpreti professionisti e non professionisti in un laboratorio con persone ospitate nei centri d\u2019accoglienza ed \u00e8 recitato in pi\u00f9 lingue. Zerocalcare ha disegnato la locandina: dettaglio perfettamente coerente con l\u2019energia punk e militante dell\u2019intero progetto.<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p>Piove<br \/>\nPaolo Strippoli<br \/>\n2022<\/p>\n<p>Tra il metacinema internazionale targato Netflix di A Classic Horror Story e il culto alpino alla Midsommar de La valle dei sorrisi, uscito lo scorso anno, di Strippoli abbiamo scelto Piove perch\u00e9 porta l\u2019horror dentro la citt\u00e0 e dentro una rabbia molto italiana. Durante un temporale, dalle fogne di Roma sale un vapore che trasforma ogni rancore represso in violenza omicida; al centro del contagio c\u2019\u00e8 una famiglia gi\u00e0 distrutta dal lutto e dall\u2019incapacit\u00e0 di parlarsi. Strippoli ha spiegato di non voler imitare l\u2019horror d\u2019importazione, ma \u00abusare il genere per raccontare un disagio, un rancore\u00bb: qui il vero agente patogeno \u00e8 ci\u00f2 che i personaggi avevano dentro gi\u00e0 prima della pioggia. Fu la prima sceneggiatura horror a vincere il Premio Solinas. La produzione lo aveva autoclassificato 14+, ma la commissione ministeriale respinse per due volte la proposta e impose il divieto ai minori di 18 anni. Il film fu riclassificato 14+ dopo il ricorso al TAR, che riconobbe la funzione allegorica e non gratuita della violenza. Una storia sulla rabbia adolescenziale rischiava paradossalmente di essere vietata proprio agli adolescenti.<\/p>\n<\/li>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Poche cinematografie nazionali hanno saputo reinventare la paura tante volte quanto quella italiana. Una storia cos\u00ec ricca meritava&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":625009,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_share_on_mastodon":"0"},"categories":[1442],"tags":[250916,344884,203,454,5344,344885,204,1537,90,89,344886,344887,344888,1521,40086,344889,344890,119214],"class_list":["post-625008","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-film","tag-cannibal-holocaust","tag-dellamorte-dellamore","tag-entertainment","tag-film","tag-horror","tag-horror-italiano","tag-intrattenimento","tag-it","tag-italia","tag-italy","tag-lucio-fulci","tag-mario-bava","tag-michele-soavi","tag-movies","tag-piove","tag-ruggero-deodato","tag-sicilian-ghost-story","tag-suspiria"],"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/625008","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=625008"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/625008\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/625009"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=625008"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=625008"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=625008"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}