{"id":625122,"date":"2026-08-09T12:19:18","date_gmt":"2026-08-09T12:19:18","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/625122\/"},"modified":"2026-08-09T12:19:18","modified_gmt":"2026-08-09T12:19:18","slug":"cringiare-gosthare-red-flag-ce-un-motivo-se-oggi-raccontiamo-le-emozioni-in-inglese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/625122\/","title":{"rendered":"&#8220;Cringiare&#8221;, &#8220;gosthare&#8221;, &#8220;red flag&#8221;. C&#8217;\u00e8 un motivo se oggi raccontiamo le emozioni in inglese"},"content":{"rendered":"<p>&#13;<br \/>\n      &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n       &#13;<br \/>\n      &#13;<br \/>\n      &#13;<br \/>\n        &#13;<br \/>\n        &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\nCondividi  &#13;<br \/>\n    &#13;<br \/>\n  &#13;<br \/>\n        &#13;<br \/>\n              &#13;<br \/>\n      &#13;<br \/>\n      &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n      &#13;<br \/>\n      &#13;<br \/>\n       &#13;<br \/>\n       &#13;<\/p>\n<p>Colleghi che organizzano briefing sulla situazione lavorativa. In ufficio seduti al desk, anche in una call se la distanza non permette la presenza fisica, perch\u00e9 il brainstorming \u00e8 importante, c&#8217;\u00e8 una deadline, non sia mai salti la partnership per non aver raggiunto il target, visto che il ceo ha chiesto il report ASAP, ovvero as soon as possible.<\/p>\n<p>You get it? Certo certo, come no? Of course.<\/p>\n<p>Of course s\u00ec, ma che fatica per\u00f2. Che fatica oppure che peccato, dipende dai punti di vista e anche dalle sensibilit\u00e0 nostalgiche che vorrebbero parlare di care vecchie &#8220;riunioni&#8221;, &#8220;videochiamate&#8221;, &#8220;scadenze&#8221;, &#8220;obiettivi&#8221; e quant&#8217;altro di traducibile esista. Sensibilit\u00e0 che mentre ricordano con un sorriso l&#8217;epoca del &#8220;noio volevan savuar l&#8217;indirisss&#8221; di Tot\u00f2 e Peppino, comprendono pure come ormai, a settant&#8217;anni esatti da quel film, parlare correttamente inglese sia ormai diventato imprescindibile. Esattamente come intercalare certi termini nella lingua italiana, funzionali come sono per esprimere subito concetti chiari, utili a trasmettere competenza e produttivit\u00e0.<\/p>\n<p>L&#8217;inglese serve oggi per raccontare e raccontarsi, e non pi\u00f9 solo sul piano professionale. Perch\u00e9 sempre di pi\u00f9 e ormai sempre pi\u00f9 spesso in inglese si descrive anche l&#8217;aspetto sentimentale che si serve di certe espressioni per abbreviare concetti psicologici o dinamiche di coppia complesse. All&#8217;inglese funzionale di chi fa, insomma, si \u00e8 affiancato l&#8217;inglese emotivo di chi &#8220;sente&#8221; e lascia che l&#8217;italiano deleghi all&#8217;idioma straniero il compito di definire gli aspetti pi\u00f9 profondi delle relazioni.<\/p>\n<p>Come si parla di sentimenti oggi<\/p>\n<p>Frequenti oggi le dinamiche di una situationship, non di una relazione che non si riesce a definire perch\u00e9 a met\u00e0 strada tra l&#8217;amicizia e l&#8217;amore. Oppure le vicende di chi ha gosthato o \u00e8 stato ghostato, fantasma o vittima lui stesso di un fantasma (gosth, appunto) che ha messo fine a ogni contatto senza dare alcuna spiegazione. Tante poi le discussioni sulle &#8220;red flag&#8221; che indicano comportamenti scorretti o manipolatori, segnali d&#8217;allarme che evidentemente con la definizione di &#8220;bandiera rossa&#8221; non avrebbero la stessa intensit\u00e0.\u00a0<\/p>\n<p>E pure quelle su quanto qualcosa o qualcuno sia capace di cringiare, di mettere in imbarazzo o in forte disagio, scomode almeno quanto parlare di chi \u00e8 abile stratega nella manipolazione affettiva e sommerge qualcuno di attenzioni e promesse fin dall&#8217;inizio di una relazione per arrivare a controllarlo, ch\u00e9 &#8220;bombardamento d&#8217;amore&#8221; mai avr\u00e0 la stessa efficacia semantica di &#8220;love bombing&#8221;.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 le emozioni parlano inglese\u00a0<\/p>\n<p>Ma da quando abbiamo iniziato a definire le relazioni, le emozioni e i sentimenti con termini inglesi? E perch\u00e9 sono entrati cos\u00ec tanto nel linguaggio comune?<\/p>\n<p>&#8220;La diffusione dei social media ha contribuito a generare nuovi modi di stare in relazione, mediati dagli strumenti digitali che hanno richiesto la necessit\u00e0 di parole nuove per essere narrati&#8221; osserva lo psicoterapeuta Matteo Mazzucato in un approfondimento pubblicato sul sito Unobravo, spiegando come espressioni del tipo love bombing, breadcrumbing (che descrive il dare &#8220;briciole&#8221; di attenzione affettiva per tenere qualcuno legato a s\u00e9 senza impegno) o gaslighting (forma di abuso in cui si manipola la realt\u00e0 per far dubitare la vittima della propria sanit\u00e0 mentale) siano diventate punto di riferimento comune sia per circoscrivere ci\u00f2 che si sta vivendo, sia per sentirsi parte di una comunit\u00e0 che pu\u00f2 accogliere e riconoscere ci\u00f2 di cui sta parlando. Un modo, insomma, per sentirsi meno soli in una situazione di turbamento che forse, altrimenti, sarebbe pi\u00f9 complessa da elaborare.<\/p>\n<p>Ma ricorrere a espressioni inglesi pu\u00f2 anche risultare un espediente ricollegabile al cosiddetto &#8220;foreign language effect&#8221;, teoria elaborata dal neuroscienziato Albert Costa nel 2014 secondo cui la lingua che si sceglie di parlare, che sia quella madre o una straniera, non modifica soltanto il vocabolario utilizzato, ma altera anche il livello di coinvolgimento emotivo rispetto al tema trattato. In base a questo assunto, dunque, usare un termine inglese per definire un trauma relazionale (&#8220;ho subito ghosting&#8221;, per esempio) riduce la carica dolorosa dell&#8217;evento rispetto all&#8217;uso dell&#8217;italiano (&#8220;lui\/lei \u00e8 sparito\/a, sono stato mollato in tronco&#8221; \u00e8 ben pi\u00f9 forte nell&#8217;immagine e nella sensazione evocata) proprio perch\u00e9 la parola straniera agirebbe come un filtro, creando un distacco cognitivo che protegge dall&#8217;impatto emotivo diretto.<\/p>\n<p>Quanto serve (ancora) parlare in italiano<\/p>\n<p>Ricorrere a un&#8217;espressione straniera pare proprio aiuti a lenire una sofferenza, a placare la sensazione di solitudine all&#8217;interno di un fenomeno collettivo e anche a rendere subito comprensibile una dinamica complessa. E perci\u00f2 va bene cos\u00ec, allora ben vengano etichette anglofone se servono come strumento di auto-aiuto emotivo.\u00a0<\/p>\n<p>Purch\u00e9 non diventi un espediente, per\u00f2, una scorciatoia percorribile per rinunciare alle sfumature della lingua italiana, cos\u00ec ricca di vocaboli anche sentimentali che omettere per poi dimenticarli sarebbe davvero un peccato: significherebbe rinunciare alla capacit\u00e0 di riconoscere prima e descrivere poi, la specificit\u00e0 di emozioni uniche nella loro complessit\u00e0. A raccontarsi nella singolarit\u00e0 di un vissuto che le formule linguistiche potranno cogliere s\u00ec, ma mai approfondire del tutto.\u00a0<\/p>\n<p>       &#13;<br \/>\n        &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n  &#13;<br \/>\n  &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n  &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n               &#13;<br \/>\n      &#13;<br \/>\n\t\t\t\t&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n      &#13;<br \/>\n   &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n      &#13;<br \/>\n                  &#13;<br \/>\n      &#13;<br \/>\n&#13;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"&#13; &#13; &#13; &#13; &#13; &#13; &#13; &#13; &#13; &#13; &#13; Condividi &#13; &#13; &#13; &#13; &#13; &#13;&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":625123,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_share_on_mastodon":"0"},"categories":[174],"tags":[689,203,344966,204,1537,90,89,688,344965],"class_list":["post-625122","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-intrattenimento","tag-blog","tag-entertainment","tag-inglesismi-in-italiano","tag-intrattenimento","tag-it","tag-italia","tag-italy","tag-opinioni","tag-perche-usiamo-parole-inglese-cringe-etc"],"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/117065519372303075","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/625122","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=625122"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/625122\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/625123"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=625122"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=625122"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=625122"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}