{"id":626570,"date":"2026-08-10T12:25:14","date_gmt":"2026-08-10T12:25:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/626570\/"},"modified":"2026-08-10T12:25:14","modified_gmt":"2026-08-10T12:25:14","slug":"le-anime-di-carloni-mito-allegoria-e-fede","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/626570\/","title":{"rendered":"Le anime di Carloni: mito, allegoria e fede"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"q6\">Esattamente tre secoli ci separano da due capolavori realizzati da Carlo Innocenzo Carloni (1686\/7-1775), l\u2019unico artista comasco &#8211; precisamente originario di Scaria d\u2019Intelvi, ma dal 1738 residente anche a Como in Contrada di Porta Nuova, al no. 70 dell\u2019attuale via Volta &#8211; capace di rivaleggiare con maestri internazionali della pittura rococ\u00f2 del calibro di Giambattista Tiepolo, distinguendosi per l\u2019ariosa teatralit\u00e0 delle sue figure e l\u2019armoniosa eleganza del suo cromatismo impostato sui toni tenui del rosa e dell\u2019azzurro. Due opere sorte a strettissimo giro in due edifici non geograficamente distanti della nostra citt\u00e0, ovvero la Basilica del SS. Crocifisso e il Pontificio Collegio Gallio, in cui sembrano esaltarsi, compenetrarsi e completarsi in tutta la loro esuberanza e il loro virtuosismo le due anime contrapposte del Carloni, quella laica e quella profana. Quella religiosa-devozionale e quella mitologica-allegorica.<\/p>\n<p>  Due opere a strettissimo giro <\/p>\n<p>Procediamo con ordine. Gi\u00e0 tra il 1712 e il 1719, su impulso del confratello Giovanni Corti, si provvide a stanziare i fondi necessari alla costruzione della Cappella della SS. Annunciata &#8211; la seconda sulla destra &#8211; ma fu solo tra l\u2019aprile e il giugno del 1725 che i confratelli si mobilitarono per affidarne la decorazione pittorica all\u2019intelvese, scelto sulla scorta di una non precisata opera che l\u2019artista aveva gi\u00e0 dipinto in citt\u00e0 e che aveva raccolto il plauso dei committenti. Consultando i verbali della confraternita presso l\u2019archivio dell\u2019Annunciata, apprendiamo come furono il marchese Marco Antonio Odescalchi, don Francesco Gazzinelli &#8211; avvocato fiscale della citt\u00e0, residente in via Rodari &#8211; il priore, il sottopriore e un tale Marcello Fontana a ordinare \u00abal detto dipintore di far subito il disegno, sentire le di lui pretensioni, ed inappresso determinare quanto stimeranno pi\u00f9 proprio per il maggior vantaggio della Scuola\u00bb.<\/p>\n<p>Ad affiancare il Carloni intervennero &#8211; oltre al fratello maggiore Diego per gli stucchi &#8211; due quadraturisti, specializzati nella rappresentazione prospettica di illusorie architetture ad affresco: Carlo Giuseppe De Vincenti, detto il Comaschino, e Giovanni Domenico Dobler, quest\u2019ultimo gi\u00e0 attivo al tempo a palazzo Mugiasca di via Volta. Carloni si riservava, invece, la stesura della parte figurativa al fine di foderare l\u2019intera cappella con finissime decorazioni dorate \u201calla cinese\u201d, di grazioso gusto rococ\u00f2.<\/p>\n<p>Carloni entro il 1726 ritrasse ai lati, olio su tela, la \u201cPresentazione della Vergine al tempio\u201d e la \u201cNativit\u00e0 della Vergine\u201d, ma anche, ad affresco, la cupola con il \u201cTrionfo dell\u2019Immacolata e angeli in gloria\u201d e i quattro pennacchi con le quattro virt\u00f9 teologali (solitamente tre): Fede, Speranza, Carit\u00e0 e Umilt\u00e0, riconoscibili rispettivamente dal giogo e dalla croce, dal giglio, dai bambini allattati al seno materno e, infine, dall\u2019agnello e dalla corona calpestata.<\/p>\n<p>I lunettoni laterali raffigurano, a destra, Lo sposalizio della Vergine tra i profeti Isaia ed Ezechiele con le seguenti citazioni \u201cSemen tuum florebit\u201d (il tuo seme fiorir\u00e0) e \u201cNon deficiet fructus eius\u201d (Non verr\u00e0 meno il suo frutto), mentre a sinistra \u201cSant\u2019Anna che istruisce sua figlia Maria\u201d tra i profeti Daniele e Geremia corredati dai passi \u201cSanctus de cielo descendit\u201d (Santo discese dal Cielo) e \u201cAb ista egredieris\u201d (da questa [alleanza con l\u2019Egitto] uscirai).<\/p>\n<p>Degna di menzione, la statua marmorea opera del ticinese Pietro Lironi, risalente al 1672 e proveniente dalla distrutta chiesa delle monache di Santa Margherita &#8211; nell\u2019attuale via Borsieri &#8211; che non a caso raffigurava \u201cSanta Margherita con il drago\u201d, ma che nel 1936 &#8211; su spunto dell\u2019allora vescovo di Como Alessandro Macchi &#8211; fu trasformata in una \u201cSanta Vergine che calpesta il drago\u201d con l\u2019aggiunta di una falce di luna sotto i piedi. Sito, invece, sul versante occidentale del chiostro del Pontificio Collegio Gallio &#8211; eretto per volont\u00e0 dell\u2019omonimo cardinale comasco Tolomeo nel lontano 1583 &#8211; lo scalone monumentale costituisce senza dubbio l\u2019elemento artistico di maggior pregio all\u2019interno del complesso, sia dal punto di vista architettonico, sia da quello pittorico: due ampie rampe balaustrate in serizzo racchiudono ai loro piedi la scultura lignea opera dell\u2019intagliatore comasco Andrea Redaelli (\u20201725) e raffigurante Ercole, coperto della pelle del Leone di Nemea, nell\u2019atto di reggere una fiaccola nella mano destra e la celebre clava in legno d\u2019ulivo nella sinistra. <\/p>\n<p>Originariamente la fiaccola altro non era che un lampione, atto non solo a illuminare lo scalone, ma anche a verticalizzare lo sguardo del visitatore verso il sontuoso impianto decorativo della volta: nel 1726 Carlo Innocenzo Carloni affresc\u00f2 qui, infatti, \u201cErcole introdotto nell\u2019Olimpo\u201d, ma fu richiamato nel 1758 \u00aba riparare la pittura assai guasta\u00bb senza stravolgere l\u2019impianto di base.<\/p>\n<p>Al centro di uno scudo di forma quadrilobata osserviamo, al culmine di un\u2019ardita composizione a spirale ascendente, la coppia Giove e Giunone (accompagnati rispettivamente dall\u2019aquila e dal pavone) nell\u2019atto di incoronare Ercole, a sinistra, ricevuto nell\u2019Olimpo e guidato dalla fiaccola della Sapienza. In alto a sinistra distinguiamo Venere e il figlio Eros &#8211; riconoscibili rispettivamente da una coppia di colombe, le Peleiadi, e da un arco &#8211; e Mercurio, dotato di caduceo ed elmo alato, mentre ai piedi di Giove la triade Saturno (con la falce del tempo), Marte (di spalle in assetto da battaglia) e Poseidone (con il tridente). Nella parte inferiore un\u2019alata Atena-Nike (personificazione della Vittoria e della Virt\u00f9) scaccia e rovescia &#8211; armata di elmo e scudo &#8211; i Vizi, mentre nella parte superiore riconosciamo Apollo dalla cetra (o lira) e Bacco dalla presenza dell\u2019uva, suo attributo. Completano questo affollato medaglione un angelo con due trombe, personificazione della Fama, a sinistra, e una rassegna di putti alati.<\/p>\n<p>Ercole accede alla dimora degli dei al termine di dodici celeberrime imprese ed \u00e8 ricompensato con lo sposalizio di Ebe &#8211; dea della giovinezza figlia di Giove e Giunone &#8211; per aver intrapreso la via della virt\u00f9 e non quella del vizio, per aver disciplinato la forza bruta con i valori propri dell\u2019Umanesimo: il motivo allegorico-encomiastico, dai connotati tardobarocchi di area romana e diffusissimo in tutte le dimore nobiliari italiane e straniere (viennesi in particolare) in cui oper\u00f2 il Carloni, si carica nel contesto del Collegio Gallio di uno specifico messaggio educativo.<\/p>\n<p>Dalla documentazione in possesso del Collegio scopriamo non solo che il Carloni venne pagato 500 lire &#8211; compresi vitto e colori &#8211; per l\u2019esecuzione dell\u2019affresco, ma che gliene vennero corrisposte altre 220 per il succitato restauro del 1758. La composizione dell\u2019opera presenta, inoltre, fortissime analogie con altre opere superstiti del maestro intelvese, in particolare un\u2019 \u201cApoteosi di Ercole\u201d, olio su tela di una privata collezione ticinese e tre disegni rappresentanti \u201cErcole accolto da Ebe\u201d (1726, collezione privata a Monaco) e due versioni di \u201cErcole accolto da Giove nel Parnaso\u201d (1721, una a Monaco e una al British Museum di Londra): schizzi ad inchiostro e matita tutti contestuali o preliminari al grande capolavoro comasco, raffinato connubio di trasognata leggerezza e aristocratica monumentalit\u00e0.<\/p>\n<p>  Vocazione migratoria: Austria e Germania <\/p>\n<p>L\u2019intero affresco \u00e8 incorniciato da un imponente ribassamento sormontato da una loggetta balconata in legno e impreziosito da quadrature dipinte, mentre sulle pareti dello scalone quattro cartelle a trompe l\u2019oeil &#8211; probabile opera del Giussani &#8211; rievocano altrettante fatiche di Ercole, ovvero l\u2019Uccisione del Leone di Nemea (I fatica) l\u2019Uccisione dell\u2019Idra di Lerna (II), la Dispersione degli uccelli del lago Stinfalo (VI) il Recupero di Cerbero dagli Inferi (XII).<\/p>\n<p>La vocazione migratoria tipicamente intelvese permetter\u00e0 al Carloni di operare per oltre un trentennio in Austria e in Germania per poi ristabilirsi tra Como e la nativa Scaria dal 1735, introiettando la lezione del Morazzone e di Giulio Quaglio &#8211; conterraneo di cui era stato allievo &#8211; come quella di Pietro da Cortona, Luca Giordano, Andrea Pozzo e Sebastiano Ricci, e contaminando un gi\u00e0 ricchissimo e variegato repertorio formale con il meglio del colorismo veneto e dell\u2019illusionismo tiepolesco. Altri capolavori comaschi lo attendono, tra cui &#8211; nell\u2019omonima chiesa &#8211; \u201cSant\u2019Eusebio adora l\u2019immagine della Madonna del Buon Consiglio\u201d (1753-1754) e in San Fedele i quattro sfolgoranti teleri che impreziosiscono la Cappella del Crocifisso con altrettante \u201cStorie della Passione di Ges\u00f9\u201d (1765-1767).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Esattamente tre secoli ci separano da due capolavori realizzati da Carlo Innocenzo Carloni (1686\/7-1775), l\u2019unico artista comasco &#8211;&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":626571,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_share_on_mastodon":"0"},"categories":[1446],"tags":[345811,1615,1613,1614,1611,1610,25292,345812,345810,1644,1612,203,157675,345813,204,1537,90,89,23055,345814,16756,345815],"class_list":["post-626570","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-arte-e-design","tag-alessandro-macchi","tag-arte","tag-arte-e-design","tag-arteedesign","tag-arts","tag-arts-and-design","tag-british-museum","tag-carlo-innocenzo-carloni","tag-collegio-gallio","tag-cultura","tag-design","tag-entertainment","tag-giambattista-tiepolo","tag-giulio-quaglio","tag-intrattenimento","tag-it","tag-italia","tag-italy","tag-lire","tag-luca-giordano","tag-pittura","tag-sebastiano-ricci"],"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/117071205395712638","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/626570","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=626570"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/626570\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/626571"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=626570"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=626570"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=626570"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}