{"id":626796,"date":"2026-08-10T15:40:36","date_gmt":"2026-08-10T15:40:36","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/626796\/"},"modified":"2026-08-10T15:40:36","modified_gmt":"2026-08-10T15:40:36","slug":"lultima-estate-di-pollock","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/626796\/","title":{"rendered":"L\u2019ultima estate di Pollock"},"content":{"rendered":"<p>E\u2019il tardo mattino dell\u201911 agosto 1956, un sabato. Siamo a Springs, negli Hamptons, la punta pi\u00f9 estrema di Long Island, luogo di vacanze per newyorchesi benestanti ed enclave di artisti a due ore e mezzo d\u2019auto dai grattacieli di Manhattan. <b>Jackson Pollock \u00e8 seduto su un grande masso di granito nel prato di casa: maglietta da marinaio, barba incolta, pantaloni trasandati, la schiena curva, un sorriso forzato stampato sul volto gonfio da alcolizzato. Seduta sulle sue gambe c\u2019\u00e8 l\u2019amante Ruth Kligman, in costume da bagno.<\/b> Lei \u00e8 avvinghiata al suo braccio sinistro, in un gesto di possesso, con la gamba destra allungata sul grembo di Jackson. Lui le afferra con entrambe le mani la coscia nuda.<b> Lui ha 44 anni, lei 26, si conoscono e si amano da quattro mesi. Con loro c\u2019\u00e8 Edith Metzger, un\u2019amica di Ruth, che scatta la foto.<\/b><\/p>\n<p><b>E\u2019 l\u2019ultima immagine esistente di Pollock. Poche ore dopo i tre saranno ritrovati accanto ai rottami della Oldsmobile 88 decappottabile del pittore, rovesciata in un fossato lungo la Springs Fireplace Road<\/b>, non lontano dalla casa. Jackson e Edith sono morti, Ruth \u00e8 ferita gravemente, ma sopravviver\u00e0 per raccontare la storia e avr\u00e0 una lunga vita segnata dal fantasma di Pollock. E\u2019 l\u2019epilogo di un\u2019estate di follia, alcol, sesso e solitudine. L\u2019ultima estate di Jackson Pollock, settanta anni fa. Moriva uno dei pi\u00f9 grandi geni del Novecento, che non sapeva pi\u00f9 cosa fare della propria arte. E nasceva il mito, oggi indistruttibile e in continua ascesa.<\/p>\n<blockquote data-role=\"blockquote\"><p>L\u2019incidente fu l\u2019epilogo di un\u2019estate di follia, alcol e solitudine. Ruth Kligman sopravvisse, ed ebbe una lunga vita segnata dal fantasma di Pollock<\/p><\/blockquote>\n<p>Un addio violento come la sua vita, sul quale resta da sempre l\u2019ombra di un gesto deliberato, un suicidio spettacolare, quasi un gesto cinematografico ispirato a James Dean, che era morto meno di un anno prima in un incidente stradale. Un fine corsa che arriva non a caso nel momento in cui al suo fianco, da alcune settimane, non c\u2019\u00e8 la moglie artista e angelo custode Lee Krasner, volata in Europa per cercare di curare le ferite dei continui tradimenti di Jackson. La figura decisiva della sua vita e anche della sua arte, come cercher\u00e0 di dimostrare dal 4 ottobre prossimo la mostra \u201cKrasner and Pollock: Past Continuous\u201d al Metropolitan Museum di New York. <b>La prima grande esposizione da venti anni che Manhattan dedicher\u00e0 al pi\u00f9 celebre degli espressionisti astratti che conquistarono la citt\u00e0 negli anni Cinquanta e a sua moglie.<\/b> Ed \u00e8 significativo che il cognome di Lee compaia stavolta prima di quello di Jackson, a conferma del cresciuto apprezzamento della critica per le opere di lei, oltre che del riconoscimento dell\u2019importanza che ha avuto nella carriera artistica di lui.<\/p>\n<p><b>Senza Lee, Jackson era perduto e lo dimostra quell\u2019ultima, tragica estate di settanta anni fa<\/b>, nella quale fece di tutto con perfidia per allontanarla, salvo pagarne le conseguenze con la totale perdita di controllo di s\u00e9. Ma l\u2019epilogo non fu che l\u2019apice di un anno, il 1956, che era cominciato subito male per Pollock. Time Magazine a gennaio lo aveva ribattezzato \u201cJack the Dripper\u201d (Jack lo sgocciolato), con un gioco di parole che gli rimase addosso come un\u2019etichetta e che scherzava sul soprannome del celebre serial killer \u201cJack the Ripper\u201d (Jack lo squartatore). Per l\u2019allora potentissimo giornale americano, l\u2019ultima opera presentata da Pollock alla fine del 1955, Scent, era la dimostrazione che l\u2019artista non aveva pi\u00f9 niente da dire se non ripetere s\u00e9 stesso. \u201cFrutto pi\u00f9 della pennellata che della celebre tecnica del \u2018dripping\u2019 \u2013 scriveva Time \u2013 l\u2019opera mira tuttavia a non richiamare alla mente dell\u2019osservatore nient\u2019altro se non i precedenti lavori dell\u2019artista, riuscendo perfettamente in questo modesto intento. In sostanza, ci\u00f2 che comunica \u00e8 semplicemente che Jack the Dripper, a quarantaquattro anni, continua a stare in piedi basandosi solo sui lavori precedenti\u201d.<\/p>\n<blockquote data-role=\"blockquote\"><p>Nel gennaio \u201956 il Time lo aveva ribattezzato \u201cJack the Dripper\u201d (\u201clo sgocciolato\u201d). Con quel pezzo si chiuse un periodo d\u2019oro<\/p><\/blockquote>\n<p><b>Se Pollock era gi\u00e0 in crisi prima di quell\u2019articolo, dopo non riusc\u00ec proprio a sollevare il pennello. Non dipinse pi\u00f9 fino alla morte. Il celebre studio nel capanno di fronte alla casa di Springs si riemp\u00ec di polvere e ragnatele. <\/b>Il picco della creativit\u00e0 era ormai lontano nel tempo. L\u2019articolo di Time chiudeva un periodo d\u2019oro che si era aperto con i capolavori degli anni del dripping dal 1947 in poi. Un momento consacrato da un altro articolo, quello di Life Magazine dell\u2019agosto 1949, che aveva reso Pollock celebre nel mondo con un servizio fotografico straordinario e un titolo con il punto interrogativo: \u201cE\u2019 questo il pi\u00f9 grande pittore vivente degli Stati Uniti?\u201d. Ma gi\u00e0 nell\u2019autunno 1950, quando Hans Namuth filma Pollock al lavoro nella casa di Springs e stupisce il mondo con le riprese della sua tecnica, per l\u2019artista si era aperta una crisi. Nel 1951-52 c\u2019era stata la svolta al nero su tele grezze, poi il ritorno al colore con Blue Poles e Convergence, quindi l\u2019ultima grande serie nel 1953: The Deep, Ocean Greyness, Portrait and a Dream. Dal 1954 la grande vena creativa sembra esaurirsi, realizza White Light, poi Scent e Search. Poi il vuoto. Come racconter\u00e0 Lee, Jackson era in un vicolo cieco, la sua rivoluzione era arrivata fino a dove poteva spingersi e lui non sapeva come proseguire.<\/p>\n<p>A rendere tutto pi\u00f9 pesante c\u2019era la consapevolezza che, mentre lui era paralizzato, la Scuola di New York, di cui era uno dei pi\u00f9 grandi esponenti, in quel 1956 era al culmine: con de Kooning, Rothko, Kline, Newman, Still, Motherwell, l\u2019America dell\u2019espressionismo astratto aveva rubato per la prima volta la scena a Parigi. I grandi critici che avevano \u201cinventato\u201d il movimento, Clement Greenberg e Harold Rosenberg, erano a loro volta all\u2019apice, ma non risparmiavano critiche a Pollock. <b>Ed erano gi\u00e0 in vista i giovani che sgomitavano per affermarsi, la Pop art in arrivo, i Rauschenberg, Johns, Warhol e Lichtenstein pronti a chiedere spazio nelle gallerie del Village e in quella di Leo Castelli nell\u2019Upper East.<\/b> Mentre a Springs, lontano da Manhattan, nel silenzio degli Hamptons, Jackson Pollock non sembrava trovare pi\u00f9 ispirazione nel paesaggio bucolico, nell\u2019oceano, nella solitudine.<\/p>\n<p>L\u2019alcol era sempre stata la sua grande tentazione e il suo rifugio, ma nel 1956 era diventato un nemico non pi\u00f9 controllabile. Ogni luned\u00ec andava a New York dall\u2019analista che cercava di fargli affrontare i suoi demoni, ma appena finita la seduta correva alla Cedar Tavern nel Village, il suo regno e la sua rovina. Il locale dove la gente arrivava fin dal New Jersey solo per vederlo andar fuori di testa. Fielding Dawson, un allievo di Franz Kline, raccont\u00f2 una scena emblematica che risale al giugno 1956, all\u2019inizio di quell\u2019ultima estate. I proprietari del Cedar avevano vietato a Jackson di entrare nel locale, dopo che l\u2019ultima volta aveva strappato dai cardini la porta del bagno degli uomini.<b> \u201cEro seduto al bancone a bere una birra &#8211; scrisse Dawson &#8211; quando sentii John, il barista, mormorare: \u2018Oh, no\u2019. Attraverso la piccola finestrella quadrata della porta d\u2019ingresso rossa vidi una parte del viso di Jackson; un occhio, vivido e inquieto, stava spiando all\u2019interno. <\/b>John percorse la pedana di legno fino all\u2019estremit\u00e0 del bancone vicino alla porta, si ferm\u00f2, si mise il pugno sinistro sul fianco e punt\u00f2 l\u2019indice destro verso la finestrella. Scosse la testa. L\u2019occhio sembrava ferito. John teneva le labbra serrate. Io ridevo. L\u2019occhio spar\u00ec. John borbott\u00f2 tra i denti: \u2018Torner\u00e0\u2019. Restammo a guardare la finestrella quadrata. L\u2019occhio di Jackson torn\u00f2 a sbirciare dentro. \u2018No!\u2019, url\u00f2 John. \u2018Sei bandito, Jackson!\u2019 L\u2019occhio appariva triste e perplesso\u201d. Alla fine John fece entrare Pollock (\u201cChe ci vuoi fare? Non so dire di no a quel figlio di puttana\u201d, sospir\u00f2). L\u2019artista entr\u00f2, chiese uno Scotch, poi si mise a sedere al tavolo di una coppia di sconosciuti, un uomo con la fidanzata venuti apposta per vederlo, come fosse un\u2019attrazione del circo. E pochi secondi dopo rovesci\u00f2 per terra la loro cena.<\/p>\n<p><b>Era diventato un fenomeno da baraccone, in quello stesso locale dove due mesi prima aveva incontrato una giovane artista, Ruth Kligman, venuta anche in questo caso alla Cedar solo per conoscere quel pittore mezzo matto di cui tutti parlavano.<\/b> Ne era nata una storia d\u2019amore, l\u2019ultimo tra i tanti tradimenti a Lee. E con Ruth aveva trascorso tra New York e Springs quell\u2019estate finale e drammatica di cui ci restano i racconti (di parte) di chi l\u2019aveva in qualche modo subita: Lee, Ruth, Greenberg, il vicino di casa Conrad \u201cCorrado\u201d Marca-Relli, un pittore italoamericano che ne raccoglieva le confidenze e le sfuriate.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 anche il racconto dello scrittore Selden Rodman, che and\u00f2 a intervistarlo a giugno per il suo libro Conversations with Artists. Jackson lo port\u00f2 a visitare il suo studio, ma non trovava pi\u00f9 neppure le chiavi, tanto era il tempo passato dall\u2019ultima volta che c\u2019era entrato. Sfond\u00f2 la finestra con un gomito, entr\u00f2 come un ladro e Rodman si trov\u00f2 in mezzo a opere d\u2019arte abbandonate, ma meravigliose, che non guardava pi\u00f9 nessuno. In mezzo allo studio pieno di polvere, Pollock scoppi\u00f2 in lacrime, urlando: \u201cCredi che avrei dipinto questa robaccia se sapessi disegnare una mano?\u201d. Poi si lanci\u00f2 in una critica a tutti i suoi colleghi, dicendo che non si riconosceva pi\u00f9 neppure nell\u2019etichetta di espressionista astratto.<\/p>\n<blockquote data-role=\"blockquote\"><p>Selden Rodman visit\u00f2 il suo studio per intervistarlo. Lui scoppi\u00f2 in lacrime: \u201cCredi che avrei dipinto questa robaccia se sapessi disegnare una mano?\u201d<\/p><\/blockquote>\n<p><b>Con Lee era diventato crudele. Il 5 luglio Jackson aveva passato la notte con Ruth nello studio nel fienile, mentre la moglie dormiva in casa. L\u2019amante raccont\u00f2 in seguito che si erano rifugiati l\u00ec dopo aver avuto un incidente d\u2019auto, perch\u00e9 Jackson aveva perso il controllo alla guida: una premonizione.<\/b> La mattina dopo Lee li sorprese: \u201cPorta via quella donna dalla mia propriet\u00e0, prima che chiami la polizia!\u201d, url\u00f2, mentre i due amanti fuggirono \u2013 raccont\u00f2 crudelmente Ruth \u2013 \u201cridendo come due bambini sgridati dalla mamma cattiva\u201d.<\/p>\n<p>Per Lee fu l\u2019ultima goccia. Fece le valigie e part\u00ec per l\u2019Europa, cercando di trovare un balsamo al suo dolore nell\u2019arte, nei musei e nella Biennale di Venezia. Ruth si trasfer\u00ec nella casa di Springs, lasciando Pollock solo di tanto in tanto per tornare a lavorare a New York. <b>Con la moglie lontana, Jackson prese a trascorrere intere giornate a bere. La sera ogni tanto portava Ruth nelle stesse case degli amici dove di solito lo accoglievano con Lee. <\/b>In una di queste cene, a casa di Clement Greenberg, il grande critico che lo aveva scoperto e reso celebre non si limit\u00f2 ad attaccarlo, come faceva sempre, per aver rinunciato a evolvere la sua arte: lo mise con le spalle al muro perch\u00e9 scegliesse tra Ruth e Lee. Pollock incass\u00f2 in silenzio, poi si alz\u00f2, prese per un braccio l\u2019amante e se ne and\u00f2 senza dire una parola, un atteggiamento per lui inusuale.<\/p>\n<p>La mattina dell\u201911 agosto Ruth arriv\u00f2 in treno da Manhattan con un\u2019amica tedesca, Edith. Quando Pollock arriv\u00f2 a prenderle in auto alla stazione era gi\u00e0 ubriaco. Passarono una giornata in cui lui sembrava assente. Continuando a bere, incessantemente. La sera ordin\u00f2 alle due ragazze di vestirsi per portarle a una festa, ma in auto \u2013 racconter\u00e0 poi Ruth \u2013 era come inebetito.<b> Ogni tanto si fermava e guardava nel vuoto. Impaurita, Edith cerc\u00f2 di farsi lasciare al Cottage Inn, un locale frequentato da neri. Ma Pollock, dopo qualche battuta razzista, costrinse le ragazze a risalire in auto e part\u00ec a velocit\u00e0 folle. Edith urlava, Ruth cercava di convincere Jackson a rallentare.<\/b> Ma aveva gli occhi persi. Continu\u00f2 ad accelerare fino a quando la Oldsmobile non vol\u00f2 fuori strada, tra due piccoli olmi.<\/p>\n<blockquote data-role=\"blockquote\"><p>La moglie Lee, anche lei artista, fu il suo angelo custode. La mostra \u201cKrasner and Pollock\u201d al Metropolitan di New York dedicata alla coppia<\/p><\/blockquote>\n<p>Il giorno dopo, era gi\u00e0 cominciato il mito. Lee, distrutta, si rimise in viaggio verso l\u2019America da Parigi dove si trovava in quel momento. I giornali fecero grandi necrologi. Le sue opere iniziarono subito a salire di prezzo: non si sarebbero pi\u00f9 fermate. <b>Nel maggio scorso da Christie\u2019s Number 7A, 1948, per anni custodito nella collezione privata del magnate dei media S.I. Newhouse, \u00e8 stato venduto a 181 milioni di dollari, record d\u2019asta per Pollock.<\/b> In una vendita privata del 2015 un altro quadro del 1948, Number 17A, era passato dalle mani di David Geffen a quelle del magnate degli hedge fund Ken Griffin per circa 200 milioni di dollari, allora record mondiale per qualsiasi dipinto. Sempre Geffen nel 2006 ha venduto a un acquirente sconosciuto No. 5, 1948 per 140 milioni. Tutti i pi\u00f9 grandi musei del mondo si contendono le opere di Pollock e spesso non possono permettersele: Number 17A, 1948 \u00e8 stato brevemente esposto in prestito all\u2019Art Institute di Chicago, prima di tornare nella collezione di Griffin.<\/p>\n<p>Tocc\u00f2 a Ruth, da sopravvissuta, raccontare l\u2019ultima estate di Pollock. Lei continu\u00f2 a essere una presenza fissa al Village: divenne la compagna di de Kooning, poi l\u2019amante di altri artisti, infine apr\u00ec una galleria dove esponeva Andy Warhol, con cui nacque un lungo sodalizio. Alla Cedar Tavern, la sera dopo lo schianto di Springs, gli amici si riunirono per bere alla memoria di Pollock. <b>Franz Kline, accasciato su uno sgabello, ne pronunci\u00f2 l\u2019epitaffio: \u201cHa dipinto tutto il cielo, ha riordinato le stelle&#8230; Ma il motivo per cui mi mancher\u00e0 \u00e8 che non entrer\u00e0 mai pi\u00f9 da quella porta\u201d.<\/b><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"E\u2019il tardo mattino dell\u201911 agosto 1956, un sabato. 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