{"id":630427,"date":"2026-08-13T10:50:12","date_gmt":"2026-08-13T10:50:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/630427\/"},"modified":"2026-08-13T10:50:12","modified_gmt":"2026-08-13T10:50:12","slug":"drappellone-don-grassini-axente-andava-accompagnata-di-piu-nel-viaggio-dellanima-di-siena","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/630427\/","title":{"rendered":"Drappellone, don Grassini: \u201cAxente andava accompagnata di pi\u00f9 nel viaggio dell\u2019anima di Siena\u201d"},"content":{"rendered":"<p>Non una bocciatura dell\u2019artista e neppure un processo alla Madonna dipinta sul Drappellone. Per don Enrico Grassini, rettore del Collegio dei Correttori, Teodora Axente avrebbe forse dovuto essere \u201cun po\u2019 pi\u00f9 accompagnata nel viaggio dell\u2019anima\u201d di Siena prima di realizzare il Palio dell\u2019Assunta. \u00c8 questo il cuore della sua riflessione sul rapporto tra libert\u00e0 artistica e committenza, intervenendo nel dibattito nato dopo la presentazione dell\u2019opera per il 16 agosto.<\/p>\n<p>Grassini parte dalla distinzione tra il primo impatto estetico e la comprensione dell\u2019opera. \u00c8 legittimo, osserva, che il Drappellone piaccia oppure no, ma fermarsi alla semplice percezione non sarebbe sufficiente: occorre entrare nel linguaggio e nella formazione dell\u2019artista.<\/p>\n<p>Axente proviene dalla scuola di Cluj, in Romania, e da una formazione cristiana di tradizione ortodossa. Un retroterra che, secondo Grassini, rende pi\u00f9 complesso il confronto con gli sviluppi occidentali della spiritualit\u00e0 mariana degli ultimi cinque secoli ai quali l\u2019iconografia del Palio fa riferimento.<\/p>\n<p>Il rettore dei Correttori esclude per\u00f2 che dietro alcune delle scelte maggiormente discusse ci sia una volont\u00e0 provocatoria. \u201cL\u2019androginia dei volti e le proporzioni volutamente estrapolate dal naturalismo, pi\u00f9 che una forma di provocazione, sono espressione del suo linguaggio artistico\u201d.<\/p>\n<p>Il giudizio sugli esiti resta comunque problematico. \u201cI presupposti c\u2019erano, ma forse gli esiti sono stati disattesi\u201d, scrive Grassini, rilevando come la polemica sia stata ulteriormente amplificata dalla \u201ccassa di risonanza eccessiva dei social\u201d.<\/p>\n<p>Ma per il sacerdote la questione pi\u00f9 importante \u00e8 un\u2019altra: quanto pu\u00f2 essere libero un artista chiamato a dipingere il Drappellone? La risposta \u00e8 netta. Se per opera d\u2019arte contemporanea si intende il risultato della totale libert\u00e0 espressiva dell\u2019autore, allora il Palio non pu\u00f2 esserlo fino in fondo.<\/p>\n<p>\u201cIl Drappellone del Palio pu\u00f2 esser s\u00ec un\u2019opera d\u2019arte, ma intesa alla maniera antica, in cui l\u2019artista doveva necessariamente muoversi nei canoni indicati dalla committenza, e proprio in questa capacit\u00e0 di interpretare la committenza si manifestava il genio dell\u2019artista\u201d.<\/p>\n<p>Una committenza che, sottolinea Grassini, deve essere \u201cnecessariamente ed esclusivamente il Comune\u201d, ma che ha il compito di mettere l\u2019artista nelle condizioni di comprendere qualcosa che va oltre le prescrizioni di un regolamento.<\/p>\n<p>Il Drappellone, infatti, una volta dipinto entra nella vita delle Contrade e nella dimensione religiosa della Festa. Grassini lo definisce non \u201cun\u2019immagine sacra dinanzi alla quale pregare\u201d, ma \u201cesso stesso una preghiera rivolta alla Vergine\u201d. Dopo la vittoria entrer\u00e0 inoltre nell\u2019oratorio della Contrada, dove rester\u00e0 accanto all\u2019altare \u201ccome una sorta di ex voto per la gioia ricevuta della vittoria\u201d.<\/p>\n<p>Da qui la necessit\u00e0, secondo il rettore dei Correttori, che chi riceve l\u2019incarico conosca Siena ben prima di iniziare a dipingere. \u201cDeve vivere, toccare e percepire il magnetismo che i luoghi del Palio emanano, deve confrontarsi con chi vive la quotidianit\u00e0 di Siena e dei suoi rioni, e dare voce, pur coi suoi linguaggi, ad una comunit\u00e0 intera\u201d.<\/p>\n<p>Grassini riconosce al Comune di avere lavorato in questa direzione, ospitando Axente a Siena in diverse occasioni. Ma aggiunge il passaggio destinato probabilmente ad alimentare il dibattito: \u201cForse doveva essere solo un po\u2019 pi\u00f9 accompagnata nel viaggio dell\u2019anima che ancora oggi, nonostante le crisi, questa Citt\u00e0 propone\u201d.<\/p>\n<p>Nessun problema, invece, rispetto alla presenza del Drappellone in uno spazio sacro. Grassini respinge il tema di una sua eventuale \u201cammissione\u201d alla benedizione, ricordando che quel rito non riguarda la benedizione di \u201cuna stoffa dipinta\u201d, ma la benedizione del Signore invocata dal vescovo sulla citt\u00e0, sulle persone e sulle loro storie.<\/p>\n<p>Infine un\u2019apertura per il futuro. La Chiesa di Siena, e in particolare i Correttori, si mette a disposizione per contribuire al dialogo tra artisti, committenza e citt\u00e0 nella preparazione dei prossimi Drappelloni.<\/p>\n<p>\u201cNon siamo a rivendicare privilegi, ma a chiedere il permesso di servire, con umilt\u00e0 e amore, in ci\u00f2 che ci \u00e8 proprio: con la bellezza del Vangelo nel cuore e la bellezza di Siena negli occhi\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Non una bocciatura dell\u2019artista e neppure un processo alla Madonna dipinta sul Drappellone. 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