{"id":631293,"date":"2026-08-13T23:32:26","date_gmt":"2026-08-13T23:32:26","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/631293\/"},"modified":"2026-08-13T23:32:26","modified_gmt":"2026-08-13T23:32:26","slug":"troppo-sport-puo-far-male-al-cuore-cosa-sta-emergendo-su-runner-e-ciclisti-dopo-i-40-anni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/631293\/","title":{"rendered":"Troppo sport pu\u00f2 far male al cuore? Cosa sta emergendo su runner e ciclisti dopo i 40 anni"},"content":{"rendered":"<p><strong>Correre una maratona a 50 anni, macinare centinaia di chilometri in bicicletta ogni settimana, preparare un Ironman quando molti coetanei hanno gi\u00e0 appeso le scarpe al chiodo:<\/strong> per tanti \u00e8 la prova che il cuore \u00e8 in perfetta efficienza. \u00c8 qui, per\u00f2, che scatta l\u2019equivoco. <strong>Essere molto allenati non equivale a essere immuni dalle malattie cardiovascolari.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Una nuova review, pubblicata nel 2026 sull\u2019European Journal of Preventive Cardiology,<\/strong> affronta una domanda che fino a poco tempo fa sarebbe parsa provocatoria: decenni di allenamento di resistenza ad alto volume possono lasciare, in una quota di persone, esiti meno favorevoli sul muscolo cardiaco? La risposta degli autori \u00e8 pi\u00f9 sfumata di un s\u00ec o di un no. L\u2019attivit\u00e0 fisica rimane saldamente associata a salute migliore e a mortalit\u00e0 ridotta. Tuttavia, negli atleti che per anni o decenni sostengono carichi elevati di endurance stanno emergendo alcune alterazioni \u2014 dalle aritmie alla fibrosi miocardica, fino alla calcificazione coronarica \u2014 che richiedono attenzione soprattutto con l\u2019avanzare dell\u2019et\u00e0. <strong>La parola chiave non \u00e8 smettere, ma personalizzare.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Il paradosso dello sport che protegge<\/strong><\/p>\n<p>Questo non \u00e8 un j\u2019accuse contro lo sport. Anzi: l\u2019esercizio regolare \u00e8 uno dei pi\u00f9 potenti strumenti di prevenzione che possediamo. Il nodo scientifico si colloca nella fascia pi\u00f9 alta della \u201cdose\u201d di attivit\u00e0: riguarda chi per lunghi periodi pratica allenamenti intensi e molto voluminosi. Analizzando runner, ciclisti, triatleti, fondisti e maratoneti, i cardiologi hanno osservato che il cuore dell\u2019atleta si adatta in profondit\u00e0 all\u2019allenamento; non tutte le modificazioni che compaiono con l\u2019et\u00e0, per\u00f2, rientrano sempre nella fisiologia \u201cperfetta\u201d dell\u2019allenamento. La review del 2026 conclude che, per la maggioranza, anche lo sport intenso si accompagna a ottima salute e longevit\u00e0; in una <strong>minoranza suscettibile<\/strong>, per\u00f2, carichi molto prolungati potrebbero spingere il rimodellamento cardiovascolare <strong>oltre la soglia del fisiologico.<\/strong><\/p>\n<p>    <a href=\"https:\/\/www.mondosanita.it\/news\/salute\/107597\/attivita-fisica-europa-divisa-in-due-litalia-resta-indietro-ecco-cosa-serve-per-cambiare-rotta.html?utm_source=VCMS_correlati\" class=\"vc_cont_image\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><img decoding=\"async\" class=\"vc_image\" src=\"https:\/\/www.mondosanita.it\/resizer\/150\/-1\/true\/2026_08_10\/ChatGPT_Image_10_ago_2026%2C_10_32_28-1786350763257.jpg--attivita_fisica__europa_divisa_in_due__l_italia_resta_indietro__ecco_cosa_serve_per_cambiare_rotta.webp?1786350763688\"\/><\/a><\/p>\n<p><strong>Dopo i 35 anni cambia anche l\u2019avversario<\/strong><\/p>\n<p>In cardiologia dello sport si parla di <strong>\u201cMasters athlete\u201d<\/strong> per indicare atleti di almeno 35 anni che continuano ad allenarsi con intensit\u00e0 e volumi spesso superiori a quelli suggeriti per il semplice benessere. Proprio nel 2026 l\u2019European Association of Preventive Cardiology e l\u2019American College of Cardiology hanno pubblicato un documento congiunto dedicato a questa popolazione. Il motivo \u00e8 semplice: il cuore del cinquantenne che corre maratone non \u00e8 quello di un ventenne con qualche anno in pi\u00f9. Con l\u2019et\u00e0 crescono aterosclerosi coronarica, ipertensione e rischio di alcune aritmie. Lo sport abbatte molti di questi rischi, ma non li annulla. Cos\u00ec, anche un atleta magro, con pressione ottima e capacit\u00e0 aerobica d\u2019eccellenza pu\u00f2 presentare un problema cardiaco da riconoscere.<\/p>\n<p><strong>Il \u201ccuore lento\u201d dell\u2019atleta non sempre coincide<\/strong><\/p>\n<p>La bradicardia \u00e8 familiare a chi pratica endurance: 50, 45 battiti al minuto (o meno) a riposo, spesso senza disturbi. Per anni \u00e8 stata attribuita soprattutto all\u2019aumento del tono vagale. Studi pi\u00f9 recenti suggeriscono che gli anni di allenamento possano indurre anche modifiche pi\u00f9 profonde nel sistema elettrico del cuore. La review del 2026 segnala che, negli ex atleti di endurance, alterazioni della funzione del nodo del seno e della conduzione possono persistere anche riducendo gli allenamenti. Ci\u00f2 non significa che una bassa frequenza cardiaca nell\u2019atleta sia patologica: nella grande maggioranza \u00e8 un adattamento benigno. <strong>Diventa per\u00f2 cruciale distinguere la bradicardia fisiologica da condizioni con sintomi o disturbi significativi della conduzione.<\/strong><\/p>\n<p><strong>L\u2019aritmia pi\u00f9 frequente negli sportivi di endurance<\/strong><\/p>\n<p>Tra i segnali pi\u00f9 studiati spicca la <strong>fibrillazione atriale.<\/strong> L\u2019associazione con molti anni di endurance \u00e8 una delle osservazioni pi\u00f9 solide negli atleti Masters, soprattutto uomini. Non vuol dire che correre \u201ccausi\u201d automaticamente l\u2019aritmia: il quadro \u00e8 multifattoriale e implica predisposizione individuale, dilatazione atriale, modifiche del sistema nervoso autonomo e l\u2019insieme della \u201cdose\u201d di allenamento accumulata. Inoltre, gran parte delle evidenze riguarda uomini caucasici; sui dati femminili e su altre etnie la letteratura \u00e8 pi\u00f9 scarna. Il messaggio \u00e8 pratico: <strong>palpitazioni persistenti, battito irregolare o cali immotivati della performance<\/strong> non vanno liquidati come semplice stanchezza.<\/p>\n<p>    <a href=\"https:\/\/www.mondosanita.it\/news\/salute\/104709\/il-lato-b-cambia-con-leta-come-mantenere-glutei-tonici-anche-dopo-gli-anta.html?utm_source=VCMS_correlati\" class=\"vc_cont_image\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><img decoding=\"async\" class=\"vc_image\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/ChatGPT_Image_22_lug_2026,_16_31_26-1784730701534.jpg--glutei.webp\"\/><\/a><\/p>\n<p><strong>Lo studio sui 106 over 50<\/strong><\/p>\n<p>Un lavoro uscito nel 2026 ha alimentato il confronto. I ricercatori hanno seguito <strong>106 uomini di almeno 50 anni<\/strong>, ciclisti o triatleti altamente allenati, con alle spalle almeno 15 anni di endurance e non meno di 10 ore settimanali di esercizio. Atleti, non semplici amatori. A ciascuno \u00e8 stato impiantato un dispositivo per la registrazione continua del ritmo, mentre smartwatch e ciclocomputer tracciavano in dettaglio gli allenamenti. In un follow-up mediano di circa <strong>796 giorni<\/strong>, <strong>25 partecipanti (23,5%)<\/strong> hanno presentato aritmie ventricolari, per lo pi\u00f9 tachicardie non sostenute. Un dato rilevante, da interpretare per\u00f2 con cautela: mancava un gruppo di controllo equivalente e lo studio non consente di concludere che l\u2019allenamento intenso sia la causa diretta delle aritmie.<\/p>\n<p><strong>Il dettaglio nascosto nel muscolo<\/strong><\/p>\n<p>La sorpresa pi\u00f9 interessante \u00e8 emersa alla risonanza magnetica cardiaca. Tra gli atleti con aritmie ventricolari, il <strong>76% presentava fibrosi miocardica<\/strong>, contro il <strong>38,3%<\/strong> di chi non aveva avuto tali episodi. I <strong>tre casi di tachicardia ventricolare sostenuta<\/strong> si sono verificati durante lo sforzo e in tutti era presente fibrosi. L\u2019ipotesi, affascinante e ancora da confermare, \u00e8 che lo sforzo intenso agisca non tanto da causa primaria, quanto da \u201cinnesco\u201d in presenza di un substrato vulnerabile. A rafforzare l\u2019idea, i volumi e le intensit\u00e0 di allenamento non differivano in modo significativo tra chi aveva sviluppato aritmie e chi no.<\/p>\n<p><strong>Fibrosi non \u00e8 sinonimo di pericolo<\/strong><\/p>\n<p>\u201cFibrosi\u201d evoca timore, ma indica aree del miocardio con caratteristiche simili a piccole cicatrici e non tutte hanno lo stesso significato clinico. La review europea sottolinea che la prevalenza varia enormemente in base alle definizioni e alle popolazioni esaminate e che non esiste ancora prova definitiva di un nesso causale diretto tra endurance e fibrosi. Alcuni reperti sono considerati benigni; altri, specie se associati ad aritmie o ad alterazioni strutturali, richiedono una valutazione specialistica. <strong>La sfida \u00e8 distinguere il \u201ccuore d\u2019atleta\u201d dal cuore che inizia a segnalare patologia.<\/strong><\/p>\n<p><strong>E poi ci sono le coronarie<\/strong><\/p>\n<p>Un altro mito da archiviare: <strong>un maratoneta pu\u00f2 avere aterosclerosi.<\/strong> In alcuni uomini di mezza et\u00e0 e anziani che praticano endurance ad altissimo volume, gli studi di imaging hanno riscontrato pi\u00f9 calcio e placche coronariche rispetto a soggetti meno attivi. La review riporta prevalenze molto variabili nelle diverse coorti di atleti Masters, dal <strong>30 al 70%<\/strong> a seconda di et\u00e0, profilo di rischio ed esposizione complessiva all\u2019esercizio. Il paradosso? Una maggiore quantit\u00e0 di calcio coronarico non si \u00e8 tradotta, finora, in pi\u00f9 eventi coronarici rispetto ai meno attivi. <strong>Le placche degli sportivi sono spesso altamente calcificate \u2014 quindi pi\u00f9 stabili \u2014 e il profilo cardiovascolare globale resta favorevole.<\/strong><\/p>\n<p><strong>L\u2019allenamento non cancella LDL e familiarit\u00e0<\/strong><\/p>\n<p>La capacit\u00e0 di pedalare per cento chilometri non azzera colesterolo LDL, ipertensione, diabete, tabagismo pregresso o una forte familiarit\u00e0 per infarto precoce. Gli esperti raccomandano di valutare negli atleti Masters gli stessi fattori di rischio tradizionali del resto della popolazione. <strong>Essere molto attivi riduce enormemente il rischio, ma ridurre non significa annullare.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Segnali da non ignorare<\/strong><\/p>\n<p>Durante o dopo lo sforzo meritano attenzione: <strong>dolore o oppressione toracica, sincope o presincope, palpitazioni persistenti, affanno sproporzionato, calo improvviso della performance.<\/strong> Lo stesso vale in presenza di una storia familiare di morte improvvisa o cardiopatie precoci. Non ogni extrasistole registrata dallo smartwatch richiede una risonanza: il sintomo va interpretato nel contesto di et\u00e0, familiarit\u00e0, fattori di rischio e tipo di allenamento. Il consenso del 2026 sui Masters insiste sull\u2019evitare automatismi e sull\u2019impostare la valutazione in base alla combinazione tra rischio, eventuali anomalie, sintomi e obiettivi sportivi.<\/p>\n<p><strong>Screening: niente TAC per tutti<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019errore sarebbe trasformare ogni quarantenne sportivo in un paziente. Non \u00e8 raccomandato uno screening indiscriminato con TAC coronarica o altri esami avanzati negli atleti a basso rischio. Se il rischio \u00e8 intermedio o elevato, oppure compaiono sintomi o reperti anomali, il medico potr\u00e0 indicare test mirati. <strong>Pi\u00f9 esami non significa pi\u00f9 prevenzione: conta eseguire l\u2019esame giusto alla persona giusta.<\/strong> Anche perch\u00e9 il cuore dell\u2019atleta presenta adattamenti fisiologici che, a chi non ha esperienza specifica, possono sembrare patologici.<\/p>\n<p><strong>Il vero rischio sarebbe smettere<\/strong><\/p>\n<p>Dopo aver letto di fibrosi, aritmie e calcio coronarico, la conclusione peggiore sarebbe: meglio fare poco. La ricerca dice il contrario. La review del 2026 parla di un <strong>\u201cparadosso della mortalit\u00e0\u201d:<\/strong> pur in presenza di alcune alterazioni pi\u00f9 frequenti in gruppi di endurance, le grandi coorti mostrano in genere una longevit\u00e0 uguale o superiore alla popolazione generale. E, a livello di popolazione, i potenziali rischi associati a quantit\u00e0 estreme di esercizio non superano i benefici dell\u2019attivit\u00e0 fisica.<\/p>\n<p><strong>Non esiste inoltre un numero \u201cmagico\u201d di chilometri o ore oltre cui lo sport diventa dannoso.<\/strong><\/p>\n<p>    <a href=\"https:\/\/www.mondosanita.it\/news\/salute\/107655\/il-cervello-puo-migliorare-anche-con-leta-lo-studio-finger-spiega-come.html?utm_source=VCMS_correlati\" class=\"vc_cont_image\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><img decoding=\"async\" class=\"vc_image\" src=\"https:\/\/www.mondosanita.it\/resizer\/150\/-1\/true\/2026_08_11\/ChatGPT_Image_11_ago_2026%2C_09_00_09-1786431618148.jpg--il_cervello_puo_migliorare_anche_con_l_eta__lo_studio_finger_spiega_come.webp?1786431618557\"\/><\/a><\/p>\n<p><strong>Non c\u2019\u00e8 il chilometro del \u201cbasta\u201d<\/strong><\/p>\n<p>La scienza non pu\u00f2 affermare che dopo cinque, dieci o quindici ore settimanali il cuore inizi a deteriorarsi. Non esiste oggi una soglia universale oltre la quale l\u2019esercizio diventi pericoloso. Et\u00e0, sesso, genetica, pressione arteriosa, colesterolo, patologie pregresse, recupero e storia allenante modulano la risposta. Due persone possono completare lo stesso numero di maratone e mostrare adattamenti cardiaci molto diversi. Per questo la medicina dello sport sta passando dalla domanda \u201cquanto sport \u00e8 troppo?\u201d a quella, pi\u00f9 utile: <strong>\u201cquanto sport \u00e8 appropriato per questa persona?\u201d<\/strong><\/p>\n<p><strong>Dopo i 40: allenarsi forte, ma allenarsi informati<\/strong><\/p>\n<p>Correre, pedalare, nuotare e camminare restano tra le migliori polizze sulla salute. La novit\u00e0 \u00e8 che oggi sappiamo di pi\u00f9: si pu\u00f2 essere sportivi, magri, performanti e avere comunque fattori di rischio; si pu\u00f2 avere 50 battiti al minuto per allenamento e non per questo ogni aritmia \u00e8 innocua; si possono completare venti maratone e non essere immuni dall\u2019aterosclerosi.<\/p>\n<p><strong>La forma fisica non \u00e8 un certificato permanente di invulnerabilit\u00e0 cardiologica.<\/strong> E qualche dato sulle possibili conseguenze dell\u2019endurance estremo non deve trasformare lo sport in un nemico. La stessa review europea \u00e8 chiara: <strong>l\u2019obiettivo non \u00e8 scoraggiare l\u2019esercizio, ma rendere pi\u00f9 individualizzati allenamento, valutazioni cardiovascolari e follow-up,<\/strong> soprattutto negli sportivi che invecchiano o mostrano elementi di vulnerabilit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Il messaggio per il runner di 45 anni o per il ciclista di 60 non \u00e8 smettere. \u00c8 pi\u00f9 semplice: continuare a muoversi, continuare ad allenarsi e smettere di credere che essere allenati significhi essere invulnerabili.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Correre una maratona a 50 anni, macinare centinaia di chilometri in bicicletta ogni settimana, preparare un Ironman quando&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":631294,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_share_on_mastodon":"0"},"categories":[175],"tags":[233553,348404,348401,348400,30456,348403,239,1537,90,89,348402,325067,240,348405],"class_list":["post-631293","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-salute","tag-american-college-of-cardiology","tag-aterosclerosi-coronarica","tag-european-association-of-preventive-cardiology","tag-european-journal-of-preventive-cardiology","tag-fibrillazione-atriale","tag-fibrosi-miocardica","tag-health","tag-it","tag-italia","tag-italy","tag-masters-athlete","tag-mondosanita","tag-salute","tag-screening-cardiovascolare"],"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/117090815640761337","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/631293","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=631293"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/631293\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/631294"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=631293"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=631293"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=631293"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}