{"id":631890,"date":"2026-08-14T09:57:19","date_gmt":"2026-08-14T09:57:19","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/631890\/"},"modified":"2026-08-14T09:57:19","modified_gmt":"2026-08-14T09:57:19","slug":"oriente-occidente-di-rampini-in-asia-ce-una-guerra-delle-monete-ma-riguarda-anche-leuropa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/631890\/","title":{"rendered":"Oriente Occidente di Rampini | In Asia c&#8217;\u00e8 una guerra delle monete (ma riguarda anche l&#8217;Europa)"},"content":{"rendered":"<p class=\"chapter-paragraph\">Silenziosa, felpata, <b>in tutta l\u2019Asia si sta combattendo una guerra delle monete<\/b>. In apparenza \u00e8 una vicenda interna alla competizione commerciale e industriale fra l\u2019America e i suoi maggiori partner o rivali dell\u2019Estremo Oriente: Cina, Giappone, Corea, Taiwan. Ma <b>l\u2019Europa ha torto a disinteressarsene<\/b>. Quella guerra \u00e8 stata innescata dalle svalutazioni competitive di potenze commerciali che sono in diretta concorrenza con gli europei. Ci\u00f2 che accade lungo l\u2019asse fra Washington e Pechino, Tokyo, Seul, ha un impatto notevole sull\u2019economia europea. In sostanza: fin qui l\u2019Estremo Oriente si \u00e8 ripreso con la leva monetaria il danno dei dazi di Trump, pi\u00f9 gli interessi. L\u2019Europa no. Quindi <b>i prodotti europei hanno incassato una perdita di competitivit\u00e0 e la guerra delle monete non \u00e8 una vicenda \u00abdistante\u00bb<\/b>.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">L\u2019intervento congiunto di Washington e Tokyo per fermare la caduta dello yen \u00e8 qualcosa di pi\u00f9 di un episodio nella lunga storia delle turbolenze valutarie giapponesi. Il fatto che le autorit\u00e0 americane abbiano comprato yen \u2013 appena la seconda operazione di questo tipo dalla crisi asiatica del 1998 \u2013 manda un segnale a tutta l\u2019Asia. Dopo un anno in cui molte monete asiatiche si sono indebolite nonostante il boom delle esportazioni, soprattutto quelle legate all\u2019intelligenza artificiale, <b>Stati Uniti e Giappone sembrano indicare che esiste una soglia oltre la quale la svalutazione non viene pi\u00f9 considerata un semplice risultato della dinamica dei mercati<\/b>.    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Un\u2019analisi di Nikkei Asia riassume in cinque punti le implicazioni di questa svolta. Il primo riguarda un fenomeno che va ben oltre il Giappone. Non \u00e8 solo lo yen a essere debole. Nel 2026 si sono deprezzate contro il dollaro diverse valute asiatiche, tra cui il won sudcoreano, la rupia indiana e il dollaro taiwanese. <b>La guerra con l\u2019Iran e il rincaro dell\u2019energia hanno accentuato le pressioni. <\/b>Ma dietro il fenomeno c\u2019\u00e8 uno squilibrio pi\u00f9 profondo. Una spiegazione tradizionale \u00e8 la differenza tra i tassi d\u2019interesse. La Federal Reserve mantiene il suo tasso di riferimento al 3,75%. Il costo del denaro giapponese rimane inferiore di 2,75 punti percentuali. India e Indonesia hanno invece tassi superiori a quello americano rispettivamente di 1,5 e 2 punti. Queste differenze contribuiscono a spostare capitali da una moneta all\u2019altra, ma non spiegano tutto. La calamita pi\u00f9 potente si trova a Wall Street. L\u2019indice S&amp;P 500 ha segnato un nuovo record il 7 agosto e dall\u2019inizio dell\u2019anno \u00e8 salito del 13%. L\u2019euforia sull\u2019intelligenza artificiale continua ad attirare capitali verso gli Stati Uniti, alimentata anche dalla speranza che la Federal Reserve non debba irrigidire molto di pi\u00f9 la politica monetaria. Louis Kuijs, capo economista per l\u2019Asia-Pacifico di S&amp;P Global Ratings, indica proprio nella forza eccezionale della Borsa americana e nell\u2019entusiasmo per l\u2019AI uno dei motori principali degli spostamenti di capitale.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Ecco il paradosso. <b>Corea del Sud, Taiwan e Cina sono tra i grandi beneficiari industriali della rivoluzione dell\u2019intelligenza artificiale<\/b>. Le loro esportazioni di semiconduttori e componenti tecnologici aumentano. In teoria, gli avanzi commerciali dovrebbero sostenere le loro valute. Invece una parte considerevole dei capitali finanziari prende la direzione opposta e finisce negli Stati Uniti. Nel secondo trimestre i deflussi netti di portafoglio hanno superato 125 miliardi di dollari in Corea del Sud e sono arrivati a 193 miliardi in uscita dalla Cina, secondo i dati citati da Kuijs. La bilancia commerciale spinge le monete asiatiche verso l\u2019alto; Wall Street le tira verso il basso.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Il secondo punto dell\u2019analisi di Nikkei Asia spiega <b>perch\u00e9 Washington abbia deciso di intervenire proprio sullo yen<\/b>. Non tutte le valute asiatiche hanno lo stesso peso sistemico. La moneta giapponese occupa una posizione particolare nella finanza mondiale. Per decenni il Giappone \u00e8 stato la patria del cosiddetto carry trade: investitori internazionali prendono a prestito yen a tassi bassissimi e utilizzano quel denaro per acquistare titoli che rendono di pi\u00f9 in altri paesi. <b>Finch\u00e9 il costo del denaro giapponese rimane vicino allo zero, il meccanismo funziona<\/b>. Ma ora la Bank of Japan ha iniziato a normalizzare la propria politica monetaria. Il risultato pu\u00f2 diventare destabilizzante. Se i rendimenti giapponesi salgono, gli investitori nipponici hanno meno ragioni per comprare attivit\u00e0 finanziarie all\u2019estero. Possono riportare capitali in patria e vendere, fra l\u2019altro, Treasury americani. Una liquidazione consistente di titoli del Tesoro Usa ne farebbe scendere i prezzi e salire i rendimenti, aumentando il costo del debito per Washington. Paul Cavey, fondatore della societ\u00e0 di ricerca East Asia Econ, vede qui una delle preoccupazioni americane: la combinazione fra rialzo dei tassi giapponesi e debolezza dello yen potrebbe propagarsi ai mercati obbligazionari americani e, nello scenario peggiore, provocare qualche incidente nel sistema finanziario globale.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">C\u2019\u00e8 poi una seconda caratteristica dello yen. <b>\u00c8 una sorta di moneta-ancora per una parte dell\u2019Asia<\/b>. Il legame \u00e8 particolarmente forte con la Corea del Sud, perch\u00e9 Giappone e Corea sono concorrenti su molti mercati internazionali. Il segretario al Tesoro Scott Bessent lo ha detto esplicitamente: <b>diverse monete asiatiche oggi seguono lo yen; il won \u00e8 debole anche perch\u00e9 lo yen \u00e8 debole<\/b>.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Qui entra in gioco la politica commerciale di Donald Trump. Brad Setser, economista del Council on Foreign Relations, avverte che una svalutazione dello yen pu\u00f2 innescare svalutazioni competitive nel resto dell\u2019Asia. Se Tokyo guadagna competitivit\u00e0 attraverso il cambio, Seul, Taipei e altri governi possono essere tentati di impedire che le proprie valute si apprezzino troppo. Il risultato sarebbe un\u2019Asia ancora pi\u00f9 competitiva sui mercati americani, un deficit commerciale Usa pi\u00f9 ampio e quindi l\u2019opposto dell\u2019obiettivo trumpiano di reindustrializzare l\u2019America.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Il terzo effetto dell\u2019intervento riguarda la Bank of Japan<\/b>. Comprare yen pu\u00f2 fermare temporaneamente la speculazione, ma difficilmente pu\u00f2 cambiare da solo una tendenza strutturale. Kenneth Rogoff, economista di Harvard ed ex capo economista del Fondo monetario internazionale, giudica l\u2019operazione americana ben eseguita, ma ritiene che possa offrire solo una tregua. <b>Per ottenere risultati duraturi la banca centrale giapponese deve continuare ad alzare i tassi.<\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Qui per\u00f2 Tokyo si trova davanti a un dilemma. Il governo della premier Sanae Takaichi conduce una politica fiscale espansiva e ha appena ridotto l\u2019imposta sui consumi. La prospettiva di deficit pi\u00f9 elevati ha contribuito a spingere verso l\u2019alto i rendimenti dei titoli pubblici. Il decennale giapponese ha toccato il 2,805%, avvicinandosi alla soglia psicologica del 3%.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Per un paese il cui debito pubblico supera il 200% del Pil, l\u2019aumento dei tassi non \u00e8 indolore. <b>Pi\u00f9 la Bank of Japan stringe la politica monetaria per sostenere lo yen e combattere l\u2019inflazione, pi\u00f9 aumenta il costo del servizio del debito. <\/b>Tokyo deve quindi difendere contemporaneamente la moneta e la sostenibilit\u00e0 delle proprie finanze pubbliche.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Il quarto punto riguarda un timore classico dei governi asiatici: <b>una valuta pi\u00f9 forte danneggia le esportazioni<\/b>. Gli analisti di MUFG prevedono un moderato apprezzamento delle monete asiatiche contro il dollaro nella seconda met\u00e0 dell\u2019anno. Ma questa volta l\u2019effetto potrebbe essere meno traumatico del solito.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>La ragione si chiama ancora una volta intelligenza artificiale. <\/b>La domanda mondiale di semiconduttori \u00e8 talmente forte che, almeno per ora, domina l\u2019effetto dei cambi. La Corea del Sud \u00e8 l\u2019esempio pi\u00f9 spettacolare. All\u2019inizio di luglio il won era precipitato a 1.559 per dollaro, il livello pi\u00f9 basso dalla crisi finanziaria globale del 2008. Le autorit\u00e0 sono intervenute vendendo dollari e la politica restrittiva della Bank of Korea ha contribuito a stabilizzare il differenziale dei tassi con gli Stati Uniti. Nel giro di un mese il won \u00e8 risalito verso quota 1.410.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Eppure le esportazioni sudcoreane non hanno frenato. Nel primo semestre sono aumentate del 54%, contro appena l\u20198% dell\u2019anno precedente, trascinate dai semiconduttori e dai prodotti collegati all\u2019AI. Il momento in cui le autorit\u00e0 asiatiche dovranno preoccuparsi seriamente che l\u2019apprezzamento delle loro valute danneggi l\u2019industria \u00e8 ancora lontano.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Infine c\u2019\u00e8 la Cina. \u00c8 forse questo il vero interrogativo aperto dall\u2019intervento sullo yen. Pechino \u00e8 sottoposta da tempo alle accuse dei partner commerciali secondo cui mantiene artificialmente basso il valore del renminbi\/yuan. <b>Il Fondo monetario internazionale calcola una sottovalutazione dello yuan attorno al 16%<\/b>. Goldman Sachs l\u2019ha stimata superiore al 20%. Oxford Economics arriva al 25%. La banca centrale cinese respinge l\u2019accusa di voler utilizzare il cambio come arma commerciale. Il governatore Pan Gongsheng ha ripetuto che Pechino non ha n\u00e9 bisogno n\u00e9 intenzione di svalutare lo yuan per ottenere vantaggi competitivi. Anzi, quest\u2019anno la People\u2019s Bank of China ha fissato il cambio centrale giornaliero \u2013 attorno al quale \u00e8 consentita un\u2019oscillazione del 2% \u2013 su livelli un po\u2019 pi\u00f9 forti contro il dollaro.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Una rivalutazione graduale potrebbe perfino servire alla strategia economica cinese. Uno yuan pi\u00f9 forte aumenta il potere d\u2019acquisto delle famiglie, rende meno costose le importazioni e pu\u00f2 frenare la fuga dei capitali. \u00c8 coerente inoltre con l\u2019obiettivo, proclamato da anni da Pechino, di ridurre la dipendenza dalle esportazioni e dare pi\u00f9 peso ai consumi interni. <b>Bessent ha suggerito anche un collegamento con il Giappone: se lo yen si rafforza, Pechino avrebbe pi\u00f9 spazio per consentire allo yuan di fare altrettanto senza penalizzare la competitivit\u00e0 cinese rispetto ai concorrenti asiatici<\/b>.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Ma c\u2019\u00e8 un limite. Houze Song, responsabile della ricerca sulla Cina presso 22V Research, dubita che il governo cinese voglia una rivalutazione significativa. La domanda interna resta debole e proprio questa fragilit\u00e0 rende difficile immaginare un rafforzamento duraturo della moneta.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">L\u2019intervento sullo yen rivela cos\u00ec un nuovo capitolo nella geoeconomia asiatica. Per molti anni Washington ha accusato i governi dell\u2019Asia di svalutare le proprie monete per conquistare quote di mercato. Oggi gli Stati Uniti arrivano a intervenire direttamente per rafforzare una valuta asiatica. Dietro questa apparente contraddizione c\u2019\u00e8 una logica precisa. Il dollaro forte, Wall Street ai massimi e il boom dell\u2019AI attirano capitali verso l\u2019America; <b>contemporaneamente indeboliscono le monete dei grandi esportatori asiatici e ne aumentano la competitivit\u00e0.<\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00c8 una conseguenza paradossale della forza americana. Pi\u00f9 gli Stati Uniti attirano capitali grazie alla superiorit\u00e0 dei propri mercati finanziari e tecnologici, pi\u00f9 rischiano di rafforzare indirettamente la potenza esportatrice dei loro concorrenti.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Per questo<b> la battaglia sullo yen non riguarda soltanto Tokyo<\/b>. Tocca Seul, Taipei, Nuova Delhi, Jakarta e soprattutto Pechino. Dietro le oscillazioni quotidiane dei cambi si intravede una questione pi\u00f9 grande: se l\u2019Asia entrer\u00e0 in una nuova stagione di svalutazioni competitive, oppure se Washington riuscir\u00e0 a spingere le principali economie della regione verso monete pi\u00f9 forti. In quest\u2019ultimo caso, l\u2019intervento americano sullo yen potrebbe essere ricordato non come una semplice operazione valutaria, ma come il primo passo di una pi\u00f9 vasta strategia commerciale e finanziaria degli Stati Uniti in Asia. E l\u2019Europa farebbe bene a prestare attenzione.<\/p>\n<p class=\"is-last-update\" datetime=\"2026-08-14T10:03:01+02:00\" content=\"2026-08-14\">14 agosto 2026<\/p>\n<p class=\"is-copyright\">\u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Silenziosa, felpata, in tutta l\u2019Asia si sta combattendo una guerra delle monete. 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