{"id":633710,"date":"2026-08-15T14:23:13","date_gmt":"2026-08-15T14:23:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/633710\/"},"modified":"2026-08-15T14:23:13","modified_gmt":"2026-08-15T14:23:13","slug":"il-tumore-ha-sei-modi-per-procurarsi-il-sangue-cosi-puo-sfuggire-ai-farmaci-che-bloccano-i-vasi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/633710\/","title":{"rendered":"Il tumore ha sei modi per procurarsi il sangue: cos\u00ec pu\u00f2 sfuggire ai farmaci che bloccano i vasi"},"content":{"rendered":"<p><strong>Non soltanto nuovi capillari.<\/strong> Le <strong>cellule tumorali<\/strong> possono appropriarsi dei <strong>vasi gi\u00e0 presenti<\/strong>, costruire <strong>canali che imitano quelli sanguigni<\/strong> e persino trasformarsi in <strong>cellule simili a quelle vascolari<\/strong>. Ed \u00e8 proprio questa capacit\u00e0 di cambiare strada che potrebbe contribuire alla <strong>resistenza alle terapie antiangiogeniche<\/strong>. Per crescere un tumore ha bisogno di <strong>energia, ossigeno e nutrienti<\/strong>. Superate dimensioni molto piccole, la semplice diffusione dai tessuti circostanti non basta pi\u00f9. Deve quindi assicurarsi un rifornimento di sangue. Per decenni questo fenomeno \u00e8 stato identificato soprattutto con l&#8217;<strong>angiogenesi<\/strong>, ossia la formazione di nuovi vasi sanguigni a partire da quelli gi\u00e0 esistenti. Da questa conoscenza \u00e8 nata una delle strategie pi\u00f9 importanti dell&#8217;oncologia moderna: <strong>impedire al tumore di costruire i propri rifornimenti<\/strong>. Ma la realt\u00e0 biologica appare molto pi\u00f9 complessa. Una <strong>review<\/strong> pubblicata su <strong>Frontiers in Oncology<\/strong> da Run Zhang, Yutong Yao, Hanwei Gao e Xin Hu descrive <strong>sei differenti meccanismi<\/strong> attraverso i quali una neoplasia pu\u00f2 ottenere una rete vascolare o comunque accedere alla circolazione sanguigna. Ed \u00e8 qui che si apre uno dei capitoli pi\u00f9 interessanti della <strong>ricerca oncologica<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Non esiste una sola angiogenesi.<\/strong> Il sistema pi\u00f9 conosciuto \u00e8 la <strong>sprouting angiogenesis<\/strong>, l&#8217;angiogenesi per gemmazione. Quando all&#8217;interno della massa tumorale l&#8217;ossigeno diminuisce, l&#8217;<strong>ipossia<\/strong> attiva una sorta di allarme molecolare. Uno dei protagonisti \u00e8 <strong>HIF-1<\/strong>, fattore che stimola l&#8217;espressione di numerosi geni coinvolti nella risposta alla carenza di ossigeno.<\/p>\n<p>Tra questi c&#8217;\u00e8 <strong>VEGF<\/strong>, il <strong>vascular endothelial growth factor<\/strong>. <strong>VEGF<\/strong> stimola le <strong>cellule endoteliali<\/strong> dei vasi vicini a proliferare e migrare verso il tumore. Dai vasi esistenti cominciano cos\u00ec a spuntare nuovi rami capillari. \u00c8 il meccanismo contro cui sono stati sviluppati diversi <strong>farmaci antiangiogenici<\/strong>. Ma bloccare questa strada non significa necessariamente togliere al tumore ogni possibilit\u00e0 di rifornimento. Il tumore pu\u00f2 appropriarsi dei vasi che trova. Una seconda strategia \u00e8 la <strong>vascular co-option<\/strong>: in questo caso il tumore pu\u00f2 evitare di costruire nuovi vasi, invade il tessuto circostante e sfrutta quelli normali gi\u00e0 presenti. \u00c8 una differenza fondamentale. Un farmaco progettato per impedire la formazione di nuovi capillari pu\u00f2 infatti avere un&#8217;efficacia limitata se le cellule tumorali riescono semplicemente ad appropriarsi della rete vascolare dell&#8217;organo. Il fenomeno \u00e8 stato studiato, tra gli altri, nei tumori e nelle metastasi di <strong>polmone, fegato, cervello, mammella, rene e colon<\/strong>. La co-option vascolare viene considerata una delle possibili spiegazioni della <strong>resistenza ad alcune terapie dirette contro VEGF<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Quando le cellule tumorali imitano i vasi.<\/strong> Ancora pi\u00f9 sorprendente \u00e8 la <strong>vasculogenic mimicry<\/strong>, la <strong>mimetizzazione vascolare<\/strong>. In determinate condizioni le cellule tumorali possono organizzarsi formando strutture simili a <strong>canali<\/strong> attraverso i quali possono circolare fluidi e componenti del sangue. Non sono veri vasi costruiti dalle normali cellule endoteliali. \u00c8 il tumore stesso che, grazie alla propria <strong>plasticit\u00e0<\/strong>, realizza strutture che ne imitano alcune funzioni. Questo fenomeno \u00e8 particolarmente interessante perch\u00e9 pu\u00f2 risultare meno dipendente dal classico circuito <strong>VEGF-VEGFR<\/strong> e quindi potenzialmente meno sensibile ad alcune <strong>terapie antiangiogeniche convenzionali<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Un vaso pu\u00f2 dividersi in due<\/strong> Esiste poi l&#8217;<strong>angiogenesi intussusceptiva<\/strong>. Qui il <strong>tumore<\/strong> non deve necessariamente far germogliare un nuovo capillare. All&#8217;interno di un vaso esistente pu\u00f2 formarsi una sorta di <strong>pilastro di tessuto<\/strong> che progressivamente lo divide longitudinalmente, <strong>trasformando un vaso in due<\/strong>. \u00c8 un <strong>sistema di rimodellamento della rete vascolare<\/strong> potenzialmente rapido e con caratteristiche biologiche differenti dalla classica gemmazione. Anche questo potrebbe rappresentare una via alternativa quando l&#8217;<strong>angiogenesi tradizionale<\/strong> viene ostacolata.<\/p>\n<p><strong>Le cellule staminali del tumore<\/strong> La quinta strada coinvolge le <strong>cancer stem cells<\/strong>, le cellule staminali tumorali. Sono popolazioni cellulari dotate di elevata capacit\u00e0 di <strong>autorinnovamento<\/strong> e sono studiate per il loro possibile ruolo nelle <strong>recidive, nelle metastasi e nella resistenza alle terapie<\/strong>. Queste cellule possono favorire la vascolarizzazione liberando <strong>VEGF<\/strong>, interleuchine, esosomi e altri segnali molecolari. Ma alcuni studi suggeriscono un fenomeno ancora pi\u00f9 radicale: determinate cellule tumorali con caratteristiche staminali potrebbero acquisire fenotipi simili a quelli delle cellule endoteliali e contribuire direttamente alla componente <strong>vascolare del tumore<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Anche il midollo osseo viene chiamato in causa<\/strong> La sesta modalit\u00e0 coinvolge cellule provenienti dal <strong>midollo osseo<\/strong>. Il tumore pu\u00f2 produrre segnali capaci di richiamare <strong>cellule progenitrici<\/strong> e popolazioni <strong>mieloidi<\/strong> che raggiungono il microambiente tumorale. Alcune possono partecipare direttamente alla vascolarizzazione, altre possono favorirla liberando <strong>molecole proangiogeniche<\/strong>. <strong>Macrofagi<\/strong> e altre cellule mieloidi possono cos\u00ec diventare componenti di un ambiente che sostiene indirettamente la crescita della rete vascolare.<\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9 i farmaci possono perdere efficacia<\/strong> \u00c8 probabilmente questo il punto clinicamente pi\u00f9 importante. Molti <strong>farmaci antiangiogenici<\/strong> sono stati progettati soprattutto per interferire con l&#8217;<strong>asse VEGF-VEGFR<\/strong>. Tra le molecole utilizzate in oncologia rientrano <strong>anticorpi monoclonali<\/strong> e <strong>inibitori delle tirosin-chinasi<\/strong> che interferiscono, con modalit\u00e0 differenti, con i segnali necessari alla formazione dei vasi. Queste terapie hanno prodotto benefici clinici in diversi tumori. Il problema \u00e8 che il cancro \u00e8 un sistema biologico estremamente <strong>adattabile<\/strong>. Quando una modalit\u00e0 di vascolarizzazione viene ostacolata, alcune neoplasie potrebbero selezionare o potenziare <strong>meccanismi alternativi<\/strong>. In altre parole, il tumore pu\u00f2 effettuare una sorta di <strong>&#8220;switch vascolare&#8221;<\/strong>. Non significa che i farmaci antiangiogenici non funzionino. Significa piuttosto che l&#8217;efficacia pu\u00f2 essere limitata dalla capacit\u00e0 della neoplasia di cambiare strategia.<\/p>\n<p><strong>La nuova frontiera:<\/strong> capire quale rete usa ogni tumore. La conseguenza potrebbe essere importante per l<strong>.oncologia di precisione<\/strong>. In futuro potrebbe non essere sufficiente chiedersi se un tumore sia molto o poco vascolarizzato. Potrebbe diventare necessario <strong>capire come si sta vascolarizzando in quel determinato paziente e in quella determinata fase della malattia<\/strong>. Un tumore potrebbe utilizzare prevalentemente la <strong>gemmazione VEGF-dipendente<\/strong>, un altro la <strong>co-option dei vasi esistenti<\/strong>, un altro ancora <strong>combinare pi\u00f9 strategie<\/strong>. E lo stesso tumore potrebbe cambiare comportamento sotto la <strong>pressione della terapia<\/strong>. Da qui l&#8217;interesse per <strong>combinazioni<\/strong> che affianchino ai <strong>farmaci antiangiogenici<\/strong> <strong>immunoterapia<\/strong> o <strong>molecole rivolte contro altri componenti del microambiente tumorale<\/strong>. La sfida non sembra pi\u00f9 semplicemente quella di <strong>\u201caffamare il tumore\u201d<\/strong>. \u00c8 <strong>capire come il tumore riesca continuamente a trovare una nuova strada per alimentarsi<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Le sei strategie vascolari<\/strong> Angiogenesi per gemmazione: <strong>nuovi capillari crescono dai vasi preesistenti<\/strong>. Mimetismo vascolare: <strong>le cellule tumorali formano strutture simili a canali vascolari<\/strong>. Angiogenesi intussusceptiva: <strong>un vaso viene rimodellato e suddiviso<\/strong>. Vascular co-option: <strong>il tumore sfrutta i vasi normali gi\u00e0 presenti nel tessuto<\/strong>. Angiogenesi derivata dalle cellule staminali tumorali: <strong>cellule con caratteristiche staminali contribuiscono direttamente o indirettamente alla vascolarizzazione<\/strong>. Angiogenesi sostenuta da cellule provenienti dal midollo osseo: <strong>progenitori e cellule mieloidi vengono reclutati nel microambiente tumorale<\/strong>. <\/p>\n<p>Fonte scientifica: <strong>Zhang R, Yao Y, Gao H, Hu X.<\/strong> Mechanisms of angiogenesis in tumour. Frontiers in Oncology, 2024;14:1359069. DOI 10.3389\/fonc.2024.1359069.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Non soltanto nuovi capillari. 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