{"id":634603,"date":"2026-08-16T07:36:10","date_gmt":"2026-08-16T07:36:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/634603\/"},"modified":"2026-08-16T07:36:10","modified_gmt":"2026-08-16T07:36:10","slug":"perche-gli-anziani-si-curvano-e-accorciano-il-passo-scoperto-il-nuovo-ruolo-della-forza-muscolare-nellequilibrio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/634603\/","title":{"rendered":"Perch\u00e9 gli anziani si curvano e accorciano il passo: scoperto il nuovo ruolo della forza muscolare nell\u2019equilibrio"},"content":{"rendered":"<p>Non si diverta curvi e malfermi sulle gambe tutto d&#8217;un tratto: con l\u2019avanzare dell\u2019et\u00e0 camminiamo pi\u00f9 lentamente e facciamo passi pi\u00f9 corti. Non \u00e8 soltanto il segno di un generico \u201cinvecchiamento\u201d, ma anche una strategia con cui l\u2019organismo cerca di compensare la perdita delle capacit\u00e0 muscolari. Una simulazione biomeccanica pubblicata su <strong>Frontiers in Bioengineering and Biotechnology<\/strong> indica nella <strong>riduzione della forza muscolare massima<\/strong> uno dei fattori pi\u00f9 importanti nel modificare il controllo della stabilit\u00e0 durante il cammino.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 una persona anziana tende ad accorciare il passo dunque? La risposta pi\u00f9 immediata \u00e8 che con gli anni diminuiscono forza, agilit\u00e0 ed equilibrio. Ma dietro quel modo di camminare pi\u00f9 lento e prudente potrebbe esserci qualcosa di pi\u00f9 sofisticato: una vera <strong>strategia di compensazione<\/strong> adottata dall&#8217;organismo per continuare a muoversi in sicurezza nonostante il progressivo deterioramento delle prestazioni muscolari.<\/p>\n<p>A suggerirlo \u00e8 lo studio \u201cEffects of aging-related muscle degeneration on dynamic stability during walking: a musculoskeletal computer simulation study\u201d, di <strong>Shoma Kudo, Masahiro Fujimoto e Akinori Nagano<\/strong>. Il lavoro affronta una questione importante anche nella prevenzione delle cadute: quale caratteristica del muscolo che invecchia influenza maggiormente il modo in cui manteniamo la stabilit\u00e0 mentre camminiamo?<\/p>\n<p><strong>Tre modi diversi in cui il muscolo invecchia<\/strong><br \/>Con l&#8217;et\u00e0 non perdiamo semplicemente massa muscolare. Cambiano diverse propriet\u00e0 del sistema neuromuscolare. Negli anziani sono documentati una diminuzione della forza, una minore rapidit\u00e0 nello sviluppo della forza e un allungamento dei tempi di disattivazione muscolare. Questi fenomeni si verificano contemporaneamente e proprio per questo, studiandoli direttamente nell&#8217;uomo, \u00e8 difficile stabilire quanto ciascuno contribuisca alle modificazioni del cammino.<\/p>\n<p>I ricercatori giapponesi hanno aggirato il problema utilizzando una simulazione computerizzata del sistema muscoloscheletrico.<\/p>\n<p>Il modello comprendeva 18 muscoli degli arti inferiori e permetteva di modificare separatamente tre caratteristiche: <strong>forza isometrica massima<\/strong>, <strong>velocit\u00e0 massima di contrazione<\/strong> e <strong>tempo necessario alla disattivazione del muscolo<\/strong>.<\/p>\n<p>In pratica hanno potuto chiedere al computer: cosa succederebbe al cammino se invecchiasse soprattutto la forza? E se invece rallentasse prevalentemente la contrazione? Oppure se cambiasse il tempo di disattivazione?<\/p>\n<p><strong>Un modello del passaggio dai 30 ai 70 anni<\/strong><br \/>Per costruire il modello dell&#8217;anziano sono state utilizzate modificazioni muscolari descritte in letteratura nel passaggio indicativo dai 30 ai 70 anni. Rispetto al modello giovane, quello anziano presentava una <strong>riduzione del 30% della forza isometrica massima<\/strong>, una diminuzione del 20% della velocit\u00e0 massima di contrazione e un aumento del 20% del tempo di disattivazione muscolare.<\/p>\n<p>Gli autori hanno quindi osservato come queste modificazioni influenzassero il cammino e, soprattutto, il cosiddetto <strong>Margin of Stability (MoS)<\/strong>, il margine di stabilit\u00e0. \u00c8 un parametro biomeccanico che mette in relazione il centro di massa del corpo in movimento con la base di appoggio e consente di valutare la stabilit\u00e0 dinamica durante il passo.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 qui che emerge il risultato pi\u00f9 interessante.<\/p>\n<p><strong>La forza conta pi\u00f9 della velocit\u00e0<\/strong><br \/>Quando i ricercatori hanno isolato le diverse componenti dell&#8217;invecchiamento muscolare, la <strong>riduzione della forza isometrica massima<\/strong> \u00e8 risultata quella con l&#8217;influenza maggiore sul controllo della stabilit\u00e0 dinamica. Il suo effetto \u00e8 stato superiore sia a quello prodotto dal rallentamento della velocit\u00e0 massima di contrazione sia a quello determinato dall&#8217;allungamento dei tempi di disattivazione del muscolo. Il risultato cambia in parte il modo di leggere il passo dell&#8217;anziano. Una persona anziana non cammina necessariamente pi\u00f9 lentamente soltanto perch\u00e9 &#8220;non ce la fa&#8221; a procedere pi\u00f9 velocemente. Il rallentamento pu\u00f2 rappresentare anche una soluzione adottata dal sistema motorio per mantenere il corpo entro condizioni pi\u00f9 facilmente controllabili.<\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9 il passo diventa pi\u00f9 corto<\/strong><br \/>I numeri della simulazione sono eloquenti. La velocit\u00e0 media del modello giovane era di 1,26 metri al secondo, mentre nel modello anziano scendeva a 0,98 metri al secondo. Anche la lunghezza del passo diminuiva: da 0,67 metri nel giovane a 0,51 metri nell&#8217;anziano. Ancora pi\u00f9 interessante \u00e8 ci\u00f2 che accadeva quando veniva ridotta soltanto la <strong>forza isometrica massima<\/strong>.<\/p>\n<p>Anche in questo caso il modello accorciava il passo e diminuiva la velocit\u00e0 del centro di massa. Secondo gli autori, queste modificazioni contribuivano a stabilizzare il movimento. Ecco allora il possibile significato di quel caratteristico <strong>passo corto<\/strong> che osserviamo in molti anziani.<\/p>\n<p><strong>Pu\u00f2 essere una strategia di sicurezza<\/strong><br \/>Il corpo possiede una minore riserva muscolare e modifica automaticamente il proprio modo di muoversi: riduce la velocit\u00e0, accorcia il passo e mantiene il centro di massa in condizioni pi\u00f9 controllabili. Come un&#8217;automobile che affronta una strada difficile diminuendo la velocit\u00e0 per aumentare il margine di sicurezza.<\/p>\n<p><strong>Il paradosso: l&#8217;anziano cerca maggiore stabilit\u00e0<\/strong><br \/>Lo studio mette in evidenza anche un apparente paradosso. Il modello dell&#8217;anziano presentava un margine di stabilit\u00e0 maggiore rispetto al modello giovane. Ma questo non significa che un settantenne abbia necessariamente un equilibrio migliore di un trentenne. \u00c8 quasi il contrario. Secondo gli autori, la riduzione delle capacit\u00e0 muscolari costringe il sistema a camminare in una condizione dinamicamente pi\u00f9 stabile per riuscire a mantenere una locomozione continua. La prudenza del passo diventerebbe quindi una compensazione della riduzione della riserva muscolare. Finch\u00e9 questo adattamento funziona, l&#8217;organismo riesce a mantenere l&#8217;autonomia. Il problema pu\u00f2 emergere quando la riserva funzionale si riduce ulteriormente e diventa insufficiente anche per compensare un piccolo imprevisto.<\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9 questo pu\u00f2 essere importante nelle cadute<\/strong><br \/>Le cadute rappresentano uno dei problemi pi\u00f9 rilevanti dell&#8217;invecchiamento e la letteratura citata dagli stessi autori collega la <strong>sarcopenia<\/strong> a un aumento del rischio di caduta. Quando inciampiamo, infatti, non basta &#8220;avere equilibrio&#8221;. Bisogna essere capaci di produrre rapidamente una forza sufficiente a spostare il piede, modificare il passo e riportare il centro di massa all&#8217;interno di una posizione controllabile. Per questo la quantit\u00e0 e soprattutto la funzione del muscolo possono diventare determinanti per l&#8217;autonomia. Con l&#8217;invecchiamento diminuiscono dimensione e numero delle fibre muscolari. La letteratura richiamata nello studio indica inoltre che la riduzione della massa muscolare \u00e8 attribuibile in misura importante alla diminuzione delle dimensioni delle fibre di tipo II, quelle particolarmente coinvolte nelle azioni rapide. Non basta allora semplicemente camminare?<\/p>\n<p>Lo studio non mette a confronto differenti programmi di allenamento e quindi non permette di stabilire quale esercizio sia migliore per prevenire le cadute ma offre un&#8217;indicazione fisiologica interessante. Se la perdita della forza massima rappresenta una delle componenti che maggiormente modificano il controllo della stabilit\u00e0, preservare la forza muscolare durante l&#8217;invecchiamento assume un significato che va oltre il semplice mantenimento della massa muscolare. Non si tratta soltanto di avere gambe pi\u00f9 forti. Significa conservare una maggiore riserva per alzarsi da una sedia, affrontare una scala, modificare rapidamente il passo e reagire quando qualcosa altera improvvisamente l&#8217;equilibrio. La passeggiata resta un&#8217;attivit\u00e0 preziosa, ma il lavoro suggerisce perch\u00e9 nella prevenzione della fragilit\u00e0 acquistino importanza anche gli interventi mirati alla conservazione della forza, naturalmente adattati all&#8217;et\u00e0 e alle condizioni cliniche della persona.<\/p>\n<p><strong>La forza come &#8220;riserva di sicurezza&#8221;<\/strong><br \/>Possiamo quindi immaginare la forza muscolare come una sorta di riserva funzionale. Nella vita quotidiana utilizziamo soltanto una parte delle nostre capacit\u00e0. Ma quando inciampiamo o dobbiamo reagire rapidamente serve improvvisamente una quota maggiore di quella riserva. Se la disponibilit\u00e0 complessiva diminuisce, il sistema pu\u00f2 cercare di proteggersi adottando movimenti pi\u00f9 prudenti. Ed \u00e8 esattamente ci\u00f2 che suggerisce la simulazione: quando la forza disponibile diminuisce, il modello riduce passo e velocit\u00e0 e ricerca una condizione maggiormente stabile. Il modo di camminare potrebbe quindi diventare uno dei segnali attraverso i quali osservare indirettamente la perdita della riserva muscolare nell&#8217;anziano.<\/p>\n<p><strong>Cosa dimostra davvero lo studio<\/strong><br \/>Occorre per\u00f2 distinguere bene il risultato scientifico dalla sua possibile applicazione. Questa ricerca non ha seguito anziani che cadevano e non ha sperimentato un programma di allenamento. \u00c8 uno studio di simulazione biomeccanica.<\/p>\n<p>Il modello \u00e8 inoltre bidimensionale e non comprende completamente le componenti neurologiche e sensoriali dell&#8217;equilibrio. Gli stessi ricercatori indicano la necessit\u00e0 futura di modelli tridimensionali che integrino muscoli, sistema nervoso e sistemi sensoriali e che valutino situazioni pi\u00f9 realistiche, come superfici irregolari e perturbazioni improvvise.<\/p>\n<p>Ma proprio la simulazione offre un vantaggio difficilmente ottenibile nell&#8217;uomo: permette di modificare separatamente le diverse propriet\u00e0 del muscolo e vedere quale pesa maggiormente sul comportamento del sistema.<\/p>\n<p><strong>E il risultato finale \u00e8 netto<\/strong><br \/>La degenerazione della <strong>forza isometrica massima<\/strong> emerge come un fattore limitante del controllo della stabilit\u00e0 durante il cammino pi\u00f9 importante della riduzione della velocit\u00e0 massima di contrazione e dell&#8217;allungamento del tempo di disattivazione muscolare. Dietro il passo pi\u00f9 corto di un anziano potrebbe esserci dunque molto pi\u00f9 di quanto appare: non soltanto debolezza, ma il tentativo del corpo di adattarsi alla debolezza. E questo suggerisce una prospettiva importante per l&#8217;invecchiamento attivo: conservare la forza delle gambe significa conservare anche una parte del margine di sicurezza con cui affrontiamo ogni passo.<\/p>\n<p><strong>Lo studio<\/strong><br \/>Kudo S, Fujimoto M, Nagano A. <strong>Effects of aging-related muscle degeneration on dynamic stability during walking: a musculoskeletal computer simulation study<\/strong>. Frontiers in Bioengineering and Biotechnology, 12:1524751. Pubblicato il 13 gennaio 2025. DOI 10.3389\/fbioe.2024.1524751.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Non si diverta curvi e malfermi sulle gambe tutto d&#8217;un tratto: con l\u2019avanzare dell\u2019et\u00e0 camminiamo pi\u00f9 lentamente e&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":634604,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_share_on_mastodon":"0"},"categories":[175],"tags":[350364,15503,350368,350365,239,1537,90,89,350369,350363,240,252887,350362,350367,350366],"class_list":["post-634603","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-salute","tag-akinori-nagano","tag-cadute","tag-forza-isometrica-massima","tag-frontiers-in-bioengineering-and-biotechnology","tag-health","tag-it","tag-italia","tag-italy","tag-margin-of-stability","tag-masahiro-fujimoto","tag-salute","tag-sarcopenia","tag-shoma-kudo","tag-simulazione-computerizzata-del-sistema-muscoloscheletrico","tag-stabilita-dinamica-durante-il-passo"],"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/117104042827871531","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/634603","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=634603"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/634603\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/634604"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=634603"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=634603"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=634603"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}