{"id":634696,"date":"2026-08-16T08:59:16","date_gmt":"2026-08-16T08:59:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/634696\/"},"modified":"2026-08-16T08:59:16","modified_gmt":"2026-08-16T08:59:16","slug":"webb-rivela-il-mostro-cosmico-ce-anche-un-italiano-dietro-la-scoperta-dellibrido-stella-buco-nero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/634696\/","title":{"rendered":"Webb rivela il \u201cmostro cosmico\u201d: c\u2019\u00e8 anche un italiano dietro la scoperta dell\u2019ibrido stella-buco nero"},"content":{"rendered":"<p>  Di&amp;nbsp<a href=\"https:\/\/it.euronews.com\/profili\/1234\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Stefania De Michele<\/a>&amp;nbsp&amp;&amp;nbsp<b>Euronews<\/b><\/p>\n<p>\n                    Pubblicato il                 15\/08\/2026 &#8211; 15:08 CEST\u2022Ultimo aggiornamento<br \/>\n                                     18:57\n                                        <\/p>\n<p>Un oggetto mai osservato prima, a oltre 13 miliardi di anni luce dalla Terra, potrebbe aiutare a risolvere uno dei grandi enigmi dell\u2019Universo primordiale: come siano riusciti a formarsi cos\u00ec rapidamente i <a href=\"https:\/\/it.euronews.com\/next\/2026\/02\/05\/buco-nero-forse-100mila-miliardi-di-volte-piu-potente-della-morte-nera-di-star-wars\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">giganteschi buchi neri<\/a> che oggi si trovano al centro delle galassie. Il protagonista della scoperta \u00e8 una particolare \u201cstella buco nero\u201d, un oggetto nel quale un buco nero in rapida crescita \u00e8 avvolto da una quantit\u00e0 enorme di gas denso e caldo.<\/p>\n<p>          <img decoding=\"async\" class=\"c-ad__placeholder__logo\" src=\"https:\/\/static.euronews.com\/website\/images\/logos\/logo-euronews-stacked-outlined-72x72-grey-9.svg\" width=\"72\" height=\"72\" alt=\"\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\n          PUBBLICIT\u00c0<\/p>\n<p>          <img decoding=\"async\" class=\"c-ad__placeholder__logo\" src=\"https:\/\/static.euronews.com\/website\/images\/logos\/logo-euronews-stacked-outlined-72x72-grey-9.svg\" width=\"72\" height=\"72\" alt=\"\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\n          PUBBLICIT\u00c0<\/p>\n<p>La ricerca, guidata da <strong>Rohan Naidu del Massachusetts Institute of Technology (MIT) e alla quale ha partecipato anche l\u2019italiano Sirio Belli dell\u2019Universit\u00e0 di Bologna<\/strong>, si inserisce nel filone di studi sui misteriosi \u201clittle red dots\u201d, i piccoli puntini rossi individuati dal telescopio spaziale James Webb nelle immagini dell\u2019Universo giovanissimo.<\/p>\n<p>Un oggetto che sembra una stella, ma non lo \u00e8<\/p>\n<p>Il caso pi\u00f9 interessante \u00e8 quello denominato MoM-BH-1*, osservato quando l\u2019Universo aveva meno di 700 milioni di anni. La sua luce arriva da un\u2019epoca vicinissima al Big Bang, quando le prime galassie erano ancora in fase di formazione.<\/p>\n<p>A prima vista l\u2019oggetto presenta caratteristiche che ricordano quelle di una stella estremamente massiccia. Ma dietro quella luminosit\u00e0 si nasconderebbe un fenomeno molto pi\u00f9 violento: un buco nero alimentato dall\u2019accrescimento di materia e circondato da un involucro di gas estremamente denso.<\/p>\n<p>\u00c8 proprio questa combinazione a spiegare il nome \u201cblack hole star\u201d, cio\u00e8 \u201cstella buco nero\u201d. Non si tratta quindi di una normale stella con un buco nero al suo interno: il termine indica un particolare aspetto osservativo prodotto dalla luce del buco nero e dal gas che lo circonda. I modelli scientifici descrivono infatti un buco nero immerso in una sorta di \u201cbozzolo\u201d di gas, capace di trasformare e rielaborare la radiazione proveniente dalla regione centrale.<\/p>\n<p>Il mistero dei \u201cpuntini rossi\u201d di Webb<\/p>\n<p>La scoperta \u00e8 particolarmente importante perch\u00e9 potrebbe dare una spiegazione ai <strong>Little Red Dots<\/strong>, una delle sorprese pi\u00f9 interessanti emerse dalle osservazioni del James Webb.<\/p>\n<p>Questi oggetti sono estremamente compatti, molto rossi e osservati soprattutto nell\u2019Universo primordiale. La loro natura \u00e8 stata al centro di un intenso dibattito: potrebbero essere nuclei galattici attivi molto giovani, buchi neri avvolti da gas oppure oggetti con caratteristiche ancora pi\u00f9 insolite.<\/p>\n<p>Le osservazioni di Webb stanno per\u00f2 rafforzando l&#8217;ipotesi secondo cui almeno una parte di questi puntini potrebbe essere alimentata da buchi neri circondati da involucri di gas molto densi. Nel giugno 2026 la Nasa aveva gi\u00e0 parlato delle prove pi\u00f9 solide finora a favore dello scenario della \u201cblack hole star\u201d, dopo l&#8217;analisi dello spettro di un altro Little Red Dot, GLIMPSE-17775. In quel caso Webb aveva individuato oltre 40 righe spettrali, diverse delle quali compatibili con un buco nero in rapida crescita immerso in un involucro di gas caldo e denso.<\/p>\n<p>Una possibile soluzione al mistero dei buchi neri giganti<\/p>\n<p>Il vero interesse della scoperta va per\u00f2 oltre il singolo oggetto. Gli astronomi devono ancora spiegare come alcuni buchi neri siano arrivati a possedere masse di milioni o addirittura miliardi di volte quella del Sole gi\u00e0 nei primi miliardi di anni di vita dell&#8217;Universo.<\/p>\n<p>Una possibilit\u00e0 \u00e8 che le \u201cblack hole stars\u201d rappresentino una <strong>fase molto precoce della crescita dei buchi neri<\/strong>. Il buco nero centrale potrebbe accumulare materia a ritmi elevatissimi, mentre il gas circostante nasconde e al tempo stesso rielabora la radiazione prodotta dall&#8217;accrescimento.<\/p>\n<p>In questo scenario, i Little Red Dots non sarebbero semplicemente strane galassie rosse, ma potrebbero essere una sorta di <strong>fotografia della crescita dei primi grandi buchi neri<\/strong>.<\/p>\n<p>Le ricerche pi\u00f9 recenti stanno inoltre mostrando che oggetti riconducibili allo scenario delle black hole stars potrebbero non essere limitati all&#8217;Universo pi\u00f9 antico. Uno studio del 2026 ha individuato candidati a diverse epoche cosmiche, da circa un miliardo e mezzo di anni dopo il Big Bang fino a oltre 9 miliardi di anni di redshift, suggerendo che il fenomeno potrebbe essere pi\u00f9 diffuso e duraturo di quanto inizialmente ipotizzato.<\/p>\n<p>E c&#8217;\u00e8 un&#8217;altra sorpresa: non tutti gli \u201cstrani puntini\u201d sono uguali<\/p>\n<p>Il quadro, per\u00f2, \u00e8 tutt&#8217;altro che chiuso. Un&#8217;altra ricerca pubblicata su Nature nel 2026 ha ottenuto una misura dinamica diretta della massa di un buco nero associato a un Little Red Dot molto distante, a redshift 7,04: circa <strong>50 milioni di masse solari<\/strong>. Il risultato offre una conferma indipendente del fatto che almeno alcuni di questi oggetti ospitano effettivamente enormi buchi neri.<\/p>\n<p>Al tempo stesso, esistono modelli alternativi per spiegare le caratteristiche osservate. Alcuni studi propongono, per esempio, strutture particolari del disco di accrescimento anzich\u00e9 un unico scenario valido per tutti i Little Red Dots.<\/p>\n<p>\u00c8 proprio questo a rendere la scoperta cos\u00ec interessante: il James Webb non sta semplicemente trovando nuovi oggetti, ma sta costringendo gli astronomi a riscrivere parte della storia dell&#8217;Universo primordiale.<\/p>\n<p>Il \u201cmostro cosmico\u201d potrebbe dunque essere molto pi\u00f9 di una curiosit\u00e0 astronomica. Se l&#8217;interpretazione della black hole star verr\u00e0 confermata da ulteriori osservazioni, potrebbe rappresentare uno dei tasselli mancanti per capire <strong>come sono nati e cresciuti i primi buchi neri supermassicci<\/strong> e come questi abbiano finito per diventare i motori nascosti al centro delle galassie.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Di&amp;nbspStefania De Michele&amp;nbsp&amp;&amp;nbspEuronews Pubblicato il 15\/08\/2026 &#8211; 15:08 CEST\u2022Ultimo aggiornamento 18:57 Un oggetto mai osservato prima, a oltre&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":634697,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_share_on_mastodon":"0"},"categories":[173],"tags":[12803,1537,90,89,614,195,198,199,197,200,201,8041,194,196],"class_list":["post-634696","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-scienza-e-tecnologia","tag-astronomia","tag-it","tag-italia","tag-italy","tag-ricerca","tag-science","tag-science-and-technology","tag-scienceandtechnology","tag-scienza","tag-scienza-e-tecnologia","tag-scienzaetecnologia","tag-spazio","tag-technology","tag-tecnologia"],"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/117104369970796481","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/634696","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=634696"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/634696\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/634697"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=634696"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=634696"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=634696"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}