{"id":637248,"date":"2026-08-18T00:34:24","date_gmt":"2026-08-18T00:34:24","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/637248\/"},"modified":"2026-08-18T00:34:24","modified_gmt":"2026-08-18T00:34:24","slug":"radio-la-gabbia-dorata-del-format-clock-programmiamo-ancora-per-lascoltatore-la-riflessione-di-umberto-labozzetta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/637248\/","title":{"rendered":"Radio, la \u201cgabbia dorata\u201d del format clock: programmiamo ancora per l\u2019ascoltatore? La riflessione di Umberto Labozzetta"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 la domanda al centro della riflessione di <strong>Umberto Labozzetta<\/strong>, che parte dall\u2019esempio dei palinsesti estivi, spesso caratterizzati da meno conduzione e maggiore rotazione musicale, per allargare il ragionamento all\u2019intero modello di programmazione radiofonica.<\/p>\n<p>Secondo Labozzetta, nell\u2019epoca dello streaming e dell\u2019ascolto on-demand, la musica non sarebbe pi\u00f9 l\u2019elemento realmente distintivo di un\u2019emittente: a fare la differenza sarebbero soprattutto <strong>la forza del brand, la riconoscibilit\u00e0 e il rapporto con l\u2019ascoltatore<\/strong>. Da qui la provocazione: il \u201cformat clock\u201d \u00e8 ancora uno strumento utile oppure \u00e8 diventato una sorta di <strong>gabbia dorata<\/strong> che rassicura pi\u00f9 chi fa radio che chi la ascolta?<\/p>\n<p>Di seguito, la riflessione integrale di <strong>Umberto Labozzetta<\/strong>, pubblicata sui social.<\/p>\n<p>Ascoltare la radio in queste settimane estive offre una prospettiva impietosa. Con i palinsesti ridotti all&#8217;osso, i conduttori titolari in ferie e spazi spesso affidati a voci esordienti alla prima esperienza, il vuoto editoriale viene riempito da una sola soluzione di ripiego: aumentare a dismisura la rotazione musicale. Ascoltando questo flusso, viene da farsi una provocazione estrema: visto il risultato, non converrebbe spegnere i microfoni, mandare tutti in vacanza e trasmettere solo musica a mo&#8217; di jukebox? Nella migliore delle ipotesi, la maggioranza delle radio in questo periodo risulta semplicemente inascoltabile.<\/p>\n<p>Ma il problema estivo \u00e8 solo la punta dell&#8217;iceberg. Tutto l&#8217;anno l&#8217;architettura della radio italiana si regge su modelli di programmazione rigorosi. Che si tratti del Top 40 (un carosello serrato di novit\u00e0 ad altissima rotazione e interventi flash), di un formato All News (scandito da cicli fissi di notiziari e rubriche al minuto) o di formati di flusso come il Classic Hits o l&#8217;Easy Listening, il principio \u00e8 sempre lo stesso: il format clock. Quella griglia a fette di torta che governa ogni singolo minuto dell&#8217;ora radiofonica.<\/p>\n<p>La domanda da porsi oggi, senza ipocrisie, \u00e8 radicale: questi format ingessati sono ancora utili o ci stanno portando fuori strada? Siamo sicuri che l&#8217;ascoltatore moderno \u2014 abituato alla fluidit\u00e0 totale e all&#8217;on-demand delle piattaforme di streaming \u2014 cerchi ancora questa maniacale prevedibilit\u00e0?<\/p>\n<p>Oggi la playlist in stile piattaforma ha completamente ridefinito le abitudini: non segue pi\u00f9 una linea editoriale rigida, non rispetta le vecchie caselle orarie e vive di suggestioni dinamiche, mentre la radio continua a blindarsi dentro clock che la fanno percepire come un prodotto industriale e anacronistico.<\/p>\n<p>E qui si apre il secondo grande interrogativo, guardando freddamente i dati Audiradio: quanto influisce ancora la musica sul rendimento e sull&#8217;ascolto di una radio in Italia?<\/p>\n<p>I dati dimostrano che la musica in s\u00e9 non \u00e8 pi\u00f9 il fattore discriminante dell&#8217;ascolto: i brani sono ovunque, replicabili e ovunque accessibili con un tap. A trainare i flussi e a giustificare le quote d&#8217;ascolto non \u00e8 pi\u00f9 il singolo prodotto o la perfezione millimetrica della playlist, bens\u00ec la forza e il ricordo del brand (il marchio, il logo insomma, chiamatelo come vi pare) dell&#8217;emittente. D\u2019altronde lo vediamo chiaramente anche in TV: tutti i grandi network sono presenti con i loro marchi, spesso affiancati agli eventi in piazza, proprio per attrarre a s\u00e9 utenti e ascoltatori. Pi\u00f9 forte \u00e8 la visibilit\u00e0, pi\u00f9 forte \u00e8 il ricordo del marchio. \u00c8 la percezione del brand a fidelizzare, mentre il palinsesto spesso gira pericolosamente a vuoto all&#8217;interno di una gabbia.<\/p>\n<p>La domanda, o se preferite la riflessione sotto l\u2019ombrellone in una domenica di agosto, \u00e8 questa: abbiamo paura di rompere gli schemi perch\u00e9 temiamo i dati, o semplicemente perch\u00e9 non sappiamo pi\u00f9 immaginare una radio che sappia vivere e respirare fuori da una griglia? O forse, peggio ancora, ci siamo assuefatti alla comodit\u00e0 di una gabbia dorata? \u00c8 il momento di riaccendere il cervello, prima che sia l&#8217;ascoltatore a spegnerci per sempre.<\/p>\n<p><strong>Umberto Labozzetta<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"\u00c8 la domanda al centro della riflessione di Umberto Labozzetta, che parte dall\u2019esempio dei palinsesti estivi, spesso caratterizzati&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":637249,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_share_on_mastodon":"0"},"categories":[1443],"tags":[203,351977,204,1537,90,89,1538,1539,4061,351978],"class_list":["post-637248","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-musica","tag-entertainment","tag-gabbia-dorata","tag-intrattenimento","tag-it","tag-italia","tag-italy","tag-music","tag-musica","tag-radio","tag-umberto-labozzetta"],"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/117113708039338871","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/637248","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=637248"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/637248\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/637249"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=637248"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=637248"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=637248"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}