{"id":637669,"date":"2026-08-18T07:52:16","date_gmt":"2026-08-18T07:52:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/637669\/"},"modified":"2026-08-18T07:52:16","modified_gmt":"2026-08-18T07:52:16","slug":"il-bonus-da-540-euro-allanno-se-investi-per-la-pensione-la-ricetta-tedesca-per-salvare-lassegno-previdenziale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/637669\/","title":{"rendered":"Il bonus da 540 euro all&#8217;anno se &#8220;investi&#8221; per la pensione: la ricetta tedesca per salvare l&#8217;assegno previdenziale"},"content":{"rendered":"<p>Sempre meno lavoratori dovranno finanziare le pensioni di una popolazione sempre pi\u00f9 anziana. E se tutta la previdenza continua a poggiare quasi esclusivamente sui contributi versati da chi lavora oggi per pagare chi \u00e8 gi\u00e0 in pensione, mantenere gli assegni diventa progressivamente pi\u00f9 difficile. La Germania ha deciso di provare una strada diversa: affiancare all&#8217;assegno pubblico una quantit\u00e0 crescente di capitale accumulato e investito durante la vita lavorativa. L&#8217;obiettivo dichiarato \u00e8 molto semplice: avere pi\u00f9 soldi disponibili al momento della pensione e impedire che l&#8217;assegno futuro perda troppo terreno rispetto allo stipendio.<\/p>\n<p>La prima parte della riforma \u00e8 gi\u00e0 legge e scatter\u00e0 dal 1\u00b0 gennaio 2027. La seconda, ancora pi\u00f9 ambiziosa, \u00e8 stata proposta dalla commissione incaricata dal governo tedesco di ridisegnare la pensione pubblica. Ed \u00e8 un esperimento che interessa direttamente anche l&#8217;Italia.<\/p>\n<p>Il problema: la pensione pubblica da sola rischia di non bastare<\/p>\n<p>Il governo tedesco lo scrive senza troppi giri di parole: pensione pubblica e previdenza aziendale, in alcuni casi, non saranno sufficienti a coprire il reddito necessario per mantenere in vecchiaia il precedente tenore di vita. Per questo Berlino ha deciso di rendere molto pi\u00f9 conveniente costruirsi una pensione integrativa.<\/p>\n<p>La vecchia Riester-Rente, il principale sistema di previdenza privata incentivata nato all&#8217;inizio degli anni Duemila, viene sostituita da prodotti pi\u00f9 semplici, meno costosi e soprattutto in grado di investire maggiormente sui mercati finanziari. La novit\u00e0 pi\u00f9 importante \u00e8 il nuovo Altersvorsorgedepot, una sorta di conto pensionistico personale.<\/p>\n<p>Dal 2027 il lavoratore potr\u00e0 utilizzare questo conto per comprare fondi ed Etf, anche azionari e diversificati a livello mondiale, senza essere obbligato a scegliere prodotti che garantiscano il capitale. Per chi non vuole assumere questo rischio continueranno comunque a esistere strumenti garantiti. L&#8217;idea economica \u00e8 chiara: meno garanzie possono significare maggiori oscillazioni, ma su periodi di trenta o quarant&#8217;anni consentono anche di puntare a rendimenti pi\u00f9 elevati. E quindi a una pensione integrativa potenzialmente pi\u00f9 alta.<\/p>\n<p>Lo Stato mette fino a 540 euro l&#8217;anno sulla pensione<\/p>\n<p>Ma la vera differenza rispetto a una normale scelta di investimento \u00e8 che lo Stato tedesco metter\u00e0 direttamente del denaro nel conto pensionistico del cittadino con un meccanismo molto generoso: per ogni euro investito, Berlino aggiunger\u00e0 50 centesimi sui primi 360 euro versati ogni anno. Sulla parte successiva, fino a 1.800 euro di versamenti, lo Stato aggiunger\u00e0 invece 25 centesimi per euro. Il contributo pubblico ordinario potr\u00e0 cos\u00ec arrivare a 540 euro l&#8217;anno.<\/p>\n<p>In altre parole, un lavoratore che mette da parte 1.800 euro all&#8217;anno, cio\u00e8 150 euro al mese, pu\u00f2 ritrovarsi nel proprio conto pensionistico 2.340 euro, grazie ai 540 aggiunti dallo Stato. E questo avviene ogni anno.<\/p>\n<p>Per una persona che comincia a versare da giovane, la differenza diventa significativa perch\u00e9 non conta soltanto il denaro aggiunto dal governo: anche quei 540 euro vengono investiti e possono produrre a loro volta rendimenti per decenni. \u00c8 il meccanismo dell&#8217;interesse composto applicato alla previdenza.<\/p>\n<p>Altri 300 euro per ogni figlio<\/p>\n<p>La Germania ha deciso inoltre di incentivare in maniera particolare le famiglie. \u00c8 prevista una maggiorazione fino a 300 euro l&#8217;anno per ogni figli e chi apre il proprio piano pensionistico prima dei 25 anni pu\u00f2 inoltre ricevere un bonus una tantum di 200 euro.<\/p>\n<p>La platea viene anche allargata. Non soltanto dipendenti, ma anche autonomi, liberi professionisti e imprenditori potranno accedere agli incentivi. Il messaggio politico \u00e8 evidente: prima si comincia ad accumulare, maggiore pu\u00f2 essere il capitale disponibile al momento della pensione.<\/p>\n<p>Le pensioni in Borsa<\/p>\n<p>Per decenni Germania e Italia hanno avuto un rapporto piuttosto prudente con gli investimenti finanziari delle famiglie. Una parte importante del risparmio \u00e8 rimasta sui depositi bancari, nelle assicurazioni o in prodotti a basso rischio. Berlino adesso vuole mettere al lavoro una quota maggiore di questo denaro. Il nuovo prodotto pensionistico standard avr\u00e0 inoltre costi limitati all&#8217;1 per cento, proprio per evitare che commissioni troppo elevate divorino una parte consistente del rendimento accumulato nel corso degli anni. \u00c8 anche per questo che gli Etf potrebbero diventare uno degli strumenti centrali della riforma.<\/p>\n<p>Ma attenzione: non \u00e8 un regalo alle societ\u00e0 finanziarie senza rischi per il cittadino. Se si sceglie una linea azionaria, il valore pu\u00f2 salire ma anche scendere. La scommessa tedesca \u00e8 che su un orizzonte previdenziale molto lungo i maggiori rendimenti attesi possano compensare le oscillazioni dei mercati. La vera rivoluzione sta nel passo successivo. La commissione governativa incaricata di preparare la nuova riforma pensionistica ha proposto nel giugno 2026 di introdurre una gesetzliche Kapitalrente, cio\u00e8 una pensione pubblica a capitalizzazione che affiancherebbe quella tradizionale sul modello svedese.<\/p>\n<p>La proposta prevede un contributo aggiuntivo pari complessivamente al 2 per cento dello stipendio lordo, diviso a met\u00e0 tra lavoratore e datore di lavoro. L&#8217;introduzione sarebbe progressiva, in scatti dello 0,5 per cento, proprio per evitare un aumento immediato troppo pesante del costo del lavoro. Quei soldi non servirebbero a pagare immediatamente le pensioni di chi \u00e8 gi\u00e0 anziano. Verrebbero invece accumulati e investiti sui mercati a favore dei lavoratori che li hanno versati. \u00c8 una differenza fondamentale rispetto al normale sistema pensionistico a ripartizione.<\/p>\n<p>Oggi, semplificando, i contributi di un lavoratore servono a finanziare le pensioni correnti. Nel sistema a capitalizzazione una parte del denaro viene invece accantonata, investita e restituita in futuro sotto forma di pensione.<\/p>\n<p>La Germania vuole evitare che l&#8217;assegno scenda sotto il 48 per cento dello stipendio<\/p>\n<p>Qui arriviamo al motivo per cui la riforma tedesca pu\u00f2 essere letta anche come un tentativo di aumentare le pensioni future. La Germania ha stabilizzato fino al 2031 il cosiddetto livello pensionistico al 48 per cento. Dopo quella data, senza interventi, l&#8217;invecchiamento della popolazione eserciterebbe una pressione sempre maggiore sul sistema. Secondo la commissione tedesca, i rendimenti prodotti dalla nuova componente a capitalizzazione dovrebbero permettere di mantenere nel lungo periodo il livello complessivo della pensione almeno al 48 per cento e, successivamente, persino di superarlo.<\/p>\n<p>E l&#8217;Italia? In realt\u00e0 qualcosa \u00e8 gi\u00e0 cambiato<\/p>\n<p>Anche il nostro governo ha deciso di rafforzare la previdenza complementare. In Italia oltre 10 milioni hanno gi\u00e0 un fondo pensione e dal 1\u00b0 luglio 2026 i nuovi lavoratori dipendenti del settore privato &#8211; in caso di prima assunzione &#8211; hanno 60 giorni per decidere cosa fare del proprio Tfr. Se non esprime una scelta, scatta l&#8217;adesione automatica al fondo pensione collettivo previsto dal contratto di lavoro. E non finisce nel fondo soltanto il Tfr. Nel nuovo sistema automatico vengono versati anche il contributo del datore di lavoro e quello del lavoratore, nelle misure previste dagli accordi collettivi. Fino al 30 giugno 2026 il vecchio meccanismo di silenzio-assenso riguardava normalmente il Tfr. Adesso l&#8217;adesione automatica prevede una contribuzione piena.<\/p>\n<p>E c&#8217;\u00e8 un&#8217;altra modifica che avvicina, almeno nella filosofia, l&#8217;Italia alla Germania: il denaro degli aderenti automatici non viene pi\u00f9 collocato necessariamente nel comparto garantito, ma in linee di investimento predefinite coerenti con il profilo e l&#8217;et\u00e0 del lavoratore. E alla fine di giugno 2026 le risorse accumulate dalle forme di previdenza complementare avevano raggiunto 273,2 miliardi di euro. Sono numeri rilevanti, ma il punto politico resta aperto: come convincere soprattutto i lavoratori giovani, quelli con carriere discontinue e i redditi medio-bassi ad accumulare abbastanza capitale?<\/p>\n<p>L&#8217;Italia sta quindi spingendo sulla pensione complementare attraverso il Tfr, l&#8217;adesione automatica, i contributi dei datori di lavoro e le agevolazioni fiscali. Dal luglio 2026 sono stati inoltre ampliati gli strumenti a disposizione degli iscritti e modificato il trattamento fiscale di alcune prestazioni. La Germania fa per\u00f2 un passo ulteriore: mette un contributo pubblico facilmente visibile direttamente accanto al risparmio del cittadino. \u00c8 una formula semplice da capire e potenzialmente molto efficace sul piano psicologico, soprattutto per chi considera ancora la pensione integrativa come un costo anzich\u00e9 come una parte della propria retribuzione futura.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 probabilmente questa la domanda che il caso tedesco pone anche all&#8217;Italia. Se sappiamo gi\u00e0 che per molti lavoratori la sola pensione contributiva potrebbe non essere sufficiente a mantenere il tenore di vita raggiunto durante gli anni di lavoro, conviene continuare a spendere quasi tutte le risorse pubbliche per intervenire sulle pensioni quando vengono pagate, oppure incentivare maggiormente i lavoratori ad accumulare capitale molti anni prima? La Germania sembra aver scelto la seconda strada. Non sostituire la pensione pubblica, ma costruire pi\u00f9 gambe su cui farla poggiare: contributi dei lavoratori, contributi dei datori, incentivi statali e rendimenti finanziari.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Sempre meno lavoratori dovranno finanziare le pensioni di una popolazione sempre pi\u00f9 anziana. 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