{"id":638584,"date":"2026-08-18T20:25:15","date_gmt":"2026-08-18T20:25:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/638584\/"},"modified":"2026-08-18T20:25:15","modified_gmt":"2026-08-18T20:25:15","slug":"microbioma-prebiotici-e-probiotici-su-300-ceppi-alimentari-solo-35-superano-lesame","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/638584\/","title":{"rendered":"Microbioma, prebiotici e probiotici: su 300 ceppi alimentari solo 35 superano l&#8217;esame"},"content":{"rendered":"<p><strong>Non tutti i probiotici sono uguali<\/strong>: nel cibo si nascondono batteri capaci di \u00abparlare\u00bb con il sistema immunitario Dal <strong>pane a lievitazione naturale<\/strong> al <strong>kefir<\/strong>, dal <strong>latte<\/strong> ai <strong>formaggi<\/strong>: uno studio ha passato al setaccio <strong>quasi 300 ceppi<\/strong> di <strong>lattobacilli<\/strong>. Solo <strong>35<\/strong> hanno superato la selezione per le caratteristiche probiotiche e alcuni hanno mostrato effetti molto diversi sui segnali dell&#8217;infiammazione. La prospettiva pi\u00f9 intrigante riguarda ci\u00f2 che i batteri producono: molecole che in futuro potrebbero diventare nuovi <strong>\u201cpostbiotici\u201d<\/strong>. Dentro un pezzo di formaggio, una pasta madre o un granello di kefir potrebbe nascondersi qualcosa di molto pi\u00f9 sofisticato di un semplice batterio \u201cbuono\u201d. Potrebbe esserci una <strong>piccola fabbrica biochimica<\/strong>.<\/p>\n<p>Un microrganismo capace di <strong>attraversare l&#8217;ambiente ostile dello stomaco<\/strong>, <strong>resistere alla bile<\/strong>, <strong>aggrapparsi al muco intestinale<\/strong> e, soprattutto, <strong>liberare molecole<\/strong> in grado di dialogare con le cellule del nostro organismo. \u00c8 questa la parte pi\u00f9 affascinante di uno studio pubblicato su <strong>Frontiers in Microbiology<\/strong> da <strong>Magdalena Kowalczyk<\/strong> e colleghi, che hanno analizzato <strong>quasi 300 ceppi<\/strong> di <strong>lattobacilli<\/strong> provenienti da differenti alimenti, tra cui <strong>latte crudo<\/strong>, <strong>pasta madre<\/strong>, <strong>kefir<\/strong> e <strong>Oscypek<\/strong>, tradizionale formaggio polacco.<\/p>\n<p>L&#8217;idea che emerge \u00e8 semplice ma cambia il modo di parlare di probiotici: <strong>non esiste il lattobacillo<\/strong>. Esistono <strong>ceppi differenti<\/strong>, quasi <strong>individui<\/strong> con un proprio curriculum biologico. E due batteri appartenenti allo stesso grande mondo dei lattobacilli possono comportarsi in maniera profondamente diversa.<\/p>\n<p>Una corsa a ostacoli lunga quanto l&#8217;intestino Per diventare un buon candidato probiotico non basta essere un batterio considerato benefico. <strong>Bisogna prima sopravvivere al viaggio<\/strong>. I ricercatori hanno quindi sottoposto quasi 300 isolati a una sorta di durissima selezione naturale in laboratorio: <strong>resistenza all&#8217;acidit\u00e0<\/strong>, <strong>tolleranza ai sali biliari<\/strong> e capacit\u00e0 di <strong>aderire alla mucina<\/strong>, una componente fondamentale dello strato di muco che protegge l&#8217;epitelio intestinale. \u00c8 come valutare un esploratore non soltanto per la sua identit\u00e0, ma per la capacit\u00e0 di attraversare un deserto, superare un fiume e infine trovare un luogo nel quale fermarsi.<\/p>\n<p>E la provenienza sembra contare. Tra i ceppi studiati, <strong>Lactiplantibacillus<\/strong> e <strong>Levilactobacillus<\/strong> provenienti soprattutto dal formaggio <strong>Oscypek<\/strong> e dalla <strong>pasta madre<\/strong> hanno mostrato una notevole <strong>tolleranza ai sali biliari<\/strong>. Anche l&#8217;<strong>adesione<\/strong> \u00e8 risultata molto variabile: una caratteristica importante perch\u00e9 un batterio che arriva nell&#8217;intestino ma viene immediatamente trascinato via ha possibilit\u00e0 differenti rispetto a uno capace di interagire con lo <strong>strato mucoso<\/strong>. Alla fine della prima selezione il gruppo si \u00e8 drasticamente ristretto. E dopo i controlli di biosicurezza sono rimasti <strong>35 ceppi particolarmente promettenti<\/strong>. <strong>Cinque isolati<\/strong> che mostravano livelli di <strong>resistenza agli antibiotici<\/strong> superiori ai valori di riferimento sono stati esclusi dalle successive sperimentazioni; tutti i <strong>40 ceppi<\/strong> sottoposti al test emolitico sono risultati <strong>non beta-emolitici<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Il probiotico ha bisogno del suo cibo<\/strong><\/p>\n<p>Poi arriva un secondo capitolo della storia: anche i batteri devono mangiare. Ed \u00e8 qui che entrano in scena i <strong>prebiotici<\/strong>, sostanze che possono favorire selettivamente la crescita di determinati microrganismi intestinali. I <strong>35 ceppi<\/strong> selezionati sono stati messi alla prova con diversi substrati, fra cui <strong>galatto-oligosaccaridi<\/strong>, <strong>inulina<\/strong> e <strong>oligosaccaridi della famiglia del raffinosio<\/strong>. Il risultato conferma ancora una volta che parlare genericamente di \u201c<strong>probiotici<\/strong>\u201d pu\u00f2 essere fuorviante. <strong>Non tutti gradiscono lo stesso men\u00f9.<\/strong><\/p>\n<p>Nel complesso, molti <strong>lattobacilli<\/strong> studiati sono stati favoriti dai <strong>galatto-oligosaccaridi (GOS)<\/strong>. L&#8217;<strong>inulina<\/strong>, invece, ha mostrato una relazione molto pi\u00f9 selettiva: nello studio erano soprattutto i <strong>Lacticaseibacillus<\/strong> a riuscire a utilizzarla e a crescere in sua presenza. \u00c8 un particolare che apre una prospettiva interessante: costruire <strong>combinazioni sinbiotiche<\/strong>, nelle quali il probiotico venga associato proprio al prebiotico che rappresenta il suo substrato preferenziale. Non un fertilizzante distribuito indiscriminatamente nel giardino intestinale, dunque, ma il <strong>nutrimento scelto<\/strong> per una determinata pianta.<\/p>\n<p>Ma la scoperta pi\u00f9 intrigante arriva quando i batteri vengono tolti, qui la ricerca cambia prospettiva: gli studiosi non hanno osservato soltanto ci\u00f2 che fanno i lattobacilli vivi. Hanno studiato anche quello che lasciano nell&#8217;ambiente mentre crescono. I batteri, infatti, producono e liberano metaboliti e altre sostanze biologicamente attive. Gli scienziati hanno quindi preparato i cosiddetti <strong>cell-free supernatants (CFS)<\/strong>: in termini semplici, il liquido di coltura dal quale le cellule batteriche sono state eliminate, ma nel quale rimangono le sostanze da esse rilasciate. Una sorta di <strong>impronta chimica del batterio<\/strong>. In questa ottica sono stati analizzati i supernatanti di cinque dei 35 ceppi pi\u00f9 promettenti: <strong>un Lacticaseibacillus e quattro Lactiplantibacillus<\/strong>. Ed \u00e8 qui che i microrganismi hanno mostrato <strong>personalit\u00e0 biologiche sorprendentemente differenti<\/strong>.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 chi accende l&#8217;infiammazione e chi sembra frenarla. I supernatanti sono stati messi a contatto con <strong>cellule epiteliali intestinali umane HT-29<\/strong> precedentemente stimolate con <strong>IL-1\u03b2<\/strong>, creando quindi in laboratorio un modello cellulare di attivazione infiammatoria. I ricercatori hanno osservato l&#8217;espressione di quattro importanti mediatori, interleuchine del sistema immunitario: <strong>IL-1\u03b2<\/strong>, <strong>IL-6<\/strong>, <strong>IL-8<\/strong> e <strong>TNF-\u03b1<\/strong>. Il risultato non \u00e8 stato una risposta uniforme. Tutti e cinque i supernatanti hanno aumentato significativamente l&#8217;espressione di <strong>TNF-\u03b1<\/strong>. Due, denominati <strong>L_2<\/strong> e <strong>L_5<\/strong>, hanno aumentato significativamente <strong>IL-8<\/strong>. Ma un altro ceppo, <strong>Lactiplantibacillus L_4<\/strong>, ha fatto qualcosa di diverso: ha <strong>ridotto l&#8217;espressione di IL-8 e di IL-1\u03b2<\/strong>. Le variazioni osservate per <strong>IL-6<\/strong> non hanno invece raggiunto la significativit\u00e0 statistica.<\/p>\n<p>\u00c8 probabilmente il risultato pi\u00f9 suggestivo dell&#8217;intero lavoro. Perch\u00e9 significa che <strong>due lattobacilli<\/strong> apparentemente appartenenti allo stesso grande universo dei \u201cbatteri buoni\u201d possono inviare <strong>messaggi quasi opposti<\/strong>. Uno pu\u00f2 <strong>stimolare<\/strong> determinati segnali immunitari. Un altro pu\u00f2 <strong>attenuarne<\/strong> alcuni.<\/p>\n<p>L&#8217;attenzione degli autori si concentra in particolare sul comportamento del ceppo <strong>L_4<\/strong>. <strong>IL-8<\/strong> \u00e8 una chemochina fortemente coinvolta nel richiamo delle cellule immunitarie e nei processi infiammatori. Livelli aumentati sono stati associati a diverse condizioni infiammatorie e anche alle <strong>malattie infiammatorie intestinali (IBD)<\/strong>. Per questo la capacit\u00e0 del supernatante di <strong>L_4<\/strong> di ridurre l&#8217;espressione di <strong>IL-8<\/strong> viene considerata dagli autori potenzialmente interessante per lo sviluppo futuro di strategie rivolte alle <strong>patologie su base infiammatoria, comprese le IBD<\/strong>. Lo studio \u00e8 stato condotto <strong>in vitro<\/strong>, su una linea cellulare. <strong>Non dimostra<\/strong> che mangiare un determinato formaggio o assumere quel lattobacillo possa curare una malattia infiammatoria intestinale in quanto tra una cellula coltivata in laboratorio e un paziente c&#8217;\u00e8 un&#8217;intera biologia da attraversare ma indica una strada tracciata che \u00e8 quella giusta.<\/p>\n<p><strong>Dai probiotici ai postbiotici<\/strong>: forse non serve neppure il <strong>batterio vivo<\/strong>. Ed \u00e8 probabilmente questa la prospettiva pi\u00f9 innovativa in quanto se una parte dell&#8217;effetto biologico dipende dalle sostanze prodotte dal microrganismo, in futuro potrebbe non essere sempre necessario somministrare il <strong>batterio vivo<\/strong>.<\/p>\n<p>Potrebbero essere utilizzati <strong>postbiotici<\/strong>, preparazioni derivate dai microrganismi e dai loro prodotti bioattivi. Gli stessi autori sottolineano l&#8217;interesse delle <strong>secrezioni batteriche<\/strong> soprattutto in situazioni nelle quali l&#8217;impiego di <strong>microrganismi vivi<\/strong> pu\u00f2 richiedere particolare cautela, come nei <strong>pazienti immunodepressi<\/strong>, nei <strong>malati critici<\/strong> o nei <strong>neonati prematuri<\/strong>. In altre parole, invece di trasferire nell&#8217;intestino la \u201cfabbrica\u201d, potremmo un giorno utilizzare alcuni dei <strong>prodotti della fabbrica<\/strong>. La ricerca \u00e8 ancora lontana dall&#8217;avere trasformato questa ipotesi in una terapia. Ma \u00e8 proprio qui che <strong>probiotica e farmacologia<\/strong> iniziano quasi a sfiorarsi. Anche sul <strong>microbiota<\/strong> dunque si va verso una <strong>medicina di precisione<\/strong>. Da questa prospettiva la parola \u201c<strong>probiotico<\/strong>\u201d, da sola, dice sempre meno, conta di pi\u00f9 il genere e la specie, soprattutto il <strong>ceppo<\/strong>.<\/p>\n<p>I ricercatori concludono infatti che sia le <strong>propriet\u00e0 probiotiche<\/strong> sia quelle <strong>immunomodulanti<\/strong> sono specifiche del <strong>singolo ceppo<\/strong> e potrebbero dipendere dalle differenze nel <strong>patrimonio genetico<\/strong> e nei <strong>metaboliti prodotti<\/strong>. Serviranno ulteriori studi sui candidati pi\u00f9 promettenti e sulle loro <strong>frazioni extracellulari<\/strong> prima di immaginare <strong>applicazioni terapeutiche mirate<\/strong>. In poche parola siamo di fronte a una piccola <strong>rivoluzione concettuale<\/strong>. Per anni abbiamo immaginato il <strong>microbiota<\/strong> soprattutto come una folla: miliardi di microrganismi da mantenere in equilibrio. La ricerca sta iniziando invece a distinguere le <strong>singole voci<\/strong> dentro quella folla.<\/p>\n<p>Alcune <strong>resistono meglio all&#8217;acido<\/strong>. Altre si <strong>aggrappano al muco<\/strong>. Altre ancora <strong>preferiscono determinati zuccheri<\/strong>. E alcune sembrano capaci di <strong>sussurrare alle cellule intestinali<\/strong> di aumentare o abbassare determinati <strong>segnali immunitari<\/strong>. Il <strong>futuro dei probiotici<\/strong> potrebbe quindi non essere una <strong>capsula<\/strong> contenente genericamente \u201c<strong>fermenti lattici<\/strong>\u201d, ma una combinazione scelta con precisione: il <strong>ceppo giusto<\/strong>, nutrito dal <strong>prebiotico giusto<\/strong>, oppure perfino le sole <strong>molecole che quel microrganismo produce<\/strong>. Una <strong>farmacia microscopica<\/strong> che, almeno in parte, potrebbe essere gi\u00e0 nascosta negli <strong>alimenti fermentati<\/strong> che l&#8217;uomo prepara da millenni.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Non tutti i probiotici sono uguali: nel cibo si nascondono batteri capaci di \u00abparlare\u00bb con il sistema immunitario&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":638585,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_share_on_mastodon":"0"},"categories":[175],"tags":[50821,349995,239,1537,90,89,140027,352846,352845,50818,352847,352843,352844,352848,240],"class_list":["post-638584","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-salute","tag-formaggio","tag-frontiers-in-microbiology","tag-health","tag-it","tag-italia","tag-italy","tag-kefir","tag-lacticaseibacillus","tag-lactiplantibacillus","tag-latte-crudo","tag-levilactobacillus","tag-magdalena-kowalczyk","tag-oscypek","tag-pasta-madre","tag-salute"],"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/117118391417688245","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/638584","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=638584"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/638584\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/638585"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=638584"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=638584"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=638584"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}