{"id":63861,"date":"2025-08-23T08:05:11","date_gmt":"2025-08-23T08:05:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/63861\/"},"modified":"2025-08-23T08:05:11","modified_gmt":"2025-08-23T08:05:11","slug":"intervista-alla-curatrice-di-buro-lhub-curatoriale-dello-stedelijk-museum-di-amsterdam","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/63861\/","title":{"rendered":"Intervista alla curatrice di Buro: l\u2019hub curatoriale dello Stedelijk Museum di Amsterdam"},"content":{"rendered":"<p>Nel cuore dello\u00a0<a href=\"https:\/\/www.artribune.com\/tag\/stedelijk-museum\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener nofollow\">Stedelijk Museum di Amsterdam<\/a>, il museo d\u2019arte contemporanea pi\u00f9 noto dei Paesi Bassi, esiste uno spazio che lavora silenziosamente per riformulare le logiche tradizionali del museo. Questo spazio si chiama\u00a0<strong>Buro Stedelijk<\/strong>: una piattaforma curatoriale dedicata a pratiche artistiche emergenti, comunitarie e spesso marginalizzate, e che promuove forme di curatela basate sulla cura, la collaborazione e la decostruzione del sapere coloniale. Abbiamo intervistato\u00a0<strong>Rita Ou\u00e9draogo<\/strong>, curatrice di Buro Stedelijk, per approfondire questa iniziativa e il suo ruolo fondamentale nell\u2019immaginare nuovi futuri per questa e molte altre istituzioni culturali.<\/p>\n<p>Intervista a Rita Ou\u00e9draogo: curatrice di Buro<\/p>\n<p><strong>Da quale idea nasce Buro Stedelijk e perch\u00e9 \u00e8 importante decolonizzare il museo?<br \/><\/strong>Buro Stedelijk nasce come spazio di sperimentazione<strong>\u00a0<\/strong>all\u2019interno della struttura dello Stedelijk Museum di arte contemporanea.\u00a0Al contrario di un dipartimento tradizionale, \u00e8 una piattaforma curatoriale che opera con una certa autonomia e con l\u2019obiettivo di\u00a0celebrare la comunit\u00e0 e incoraggiare la sperimentazione e l\u2019arte che supera i confini attraverso una variet\u00e0 di manifestazioni che sfidano le questioni (geo)politiche.<\/p>\n<p>    L&#8217;articolo continua pi\u00f9 sotto<\/p>\n<p><strong>Che cosa significa per te \u201cdecolonizzare il museo\u201d?<br \/><\/strong><a href=\"https:\/\/www.artribune.com\/arti-visive\/2020\/04\/decolonizzare-musei\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener nofollow\">Significa<\/a>\u00a0prima di tutto riconoscere che il museo \u00e8 intrinsecamente nato all\u2019interno di strutture coloniali e patriarcali. Fin dalla loro fondazione nel XIX Secolo, i musei moderni sono stati strumenti di potere che hanno raccolto, classificato e mostrato il sapere secondo una logica eurocentrica e, spesso, violenta. I\u00a0<a href=\"https:\/\/www.artribune.com\/tag\/paesi-bassi\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener nofollow\">Paesi Bassi,<\/a>\u00a0come molti altri paesi occidentali, \u00e8 un paese basato su una ricca storia e logiche coloniali. Il nostro lavoro \u00e8 mettere in discussione queste logiche, creare spazio per narrazioni e pratiche diverse, mettendo in luce comunit\u00e0\u2019 oppresse, le cui storie sono ancora spesso marginalizzate e dimenticate.\u00a0<\/p>\n<p><strong>Chi sei e da quanto tempo lavori a Buro Stedelijk?<br \/><\/strong>Dopo I miei studi in antropologia culturale, mi sono ritrovata a fare ricerca nel campo della cultura materiale, una disciplina emergente che si occupa degli aspetti visibili e concreti di una cultura, quali i manufatti urbani, gli utensili della vita quotidiana e delle attivit\u00e0 produttive. Durante questi anni sono stata in grado di sviluppare il mio pensiero critico e avvicinarmi alla curatela e pratica artistica, scoprendo come l\u2019arte possa essere uno strumento di trasformazione, guarigione e immaginazione politica.\u00a0<\/p>\n<p>Buro Stedelijk ad Amsterdam secondo la sua curatrice<\/p>\n<p><strong>Raccontaci la nascita di Buro.<\/strong><br \/>Buro Stedelijk \u00e8 l\u2019evoluzione del progetto SMBA (Stedelijk Museum Bureau Amsterdam), uno spazio satellite situato nel quartiere di Jordaan, precisamente in Rozenstraat, che dal 1993 al 2016 ha operato in dialogo con la citt\u00e0. Nel 2022 lo Stedelijk ha offerto uno spazio per continuare all\u2019interno dei propri stessi muri, offrendo un\u2019occasione per una riflessione su come mantenere una piattaforma critica e decentrata all\u2019interno del museo stesso. Insieme a Azu Nwagbogu, abbiamo fondato la nuova visione di Buro Stedelijk. Anche se \u00e8 fisicamente all\u2019interno del museo, il nostro intento \u00e8 quello di lavorare anche al di fuori di esso, in collaborazione con comunit\u00e0 e artisti che non si riconoscono nelle logiche museali tradizionali. Da quel momento, qualsiasi attivit\u00e0, che si tratti di mostre, conferenze, simposi, saggi o performance, \u00e8 chiamata \u201cmanifestazioni\u201d, in continuo cambiamento e divenire.<\/p>\n<p><strong>Come definiresti il tuo ruolo di curatrice all\u2019interno di Buro Stedelijk?<br \/><\/strong>Prima di tutto, per me la cura \u00e8 un valore centrale: a Buro Stedelijk non curiamo solo mostre, ma anche relazioni, e vedo il mio ruolo come facilitatrice. Non sono qui per imporre una visione, ma per creare le condizioni per cui nuove idee artistiche e progetti possano emergere. Il mio ruolo \u00e8 anche quello di proteggere lo spazio: creare un ambiente dove si possa osare, sperimentare, sbagliare. E soprattutto, dove ci sia tempo per soffermarsi e riflettere, cosa che spesso non accade nella societa\u2019 di oggi.\u00a0<\/p>\n<p><strong>Qual \u00e8 la sfida principale?<br \/><\/strong>La sfida pi\u00f9 grande, ma anche l\u2019aspetto pi\u00f9 entusiasmante, \u00e8 dover continuamente negoziare e creare uno spazio in cui sia possibile sperimentare e provare cose nuove senza infrangere le regole del museo. E, allo stesso tempo, come possiamo mettere in discussione queste regole? Che funzione hanno realmente questi muri? O cosa possono permettersi e cosa no? E allo stesso tempo, dobbiamo anche chiederci: \u201cD\u2019accordo, ci sono alcune pratiche, opere d\u2019arte e progetti che prosperano effettivamente in questi luoghi\u201d. E molte altre che non lo fanno, e va bene cos\u00ec. Quindi, come possiamo accontentare entrambe le parti? O come possiamo capire di cosa ha bisogno un artista, un collaboratore, un creatore o un progetto e come possiamo essere d\u2019aiuto in questo senso? Il ruolo di curatore \u00e8 complesso e richiede un grande impegno e responsabilit\u00e0\u2019: si occupa, infatti, di mettere in contatto artisti fragili con un\u2019istituzione.<\/p>\n<p><strong>E il segreto per riuscire a coinvolgere le persone nelle vostre iniziative?<\/strong><br \/>Nella nostra filosofia, ogni collaboratore \u00e8 visto come un contributore fondamentale, che contribuisce a plasmare l\u2019essenza di Buro Stedelijk. Lavoriamo con molti incontri, in dialogo con artisti, attivisti, comunit\u00e0, pedagogisti e ricercatori. Ogni progetto nasce dall\u2019ascolto, dalle relazioni e da una fiducia costruita nel tempo. Cerchiamo di decentralizzare il potere curatoriale e di creare spazi basati sull\u2019orizzontalit\u00e0 in cui le persone possano esprimersi con la propria esperienza, la propria storia e il proprio linguaggio. Facciamo il nostro meglio per rendere lo spazio in cui lavoriamo, ad esempio, accogliente e informale.\u00a0<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1392\" height=\"1920\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/rita-ouedraogo.jpg\" alt=\"Rita Ouedraogo\" class=\"wp-image-1176571\"  \/>Rita OuedraogoIl museo fuori dal museo<\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9 operare al di fuori del museo?<\/strong><br \/>Perch\u00e9 molte persone non vogliono entrare all\u2019interno del museo, spesso a causa di passate esperienze traumatiche legate alle istituzioni, nelle quali non si sono sentiti oppressi o non tollerati. L\u2019architettura del museo stesso \u00e8 escludente. I muri bianchi, il linguaggio accadmico, le gerarchie implicite. Andare fuori significa avvicinarsi, incontrare, imparare. Abbiamo collaborato ad esempio con parchi, nightclubs e altre istituzioni artistiche e scuole, i quali spazi ci permettono di rompere la logica dell\u2019evento e di costruire pratiche pi\u00f9 lente, pi\u00f9 intime.<\/p>\n<p><strong>Che risvolti pu\u00f2 portare tutto ci\u00f2?<\/strong><br \/>Creare legami con iniziative al di fuori di Buro Stedelijk \u00e8 fondamentale. \u00c8 uno sforzo che richiede tempo, ma \u00e8 l\u2019unica maniera con la quale si pu\u00f2 creare una vera e propria comunit\u00e0 di supporto, caratterizzata da un senso di appartenenza delle persone. Un esempio di azione esterna \u00e8 la creazione, in occasione della commemorazione dell\u2019abolizione della schiavit\u00f9 nei Paesi Bassi, che si tiene ogni primo luglio, di una traiettoria artistica pubblica sui muri e le finestre dei palazzi del quartiere di Staatsliedenbuurt, ad Amsterdam. In questa \u201cmanifestazione\u201c, i passanti potranno leggere le poesie della poetessa Babs Gons, con illustrazioni dell\u2019artista e graphic designer Jeanine Van Berkel.<strong\/><\/p>\n<p><strong>A cosa si riferisce il nome \u201cmanifestations\u201d? Quale ti \u00e8 rimasta particolarmente a cuore?<\/strong><br \/>Le \u201cmanifestations\u201d sono le iniziative pubbliche del Buro Stedelijk: mostre, eventi, incontri, performances ma anche saggi. Tutto ci\u00f2 che facciamo si chiama \u201cmanifestation\u201d. Il termine \u201cmanifestation\u201d ci interessa perch\u00e9 implica qualcosa che emerge, si rivela, prende forma in pubblico. Presenta anche una dimensione spirituale, quasi rituale. Non si tratta solo di organizzazione, ma anche di manifestazione di qualcosa che prima non aveva spazio o visibilit\u00e0.<strong\/><\/p>\n<p><strong>Un esempio?<\/strong><br \/>\u00c8 difficile menzionare una manifestazione in particolare, perch\u00e9 mi appassionano tutte. Una delle pi\u00f9 impressionanti \u00e8 stata \u201cTruth\u201d, nella quale abbiamo riempito l\u2019intero spazio di acqua e le persone potevano camminare all\u2019interno di questa sorta di piscina, circondate dalle proiezioni sui muri della performance dell\u2019artista e scultore Miles Greenberg. \u00c8 una cosa che non succede spesso in un museo, non trovi?<strong\/><\/p>\n<p><strong>Che messaggio vuoi lasciare ai giovani artisti, curatori e non solo?<br \/><\/strong>Il museo non \u00e8 neutro, ma pu\u00f2 essere trasformato grazie al pensiero critico. C\u2019\u00e8 spazio per pratiche radicali, lente e fragili, basate sull\u2019ascolto e la collaborazione. Anche la cura \u00e8 una forma di potere alternativo e, soprattutto in questi tempi difficili, non possiamo permetterci di perdere la speranza: informarsi, leggere, creare relazioni \u00e8 ci\u00f2 che mi permette di andare avanti. Il mio lavoro presso Buro Stedelijk mi ha dimostrato che \u00e8 possibile costruire comunit\u00e0 artistiche basate sulla fiducia, sull\u2019ascolto e sull\u2019opacit\u00e0.<\/p>\n<p>Linda Del Rosso<\/p>\n<p><strong>Libri consigliati:<\/strong><\/p>\n<p>(Grazie all\u2019affiliazione Amazon riconosce una piccola percentuale ad Artribune sui vostri acquisti)\u00a0<\/p>\n<p class=\"intext-cta\">Artribune \u00e8 anche su Whatsapp.  \u00c8 sufficiente <a href=\"https:\/\/whatsapp.com\/channel\/0029Va9iaYUEFeXeqRR2yT1y\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">cliccare qui<\/a> per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Nel cuore dello\u00a0Stedelijk Museum di Amsterdam, il museo d\u2019arte contemporanea pi\u00f9 noto dei Paesi Bassi, esiste uno spazio&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":63862,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1446],"tags":[1615,1613,1614,1611,1610,1612,203,204,1537,90,89],"class_list":{"0":"post-63861","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte-e-design","8":"tag-arte","9":"tag-arte-e-design","10":"tag-arteedesign","11":"tag-arts","12":"tag-arts-and-design","13":"tag-design","14":"tag-entertainment","15":"tag-intrattenimento","16":"tag-it","17":"tag-italia","18":"tag-italy"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/63861","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=63861"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/63861\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/63862"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=63861"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=63861"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=63861"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}