{"id":638925,"date":"2026-08-19T01:50:17","date_gmt":"2026-08-19T01:50:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/638925\/"},"modified":"2026-08-19T01:50:17","modified_gmt":"2026-08-19T01:50:17","slug":"microbioma-il-tumore-del-colon-puo-conservare-la-memoria-dei-batteri-incontrati-anni-prima","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/638925\/","title":{"rendered":"Microbioma: il tumore del colon pu\u00f2 conservare la memoria dei batteri incontrati anni prima"},"content":{"rendered":"<p><strong>Un batterio pu\u00f2 lasciare la sua firma nel DNA del tumore del colon.<\/strong> \u00c8 uno dei filoni pi\u00f9 affascinanti aperti dalla ricerca sul microbiota: alcuni ceppi intestinali di <strong>Escherichia coli<\/strong> producono <strong>colibactina<\/strong>, una <strong>genotossina<\/strong> capace di danneggiare il DNA. E quel danno non scompare necessariamente insieme al batterio. Pu\u00f2 lasciare particolari combinazioni di mutazioni, vere e proprie <strong>\u201cimpronte digitali\u201d<\/strong> molecolari che anni dopo vengono ritrovate nelle cellule di un <strong>carcinoma colorettale<\/strong>. Gli studi pi\u00f9 recenti aggiungono un elemento ancora pi\u00f9 intrigante: l&#8217;esposizione potrebbe verificarsi molto presto nella storia del tumore e le firme della colibactina risultano particolarmente frequenti nei carcinomi diagnosticati in <strong>et\u00e0 giovane<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Un batterio passa, il DNA potrebbe ricordarlo.<\/strong> \u00c8 questa l&#8217;immagine forse pi\u00f9 efficace per raccontare uno dei cambiamenti di prospettiva pi\u00f9 interessanti nella ricerca sul tumore del colon. Siamo abituati a pensare ai batteri intestinali come microrganismi che possono favorire o contrastare infiammazione, metabolismo e risposta immunitaria. Ma alcuni potrebbero fare qualcosa di molto pi\u00f9 diretto: toccare il nostro genoma e lasciare una <strong>cicatrice molecolare permanente<\/strong>. Il protagonista di questa storia \u00e8 <strong>Escherichia coli<\/strong>, o pi\u00f9 precisamente alcuni suoi ceppi dotati di un particolare gruppo di geni, chiamato <strong>pks<\/strong>, che permette loro di produrre una sostanza genotossica: la <strong>colibactina<\/strong>. E proprio la colibactina sta diventando uno dei candidati pi\u00f9 interessanti per spiegare almeno una parte dei <strong>tumori colorettali<\/strong>. La colibactina pu\u00f2 danneggiare direttamente il DNA. Non tutti gli <strong>E. coli<\/strong> sono pericolosi. Il batterio \u00e8 normalmente presente nell&#8217;<strong>intestino umano<\/strong> e molti ceppi convivono con noi senza provocare malattie.<\/p>\n<p><strong>Alcuni ceppi pks-positivi<\/strong>, per\u00f2, producono <strong>colibactina<\/strong>. La particolarit\u00e0 di questa molecola \u00e8 la capacit\u00e0 di provocare <strong>danni al DNA<\/strong> delle cellule intestinali, comprese lesioni che coinvolgono <strong>entrambi i filamenti<\/strong> della <strong>doppia elica<\/strong>.<\/p>\n<p>La cellula tenta naturalmente di <strong>riparare il danno<\/strong> ma la riparazione non \u00e8 sempre perfetta. Ed \u00e8 proprio qui che pu\u00f2 nascere la <strong>firma<\/strong>. Quando determinati processi danneggiano ripetutamente il <strong>DNA<\/strong>, infatti, non producono <strong>mutazioni<\/strong> completamente casuali. Tendono a lasciare particolari configurazioni riconoscibili. \u00c8 qualcosa di simile a ci\u00f2 che avviene con il <strong>fumo di tabacco<\/strong> nel <strong>tumore del polmone<\/strong> o con i <strong>raggi ultravioletti<\/strong> nei <strong>tumori della pelle<\/strong>. Osservando migliaia di mutazioni, i ricercatori possono ricostruire quale tipo di aggressione abbia probabilmente colpito quelle cellule in passato. Le impronte hanno un nome: <strong>SBS88 e ID18<\/strong><\/p>\n<p>Per la <strong>colibactina<\/strong> sono state individuate soprattutto due firme mutazionali, denominate <strong>SBS88 e ID18<\/strong>. Non sono semplicemente <strong>biomarcatori<\/strong> della presenza attuale del batterio. Rappresentano qualcosa di concettualmente molto pi\u00f9 interessante: la <strong>traccia del danno<\/strong> che l&#8217;esposizione alla <strong>colibactina<\/strong> pu\u00f2 avere prodotto nel <strong>DNA<\/strong>. Questo significa che il batterio che ha contribuito al processo potrebbe anche <strong>non essere pi\u00f9 presente<\/strong> quando il tumore viene diagnosticato.\u00a0<strong>La sua firma<\/strong>, per\u00f2, pu\u00f2 essere rimasta.<\/p>\n<p>\u00c8 come trovare sulla scena di un evento avvenuto anni prima un&#8217;impronta che consente di ricostruire almeno in parte ci\u00f2 che \u00e8 accaduto. Ed \u00e8 qui che il <strong>microbioma<\/strong> entra nella <strong>storia naturale del cancro<\/strong> in un modo completamente nuovo. <strong>Nei tumori prima dei 50 anni<\/strong> la firma compare pi\u00f9 spesso.<\/p>\n<p>Uno dei risultati pi\u00f9 interessanti \u00e8 arrivato da un <strong>grande studio internazionale pubblicato su Nature<\/strong>, nel quale sono stati analizzati <strong>tumori colorettali<\/strong> provenienti da numerosi Paesi. Le <strong>firme associate alla colibactina<\/strong> risultavano significativamente pi\u00f9 frequenti nei tumori diagnosticati precocemente. In particolare, <strong>SBS88<\/strong> era circa <strong>2,5 volte<\/strong> pi\u00f9 frequente e <strong>ID18<\/strong> circa <strong>quattro volte<\/strong> pi\u00f9 frequente nei carcinomi colorettali diagnosticati prima dei 50 anni rispetto a quelli diagnosticati successivamente. Non solo, considerando insieme le due firme come indicatore di esposizione alla colibactina, la traccia \u00e8 stata individuata nel <strong>21,1%<\/strong> dei carcinomi colorettali <strong>microsatellite-stabili<\/strong> analizzati. E la sua presenza era associata a un&#8217;<strong>et\u00e0 mediana<\/strong> alla diagnosi pi\u00f9 bassa: <strong>62 anni<\/strong> contro <strong>67<\/strong> nei tumori senza quella firma. Il rapporto diventava ancora pi\u00f9 evidente alle estremit\u00e0 della distribuzione per et\u00e0. L&#8217;esposizione alla colibactina risultava <strong>3,3 volte<\/strong> pi\u00f9 frequente nei tumori diagnosticati <strong>sotto i 40 anni<\/strong> rispetto a quelli diagnosticati <strong>dopo i 70<\/strong>.<\/p>\n<p>\u00c8 un&#8217;associazione che apre una <strong>domanda enorme<\/strong>.<\/p>\n<p>Una delle spiegazioni dell&#8217;<strong>aumento dei carcinomi colorettali a esordio precoce<\/strong>? Negli ultimi decenni l&#8217;aumento dei carcinomi colorettali a esordio precoce \u00e8 diventato uno dei fenomeni epidemiologici pi\u00f9 studiati in oncologia. Non esiste una spiegazione unica. <strong>Alimentazione, obesit\u00e0, sedentariet\u00e0, alterazioni metaboliche, antibiotici, fattori ambientali<\/strong> e modificazioni del <strong>microbioma<\/strong> sono tutti sotto osservazione. La <strong>colibactina<\/strong> introduce per\u00f2 una possibilit\u00e0 particolarmente suggestiva: alcune esposizioni microbiche potrebbero contribuire a iniziare il processo molto tempo prima della comparsa clinica della malattia. Questo non significa che <strong>E. coli<\/strong> provochi da solo il tumore del colon. N\u00e9 che chi ospita un ceppo produttore di colibactina svilupper\u00e0 un carcinoma.<\/p>\n<p>Il cancro colorettale nasce dall&#8217;interazione di molteplici fattori genetici, ambientali e biologici. Ma la presenza di una <strong>firma mutazionale specifica<\/strong> indica che, almeno in una parte dei tumori, quella <strong>genotossina<\/strong> ha probabilmente partecipato alla storia del danno genomico. Il <strong>momento dell&#8217;esposizione potrebbe essere molto precoce<\/strong>.<\/p>\n<p>\u00c8 qui che le ricerche pi\u00f9 recenti rendono la storia ancora pi\u00f9 interessante. Un&#8217;ampia analisi delle alterazioni cromosomiche e delle firme mutazionali pubblicata su <strong>Nature Genetics nel 2026<\/strong> ha cercato di stabilire non soltanto quali firme siano presenti nei tumori, ma quando siano comparse durante l&#8217;evoluzione tumorale. Per il carcinoma colorettale, la <strong>firma SBS88<\/strong> associata alla colibactina risultava significativamente pi\u00f9 frequentemente <strong>clonale<\/strong> che subclonale. \u00c8 una distinzione fondamentale: se una mutazione \u00e8 <strong>clonale<\/strong> significa, semplificando, che \u00e8 condivisa da gran parte delle cellule del tumore e quindi tende a risalire a una fase relativamente precoce della sua evoluzione.<\/p>\n<p>Le mutazioni <strong>subclonali<\/strong>, al contrario, compaiono generalmente <strong>pi\u00f9 tardi<\/strong> e appartengono soltanto ad alcuni rami della popolazione tumorale.<\/p>\n<p>La <strong>colibactina<\/strong> potrebbe dunque avere agito <strong>prima che il tumore diventasse ci\u00f2 che osserviamo al momento della diagnosi<\/strong>.<\/p>\n<p>Il <strong>tumore come archivio della propria storia<\/strong>, \u00e8 forse questa la conseguenza scientifica pi\u00f9 affascinante. Il <strong>genoma<\/strong> di un tumore non contiene soltanto le istruzioni che permettono alle cellule maligne di proliferare. Pu\u00f2 funzionare anche come una sorta di <strong>archivio biologico delle aggressioni subite nel passato<\/strong>: <strong>fumo, radiazioni ultraviolette, difetti nei sistemi di riparazione del DNA<\/strong>. Alcune sostanze chimiche e ora anche <strong>tossine prodotte dai batteri<\/strong>.<\/p>\n<p>Leggendo le <strong>firme mutazionali<\/strong> possiamo quindi tentare di ricostruire una parte della <strong>biografia molecolare<\/strong> del tumore.<\/p>\n<p>Nel <strong>carcinoma colorettale<\/strong> questo significa che il tessuto asportato oggi potrebbe conservare la <strong>memoria<\/strong> di un&#8217;interazione avvenuta molto tempo prima tra la mucosa intestinale e il suo <strong>microbiota<\/strong>.<\/p>\n<p>Ma quando avviene il danno? \u00c8 una delle <strong>domande decisive<\/strong> ancora aperte. Se le firme della colibactina sono particolarmente frequenti nei tumori a <strong>esordio precoce<\/strong> e risultano presenti nelle mutazioni <strong>clonali<\/strong>, bisogna capire in quale fase della vita avvenga l&#8217;<strong>esposizione biologicamente pi\u00f9 importante<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>I dati genomici<\/strong> permettono di formulare ipotesi, ma <strong>non consentono ancora di trasformarle in una precisa cronologia individuale<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>\u00c8 per\u00f2 possibile<\/strong> che, quando il tumore viene diagnosticato a 40 o 45 anni, <strong>una parte della sua storia molecolare sia cominciata molti anni prima<\/strong>. Perch\u00e9 il <strong>batterio<\/strong> non deve essere necessariamente presente al momento della diagnosi: questo punto cambia anche il modo di studiare il <strong>microbioma tumorale<\/strong>. Cercare quali batteri sono presenti nell&#8217;intestino oggi potrebbe non essere sufficiente per comprendere quali microrganismi abbiano partecipato alla <strong>carcinogenesi<\/strong>. L&#8217;ecosistema intestinale cambia nel corso della vita. Cambiano dieta, farmaci, antibiotici, malattie, et\u00e0 e ambiente. Un ceppo batterico presente per un certo periodo potrebbe successivamente ridursi o scomparire. Ma se durante la sua permanenza ha danneggiato il DNA di una cellula destinata molti anni dopo a diventare l&#8217;antenata di un tumore, la mutazione pu\u00f2 sopravvivere al batterio che l&#8217;ha provocata. <strong>\u00c8 questa la differenza tra fotografare il microbiota presente e leggere la sua possibile impronta nel genoma<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Non basta trovare E. coli nell&#8217;intestino<\/strong>. Da queste ricerche non deriva comunque un <strong>test diagnostico basato sulla semplice ricerca di Escherichia coli<\/strong>.<\/p>\n<p>Molti ceppi sono normali componenti della flora intestinale. Anche la presenza di ceppi <strong>pks-positivi<\/strong> non equivale a una diagnosi di tumore n\u00e9 significa che una persona sia destinata ad ammalarsi. La <strong>carcinogenesi<\/strong> richiede accumulo di alterazioni genetiche, selezione clonale, modificazioni dell&#8217;ambiente tissutale e interazioni con immunit\u00e0, metabolismo e altri fattori. La <strong>colibactina<\/strong> potrebbe rappresentare uno degli <strong>acceleratori del processo<\/strong>, non l&#8217;intero processo.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 proprio <strong>questa distinzione<\/strong> a rendere la scoperta <strong>scientificamente credibile e clinicamente interessante<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Un giorno potremmo prevenire anche neutralizzando una tossina batterica?<\/strong> \u00c8 la prospettiva pi\u00f9 lontana, ma anche quella potenzialmente pi\u00f9 importante. Se verr\u00e0 dimostrato che <strong>l&#8217;esposizione alla colibactina contribuisce causalmente<\/strong> a una quota significativa dei tumori colorettali, si potrebbe immaginare di <strong>intervenire prima della comparsa della neoplasia<\/strong>. Non necessariamente eliminando indiscriminatamente i batteri intestinali. Potrebbero essere sviluppate strategie capaci di <strong>impedire la produzione della tossina<\/strong>, <strong>neutralizzarla<\/strong>, <strong>modificare selettivamente l&#8217;ecosistema microbico<\/strong> oppure <strong>identificare le persone maggiormente esposte<\/strong>.<\/p>\n<p>Ma trasformerebbe il <strong>microbioma<\/strong> da semplice indicatore associato al cancro a <strong>possibile bersaglio di prevenzione<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>La memoria nascosta nel DNA<\/strong> Il messaggio pi\u00f9 nuovo che arriva da questo filone di ricerca \u00e8 dunque pi\u00f9 profondo del generico <strong>&#8220;microbiota e tumore&#8221;<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Alcuni microrganismi<\/strong> potrebbero partecipare direttamente alla costruzione del <strong>genoma tumorale<\/strong>. La <strong>colibactina<\/strong> danneggia il <strong>DNA<\/strong>. Il <strong>DNA<\/strong> viene riparato, qualche errore rimane, la <strong>cellula<\/strong> sopravvive, si divide e quella <strong>mutazione<\/strong> viene trasmessa alle cellule figlie. Molti anni dopo, quando eventualmente compare un <strong>carcinoma<\/strong>, il sequenziamento pu\u00f2 ancora riconoscere quella particolare combinazione di alterazioni. Il <strong>batterio<\/strong> potrebbe essere scomparso da tempo. La sua <strong>impronta<\/strong>, invece, essere ancora l\u00ec. \u00c8 come se il tumore conservasse una <strong>memoria molecolare<\/strong> degli incontri avvenuti durante la vita dell&#8217;intestino.<\/p>\n<p>E proprio questa capacit\u00e0 di <strong>leggere il passato nel DNA<\/strong> potrebbe aiutarci a capire non soltanto come nasce una parte dei <strong>tumori del colon<\/strong>, ma anche perch\u00e9 alcuni cominciano la loro storia molto prima di quanto la <strong>diagnosi<\/strong> lasci immaginare.<\/p>\n<p>Il lavoro 2026 di <strong>Nature Genetics<\/strong> aggiunge un tassello complementare: <strong>SBS88<\/strong> \u00e8 significativamente pi\u00f9 <strong>clonale<\/strong>, rafforzando l&#8217;ipotesi che il danno possa collocarsi nelle fasi iniziali della storia evolutiva del <strong>tumore<\/strong>. <strong>SBS88<\/strong> e <strong>ID18<\/strong> sono rispettivamente <strong>2,5 e 4 volte<\/strong> pi\u00f9 frequenti nei tumori diagnosticati <strong>prima dei 50 anni<\/strong>, mentre l&#8217;indicatore complessivo di esposizione alla <strong>colibactina<\/strong> \u00e8 <strong>3,3 volte<\/strong> pi\u00f9 frequente <strong>sotto i 40<\/strong> rispetto agli <strong>over 70<\/strong>.<br \/><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/WhatsApp_Image_2026-08-18_at_18.31.51-1787071832997.webp\" alt=\"\" width=\"1200\" height=\"800\" caption=\"false\"\/><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Un batterio pu\u00f2 lasciare la sua firma nel DNA del tumore del colon. \u00c8 uno dei filoni pi\u00f9&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":638926,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_share_on_mastodon":"0"},"categories":[175],"tags":[330643,352703,2640,7482,175539,239,353022,1537,90,89,47940,103047,329266,240,353021],"class_list":["post-638925","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-salute","tag-carcinoma-colorettale","tag-colibactina","tag-dna","tag-escherichia-coli","tag-genoma","tag-health","tag-id18","tag-it","tag-italia","tag-italy","tag-microbiota","tag-nature","tag-nature-genetics","tag-salute","tag-sbs88"],"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/117119669824606104","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/638925","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=638925"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/638925\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/638926"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=638925"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=638925"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=638925"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}